Trovo estasi nell’atto di vivere.

“L’anima è un luogo così nuovo che la notte di ieri sembra già antiquata.”

Così scriveva Emily Dickinson.  Il passare del tempo è qualcosa di incomprensibile per noi umani, nonostante Κρόνος scandisca e sia teatro di tutta la nostra esistenza su questa terra al punto tale che la nostra apprensione di misurare il tempo è divenuta panacea o illusione di poterne controllare il decorso.

Ma se il passare del tempo è inestricabilmente legato alla nostra carne, il tempo dell’anima, quello che percepiamo come tempo dell’anima, segue coordinate del tutto diverse.

“Trovo estasi nell’atto di vivere,” scrive ancora la Dickinson, “il semplice senso di vivere è gioia sufficiente.”

Se percepiamo questo, siamo sicuri di possedere una natura non solo corporea, la quale si muove secondo altri ordini che non sono quelli semplicemente spazio-temporali.

Il povero Travis – nella storia immaginata da Sam Shepard e realizzata in film da Wim Wenders – ha perso tutto e ha perso il tempo.

Lo vediamo vagare nel deserto all’inizio del film. E’ un navigatore solitario, sperso: il tempo e il luogo non esistono. E’ come una navicella alla deriva nello spazio. Un trauma, quello della perdita della persona amata, l’ha messo in orbita, l’ha sospinto lontano.

Quando gli amici Walt e Anne gli mostrano il vecchio super8 – di quella giornata apparentemente banale, al mare d’inverno, trascorsa insieme – Travis è come se tornasse a casa.

Trova il proprio centro, ri-scopre se stesso attraverso la consapevolezza definitiva della perdita subita.

La disperazione è totale, ma il lutto è finalmente elaborato.  E’ da qui che si riparte.

In fondo è come quel che accade a noi, alla fine e all’inizio di ogni anno.

Abbiamo perso il tempo. Ricordando lo ri-troviamo. Lo ri-viviamo. Ed è attraverso questa dolorosa consapevolezza –  “la notte di ieri sembra già antiquata” – che la nostra anima, luogo sempre nuovo, disincarnandosi dal passato che vuole costringere a radicarsi, a mettere radici, torna eterna in ogni “atto di vivere”.

Fabrizio Falconi

5 pensieri su “Trovo estasi nell’atto di vivere.

  1. Trovo che la felicità consista nel vivere pienamente il presente, nelle piccole cose, che subito ci appaiono grandi se ci soffermiamo a meditare sulla possibilità di perderle definitivamente; senza guardarsi indietro con rimpianto e anche senza proiettarsi continuamente nel futuro.
    L’ “adesso” è importante, e questo non vuol dire essere superficiali o sprovveduti, ma semplicemente riconoscere le grazie ricevute.

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  2. Grazie per questo piccolo e intenso post che sento oggi particolarmente, nel giorno del mio compleanno, così vero e aderente al mio attuale sentire. Ciò che cambia, nel corso della vita, è proprio questa percezione del tempo interiore che non ha molto a che fare con la sua misurazione. Staccarsi dalle cose, dal contingente è paradossalmente il modo migliore per cercare di vivere ogni attimo nella sua eccezionalità irripetibile. Ed è in questa consapevolezza che, forse, ci si riconcilia con l’imperfezione del mondo e della propria piccola vita.
    Grazie di cuore per questa scintilla illuminante.
    m.

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  3. Quanto mi piace la poesia cosi enigmatica di Emily Dickinson, il modo in cui describe la morte sempre al passato e la resurrezione conosca solo il futuro.

    “Ma se il passare del tempo è inestricabilmente legato alla nostra carne, il tempo dell’anima, quello che percepiamo come tempo dell’anima, segue coordinate del tutto diverse”

    Grazie Fabrizio F per ricordarci questa grande poetessa.

    Il mi fiume scorre verso te
    Blu mare! mi vorrai?
    Il mio fiume aspetta una risposta
    Oh Mare – guarda bendisposto
    Ti poterò ruscelli
    da angoli screziati
    Ehi- Mare – mi vuoi catturare?

    (1860)

    Un abbraccio.

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  4. @ M & C: grazie. In realtà, io credo che nel quotidiano vivere, nel momento che si vive venga racchiuso l’intero nostro senso passato e il nostro senso futuro. Raimon Panikkar esprime questo concetto con la ‘tempiternità’ ed è molto vicino al vero.

    @ Matteo: grazie.

    @ Mimma: grazie a te. In effetti prendere le distanze, distanziarsi dall’eccessivo coinvolgimento, dal condizionamento del tempo, è una prova di saggezza. Del resto anche le recenti scoperte dell’astrofisica dimostrano che il tempo umano, il tempo nella accezione umana è semplicemente un accidente (quasi insignificante) nella struttura dell’infinito reale.

    @Rashide: grazie davvero molto. Emily è un tesoro inesauribile per tutti noi.

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