5. Traduzioni

da qui

Amerigo ha un cruccio: sa che può scrivere solo in una lingua, l’italiano, escludendo inevitabilmente i lettori potenziali di altre parti del mondo. Non ha mai creduto nella traduzione; è convinto che un’idea, un sentimento, possano esprimersi esclusivamente nel vocabolario in cui sono stati concepiti. E’ appena uscito dalla Piccola Casa della Divina Provvidenza, dove ha visto immagini che non riesce a traghettare in un discorso: facce improbabili di minorati fisici e mentali, occhi strabuzzati, paralisi, grida scomposte, pianti senza lacrime. Il rovescio del mondo non ha nome, è un silenzio che si oppone alla volontà di trasformare la materia nella trama  di verbi, sostantivi, segni d’interpunzione, capitoli e volumi. La scrittura è un fallimento, il tentativo di imitare Dio, che peraltro non ha scritto nulla; nemmeno, pare, nella versione umana del Figlio, che aveva altro a cui pensare: Amerigo ne intravede il motivo, tornando dai volti segnati dallo spasmo, le lingue bloccate, le mani rattrappite. Comprende la misura della superbia umana, convinta di gestire la complessità del mondo che invece sfugge come sabbia tra le dita, dichiarando inafferrabile l’essenza della vita. Gli sembra di aver scoperto un continente nuovo, depositario di una lingua ignota; è un esploratore che contempla uno scenario inedito di cui bisogna indovinare il senso, che si intuisce tormentato come tutto ciò che è nuovo e strappa alle abitudini consuete. I pensieri lo assalgono, lo turbano, e solo all’ultimo si accorge di un uomo che attraversa avanti a lui, di fronte all’edicola, come se la strada e le automobili in corsa fossero parole di una lingua sconosciuta e intraducibile.

15 pensieri su “5. Traduzioni

  1. e noi sappiamo che quei visi, con la loro semplice presenza, parlano una lingua che si traduce nei gesti di coloro che li accoglono come l’essenziale, sebbene assurdo, del loro cammino.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  2. “E non capivo che quell’uomo era il mio volto, era il mio specchio”

    “La scrittura è un fallimento”!??!

    Non so…..QUESTA scrittura NON E’ UN FALLIMENTO!

    A don Fabrizio, perchè mi ha insegnato a vedere che il fine di ogni conoscenza è la persona.

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  3. solo all’ultimo si accorge di un uomo che attraversa avanti a lui, di fronte all’edicola

    Oddio, ho sentito il rumore dei freni sull’asfalto…scena molto realistica; quindi non e’ il brizzolato Simone alla guida dell’auto che attenta alla vita di Brice Cento; dico…ma non ci sono le strisce pedonali per attraversare di fronte all’edicola?!

    Lunga e diritta correva la strada, l’auto veloce…

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  4. Ho un debole per quei volti e per quelle vite… Grazie, fabry, di averli ricordati…

    Ciao!

    Claudia

    Ps: Ad attraversare, pero’,
    non e’ brice ma un Cosimo ispirato 🙂

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  5. Tanti personaggi le cui vite, o destini, prima o poi si incroceranno come in un castello … che castello non è. Ma in fondo, la mente, la letteratura, il romanzo non è un castello che si costruisce ogni giorno in tante stanze, porte chiuse o aperte che confliscono in scale, e corridoi e saloni dove tutto si concentra e disperde per altre vie e altre stanze? A leggerlo così sembra più un labirinto, come le idee che si intrecciano, ricorrono, scartano e disperdono quando arriva l’ispirazione, il nuovo incipit, per poi confluire in un romanzo, il cui filo di Arianna è l’autore e la sua vita, trasposta in ciò che si trasforma in emozione e prende forma sul foglio o su uno schermo.
    Se poi il lettore ci mette lo zampino, forse Arianna trova sempre un nuovo filo più bello e lucente da regalare a Teseo perchè la strada sia breve e veloce senza perdere il gusto del viaggio, fino alla meta.
    SM

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  6. Caro Fabrizio,

    scrivere è catarsi, superamento del dolore, sollievo, e non solo artificio o illusione purissima o superbia umana, ed è anche il tentativo di riordinare la complessità del mondo presente e passato, raccogliersi per meglio spiccare il passo successivo verso la vita. Curioso, che nel caos del mondo trovi posto la scintilla dolorosa di un principio ordinatore: l’uomo…

    Con affetto,
    Matteo

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  7. Uno dei compiti della scrittura è quello di mettere ordine nell’intricata matassa delle vicende umane. La scrittura, quindi il libro, dovrebbe essere un evidenziatore del linguaggio interiore. Il grande romanzo è interattivo, è quel libro che ha una potenza tale da essere trapiantato nel presente, in grado quindi di porgerci il mondo e di raccontarlo. Ogni scrittura è fatta di altre scritture, è come una strada con tante diramazioni. A percorrerla si arriverà mai da qualche parte? Castaneda faceva dire a Don Juan: «Per me esiste solo il cammino lungo sentieri che hanno un cuore, lungo qualsiasi sentiero che abbia un cuore. Lungo questo io cammino, e la sola prova che vale è attraversarlo in tutta la sua lunghezza. E qui io cammino guardando, guardando, senza fiato». Chissà, forse la scrittura è anche questo.
    Barbara

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  8. “Non ha mai creduto nella traduzione; è convinto che un’idea, un sentimento, possano esprimersi esclusivamente nel vocabolario in cui sono stati concepiti”

    infatti il traduttore ri-scrive un testo, con la piena consapevolezza che chi traduce non è l’autore, ma ‘un altro da lui’.
    potebbe essere utile pensare così, magari per non vedere “come se la strada e le automobili in corsa fossero parole di una lingua sconosciuta e intraducibile.”

    un abbraccio

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  9. Concordo pienamente con Barbara;
    il primo traduttore è il cuore; se la scrittura sarà l’espressione di questo primo traduttore, sarà destinata e tornerà sicuramente alla sua fonte, il cuore appunto!

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  10. “Gli sembra di aver scoperto un continente nuovo”
    Mi ricorda al fiorentino Amerigo Vespucci, grande navigatori e sognatore, man non solo splorava , scriveva lettere che rommanzavano le sue vicissitudini.
    Speriamo che Amerigo nell caos del turbamento troverà un linguaggio nuovo, svuotando la sua mente e interrogando il suo cuore.
    Un abbraccio.

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  11. “dove ha visto immagini che non riesce a traghettare in un discorso”
    e saperlo fare è per pochi.
    eli

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