12. Interruzioni

da qui

Ora che si è trasferito da Venezia, Marco è aggredito dalla nostalgia. Al posto del cuore ha un dolore sottovuoto fatto di immagini e suoni: il Palazzo Ducale e il campanile di San Marco gli appaiono sotto un grumo di nuvole e sprazzi di cielo azzurro intenso; un gabbiano entra nel quadro come un segno di arrivo o di partenza, il grido di una natura non contaminata da stratagemmi umani. Il ponte di Rialto è il simbolo di due mani giunte in una preghiera senza voce, gli archi sono occhi moltiplicati all’infinito per piangere le lacrime che faticano a sciogliersi sulle guance di pietra bianca e grigia. Dal sestiere di Cannaregio gli giunge un riflesso della Chiesa dei Miracoli: la luce esplode nell’abside per offrirgli uno scampo al buio che avverte in fondo al cuore. Il Canal Grande è la prova di una città costruita sull’acqua e per l’acqua, perché ogni cosa si specchi nel suo doppio, anche la nostalgia che ora afferra l’anima di Marco e la strappa in mille pezzi, come le tessere del mosaico di Ca’ d’Oro o le finestre dei Frari, che si lasciano trafiggere dal bagliore del mattino. A Roma ha già provato i morsi del traffico, la folla che lo preme da ogni parte, la gente che lo cerca e gli impedisce di scrivere con serenità. Gli accade un fatto strano: ogni volta che è interrotto, ripensa al punto a cui stava lavorando, lo soccorrono altre idee, prospettive che gli erano sfuggite, orizzonti inediti che si propongono quasi con violenza. Solo adesso intuisce la forma di un’opera che si lascia ferire dalla vita e lo spinge verso l’alto, come fosse issato a forza sul Campanile di San Marco e cogliesse in una sola occhiata il Canale della Giudecca e il Canal Grande, le isole della laguna e le migliaia di tetti rossi che danno il colore inconfondibile alla città della memoria, alla lama sottile e invisibile della sua malinconia.

11 pensieri su “12. Interruzioni

  1. L’amore non potrebbe nascere dall’assoluta pienezza né dall’assoluta mancanza, così si nutre di nostalgia, un vento ora leggero ora violento che spinge la vela del cuore a cercare cercare cercare senza smettere mai finché c’è respiro

    un abbraccio, fabry

    f@r

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  2. Venezia “città costruita sull’acqua e per l’acqua, perché ogni cosa si specchi nel suo doppio” mi ricorda un po’ Valdrada, costruita sulle rive di un lago:
    “Così il viaggiatore vede arrivando due città: una diritta sopra il lago e una riflessa capovolta. Non esiste o avviene cosa nell’una Valdrada che l’altra Valdrada non ripeta, perché la città fu costruita in modo che ogni suo punto fosse riflesso dal suo specchio ….”.
    E a proposito di nostalgia:
    “Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
    non dico che fosse come la mia ombra
    mi stava accanto anche nel buio
    non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi
    quando si dorme si perdono le mani e i piedi
    io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno
    durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
    non dico che fosse fame o sete o desiderio
    del fresco nell’afa o del caldo nel gelo
    era qualcosa che non può giungere a sazietà
    non era gioia o tristezza non era legata
    alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
    era in me e fuori di me.
    Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
    e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia” (Nazim Hikmet)

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  3. Venezia, città unica e triste. La tua descrizione,ricca di bellissime similitudini,me la fa rivedere,con nostalgia…

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  4. “ogni volta che è interrotto, ripensa al punto a cui stava lavorando”

    L’interruzione ferma quel “dolore sottovuoto”, interrompe la sofferenza e riparte la vita! così
    “un gabbiano entra nel quadro come un segno di arrivo o di partenza”

    Meraviglioso Fabry…scrittore, poeta nonchè pittore! Manca forse la scultura ma è molto probabile che io non sia stata ancora in grado di individuarla!

    “D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.”
    Le città invisibili-I.Calvino

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  5. “Siete voi una risposta alla mia domanda”

    in effetti, caro don Fabrizio,
    i suoi romanzi on line mi sembrano un focus group: una bella iniziativa, un modo intelligente e coraggioso di confrontarsi con il mercato, lavorando, limando e rivedendo – alla luce dei commenti del pubblico – un prodotto in via di definizione.
    Se non sapessimo che e’ spinto da una vera passione per la letteratura e la scrittura, potremmo pensare ad una drittata del suo editore 😉 Piuttosto Le auguro che questi suoi personaggi ne trovino uno – e per giunta anche famoso – prima della fine del romanzo!

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  6. grazie, amico.
    l’iniziativa non è gradita a tutti.
    qualcuno dice che ciò che conta sta sulla carta, nel mondo editoriale e basta.
    ma ci arriverà, possono stare tranquilli anche i detrattori (che parlano alle spalle).

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  7. Anche io ogni volta che lascio la mia Venezia sono aggredita dalla nostalgia. Percorro le calli che dal sestiere di Canaregio mi portano a Riva Schiavoni. Da li ammiro la Chiesa di San Giorgio e la sua stupenda trifora che mi ricorda un’altra imponente vetrata di un’altra chiesa: San Carlo da Sezze e allora la nostalgia si quieta perchè sarò comunque a casa.
    Grazie Faber del bel regalo
    Vale

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