8. La moda

da qui

La moda è la morte della letteratura. Ci sono scrittori che si orientano su temi giudicati imprescindibili dalla mentalità corrente. Cloe rabbrividisce di fronte a fenomeni che ritiene degradanti. Anzi, l’abitudine invalsa di ripetere cliché l’ha allontanata per sempre dalle lettere, ha causato un rigetto per cui ora, se s’imbatte in  una pagina, si esercita a non leggerla, estendendo la pratica a ogni traccia di scrittura che si trovi nel mondo circostante. L’impresa ha i suoi lati positivi: il lavaggio del cervello per clienti dall’acquisto facile non la riguarda neanche da lontano; è libera di aggirarsi per le vie della città senza avvertire la compulsione che imbriglia gli abitanti, compreso il prete che fa riserva d’incenso o di vino per la messa. Lei non ha catene, vola: soprattutto da quando ha scelto di percorrere ogni giorno una ventina di chilometri in sella alla bicicletta bianca e gialla, capace di lanciarla a velocità impensate sul lungomare pieno di pini e panorami, che l’attraggono al pari di sirene seducenti, ora sotto forma di onde schiumose come in certi quadretti artigianali della Cina, ora di palme spelacchiate a causa di batteri che le divorano inesorabilmente, ora di stabilimenti mezzo scheletriti dove s’indovinano movimenti di coppie in cerca di riparo dagli sguardi, ora di file infinite di macchine in coda per un posto, sospinte da parcheggiatori scuri e mezzo sbronzi, ora di muretti bianchi, cactus, negozi di costumi, in un caleidoscopio che rischia di far perdere il filo, rintracciabile solo in una corsa  in direzione ostinata e contraria, alla ricerca di un’ispirazione che la salvi dalla schiera degli imitatori, il gregge squallido dei ripetitori incatenati alle leggi del mercato, alla moda che è la morte della letteratura e, secondo lei, di tutto il resto.

19 pensieri su “8. La moda

  1. “una corsa in direzione ostinata e contraria”
    una corsa andrebbe fatta così.
    la corsa dell’anima.
    bello!
    eli

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  2. “vola: soprattutto da quando ha scelto di percorrere ogni giorno una ventina di chilometri in sella alla bicicletta bianca e gialla, capace di lanciarla a velocità impensate”
    Si, una letteratura ecologica in tutti i sensi!
    Cloe vola perchè ha scelto…e può andare a velocità impensate perchè guida lei…che bella sensazione di libertà e di vita!

    Una vibrazione lussuriosa muove continuamente Cloe, la più casta delle città. Se gli uomini e donne cominciassero a vivere i loro effimeri sogni, ogni fantasma diventerebbe una persona con cui cominciare una storia d’inseguimenti, di finzioni, di malintesi, d’urti, di oppressioni, e la giostra delle fantasie si fermerebbe.
    Le città invisibili
    I.Calvino

    Riguardo alla moda…se ci ricordassimo che siamo immagine e somiglianza del Creatore scopriremmo di essere già opera d’arte e non avremmo bisogno di indossare altro…

    Don Faber grazie, sei il dono fuori moda che arricchisce la vita!

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  3. “la morte della letteratura”…dissento. Nulla, nulla lo è. Uno scrittore di vero talento sa trarre idee e ispirazione da ogni cosa. Se la letteratura fosse così debole da morire…

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  4. Cloe fa bene a non dare credito a questo mondo sempre più insensato e folle, dominato dalla morte e dal terrore, senza ordine ni scopo.
    Ritrova la tua vera sede dentro te, con tutta la tua mente,con tanta volontà riempila la vita di emozioni.
    Vola con tutta la forza (spirito,anima e corpo).
    Libera e lontana di questa male-dizioni del mondo.

    Un abbraccio

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  5. “Ma nessuno saluta nessuno, gli sguardi s’incrociano per un secondo e poi sfuggono, cercando altri sguardi, non si fermano”:
    precisamente quello che succede oggi…. siamo tutti “invisibili”!
    L’unica possibilità di ritrovarci, di scoprire noi stessi e gli altri, e rintracciare il filo in questo groviglio, in questo caos, allora è proprio questo correre “in direzione ostinata e contraria”, al di sopra delle mode. E così volare in alto, senza catene…

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  6. …Così tra chi per caso si trova insieme a ripararsi dalla pioggia sotto il portico, o si accalca sotto un tendone del bazar, o sosta ad ascoltare la banda in piazza, si consumano incontri, seduzioni, amplessi, orge, senza che ci si scambi una parola, senza che ci si sfiori con un dito, quasi senza alzare gli occhi.
    Una vibrazione lussuriosa muove continuamente Cloe, la più casta delle città. Se uomini e donne cominciassero a vivere i loro effimeri sogni, ogni fantasma diventerebbe una persona con cui cominciare una storia di inseguimenti, di finzioni, di malintesi, d’urti, di oppressioni, e la giostra delle fantasie si fermerebbe.
    Calvino, Le città invisibili, III, La città e gli scambi 2

    “Se uomini e donne cominciassero a vivere i loro effimeri sogni, ogni fantasma diventerebbe una persona…”
    Se ognuno scrivesse non per moda ma per passione e si lasciasse muovere solo dall’ispirazione, la letteratura ne verrebbe gratificata e “arricchendo” solo chi legge.
    SM

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  7. A Cloe, grande città, le persone che passano per le vie non si conoscono. Al vedersi immaginano mille cose uno dell’altro, gli incontri che potrebbero avvenire tra loro, le conversazioni, le sorprese, le carezze, i morsi. Ma nessuno saluta nessuno, gli sguardi s’incrociano per un secondo e poi si sfuggono, cercano altri sguardi, non si fermano.
    Passa una ragazza che fa girare un parasole appoggiato alla spalla, e anche un poco il tondo delle anche. Passa una donna nerovestita che dimostra tutti i suoi anni, con gli occhi inquieti sotto il velo e le labbra tremanti. Passa un gigante tatuato; un uomo giovane con i capelli bianchi; una nana; due gemelle vestite di corallo. Qualcosa corre tra loro, uno scambiarsi di sguardi come linee che collegano una figura all’altra e disegnano frecce, stelle, triangoli, finchè tutte le combinazioni in un attimo sono esaurite, e altri personaggi entrano in scena: un cieco con un ghepardo alla catena, una cortigiana col ventaglio di piume di struzzo, un efebo, una donna-cannone. Così tra chi per caso si trova insieme a ripararsi dalla pioggia sotto il portico, o si accalca sotto un tendone del bazar, o sosta ad ascoltare la banda in piazza, si consumano incontri, seduzioni, amplessi, orge, senza che si scambi una parola, senza che ci si sfiori con un dito, quasi senza alzare gli occhi.
    Una vibrazione lussuriosa muove continuamente Cloe, la più casta delle città. Se uomini e donne cominciassero a vivere i loro effimeri sogni, ogni fantasma diventerebbe una persona con cui cominciare una storia d’inseguimenti, di finzioni, di malintesi, d’urti, di oppressioni, e la giostra delle fantasie si fermerebbe. (I. Calvino, Le città invisibili, le città e gli scambi, Cloe, Mondadori)

    non c’è due senza tre :-))

    … se la incrociassi, in una delle sue corse libere, le stringerei le mani guardandola negli occhi, e le direi: mi piacerebbe volare come te.

    bello, fabry

    ciao!

    Claudia

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  8. « Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
    col suo marchio speciale di speciale disperazione,
    e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
    per consegnare alla morte una goccia di splendore,
    di umanità, di verità »

    Anime Salve-F.De Andrè

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  9. Attenta Cloe, purtroppo anche la direzione ostinata e contraria può diventare una moda o una forma sterile di conformismo se non è accompagnata dall’umiltà.
    Attenta Cloe, a volare troppo alto si perde di vista il basso e l’ispirazione può venire anche da una formica che trasporta una briciola di pane grande tre volte lei.
    Attenta Cloe, ricorda che “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” (Fabrizio De André).
    Cerca, Cloe, cerca, e per farlo ogni tanto scendi dalla bicicletta e cammina… cammina… cammina…
    Barbara

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  10. @Barbara
    L’umiltà è importante, giusto!
    Anche la carità però non deve mancare….
    Perchè non bisogna mai cadere nell’errore di giudicare.
    Baci. cri

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  11. Non era un giudizio, soltanto un avvertimento.
    A me è capitato andando in bicicletta di prendere un palo per guardarmi attorno, mi sono fatta male. 🙂
    Però sono risalita subito.
    Con affetto e tanta simpatia. Barbara

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  12. Scusa Barbara, non intendevo dire che tu in particolare giudichi, ma era una riflessione più in generale, e forse rivolta soprattutto a me.
    Un abbraccio sincero. cri

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  13. Cloe non è che un personaggio letterario scaturito dalla fantasia del nostro caro fabry, forse non bisognerebbe confonderlo con un modello da seguire o da evitare; lei è semplicemente quello che è ed è funzionale alla storia in cui ci si chiede cosa faccia di un’opera letteraria un’opera letteraria. nonostante il suo rifiuto di cliché e di mode effimere, fabry dice, anche lei, che ama le sacre lettere al punto da soffrirne lo sfacelo consumistico e da rifiutarne le mode,vi è immersa, proprio attrraverso il suo rifiuto e la sua ricerca di un filo (trama, racconto, narrazione) che non la faccia perdere (o che non le faccia perdere la bellezza di ciò che vive) andando in direzione ostinata e contraria.

    f@r

    … e comunque la invidio un po’:-)

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  14. Le storie, i personaggi ci entrano dentro, ci parlano e ci raccontano una parte di noi, è anche per questo motivo che la pagina scritta quando funziona (come le pagine scritte da Fabrizio) diventa interattiva, fa riflettere e stimola il confronto, aiutando così la letteratura a non morire.

    P.S.
    Cri, non hai nessun bisogno di scusarti :-).

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