La Comunicazione dell’anima Tra maschile e femminile

di Mara Macrì

Presidente Acta Populi – Istituto di Comunicazione Ricerca e Giornalismo www.actapopuli.net

Per una nuova civiltà della Comunicazione

La vita nasce e si moltiplica dalla differenza di due poli basata sull’attrazione di alcune caratteristiche ritenute fondamentali per la completezza del nostro essere. Jung, analizzando i bisogni dell’inconscio, rileva che nell’altro ricerchiamo ciò che ci appartiene e che avvertiamo come nostro e con la definizione di “logica” o Logos dal greco, garantisce una collocazione al principio maschile attribuendogli la capacità di individuare, discernere, applicare e dare forma nel senso pratico, ad un pensiero.

Al principio femminile, dal quale la mitologia prende spunto, viene assegnato un significato ancestrale riferito all’Eros legato per immagini e contenuti all’amore universale, all’amore madre-figlio, all’unità con il tutto indivisibile con la Natura. Questi due principi, straordinariamente insiti nella sfera del profondo convivono quali archetipi e permettono agli umani, maschi e femmine, di potersi incontrare su piani inconsci che ricondotti sul piano materiale creano un’assonanza unica e irripetibile. Principi, dunque, necessari alla stabilità dell’essere che tramite il Logos seleziona e con l’Eros si espande. Tuttavia tali elementi se non vissuti con equilibrio o estremizzati fanno emergere, nel primo caso caratteristiche negative che sfociano nell’aggressività, nei legami di forza e competizione attivando la voglia di supremazia e l’indifferenza per i legami affettivi, mentre nel secondo caso si manifesterà la dipendenza, la confusione e la passività.

L’essere umano ha bisogno di trovare, prima in se stesso, sia l’Anima che l’Animus. Nell’uomo il principio dell’Eros è rappresentato dalla sua Anima inconscia, mentre nella donna il principio del Logos viene espresso dal suo Animus inconscio. Tali archetipi si affacciano alla vita tramite le iniziali esperienze evolutive proiettate verso il genitore del sesso opposto. In seguito, nella fase della delimitazione dell’identità, sarà più evidente l’archetipo corrispondente al sesso dell’individuo, al contrario l’altro aspetto tenderà inconsciamente a nascondersi. E’soltanto successivamente – nel processo che Jung definisce d’individuazione per divenire interi – che questi elementi riaffioreranno per manifestarsi attraverso le esperienze con l’altro sesso, e soprattutto per integrarsi.

In ogni modo i genitori sono i primi opposti che gli esseri umani incontrano sulla loro percorso e la prima esperienza edipica andrà a formare l’individuo segnando ogni relazione interpersonale futura. Infatti, quando ci si innamora proiettiamo nell’altro l’Animus o l’Anima, che a noi si rivela per aiutarci a riconoscere delle nostre parti ancora sconosciute, e quando una relazione prende una piega deludente l’attrazione iniziale decade perché non corrisponde all’immagine di cui avevamo bisogno in quel momento. Naturalmente se questi meccanismi continueranno a rimanere inesplorati ci saranno una serie di ripetute relazioni deludenti, ma se con una attenta osservazione di noi stessi entriamo in una dimensione di consapevolezza potremo arricchire la nostra conoscenza ed esperienza personale rispetto all’altro sesso…

Gli astri che per primi attirarono la fantasia degli esseri umani, quelli a noi più familiari, il Sole e la Luna, rappresentarono i primi collegamenti tra il maschile e il femminile. Antiche civiltà, testimoni dei culti collegati al principio femminile come la Luna – in contatto con la forza della vita generatrice con i suoi cicli e l’influenza sui raccolti, che riflette i ritmi del femminile collegato alla terra fertile ed all’archetipo della Grande Madre – e il Sole – che l’uomo associò all’energia maschile, al capo indiscusso, al Re – rappresentano ancor oggi le due polarità su cui poggia l’umanità.

“Nei tempi dell’adorazione della luna, la religione riguardava le potenze invisibili del mondo dello spirito e quando la religione di stato venne trasferita al Sole, Dio della guerra, della potenza personale e delle cose di questo mondo, le qualità spirituali rimasero con le divinità lunari. Infatti l’adorazione della Luna è l’adorazione delle forze creative e feconde della natura e della saggezza, intrinsecamente presente nell’istinto e nella comunione con la legge naturale. Ma l’adorazione del Sole è l’adorazione di ciò che sottomette la natura, che mette ordine nella sua caotica pienezza e imbriglia la sua energia per la realizzazione degli scopi dell’uomo.” (Cfr I misteri della donna M.E. Harding-Astrolabio-Roma-1973).

Anche nella lettura astrologica, Sole e Luna rappresentano le due polarità basilari. Il Sole, polarità attiva, simboleggia il  maschile yang e corrisponde alla necessità dell’uomo di realizzarsi e costruirsi il futuro trovando una sua collocazione visibile e autentica nella società. Questo astro incarna il principio ed il rapporto che ognuno ha con il proprio padre, nella donna il Sole riflette il lato maschile della sua personalità, l’Animus vissuto nella prima fase attraverso il padre ed in seguito tramite gli uomini della sua vita, finché la parte maschile non viene riconosciuta ed integrata.

Nella polarità passiva, la Luna, il femminile yin amplifica la ricettività e si relaziona intimamente con i sentimenti, i quali rappresentano la parte dell’essere umano più fantasiosa, empatica e sognatrice, ma anche quella che misteriosamente  ciclicamente si rinnova: la parte che ci nutre, ci rassicura e ci fa sentire in equilibrio con noi stessi. La Luna rappresenta la casa, la nostra infanzia e migliora lo spirito di adattamento nelle circostanze della vita; incarna i ruoli femminili madre, moglie, compagna ed il rapporto con essi.

L’uomo, invece, vive il suo femminile la sua Anima, inizialmente attraverso la madre aprendosi poi ad altre donne, finché tale aspetto non sarà riconosciuto ed integrato nel proprio sé. Dall’incontro con la madre e il vissuto che si è sperimentato con lei, gli uomini ricavano l’immagine ideale del femminile che ricercheranno da adulti nelle loro compagne; mentre le donne potranno scorgere dietro a questo simbolo i loro tratti materni, la loro capacità di dar vita e far crescere qualsiasi progetto, che sia esso un figlio o un ideale insieme al modo personale di vivere la femminilità rapportandosi con il proprio femminile.

Ma i principi maschile e femminile si adattano a tutto e ad ogni circostanza e fin da epoche remote, venivano applicati nella stessa alchimia per tramutare i metalli in oro. Eminenti alchimisti, infatti, attraverso le pratiche di solve et coagula purificando i metalli volevano penetrare il mistero insondabile e seguendo la strada della conoscenza alchemica desideravano ardentemente scoprire la Verità Assoluta di Dio. In questo percorso di consapevolezza – poiché è appurato che non siano riusciti a trasformare il piombo in oro, a trovare la quinta essenza o la pietra filosofale – di certo acquisivano gradi di comprensione tali per trasformare loro stessi.

Nelle religioni da oriente ad occidente la polarità maschile e femminile è molto sentita e presa in grande considerazione.

Nella cabala ad esempio – quella parte della tradizione esoterica della mistica ebraica dove l’unione tra maschile e femminile diviene il momento più significativo nel quale l’uomo e la donna raggiungono la comunione più intima esprimendo nell’atto d’amore una risonanza che si fonde con il cosmo e con Dio – è in quel momento che la sessualità viene trasformata da semplice impulso libidico ad uno stato di estasi e trascendenza, un po’ come nel tantra che spiega il mistero della vita attraverso il sottile gioco dei principi maschili e femminili, quali emanazioni della forza vitale. E il buddismo che sottolinea il rapporto uomo donna come un profondo legame spirituale che trascende questa vita ed è un tutto con l’ambiente sostenendo che così come gli animali hanno il loro ambiente, si nutrono e vivono felici nel loro spazio vitale – i pesci nell’acqua i volatili in cielo le piante nella terra – così l’uomo quando è felice, la sua donna si nutre del suo stato vitale ed è soddisfatta.

Il Maestro indiano Sri Bhagavan affermava:  “Abbraccia te stesso come sei, questo è il primo e l’ultimo passo. Devi essere quello che sei. Ciò che dovresti essere non è importante. Chiunque tu sei, tu sei unico. L’universo ti ha fatto così. Perché disturbi il Suo lavoro?

Ma è Gesù Cristo che ci insegna la via dell’Amore permettendoci di conciliare gli opposti dentro di noi, se sappiamo ben interpretare le Sue parole.

Gesù disse “Ama il prossimo tuo come te stesso” ed intendeva – impara ad amare te stesso veramente, ama ciò che sei in questo momento, a comprendere davvero ciò che è giusto per la tua felicità, impara ad amare gli altri come te stesso, impara da me che ti amo così come sei, non aspettare di amare gli altri quando sarai cambiato, quando gli altri saranno cambiati, ma amali così come sono, arrenditi all’Amore…

Ed è lavorando su se stessi, imparando ad amare ciò che di noi non ci piace che si apprende a trasformare l’immagine negativa che ci siamo costruita negli anni, ed a riconciliare il Maschile e il Femminile dentro di noi.

Queste ed altre tematiche verranno affrontate nel corso dell’anno 2011 a partire dal 20 gennaio al “Salotto di Orfeo”. Un luogo di confronto, cultura, integrazione tra le arti,  rassegne letterarie. Un ponte tra Oriente ed Occidente con appuntamenti mensili e relatori eccellenti.

Ideato da D.ssa Isabella Monza

Curatori del Salotto di Orfeo: D.ssa Isabella Monza e Ing. Luigi Capano

Per info: e.mail  isabellamonza@alice.it

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