10. Elzeviri

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Il dottor Cavedagna ama gli elzeviri. All’alba si avvia verso l’edicola avvolto nella stanchezza non smaltita del giorno precedente e acquista la Stampa e il Corriere della Sera, precipitandosi  a cercare ciò che gli sta a cuore.
Rientrato in casa, se ha fatto in tempo a lavarsi prima del rito dei giornali, si trascina in cucina – dove la colazione è predisposta dalla sera precedente – e compie una serie automatica di gesti: estrarre il latte dal frigo, versarlo nel bricco, mettere un cucchiaino di zucchero nella tazzina del caffè, collocare sul fornello più piccolo la caffettiera e il latte sul più grande. A quel punto è pronto per i suoi elzeviri, di cui è diventato dipendente. Il tempo è breve, perché il latte impiega poco a riscaldarsi; il caffè gli concede qualche margine in più: le caffettiere vecchie faticano a sputare il contenuto, tossendo e starnutendo senza tregua. Una scorsa veloce la può dare mentre beve dalla tazza del caffè; la lettura è esclusa, invece, dal momento in cui è costretto a impiastricciarsi le mani con la marmellata o con l’ultima torta di mele della signora Iemma. Momenti fugaci li strappa nelle sedute in bagno o prima di partire per l’ufficio, se è riuscito a concludere tutto prima dell’ora convenuta. Giunto in sede, si lancia a peso morto sugli elzeviri sparsi nella rete. Un tempo era tentato di ritagliarli e conservarli tutti in apposite cartelle, per poterli utilizzare all’uopo; sì, perchè la forma elzeviro lo ha plasmato al punto da decidere di scriverne anche lui, sugli argomenti più svariati; per ora ne ha programmati sette: sullo specifico della letteratura (cosa fa di un’opera letteraria un’opera letteraria), sulla scrittura come oasi d’ordine nel caos, come incalzare inarrestabile di eventi, come struttura coerente, come impossibilità di traduzione, come particolare e universale, come possibilità di migliorare il mondo, come appello all’originalità, come uscita di sicurezza dall’ossessione del suicidio. Gli argomenti s’incarneranno in personaggi in grado di renderli vivi, plastici, in una parola, memorabili: potrebbe uscirne un racconto o un romanzo a puntate, di quelli che si moltiplicano nei blog degli scrittori. L’idea lo solletica e gli fa sembrare più gustoso il caffè depositato dal marchingegno sputacchiante come uno dei vecchi del circolo bocciofilo.

17 pensieri su “10. Elzeviri

  1. Bello questo lettore nonché scrittore di elzeviri, uomo serio e un po’ fanciullo con quelle mani impiastricciate di marmellata!

    un abbraccio, fabry

    f@r

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  2. Prima una tazzina di caffè, amaro, poi fette biscottate con marmellata accompagnate da un tazzone di latte con il caffè rimasto! Il dottor Cavedagna ha i miei gusti ma gli alzeviri li lascio a lui, lui sa come usarli!
    Un forte abbraccio caro Faber
    Vale

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  3. Allora i primi 9 capitoli che abbiamo letto sono gli elzeviri scritti dal dottor Cavedagna!
    Quindi è il nostro autore, fino a questo capitolo, e da ora in poi anche il protagonista, ma anche lettore.
    A questo punto, la lettura si fa sempre più interessante ed è doveroso seguire il consiglio:
    “Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato…sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf, sull’amaca. Sul letto, naturalmente, o dietro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga. Col libro capovolto, si capisce…”

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  4. “E finalmente isolarsi. E ritrovarsi nel bel mezzo di un’altra storia, con personaggi tormentati o esilaranti, con una trama di vita più complicata della propria”

    …sembra quasi impossibile che possa esistere qualcuno con una trama di vita più complicata della propria… ma il dottor Cavedagna è qui a dimostrarci che c’è e siamo proprio noi lettori, con le nostre vite sgangherate che come caffettiere vecchie “faticano a sputare il contenuto”!

    “Il dottor Cavedagna ama gli elzeviri”

    “Scriverò nonostante tutto, assolutamente; la mia battaglia per l’esistenza.
    La mia felicità, le mie facoltà e qualunque possibilità di essere utile in qualche modo stanno da sempre nelle mie attitudini letterarie”

    dal Diario di Kafka

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  5. Ne sappiamo qualcosa: una vita così, tra elzeviri e altro, ha bisogno come minimo di Citrosodina granulare. Come minimo, perché poi quasi sicuramente si deve passare a qualcosa di più tosto.
    Abbracci,
    Roberto

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  6. Caro Fabrizio,

    come sfumerebbe la vita dalle nostre dita senza gli elzeviri ? Quelli che regali tu poi sono come piccoli aquiloni colorati che disegnano righe nel cielo nei giorni più freddi dell’anno.
    Leggerli è scrollarsi di dosso la nebbia opprimente che grava, a ore, sui nostri cuori.

    Un grande abbraccio
    F.

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  7. Vorrei ricordare che il 27 gennaio è il Giorno della Memoria della “Shoah”, per sapere, per non dimenticare le sofferenze di allora e per scegliere la giustizia, la tolleranza e la pace, per poter evitare nuove sofferenze oggi, ad altri popoli e ad altre persone, in qualsiasi parte del mondo.
    Occorre proprio l’impegno di tutti noi.

    Disse Primo Levi a proposito di Anna Frank:
    “Una singola Anne Frank detta più commozione delle miriadi che soffrirono come lei, la cui immagine è rimasta nell’ombra. Forse è necessario che sia così; se dovessimo e potessimo soffrire le sofferenze di tutti, non potremmo vivere”

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  8. Ciao Cris,
    Forze uno strizzacerevelli tipo (Dottore Lawrence Baira) della comedia “The Couch trip”, dove il sedicente prete e il unico a capire il inganno ;-))))))))

    Besitos.

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  9. Si giusto, M&C… vorrei sottolineare solo qualche differenza: il Dottor Cavedagna, “omino rinsecchito e ingobbito”, …

    forse il nostro autore merita migliore definizione: “Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra diffusa è la grazia…”

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