La vita oscena

di Marilù Oliva

La vita oscena” è l’ultimo romanzo di Aldo Nove, uscito nel 2010 per Einaudi nella collana Stile libero, stessa dei precedenti Puerto Plata Market (1997), Superwoobinda (1998), Amore mio infinito (2000) e La più grande balena morta della Lombardia (2004), Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese… (2006).

Bildungsroman inverso che parte dalla fanciullezza e arriva alle soglie dell’età adulta senza comportare una crescita intesa come acquisizione di consapevolezza, questo struggente romanzo è un tracciato tutto interiore che conduce il lettore dall’infanzia alla perdizione del protagonista, perdizione intesa come vita svuotata – la recherche, semmai, potrebbe acquisire valore di significato se questa non portasse ogni volta al non-sense dell’esistenza.

La vicenda è autobiografica anche se l’autore stesso precisa entro quali limiti intenda la verità vissuta, quando dichiara che qui si trova, «più che verità, direi sincerità. E precisione». E parte dai primordi della formazione, quando lui bambino viene catapultato, fin dalle prime pagine, nella tragedia che segnerà la sua vita: perde i genitori, prima il padre e poi la madre.

Stigmatizzato dalla solitudine, dall’abbandono forzato, il bambino abituato ad osservare i ragni, a perdersi tra le margherite e a cantare jingle di Carosello col padre o ad assecondare le inclinazioni da hippy della madre, risponde alla ferocia della vita abbandonandosi alla catabasi che ne consegue.

La madre e i suoi aneliti di adesione alla vita altro non sono che un’anticipazione di una diversa adesione, quella dannata e disperatissima della discesa agli inferi che caratterizzerà la seconda parte del libro:
«Mia madre faceva il verso alle persone antipatiche e mi faceva morire dal ridere.
Mia madre quando eravamo in campagna faceva le capriole e diceva che forse era troppo grande per farle e poi diceva che no, non era troppo grande.
Faceva un’altra capriola e ripeteva che voleva essere una zingara. Per essere libera, davvero libera.
Mia madre parlava con gli animali e diceva che loro capivano meglio delle persone.
Mia madre diceva che dopo la morte tutti ci saremmo sciolti nell’universo, e che eravamo parte dell’universo ed eravamo uguali alle piante, agli animali e alle stelle, in paese della Terra
».

Le iniziazioni sono diverse e non si riducono a pure, frenetiche sperimentazioni sessuali, laddove il sesso o la pornografia sono metafore di più potenti aneliti, non ultima la comprensione del mondo, da parte del ragazzo, l’impazienza di un contatto o di una comunione con l’altro e in primis con se stesso. E se vogliamo, anche la cocaina plurinvocata, oltre a uno scollamento totale dell’io dal sé medesimo, rappresenta, per assurdo, col suo candore e la sua impalpabilità, un desiderio di purezza.

La scrittura procede su una lingua essenziale ma carica: frasi concentrate, spietate, sintagmi ridotti ai minimi termini ma infiniti nelle loro implicazioni. E la lirica spicca tra il dolore.

Un libro forte, di quelli che scuotono, di quelli che possiedono la stessa carica della poesia. E quanto la poesia conti nella vita e nella produzione di Aldo Nove già lo sappiamo, ma lui a pag. 54 le dedica qualche riga. Chiarendo perché, da essa, sia tanto calamitato:

«Mi interessava la poesia.

Perché potevo leggerla per una pagina e chiudere il libro senza dovermi chiedere come sarebbe andata a finire. Perché era a frammenti, come la mia vita. Perché sapeva raccontarmela in modo aspro, senza la compassione che si dà a chi non sta bene. Aprendone squarci improvvisi.

Perché cercava la verità e non il successo.

Perché la vera poesia è crudele.

Perché la vera poesia fa male».

54 pensieri su “La vita oscena

  1. Non certo il successo del (sempre) giovane scrittore, ma la credibilità “letteraria” di Aldo Nove è per me uno dei misteri inesplicabili della cultura italiana. Come la pendenza della torre di Pisa e la fedeltà delle masse a Berlusconi.

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  2. La pendenza della torre di Pisa non è un grande mistero nè la fedeltà delle masse a Berlusconi (vincono decenni di tele-lavaggi del cervello -e non solo- su una fetta consistente di popolazione ignorante).
    Aldo Nove in questo libro è viscerale, credo che il segreto sia proprio in questo suo raccontarsi in maniera totale ma senza orpelli.

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  3. Sei una ragazza romantica, Marilu, io invece sono un vecchio caprone.
    Perle come

    Perché la vera poesia è crudele.
    Perché la vera poesia fa male

    Le ho lette sui diari dei liceali degli anni Settanta.
    Oggi potrebbe scriverle senza ironia giusto Ruby Rubacuori.

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  4. Secondo me dipende dal contesto.

    Anche “Odio e amo” ci starebbe bene nella bocca di Corona o in quella di Belen, durante e dopo una litigata.
    Però detto da Catullo, mi capisci… (non sto paragonando Aldo a Catullo, è solo un esempio).

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  5. Avevo quasi deciso di comprare il nuovo parto di Aldo Nove, ma dopo aver letto questa nota, e soprattutto i passi citati, mi è passata totalmente la voglia.
    Vorrà dire che spenderò quei soldi per comprarmi una bottiglia di rum.
    Il mio fegato ringrazia.

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  6. mai fidarsi dei commentatori (e nemmeno dei recensori!). quante volte ho letto recensioni oneste di persone che stimavo e poi trovavo i libri orribili o i commenti gratuiti (o vicecersa). le recensioni e la critica che ne consegue è troppo soggetta a variabili e gusti personali

    visto che sei un viandante, io un passaggio in libreria lo farei, anche solo per leggere le prime due pagine.
    ma non solo in questo caso,
    in generale…

    e per il resto… cin cin!

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  7. A me il libro è piaciuto, un lungo poema in prosa lirico e viscerale, con atmosfere alla Houellebecq. Così come mi era piaciuta di Nove l’indagine sul precariato (Mi chiamo Roberta…). La vita oscena mi sembra un libro molto batailleano, che offre un’esperienza interiore, un libro sul Male, sul limite e sulla necessità di attraversarlo per trovare se stessi. Anche un libro in cui bisogna entrare prima di giudicarlo. Certo la paratassi domina come domina il ritmo, ma se si decontestualizzano le frasi si può rischiare di fraintenderlo come un delirio adolescenziale, il che non è. E’ un libro accecante.
    Invece davvero osceni, questo sì, i colori della copertina. Come ci avvranno pensato mah…

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  8. Alex, non mi riferivo al libro in sé , è che nove non mi ha mai convinto, come tutti coloro che rinunciano a priori a una lingua – sono istruttive certe recensioni, non questa che non so quanto gli renda, all’autore, ma quelle di certa critica colta: sembra di leggere
    la critica d’arte quando “crea” quello che non c’è

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  9. Michele, hai ragione, questa è ben lontana dalle recensioni di “certa critica colta” (che mi provocano una forte allergia, sicuramente non saprei scrivere né ho mai scimmiottato e comunque mi annoio a leggere, ma è un mio limite).

    Questa è una recensione semplice, onesta, direi scolastica: trama, stile, impressioni e qualche stralcio.

    Capisco cosa intendi quando esprimi il tuo scarso convincimento a proposito della lingua”: all’inizio mi sono posta anch’io questo dubbio. Dopo ne è scattato un altro: la rinuncia a un certo tipo di lingua impoverisce o impreziosice?
    Immaginando un libro così carico – e che carica così il lettore dal punto di vista emozionale – magari scritto con uno stile più complesso, secondo me sarebbe stato appesantito.

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  10. Conoscendo Aldo di persona,non riesco più a parlare serenamente dei suoi libri. Per dire, gli perdonerei qualunque cosa, anche solo per il fatto che, in my opinion, rientra in quel 2% di scrittori italiani che porta la targhetta “scrittore” stampata non in fronte ma sul culo.

    Grazie comunque a Marilù.

    p.

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  11. Ragazzi, ho la sensazione che venga “usato” questo spazio per sfogare acredini di cui ignoravo l’esistenza…
    non so, io mi immaginavo un confronto sereno, un po’ semplicistico magari, della serie: a me il libro invece non è piaciuto perché…

    forse sono una un po’ tignosetta, ma certe espressioni non mi piacciono, mi danno la sensazione di aver esposto un autore a pregressi livori. e mi dispiace.

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  12. Lupo, e che palle con sto snobismo intellettuale!
    Ho letto con piacere questa recensione e io il libro me lo compro!

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  13. molta gente, soprattutto scrittori, ce l’ha con Aldo
    Vuoi i motivi, Marilù?
    Pubblica con Einaudi, vende ed è scrittore di successo
    ecco svelato l’arcano
    la frustrazione è la malattia più diffusa tra i colleghi

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  14. Forse non faccio testo perché sono una lettrice di Nove. Lui ha due punti di forza: lo stile e le storie estreme. Ottimo libro e ottima recensione

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  15. la rinuncia ad una lingua può essere un valore: azzerare la scrittura, dopo l’ubriacatura di tanti sperimentalismi, può rappresentare paradossalmente un modo di produrre “figura”. deve essere un’operazione però credibile di “prosciugamento”: altrimenti, come spesso accade, si scade in soluzioni espressive straccione, di comodo. ora, io questo libro non lo conosco: posso dire che quel po’ che ho letto di aldo nove non era poi così malaccio. la recensione è un po’ temino, lo dice anche l’autrice, e non aiuta molto a capire, soprattutto se i rilievi mossi allo scrittore sono di natura stilistica, se siamo di fronte a qualcosa di interessante su questo piano. gli stralci sono piuttosto orrendi, credo che non correrò a comprarmelo.

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  16. sì, Lucy, riconosco che è un po’ temino, però tieni conto che io non ho proporzionato le parti alle presunte critiche ma al mio interesse di approfondimento (ad esempio mi interessava molto la rilettura delle scene sessuali in chiave di comunione col mondo e mi piacerebbe sapere, da chi l’ha letto, se è d’accordo o se questa è solo una mia interpretazione onirica) e anzi, davo lo stile come acquisito.

    però se non ti piacciono gli stralci, confermo che quegli stralci sono specchio del romanzo. Sono in sintonia con le esperienze tragiche, condensate ma che sottintendono molto altro (è questo che intendo quando parlo di “lingua essenziale ma carica: frasi concentrate, spietate, sintagmi ridotti ai minimi termini ma infiniti nelle loro implicazioni). o forse, ora mi viene il dubbio, per un libro di questo genere sarebbe stato meglio non anticipare stralci…

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  17. sì, classica rece da prof (infatto credo che sia una prof l’Oliva)
    però scorrevole, chiara su tutto, anche sulla lingua.
    la analizza e la propone in brani,
    fulminea come di fatto è nel libro

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  18. @farluca che mi taccia di snobismo intellettuale chiedo, se è in grado di farlo, di spiegarmi cosa significa: non usare i punti esclamativi come fa lui?
    @l’incontentabile – potrei elencare più di un nome del quale invidio il talento connesso al fatto che pubblica con un editore importante:
    si dia pace, aldo nove non c’è
    @lucia che dice “la rinuncia ad una lingua può essere un valore: azzerare la scrittura, dopo l’ubriacatura di tanti sperimentalismi, può rappresentare paradossalmente un modo di produrre “figura”. – vero, ma intanto non c’è un grado zero opposto ai”tanti sperimentalismi”, in secondo luogo – se prendo questo stralcio «Mia madre faceva il verso alle persone antipatiche e mi faceva morire dal ridere. Mia madre quando eravamo in campagna faceva le capriole e diceva che forse era troppo grande per farle e poi diceva che no, non era troppo grande. Faceva un’altra capriola e ripeteva che voleva essere una zingara. Per essere libera, davvero libera” io non vedo figure di sorta, ma la simulazione di un candore che è un tentativo costruito a freddo senza produrre niente più che la simulazione di un candore: la commozione è davvero a buon mercato
    @serena. se una storia estrema è un punto di forza in sé, potrei raccontarti delle robe che signora mia spero che non mi denunci alla polizia e nemmeno vai riferire tutto a mammà
    @marilù – hai ragione, sullo sfogo di acredini etc, intendo: non mi riguarda, fra l’altro, per quel che ho visto della persona, aldo nove mi è anche un po’ simpatico

    dopodiché, poiché le poche volte che si polemizza da queste parti lo si fa sui contenuti, con tizi come l’incontentabile che invece si accontenta di poco e dà del frustrato agli altri perché non si fanno piacere a.n. (succedeva anni fa con baricco e ho detto tutto), con uno così ci parlate voi
    saluti

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  19. Michele, anch’io non parlerei di frustrazione, no.
    quando parlavo di acredine mi riferivo al muro innalzato a priori nei confronti di questo libro, che mi sembra, tra l’altro non sia stato neppure letto. però, insomma, anche questo è legittimo: avete letto gli altri…
    cmque la sensazione che ci sia un atteggiamento preventivo pregresso l’ho provata… spero che anche questa sia legittima.

    un mea culpa, grazie alle vostre riflessioni: sto valutando il fatto che aver proposto degli stralci da una sintassi essenziale che procede in senso minimalista, forse dia un quadro riduttivo della portata linguistica dell’opera.

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  20. lupo: leggi tutto quello che dico. e dico esattamente che gli stralci sono brutti, non invogliano, e che il grado zero – ammesso che ne esista “uno” – ha senso se produce senso, non se “fa” senso con i – purtroppo frequenti – risultati accattoni che si leggono, l'”a buon mercato”, come dici appunto tu.

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  21. Paolo: sì, sono una prof.
    ma non etichettiamo alle prof un certo tipo recensione: queste sono solo le mie!

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  22. pestifera, io ti leggo come nessun altro e tu lo sai (ma diciamolo qua per lo sfizio di sottrarre il terreno sotto i piedi agli incontentabili che guardandosi allo specchio e non trovando nulla immaginano che negli altri se c’è qualcosa non sono argomenti ma rogne da grattare : non siamo amanti ah ah, io e la peste) – era solo per notare che la “rinuncia a una lingua” ne sottende un’altra . e non è quella che si parla ad amici caro il farluca – ma queste cose le sai lucy (ehi, voialtri, incontentabili , io e lucy non siamo amanti eh)

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  23. Per me questo libro di Aldo 9 è una sola. Lo dico perchè l’ho letto come ho letto tutti i suoi libri precedenti e come leggerò i seguenti. é una sola perchè costa 15.50 euro e si legge in 50 minuti. è una sola perchè dopo Woobinda Aldo 9 non ha fatto più passi avanti cercando inutilmente di ripetere quel folgorante esordio ma riuscendo solo a ripetersi e in minore. è una sola perchè non è vero che c’è la novità del grado zero della lingua: il grado zero, anzi sottozero della lingua anzi del pensiero in nove c’è sempre stato fin dall’inizio. è una sola perchè l’unico azzeramento nuovo è la riduzione al grado zero della metafora e quindi, purtroppo, della poesia.
    Però ai detrattori storici, a quelli che non capiscono perchè a 9 si dia (o si sia dato) tanto credito, vorrei dire che nonostante questa e altre sole, il 9 rimane probabilmente il più rappresentativo, il più importante e IN DEFINITIVA il migliore tra gli scrittori e i poeti italiani della sua generazione.
    Come si può vedere dalla poesia che copioincollo qui sotto:

    La merce invenduta piange

    Io se fossi un pannolino avrei bisogno della merda di un bambino per esistere
    perché la merce invenduta piange
    e non capirei perché un bambino nella sua vita caga
    migliaia di pannolini ma non me
    che sono un pannolino normale come gli altri
    con il mio codice a barre normale
    sulla scatola.

    E se fossi uno di quei cosi con la neve e con padre Pio
    Penserei di essere meglio di un soprammobile di Giò Pomodoro perché
    Tutte le merci sono uguali di fronte a Dio
    E starei male a essere messo in vendita
    Alla Stazione centrale di Milano
    In un angolino della vetrina del tabaccaio
    tra un cazzo finto e un portasigarette di plastica con lo stemma del Milan
    languendo per giornate deriso
    perché la merce invenduta piange.

    Io conosco il dolore delle pile dei sacchi della spazzatura nascosti dietro le scope
    nel reparto casalinghi
    del supermercato, sacchi della spazzatura
    verdi un tempo imposti per la raccolta differenziata dal comune e adesso
    negletti e impolverati, decaduti
    plastica più sola di un’anima a marcire.

    E conosco quel senso così umano
    di imbarazzo solo nell’esserci, nell’invadere lo spazio
    dello sguardo di una casalinga frettolosa di certe
    imitazioni di creme per il volto famose
    che non sanno perché ancora stanno lì esposte
    come due anziani che si stringono su una panchina al parco
    il giorno prima di morire.

    Io conosco il dolore della “gelatina per dolci
    già detta colla di pesce” sommersa
    da bustine di lieviti Bertolini e sacchetti di zucchero in scaglie per le guarnizioni.
    Lo conosco e se io fossi lei mi chiederei perché
    sono una “gelatina per dolci già detta colla di pesce”
    e non, ad esempio, una fulgida appetitosa scatola
    di mezzo chilo di mezze penne Barilla,
    di quelle che si vendono a migliaia
    nei supermercati di tutto il mondo.
    Io penserei questo tutto il giorno e continuerei a piangere
    perché la merce invenduta piange
    e il suo dolore è tanto simile al nostro
    biologico stare sul mercato fino a che c’è domanda
    fino a che l’articolo che siamo non deperisce

    come un diplomato di 52 anni alla ricerca del primo lavoro
    come un corridore automobilistico amputato

    oppure esattamente come una ragazza in Giappone
    che a 25 anni nessuno l’ha sposata
    è fuori catalogo
    inutile
    imbarazzata sugli
    scaffali della vita raggelata miscela
    Leone scaduta nel reparto
    caffè o sugo di cinghiale con l’etichetta scollata,

    scatola di sale dietetico schiacciata.

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  24. Quella della merce che cita Carlos è antica e bellissima. Nei corsi di poesia che Aldo tiene in Italia rimane questa un testo capitale Però le chicche ci sono anche nella “vita oscena” senza bisogno di elogiare l’antico a detrimento del nuovo:”Ma io non vedevo né pietre fondanti né società, tanto meno quella loro incarnazione primaria, la famiglia appunto, io ero solo, un uomo completamente solo, come tutti senza le finzioni, senza la tavola imbandita,senza la cornice di una réclame pubblicitaria, solo l’impulso, solo la pura radice della spinta a dire ancora, ancora fino a che fosse possibile, calando nel regno delle ombre,e se quelle ombre fossero vive, continuavo a chiedermi, se quelle ombre fossero ciò che noi siamo davvero, nei loro riflessi…” E in ogni caso sono d’accordo con Michele, non su Aldo Nove, ma sul fatto che prima di parlarne, i libri bisognerebbe leggerli.

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  25. Lupo, visto che mi chiedi spiegazioni, eccomi: quando si spacciano per istruttive solo le recensioni di certa critica colta mi viene l’orchite (a proposito di orchi): è snobismo allo stato puro. e non prenderla sul piano personale. mi stai pure simpatico.

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  26. non credo che lupo apprezzi solo le recensioni della critica colta, dal momento che credo abbia apprezzato abbastanza la mia sul suo “i fuoriusciti” qui: e io non sono critica, per quanto sia criticona, e non “colta” per quanto coltissima (se permettete, me lo dico, che c’ho dumillanni e sono al di là del bene e del male).
    l’orchite rende sterili, luca.
    lupo è simpaticissimo, siamo d’accordo. mi voglio rovinare: è un amore.
    marilù oliva è perfettamente in grado di fare una recensione colta e illuminante: se non le è riuscita la ciambella, forse il testo esaminato non l’ha presa del tutto.

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  27. ma io devo per forza fare recensioni colte?!
    se a me piace recensire così (sono alla “centoepassesima” -111 0 112) recensione, le ho tutte scritte senza pretese elettriche, forse per deformazione professionale, forse per il mio bisogno di schematizzare, al fine di ovviare a una naturale propensione alla dispersione. mi riconosco in questo tipo di recensione “scolastica”, e lasciatemela! 😉

    è stato carino anche il fatto che io l’abbia proposta senza snaturarmi e voi l’abbiate completata secondo le vostre esigenze (tu l’hai inquadrata, Alex ha aggiunto un brano, Carlos l’antica poesia…)
    forse come dice Lucy le potrei anche fare quelle colte (boh?), ma non mi interessano. se volete essere stupiti, fulminati, indirizzati sull’acquisto di un libro, leggetene altre, non le mie. perché le prossime che pubblicherò saranno dello stesso stile (con più attenzione per gli stralci, se no… qualcunomiscampi!)

    e a proposito di ciambella, Lucy, io non penso che non sia riuscita, come sopra detto: è onesta e semplice. avrei potuto non proporre stralci, in alternativa, ok. o sostituire quello finale.
    però, ad esempio, quello della madre (che a me è piaciuto tanto) è funzionale alla mia tesi della comunione col mondo. la perdizione come anelito verso l’alto e il creato. anzi, su questo mi piacerebbe molto sapere il tuo parere e quello degli altri, quando (e se) leggerete il libro…

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  28. Posto che la recensione di Marilù è ineccepibile come sempre, dico che “La vita oscena” di Aldo Nove è uno dei testi più forti, potenti e insieme delicati e raffinati che siano usciti ultimamente dalla penna di un autore italiano. Letteratura vera.
    Detto questo, su Nove non c’è alcun mistero: è un grande scrittore, un grande poeta, un grande uomo.
    Matteo Righetto

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  29. La poesia più sopra riportata dimostra perfettamente come si può fare poesia senza uscire dai registri del comico e del grottesco, giustamente considerati “minori” dalla tradizione letteraria.
    In effetti, misurarsi con l’umano invece che con la sua deformazione grottesca o con la sua parodia è un’impresa che richiede altri mezzi e ultimamente suscita pochi riscontri.
    Dopodichè ogni palato abbia quello che desidera e merita.
    Per quanto mi riguarda, Woobinda mi è bastato.

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  30. I registri del comico e del grottesco non sono GIUSTAMENTE considerati minori dalla tradizione letteraria bensì INGIUSTAMENTE considerati minori dalla tradizione letteraria ITALIANA. Ed è anche per questo che la “letteratura” italiana è da anni prigioniera in un limbo dibattendosi tra provincialismo e accademismo.
    Un caro saluto da Dante, Cervantes, Shakespeare, Moliere, Aristofane, Rabelais, Joyce, Gadda e da tutti gli altri “minori”.

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  31. valter! grazie della corte, ma mi tocca contraddirti come fa carlos: un po’ per formazione, un po’ per naturale empito del còre direi che le categorie di appartenenza e il canone sono da rivedere. se no davvero sono poesia solo la lirica e l’epica! quella poesia di nove non la conoscevo, ma sono contenta di averla potuta leggere: io la trovo lirica nella sua del tutto apparente comicità. è una comicità pensosa, che mette anche un po’ i brividi, e mi ricorda tanto umberto saba. spero di non scatenare un putiferio con questa liaison dangereuse.

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  32. @Carlos
    Lasciando stare gli autori che citi (e che naturalmente NON rientrano nella’accezione che do al termine “comico”), la narrativa italiana è semmai gravata della zavorra del “tondellismo”, ossia di una generazione di scrittori che Tondelli ha promosso con l’idea di svecchiare la tradizione “troppo letteraria” con prose sgarrupate e tardo-adolescenziali. Il risultato è che lo sgarrupatop e il tardo-adolescenziale non sono evoluti, gli scrittori “tondelliani” sono rimasti “sempre giovani” anche se veleggiano verso i cinquanta, e tra essi e gli autentici maestri che ancora negli anni Ottanta pubblicavano (parlo di Pontiggia, Pomilio, Ortese ecc) c’è un abisso.
    Beninteso, c’è autentica grandezza anche in diversi scrittori odierni, ma guarda caso in chi si è tenuto ben lontano da questo piagnisteo giovanilistico.

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  33. Complimenti a Marilù. Una recensione come quelle che fa piacere leggere. Niente parole al vento. “Questa è una recensione semplice, onesta, direi scolastica: trama, stile, impressioni e qualche stralcio.” Ben venga!

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  34. valter!!! potevi dirlo subito! però qui non parli della poesia “comica”, ma di certi romanzieri che illo tempore bypassai alla grande e mo’, obtorto culo, mi tocca leggere, per capire. non tutto è da buttà. ma molto sì, eh!

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  35. @bINAGHI
    Allora stiamo dicendo la stessa cosa. Sul tondellismo e sul post-tondellismo sottoscrivo parola per parola quanto da te affermato. Tra l’altro considero lo stesso Tondelli un autore sopravvalutato. Detto questo però Aldo 9, laddove riesce, appartiene secondo me ad una tradizione ALTRA, più alta o più bassa, non so, comunque più. Restando comunque scettico su “la vita oscena” ma fiducioso nelle possibilità del nostro, attendo, come tanti suoi fan della prima ora di poter finalmente dire : “finalmente, era ora”

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  36. è davvero strano: abbiamo uno scrittore che riesce ad arrivare al grado zero della lingua e a regalarci emozioni… uno dice che ci ha messo 50 minuti a leggere l’ultimo. e allora? adesso vendiamo i libri a peso, a parole? non fatemi incazzare. nove è uno dei migliori scrittori contemporanei: ha un suo mondo, un suo stile ben definito, è coerente. pubblica con einaudi stile libero e va in tv? e allora?

    è un poeta, prima di tutto. nove ha uno stile, cosa che hanno i pochi, ecco perchè riesce a dare significato anche alla spazzatura o ai pannolini sporchi; ecco perchè certe frasi banali prendono fuoco. vogliamo sempre pensare al contesto?

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  37. Franz, se fossi su facebook cliccherei “mi piace” qui:
    “è un poeta… ecco perchè riesce a dare significato anche alla spazzatura o ai pannolini sporchi”

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  38. concordo con franz. non ho letto la vita oscena, ma amore mio infinito è secondo me uno dei migliori libri italiani degli ultimi vent’anni, e aldo nove uno scrittore originale e profondo come pochi altri

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  39. oddio, il Paradiso dell’Orchite no!
    troppo facile: due parolacce, qualche gestaccio
    e voilà: la demistificazione è fatta.

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