Propongo un’altra visione del cristianesimo

Credo che ci sia un’altra visione del cristianesimo:

  1. La chiesa dei discepoli di Gesù è solo una riunione cultuale in cui ci si riunisce per pregare e invocare Dio.
  2. Il cristianesimo non è una cultura ma un principio di critica radicale dell’ingiustizia mediante un appello continuo a Dio e alla sua giustizia, giustizia che Lui solo può intervenire a instaurare, quando come e se ne ha voglia. Il cristiano si adopera con le sue proprie singole forze a realizzare nella sua vita e nel suo ambiente la giustizia di Dio, senza ricorrere ad altri strumenti che quelli della sua persona.
  3. La salvezza è solo Dio e nessuno può pretendere di rappresentarla in una società, una legge statale, una cultura, un gruppo: è sempre trascendente. Ma ogni uomo – a qualsiasi sesso, ceto, religione popolo o razza appartenga ha in se stesso, per il solo fatto di essere creato da Dio, una forza divina – profonda [e inesprimibile in leggi e concetti astratti] – seguendo la quale raggiunge e manifesta,  sempre in modi individuali e relativi,  la salvezza universale di Dio. Solo Dio è universale, non le strade religiose degli uomini.
  4. Ogni esperienza religiosa esprime in modo particolare la verità universale di Dio. Dogmi, istituzioni, teologie sono solo segnali che additano la verità inafferrabile e inesprimibile di Dio, che se non fosse tale non sarebbe di Dio, ma umana.
  5. La società civile deve essere uno spazio neutro in cui tutti entrano con la propria identità rispettandosi, ma le istituzioni debbono essere neutre e devono essere spazi in cui vige non la legge “io credo e la mia verità è assoluta” bensì: “io penso e chiedo di poter esprimere il mio pensiero accanto al tuo”.
  6. La società civile, gli stati attuali e la società internazionale può essere organizzata soltanto in base al principio di tolleranza, perché esiste solo un valore assoluto: l’individuo umano nella sua elementare esistenza [con il diritto di essere felice e di possedere ogni condizione umana essenziale al proprio sviluppo: libertà di pensiero, beni sufficienti ad esistere, diritto alla salute e al lavoro ecc.]. La tolleranza non è  relativista: si basa sull’unico valore assoluto esistente che non può essere mai violato: l’individuo creato da Dio e dotato misteriosamente della sua stessa immagine. Il suo rispetto garantisce la felicità di ognuno. Dio sta in modo ineffabile nella coscienza individuale di ogni persona. E questo rende sacro è inviolabile il singolo nella sua libertà di coscienza, di pensiero e di espressione, limitata solo dalla libertà di ogni altro individuo.

8 pensieri su “Propongo un’altra visione del cristianesimo

  1. Un’altra?
    Ma ce ne sono miliardi, anzi fantastilioni.
    Una per ogni fantasia.
    Poi c’è il minimo comun denominatore.
    Che mette insieme tutto con tutto, piace a chicchessia e soprattutto a Monsiuer de Lapalisse.

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  2. Io non sono una grande esempio di Fede, ma ho imparato a mie spese che il cristiano sa che, per fortuna non deve adoperarsi basandosi solo sulle sue proprie singole forze; ma sa che, affidandosi a Dio e fidandosi del suo Amore, ne vedrà i frutti nella Vita.
    La salvezza è solo Dio, sicuramente, ma non è trascendente, anzi è assolutamente concreta e si chiama Provvidenza.
    Conconcordo con tollerenza, rispetto e libertà di coscienza, di pensiero e di espressione, limitata solo dalla libertà di ogni altro individuo.

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  3. Non trovo particolarmente affascinante questa “visione”. Ma posto che possa esserlo per altri, come immagino, non capisco perché si debba volerla chiamare cristianesimo, visto che mi sembra più che altro un culto civile in minore, in cui Cristo uomo e Dio non è contemplato nemmeno tangenzialmente.

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  4. naturalmente affascinante ma da un’ attenta analisi si potrebbe dedudrre che qui il cristianesimo non è più cristianesimo, si perde la figura del figlio di Dio concentrandosi solo su un Dio individualista.
    Un etica “umana”(inecepibile) più che una religione…

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  5. Mi piacciono questi spunti.
    Indubbio è che bisogna rivedere i rapporti tra società laica e religiosa. Il problema si pone ugentemente, e questi spunti sembrano molto utili.
    Il fanatismo religioso è tanto d’ostacolo al dialogo quanto lo è l’anticlericalismo grossolano o, peggio ancora, ideologico. Mi permetto in questa sede di divagare e aggiungere una piccola riflessione tangente:

    #
    A proposito di grossolano anticlericalismo, non capisco perché se sentiamo parlare di metempsicosi nel Buddismo, o di viaggio dell’anima nel Libro Tibetano dei morti, ci esaltiamo estasiati. Invece, se sentiamo raccontare di Uno che è morto e risorto, storciamo il naso schifati e increduli. Oppure, ammiriamo tanto gli esotismi dei riti sciamanici e delle danze della pioggia e, quando assistiamo a una liturgia del Libro (ebraica, cristiana, islamica…), magicamente i nostri sacerdoti d’Occidente (al di qua di Damasco) diventano tutti «bastardi, ipocriti e pedofili». O ancora, ci esaltiamo quando leggiamo degli esercizi spirituali nello yoga – ancora una volta, viaggi astrali ad esempio – e ridiamo di gusto quando si parla del dono dell’ubiquità di Cristo. C’è qualcosa di strano in questi disordini culturali.
    #

    La religione – qualunque essa sia – non è l’Oppio per i popoli, ma un’occasione in più di conoscenza, di confronto umano e, perché no?, anche culturale.

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