“Lo “sgomento” all’acqua di rose del cardinale Bagnasco” di don Paolo Farinella

Mi stupisco dell’unanimismo dei giornalisti della tv e della stampa che vedono nel discorso di Bagnasco un «severo monito a Berlusconi… un forte attacco». Ho letto tutta la prolusione al consiglio permanente della Cei (Ancona, 24 – 27 gennaio 2011) e sono rimasto «sgomento» dello «sgomento» del cardinale. Hanno ragione i cortigiani di Berlusconi a negare che il prelato si riferisse al capo del governo o alla maggioranza: «un discorso alto rivolto a tutta la classe dirigente e non solo», commenta il ministro fra’ Sacconi. Come dargli torto? E’ la pura verità. Chi legge il discorso senza conoscere i retroscena non solo non capisce niente di quello che accade, ma non capisce affatto le parole di Bagnasco.

Poco più di 6.500 parole sparpagliate in sette paragrafi e 15 pagine sono servite al cardinale Bagnasco, presidente della Cei, per dare una carezza al cerchio di Berlusconi e un colpo alla botte dei giudici, pretendendo di avere anche la moglie ubriaca. Senza mai nominare espressamente l’uno o gli altri, nel più rigoroso stile clericale che si ammanta di retorica fumosa, l’eminenza non quaglia niente. Il cardinale aveva promesso di parlare in «consiglio permanente», suscitando attese e per una volta facendo stare Berlusconi sulla graticola un par di giorni. Alla fine ha fatto i gargarismi di acqua e alloro o come scrive una mia amica «all’acqua di rose». Lo stile del linguaggio è il solito, àulico, infarcito di domande retoriche, incisi, citazioni e autocitazioni: un discorso «decoupage» senza anima e senza sentimenti. «Dico/non-dico – alludo/non alludo – punzecchio/ accarezzo». Ha parlato, ma non ha detto perché tutti possano interpretarlo a modo loro, però ha parlato «in sede istituzionale». Il metodo Veltroni ha fatto scuola. Le sue parole al vento sono un invito stantìo a tutti e non direttamente connesse con «i fatti del giorno». Si sa, i preti sono tanto abituati a parlare di eternità che non riescono proprio a vedere l’orizzonte di casa.

Benedetto XVI è citato 13 volte, la parola «papa» 7 volte, Dio 5 in forma assoluta e volte e 4 in espressioni improprie, Gesù e Vangelo 1 volta ciascuno. Questo è l’orizzonte di riferimento. E’ difficile trovare affermazioni basate su «soggetto, predicato e complemento». La gravità tragica in cui versa il Paese esigerebbe una presa di posizione non equivoca e limpida sullo schema morfosintattico «soggetto, predicato e complemento» del tipo: «Silvio Berlusconi (soggetto) è (copula, per restare in argomento) un porco (predicato nominale). Noi (sogg.) vescovi (apposizione del sogg.) chiediamo (pred. verbale) le dimissioni (compl. ogg.) del presidente (1° compl. di specificaz.) del consiglio (2° compl.o di specificaz.), Silvio Berlusconi (compl. denominativo, appositivo del 1° compl. di specificaz.)».

Invece saltellando per monti e colline, con volto burbero e tisana calmante incorporata, il cardinale s’inventa addetto meteorologico: «nubi ancora una volta preoccupanti si addensano sul nostro Paese» (p.1 premessa). Bisogna aspettare ben 10 pagine e arrivare al punto 5 per leggere questa prosa prosaica:

«La desertificazione valoriale ha prosciugato l’aria e rarefatto il respiro. La cultura della seduzione ha indubbiamente raffinato le aspettative ma ha soprattutto adulterato le proposte. Ha così potuto affermarsi un’idea balzana della vita, secondo cui tutto è a portata di mano, basta pretenderlo. Una sorta di ubriacatura, alle cui lusinghe ha – in realtà – ceduto una parte soltanto della società».

Mi chiedo come ha fatto a diventare cardinale uno che scrive e parla così. Chiunque legga si domanda cosa abbia mangiato a pranzo per arrivare a simili arditezze. Noi però possiamo assicurarlo che non abbiamo ceduto alle lusinghe del berlusconismo e fin dal giorno prima del suo apparire in politica avevamo previsto dove saremmo andati a parare. I vescovi e il Vaticano sono corsi sullo yacht del satrapo, hanno levato le àncore e abbandonato il mare incerto della Provvidenza per l’oro certo del corrotto e corruttore. Non abbiamo fatto gli schizzinosi come i cardinali e i vescovi che lo hanno cullato, coltivato, protetto perché attecchisse nell’antropologia culturale e politica del nostro popolo che oggi ne è vittima plaudente. Qualcuno era di casa a cena. Prosegue il cardinale presidente:

«Bisogna infrangere l’involucro individualista … Quando un anno e mezzo fa cercavamo di trovare il senso di ciò che la crisi poteva richiedere, si parlò ad un certo punto di una necessaria conversione degli stili di vita. Ora ci siamo arrivati … Se a questo si aggiunge una rappresentazione fasulla dell’esistenza, volta a perseguire un successo basato sull’artificiosità, la scalata furba, il guadagno facile, l’ostentazione e il mercimonio di sé, ecco che il disastro antropologico in qualche modo si compie a danno soprattutto di chi è in formazione» (par. 6).

Qui il cardinale tocca il parossismo della pornografia perché un brivido scende per le carni dei lettori che – brrrr! – sentono parole come «mercimonio e antropologico»: è la contraddizione clericale perché descrive con parole arcaiche l’essenza del berlusconismo e la sua intima filosofia o meglio il vuoto che poggia sul nulla, ma di cui il Vaticano e la Cei sono sostegno e garanzia. Padrini.

Arriviamo al «il Top», all’urlo di Tarzan, al grido della tigre di Mompracen:

«Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine. In tale modo, passando da una situazione abnorme all’altra, è l’equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonché l’immagine generale del Paese. La collettività, infatti, guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e respira un evidente disagio morale. La vita di una democrazia – sappiamo – si compone di delicati e necessari equilibri, poggia sulla capacità da parte di ciascuno di auto-limitarsi, di mantenersi cioè con sapienza entro i confini invalicabili delle proprie prerogative» (n. 7, pp. 11-12)…

Sì, tutto qui. Né più né meno. Certo il cardinale, a sera, avrà detto a se stesso: gliele ho cantate, eccome se gliele ho cantate … chi ha orecchi da intendere intenda. Peccato che quelli non solo sono sordi alla morale, al decoro e alla dignità, ma hanno compreso bene che il cardinale doveva parlare per non fare incazzare i cristiani scandalizzati e nello stesso tempo non ha scomunicato Berlusconi, che anzi continua ad appoggiare perché riafferma per lui l’ossessione dei giudici a indagare su di lui: «qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine» Qualcuno chi? L’unico che può essere questo qualcuno è solo Berlusconi e la sua canèa prezzolata e farabutta. Ora costui è più forte nella sua lotta contro i «giudici comunisti». Non una parola sulla prostituzione minorile, non un lamento sulla dignità delle donne, non un rilievo sull’ingente quantità di denaro sperperato da un debosciato che educa alla prostituzione, induce alla corruttela e paga perché le minorenni tacciano e dichiarino il falso. Intanto l’Italia muore schiacciata dalla disoccupazione, ma il cardinale non lo sa.

Invitare alla sobrietà un satiro è come invitare un pedofilo in un asilo infantile; parlare di «evidente disagio morale» significa che assolvere preventivamente tutte le ignominie del priapo di Arcore facendo finta di arrabbiarvi. Non ci caschiamo, anche se ci siamo illusi che almeno i vescovi, che si sciacquano la bocca tre volte al giorno nell’acqua santa per pontificare di etica e di morale, di famiglia e di valori, avessero una coscienza e una dignità. Non hanno detto che adescare e corrompere minorenni è peccato così grave che non può essere perdonato né in cielo né in terra, memori delle parole del Signore: «Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo!» (Mt 18,6-7).

Il vangelo esige che vi schieriate dalla parte dei deboli, che accusiate il potente e ricco, novello Erode Antipa, che compra vergini (sillogismo!) come un drago assatanato (lo dice la moglie che ha convissuto con lui per oltre 30 anni), le usa e le conserva nell’harem del suo residence. Una sola parola dovevano dire, quella di Giovanni Battista: «Non licet!» (Mc 6,18). I cardinali invece hanno applaudito il disegno di legge che il governo del satrapo ha approvato per punire i clienti delle prostitute di strada (11 sett. 2008); hanno chiesto e ottenuto che il governo non legiferasse su convivenze; ora stanno alla sua porta col tricorno in mano per salutarlo quando entra e quando esce dalla suoi postriboli e dall’indecenza della sua politica a servizio solo delle sue perversioni.

Il Cardinale, in un impeto di generosità, si lancia anche a favore del pagamento delle tasse, con un ritardo di decenni, specialmente quando era lo Ior Vaticano a prestarsi come strumento ambìto per evaderle nel riciclaggio di denaro sporco della mafia e della prostituzione:

«Anche la crescente allergia che si registra nei confronti dell’evasione fiscale è un segnale positivo, che va assecondato. Adesso più che mai è il momento di pagare tutti nella giusta misura le tasse che la comunità impone, a fronte dei servizi che si ricevono. Bisogna snellire e semplificare, ma nessuno è moralmente autorizzato ad autodecretarsi il livello fiscale. Chi fa il furbo non va ammirato né emulato. Il settimo comandamento, «Non rubare», resiste con tutta la sua intrinseca perentorietà anche in una prospettiva sociale».

Come può un cardinale dire queste cose, quando non ha mai detto una sola parola su un presidente del consiglio ladro, evasore di professione recidivo, anche in carica? E sufficiente richiamarsi all’art. 54 della Costituzione? Le basta l’accenno alla «misura e alla sobrietà»? Se questo è tutto, è segno che i vertici della Cei o sono o ci fanno e comunque fanno finta di non conoscere Berlusconi che invece vogliono avere come interlocutore in forza dell’invito finale:

«È necessario fermarsi − tutti − in tempo, fare chiarezza in modo sollecito e pacato, e nelle sedi appropriate, dando ascolto alla voce del Paese che chiede di essere accompagnato con lungimiranza ed efficacia senza avventurismi, a cominciare dal fronte dell’etica della vita, della famiglia, della solidarietà e del lavoro. Come Pastori che amano la comunità cristiana, e come cittadini di questo caro Paese, diciamo a tutti e a ciascuno di non cedere al pessimismo, ma di guardare avanti con fiducia. È questo l’atteggiamento interiore che permetterà di avere quello scatto di coscienza e di responsabilità necessario per camminare e costruire insieme».

Basta che Berlusconi chiarisca pacato e sollecito nelle sedi appropriate, per avere la certezza che può andare avanti senza «avventurismi», visto che i pastori che amano il Paese continuano ad allevare un porco senza cedere al pessimismo, sperando che ingrassando lui, ingrassino anch’essi. Ci aspettavamo che il cardinale comunicasse la notizia che il papa avesse revocato il titolo di «nobiluomo» al portinaio del lupanare, Gianni Letta, invece ancora una volta hanno tradito se stessi e il loro popolo. Finché il gioco dura. Ora, ascolti, il cardinale, quello che ho da dirgli: «Ho compassione di te e di Berlusconi e dei suoi servi e schiave: la maledizione di Dio incombe; sentite bene quel ch’io vi prometto. Verrà un giorno…» parola di P. Cristoforo e di Manzoni (Promessi Sposi, cap. VI).

*

Paolo Farinella, biblista, scrittore e saggista, è parroco nel centro storico di Genova in una parrocchia senza parrocchiani e senza territorio. Dal 1998 al 2003 ha vissuto a Gerusalemme “per risciacquare i panni nel Giordano” e visitare in lungo e in largo la Palestina. Qui ha vissuto per intero la seconda intifada. Ha conseguito due licenze: in Teologia Biblica e in Scienze Bibliche e Archeologia. Biblista di professione con studi specifici nelle lingue bilbiche (ebraico, aramaico, greco), collabora da anni con la rivista “Missioni Consolata” di Torino (65.000 copie mensili) su cui tiene un’apprezzata rubrica mensile di Scrittura. Con Gabrielli editori ha già pubblicato: “Crocifisso tra potere e grazia” (2006), “Ritorno all’antica messa” (2007), “Bibbia. Parole, segreti, misteri” (2008).

Da Domani.arcoiris.tv

35 pensieri su ““Lo “sgomento” all’acqua di rose del cardinale Bagnasco” di don Paolo Farinella

  1. Purtroppo, e sottolineo purtroppo, ultimamente non si può evitare di parlare di altro… E allora riporto le parole di Pirandello, tratte da “I vecchi e i giovani”, che ho citato anche in un altro post, che descrivono la corruzione della società italiana, già allora “sopportata come un male cronico”:
    «Dai cieli d’Italia in questi giorni piove fango, ecco, e a palle di fango si gioca; e il fango s’appiastra da per tutto, su le facce pallide e violente sia degli assaliti sia degli assalitori… Diluvia il fango…. Mangia il Governo, mangia la Provincia; mangia il Comune e il capo e il sottocapo e il direttore e l’ingegnere e il sorvegliante… Che può avanzare per chi sta sotto terra e sotto di tutti e deve portar tutti sulle spalle e resta schiacciato?..»

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  2. grazie Giovanni di aver pubblicato questo duro intervento di don Farinella. Io continuo a domandare cosa altro ci si poteva realisticamente aspettare dalle dichiarazioni del presidente della CEI ? Crediamo che sia un rivoluzionario? O almeno un sincero democratico, come si diceva un tempo? Nella chiesa cattolica apostolica romana la fedeltà al potere politico costituito è dogma inossidabile, per quanto tale potere costituito scenda in basso, e ne è appunto una prova la nostra misera e ridicola situazione italiana. Personalmente continuo veramente a non capire – e volentieri lo domanderei a don Farinella – come si possa in qualsiasi modo restare a far parte di una tale vergognosa associazione, pur con l’alibi di discostarsene ampiamente, e certo meritoriamente, nella pratica quotidiana.

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  3. come si possa in qualsiasi modo restare a far parte di una tale vergognosa associazione

    ci si riferisce alla CEI o alla “Chiesa cattolica apostolica romana”? In entrambi i casi, mi pare un po’ semplicistica definirla “vergognosa associazione”. La Chiesa è fatta dei suoi tanti fedeli (come don Farinella stesso), oggi, di fronte a questi episodi, lasciati dalle autorità ecclesiastiche quasi membra disiecta.
    Questo è il mio parere.
    Piuttosto l’argomento principe che impedirebbe una decisa dismissione morale del cosiddetto presidente del consiglio è il timore di un vuoto di potere, di un’assenza di alternativa. Come a dire: “oddio, sarebbe un avventurismo!”, il paese vuole stabilità.
    È piuttosto la posizione di chi, di fronte al fornaio del quartiere che vende un pane adulterato e velenoso, continua a acquistare e a mangiare, e a darne ai suoi figli (perché i vescovi sono pastori, no?) con la scusa che non ci sono altri forni nei paraggi. E poi magari dal fornaio criminale riceve una piccola percentuale dei ricavi.

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  4. Caro Roberto, quindi la solita presa di posizione votata al nulla, all’aria fritta di fronte a un degrado che rischia di essere ormai irreversibile della gerarachia sarebbe dovuta a una realpolik. Dopo il Grande Puttaniere non c’è nulla. Ma chi sono questi cardinali per permettersi queste analisi? In nome di chi? Di Dio? di Cristo? Devono solo sperare che il loro ateiemo sia reale, perché se esiste anche solo un frammento di tutta quella vita eterna di cui si riempiono la bocca devono sudare freddo. In Italia c’è chi ha orrore di questo governo, e lotta per cambiare, anche se in minoranza. Ma come si permettono questi cardinali di decidere che non valgono nulla? Non sarà perché il Grande Puttaniere offre in cambio privilegi, le scuole private cattoliche, sconti fiscali (e io come funzionario di un comune potrei illustrarti gli incredibili privilegi di cui godono tutti gli edifici ecclesiastici, che non pagano mai 1 euro per ampliamenti enormi che sono vietati a tutti gli altri, comprese le chiese di altre confessioni, che pagano fino all’ultimo euro), e soprattutto regalano gli agognati proibizionismi sui temi etici di cui sono particolarmente golosi? Il Grande Sultano Puttaniere elargisce, e loro graziosamente accettano. Sbaglio o costoro sono i mercanti nel tempio?

    Perché chi non ha nulla da offrire se lo può scordare questo atteggiamento paterno, queste prediche del colpo al cerchio e alla botte, basta ricordare gli attacchi di una violenza verbale impressionante di cui è stato oggetto il sig. Englaro, già sofferente oltre ogni immaginazione per la situazione di sua figlia che si è sentito apostrofare con l’epiteto di “assassino”, per giorni, per mesi. Qui i cardinali e i loro organi di stampa erano molto meno moderati. Oppure quando hanno rifiutato il funerale cristiano a Welby, perché doveva continuare a vivere all’inferno, qui sulla terra, perché così volevano loro, naturalmente in nome di Cristo, di cui sono i portavoce.

    Io ti consiglio, molto umilmente, di ascoltare questa mia voce: se anche ogni tanto sentissi un richiamo di fede vedendo in azione i capi di un’azienda con enormi possedimenti, una banca, chiamata Chiesa, che vende spiritualità, prediche, ma anche politica di destra – perché non è vero che sta sempre col potere, sta con la destra – come la Fiat vende auto, scapperei a gambe levate, come di fatto scappo a gambe levate. E ti dico, umilmente, che non sono il solo a pensarla così. Tutto si radicalizza, si crea un blocco compatto di esaltati, di ignoranti, di facinorosi, ma le menti migliori stanno alla larga.

    Don Farinella è una grande voce, fossero tutti come lui, o come padre Zanotelli, che un giorno rivolgendosi al papa disse: ma perché la mia chiesa ha scomunicato i comunisti e non i capitalisti che in Brasile (quando era missionario in Brasile) massacrano gli indios, e sono addirittura ricevuti dai cardinali? O come don Ciotti, o i teologi della liberazione che denunciavano i fazenderos che distruggono le foreste e i villaggi degli indios, costretti al silenzio da Woityla, molte cosiddette anime verrebbero ad ascoltare, a cercare gli insegnamenti dei maestri. Ma così non è. Sono minoranza, e nella gerarchia non contano nulla. La gerarchia preferisce il Grande Puttaniere, e dopo, quando sarà putrefatto, salteranno predicando sul carro della nuova destra, che farà molto peggio, perché andrà a prendere la linea direttamente da loro, dal consiglio di amministrazione dell’Azienda Chiesa Romana.

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  5. Mah, faccio un po’ fatica ad appiattire tutto ciò che il termine “Chiesa” significa (nel bene e nel male) con le posizioni odierne della gerarchia cattolica.
    La gerarchia farà pure mercimonio di principi in cambio di esenzioni fiscali, è così, e non da ieri.
    Però, accanto ai nomi che fai, e anch’essi sono “chiesa” nel pieno senso del termine, ci sono tante realtà di base, parrocchie di periferie, gruppi, il volontariato, i lettori incazzati di Famiglia Cristiana… insomma, è un mondo complesso, lo vedo anche da una provincia molto conservatrice e un tantino ottusa, passata dalla DC alla Lega e FI e quel che ne è seguito.
    Oggi, qui, è questa parte della chiesa a prendersi maggiormente cura degli immigrati senza riferimenti, a fornire mense e strutture, il mio parroco visita settimanalmente i carcerati, gente magari chiusa dentro solo perché priva del permesso di soggiorno, non perché siano delinquenti, ma perché in fuga da persecuzioni e violenze, e poi ne parla apertis verbis, credimi Mauro, ogni domenica in pubblico.

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  6. nessuno nega che la chiesa sia anche quella che – per fortuna – agisce in luogo dello stato carente-assente. ma quella che ci danna in terra è quella che è sempre stata con i potenti. è quella che volle fuori dalla politica i cattolici,che allontanò don sturzo regalandoci i venti migliori anni della nostra storia: quella che ci ammannisce lo sciacquamorbido bagnasco, contribuendo a regalarcene altri venti.
    cristo è entrato nel tempio e i mercanti li ha buttati fuori a calci in culo. non so, dico così, tanto per dire.

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  7. Sì, conosco bene queste obiezioni. La chiesa è come una grande madre dove c’è posto per tutto, dove la gerarchia è birichina ma ci sono le parrocchie, gli aiuti ai poveri ecc. Sono le obiezioni di un cattolico sincero e di lungo corso, che per non mettere in crisi la sua fede – perché la fede fai-da-te non ha molto senso, c’è bisogno di una regola, di maestri – preferisce rimuovere tutto ciò che non gli piace per concentrarsi su ciò che gli piace. Certo che c’è la parrocchia della tua città, ne conosco una anch’io qua vicino, dove è andata mia figlia da piccola. E c’è quella di Fabrizio per esempio. Ma è singolare questa forma di scissione, per cui i lugubri pagliacci che vanno a cena per benedire una cricca di affaristi senza scrupoli, retta da un vecchio pervertito che “tocca le parti intime” di ragazzine dell’età di mia figlia, insieme a un altro vecchio degenerato che ogni giorno appare su un video televisivo a seminare disinformazione, sarebbero solo una componente della grande madre. Che non contano nulla? No, vivono sulle spalle delle parrocchie che lavorano nell’ombra, e contribuiscono a tenere in piedi un regime che crea un’emergenza umanitaria senza precedenti con sgomberi violenti di accampamenti rom dove ci vanno di mezzo i bambini, per poi stigmatizzare questi eventi, per poi ri-benedire chi compie queste azioni in altra sede e così via. Intervengono nella vita privata delle persone, agiscono nell’ombra per modificare le leggi di uno stato, cercano di sottrarre allo stato la sua laicità, cercano di imporre al popolo tutta la loro paura e il loro disprezzo per la vita, in nome della vita ovviamente, e di Cristo, ci mancherebbe. E i lettori incazzati di Famiglia Cristiana hanno modificato di una virgola tutto questo? E i preti che hanno manifestato con gli operai della Fiat? Invece vediamo dei personaggi che forse non sono del tutto umani, ma provenienti da qualche regno delle tenebre, trionfanti in televisione che annunciano che “gli elettori cattolici sono con noi.” E costori non vanno certo dal tuo parroco a chiedere sostegno. E se i sondaggi hanno un senso apprendiamo da Manheimer che “gli elettori cattolici sono disposti a perdonare Berlusconi.”

    Si può ignorare tutto questo, in nome di una fede che non vuole vacillare, senza accettare che è proprio l’operato quotidiano di questa gerarchia – il cui potere reale viene per così dire ignorato – a oltraggiarla ogni giorno?

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  8. schierati:i laci e i credenti, se credono che a fondamento ci sia il rispetto dell’uomo, il rispetto della sua fragilità, nascosta ormai da mastodontiche vuote concussive parole.Niente altro penso possa aiutare ad uscire dal fango che tutti contribuiamo a far lievitare.f

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  9. seguo da anni Don Farinella, e con lui altre poche voci che osano dire che il re-vaticano è nudo.
    la chiesa braccio destro dei potenti, dilagante e lercia nelle istituzioni come Opus Dei e IOR, sempre a fiancheggiare perfino dittatori pur di conservare privilegi unicamente temporali.
    e siamo giunti a questo punto di indecente connivenza.

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  10. In franchezza, non mi pare di rimuovere, né di ignorare, anzi, la memoria lunga è quel poco che resta. Tu stesso hai citato personalità che hanno scelto di vivere nella Chiesa, non se ne sono allontanate come i preti operai degli anni ’70. In posizione minoritaria, certo. Ma non mi pare che il loro carisma ne abbia sofferto.
    Del resto, scusa, che dovrebbero fare tutti coloro che non intendono la fede come una faccenda privata, un sentimento individuale? Aderire a una chiesa pentecostale? Diventare valdesi? (Ti confesso che a questo ci ho pensato)
    I cattolici che conosco non seguono certo le cautele e le ipocrisie verbali di Bagnasco, sono gente che cerca di decidere con la propria testa e i propri giudizi.
    Prendersela con la la gerarchia perché non denuncia con veemenza gli scandali e lo schifo (che ormai non riconosce solo chi non vuole) significa pensare che i vescovi con le loro uscite orientino settori significativi dell’opinione pubblica. Può anche darsi, ma questi settori probabilmente voterebbero nello stesso modo in cui ora (presumibilmente, stiamo attenti ai sondaggi che lasciano il tempo che trovano) votano anche se la gerarchia non esistesse, o se si fosse pronunciata più energicamente contro la presenza al governo di un corruttore puttaniere utilizzatore finale di prostitute minorenni, spergiuro sulla testa dei figli ecc (il catalogo è lungo, io ne sentii parlare la prima volta nel 1979 a Milano da un paio di giovani poliziotti: già allora in questura, mi dissero, c’era un fascicolo segnato BB, Banda Berlusconi).
    La società italiana è quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Ricordiamo che il 2 giugno 1946 il 45,7% degli italiani (se non di più) votarono per la monarchia, responsabile di una dittatura, di una guerra disastrosa, una guerra civile, centinaia di migliaia di morti, distruzioni e lutti che avevano coinvolto ogni famiglia italiana, dopo la fuga vergognosa del re e Badoglio da Roma appena tre anni prima. Ebbene, con tutto questo, quasi la metà degli Italiani, donne e uomini, votarono per mantenere come capo di stato un membro di una famiglia che aveva, a tutti gli effetti, tradito l’Italia.
    Almeno oggi dietro a chi, come allora, ha a tutti gli effetti tradito l’Italia ci sta, secondo ultimo sondaggio (che lascia il tempo che trova), circa il 30% del 60% dei non indecisi, cioè parecchio meno del 20% degli elettori.

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  11. Sì, Baldrus, continua pure così e vedrai dove ti ritrovi tra un centinaio d’anni…
    A proposito: preferisci gli altiforni o le celle frigorifere?

    fm

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  12. oggi è venuto da noi Alex Zanotelli.
    l’ho introdotto così:
    non voglio elencare i tuoi meriti, come l’essere stato cacciato da Nigrizia per aver denunciato il commercio delle armi, anche italiano, e lo sfruttamento del cosiddetto modello di sviluppo e collaborazione mondiale; o l’aver ricevuto un’accusa di sincretismo per esserti calato nella realtà della gente, senza farti imbrigliare nell’astrazione delle rubriche liturgiche; o l’essere stato identificato come prete rosso.
    hai detto che i poveri ci convertono: finché non arriviamo a questa consapevolezza, siamo fuori del regno, perché il regno, come dice il vangelo di domani, è dei poveri.
    la tua è una spiritualità dell’esodo, biblica: primo e nuovo testamento concordano nell’identificare fede e liberazione degli oppressi. finché non siamo su questa linea, ancora una volta, siamo fuori.
    hai detto che c’è un mistero più grande della chiesa, ed è quello di tutti i crocifissi della storia. è più facile spezzare il pane sull’altare che spezzare la propria vita nei luoghi della miseria nera.
    hai detto che, a questo mondo, la gente può vivere sui nostri rifiuti, i rifiuti del sistema: è uno scandalo da mettere accanto agli scandali pidocchiosi che siamo costretti a subire in questi giorni dal potere politico e mediatico.
    hai detto che la preghiera è imprescindibile: vale doppio per chi sta in trincea e potrebbe sentire solo l’odore della polvere e del sangue.
    hai detto che il nostro è un Dio nomade, i suoi passi sono quelli dei diseredati; mi hai fatto capire, così, le parole che scrisse un giorno padre Turoldo: anche Dio è infelice. è vero, Dio è infelice finché l’ultimo disperato della terra non sarà stato riscattato.
    grazie per avercelo fatto comprendere e per quello che ci farai comprendere stasera.
    Alex è stato felice da noi, si è sentito in famiglia.
    faremo una specie di gemellaggio, tornerà presto a celebrare.
    mi ha lasciato un biglietto:
    Carissimo,
    pace e bene!
    E’ proprio vero che nella vita non ci s’incontra mai per caso!
    Ti auguro che la passione per quel povero Gesù di Nazareth ti divori e che possa ritrovare il suo volto negli esclusi.
    Alex.

    un altro biglietto mi ha fatto felice questa sera:
    Allora che mi combini….
    Tutta la comunità e non solo era preoccupatissima per la tua salute. Mamma mi ha detto che hai avuto una bruttissima influenza. Sono contenta che adesso tu stia meglio. Quanto mi manca la tua messa, ho provato ad andare qui, ma non si capisce niente.
    Pregherò per la tua salute, sei una persona speciale… Pensa che mio figlio, parlando di te, mi ha detto
    “mamma quel Papa che c’è a San Carlo è molto buono ed è anche molto simpatico fa sempre ridere tutti a messa”. Insomma, per lui sei il Santo Padre.
    Ciao
    Ti voglio bene

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  13. Credo che nessuno possa negare i fatti, uno per uno, che stanno alla base dell’intervento di Paolo Farinella. Analizzarli e criticarli, come egli ha fatto, con rara lucidità e forza,dovrebbe essere il dovere di ognuno al di là dell’orientamento politico e, eventualmente, religioso. Certo, non è sufficiente indignarsi, esprimere disgusto per il livello di degrado sociale e istituzionale determinato dalla condotta personale e politica di Berlusconi, e di chi lo circonda e sostiene. Ma non ci sarà un superamento di tutto questo se si continuerà a voltare la faccia e ad astenersi da ogni giudizio, assolvendo e autoassolvendosi.
    Ringrazio tutti gli intervenuti.
    Giovanni

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  14. ebbene sì, Roberto, io continuo a chiedermi, e lo chiedo, con rispetto ma con vera voglia di capire, anche a don Farinella, a Fabrizio a cui voglio così bene e ad altri, come si possa ragionevolmente continuare a rimanere in quella associazione, visto che, come tutti qui riconoscono, le gerarchie di quella associazione, ovvero chi detta la linea di condotta e di sviluppo di essa la conducono sempre al servizio del potente di turno, comunque e chiunque, purché appunto le riconosca qualche opportuno privilegio terrestre. Sembra sia un obbligo logico che chi ha la fede debba rimanere e riconoscersi in questa chiesa romana apostolica, e invece, molto semplicemente, non è così, non lo è; si può benissimo avere la fede in Dio e in Cristo e nel suo messaggio senza riconoscersi nella chiesa suddetta che quel messaggio ha continuamente e pervicacemente tradito, deformandolo e usandolo anzi a proprio vantaggio per guadagnare beni e ricompense assai terrene. Così come, visto che il nostro presidente del consiglio è il signor b., non siamo certo costretti a riconoscersi nel suo partito di ladri e opportunisti, nel quale pure, si noti, ci saranno brave e oneste persone; che però ci rimangono soltanto nella misura in cui ignorano la vera natura del partito stesso e dei suoi capi. No?

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  15. per capirlo, Antonello, bisognerebbe sapere cos’è la fede giudaico-cristiana, qual è la sua storia, cos’è il popolo di Dio, e come un profeta non possa morire fuori di Gerusalemme. finché si pensa che la chiesa sia un’associazione, stiamo parlando d’altro, e si ignora il dramma di chi vive la profezia pagando prezzi alti, come Gesù, che non ha mai lasciato nessuna associazione, semplicemente perché non c’era, perché c’era, e c’è, un popolo di Dio da portare alla terra promessa, nonostante i mercanti del tempio, gli scribi e i farisei.

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  16. Forse per rispondere alla domanda (molto maliziosa, perchè suggerisce già la risposta) di Sparz basterebbe rispondere che la Chiesa NON è un'”associazione”.
    Una “associazione” nasce in nome di un interesse comune ai membri che la promuovono. La Chiesa, per chi la vive come tale, è l’esser scelti da Dio per crescere in umanità secondo il Suo disegno di salvezza. Essendo porta aperta per la salvezza di tutti, non è strano che la Chiesa non si sostituisca ai giudizi umani nel condannare questo o quel capo politico, ma è strano che parti di essa (la CEI in particolare), manifestino una più o meno implicita adesione a una parte politica (come è stato fatto ultimamente per il centro-destra).
    Poi è strano che chi vorrebbe zittire la gerarchia quando si parla di aborto e eutanasia (temi morali che le competono) chiede che essa si stracci pubblicamente le vesti per far cadere un governo (il che non le compete affatto).
    L’altra sera sentivo Busi in televisione: diceva che in questo paese ci sono solo clericalismi, di destra e di sinistra.
    In effetti, leggendo alcuni interventi qui, tocca dargli ragione.

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  17. Bisogna ricordare che si predica bene e si razzola male… Tutti credenti e no, preti, vescovi e cardinali… Troppo spesso si dimenticano le parole del Vangelo Matteo 5,37: “Sia il vostro linguaggio: sì, sì; no, no; il superfluo procede dal maligno”. L’asservimento della gerarchia ecclesiastica al Potere o al Potente di turno è noto alle cronache della Storia. Per questo tanti giovani diffidano della Chiesa e si allontanano… Altra cosa è la Parola e la ricerca di Verità che ci può rendere liberi… Per questo è giusto non tacere, andare oltre l’indignazione, prendere posizione e denunciare con coraggio tutte le ingiustizie dai tetti delle nostre case ma anche nelle strade della rete….

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  18. Vivo a Roma da molti anni e ho riscoperto il vero volto di Cristo con don Mario e poi con don Fabrizio. La Chiesa siamo noi. Le Gerarchie ecclesiastiche non ne rappresentano che il vertice ,non sempre coincidente con la sua base.BonifacioVIII e s.Francesco in Dante,sono due aspetti stridenti di questa realtà storica. Non dimentichiamoci di GiovanniXXIII e del concilio, ora purtroppo dimenticato. Come genovese seguo da tempo Don Farinella e don Gallo, preti “scomodi” per le gerarchie;ricevo settimanalmente i “pacchi” di don Farinella e condivido le sue idee.Ma la grande scossa, il pugno nello stomaco l’ho ricevuti ieri sera da Padre Zanotelli, che il nostro don Fabrizio ci Ha fatto incontrare e che conoscevo solo attraverso i suoi libri. Nessuno della sinistra in cui milito ha mai descritto l’oppressione, la condizione disumana, la dignità unita alla massima miseria, degli ultimi del mondo.Nessuno ha mai messo così a nudo i nostri egoistici stili di vita di benestanti che fingono di non sapere quello che soffre la maggioranza degli uomini sulla terra.Il discorso delle Beatitudini di don Fabrizio ,domenica, ha poi fatto chiarezza sul “..beati i poveri..” Beati non perche saranno consolati in un altro mondo, ma in questo mondo qui, dai loro fratelli, da ogni persona che fa parte di questo “regno”,regno che sulla terra è senza potere, senza gerarchie….Non è questo un discorso solo di carità( nel senso di amore ) ma di giustizia. Quello che posso testimoniare è che ci sentiamo spesso in rivolta contro questi atteggiamenti delle grarchie ecclesiastiche e che siamo in tanti a pensarla così,ma che non cessiamo di sperare che il seme buono dia frutto.

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  19. io non ho neppure il minimo dubbio che all’interno della chiesa cattolica esistano realtà e persone straordinarie che fanno cose per i loro fratelli e sorelle che poche persone nella storia hanno fatto. Ultimo esempio che ho imparato oggi è questo, che sarà poi uno su tanti.
    La cosa su cui mi interrogo, e non maliziosamente, me lo si dia per buono per una volta, è come mai i capi di questa possiamo chiamarla organizzazione, comunità o come preferite, stiano sempre da una parte sola e cerchino di modellare a loro immagine quei casi, come quello citato, davvero emblematico di Samuel Ruiz, in cui invece qualcuno sta coerentemente dalla parte dei poveri e dei diseredati. Come può così a lungo la base tollerare una gerarchia così compattamente schierata? Solo in nome della fede in un uomo, il Cristo, per quanto santo? Uomo che però non ha mai legittimato in alcun senso una tale gerarchia, no?

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  20. “..beati i poveri..” Beati non perché saranno consolati in un altro mondo, ma in questo mondo qui, dai loro fratelli, da ogni persona che fa parte di questo “regno”,regno che sulla terra è senza potere, senza gerarchie….” ha scritto
    Annamaria Orlandi citando la bella omelia di Don Fabrizio sul Discorso delle Beatitudini.
    Sono cattolica e credo nelle parole del Cristo. Il “Discorso della montagna” è molto difficile non da capire, ma da attuare.
    Il verbo nella frase citata è al futuro, c’è dunque speranza; però dove, come e quando i poveri saranno consolati e compensati SULLA TERRA, IN QUESTO MONDO? Forse qualcuno, ma gli altri a miriadi?
    Nell’Aldilà i poveri saranno consolati e compensati come tutti i sofferenti di tale Discorso, ma qui, tra di noi viventi, ho molti dubbi che ciò possa avvenire.
    Un cordiale saluto in particolare a Don Fabrizio

    Giorgina Busca Gernetti

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  21. La Chiesa, certo, è Paolo Farinella, Alex Zanotelli, Fabrizio Centofanti, David Maria Turoldo, Lorenzo Milani e i tanti altri sacerdoti in prima linea; e tutti coloro che hanno lavorato e lavorano per un mondo migliore, più giusto e più bello. C’è e ci sarà sempre chi avverte una responsabilità maggiore nel contribuire al bene comune; altri aspettano e tacciono, altri ancora continueranno a non vedere e a non capire. Così come nella società in genere, dove ci si lamenta senza prendere mai posizione contro chi calpesta diritti, regole, istituzioni, legittime attese di nuove e vecchie generazioni; infangando un ruolo di massima rappresentanza istituzionale, e la sua immagine pubblica, anche a livello internazionale, attribuito con fiducia da milioni di cittadini.

    Dopo Berlusconi non sarà il diluvio; senza aspettarsi,naturalmente, da chi verrà dopo, la soluzione per tutti i problemi, se non si ascolteranno e tradurranno in un progetto alto e coraggioso le istanze di una società sempre più complessa e in rapido cambiamento; proposito fino ad ora solo accennato da sparuti rappresentanti dell’attuale opposizione.

    Giovanni

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  22. Il Regno di Dio è un’utopia, un non-luogo,o luogo dei pii desideri, dei sogni che non si realizzeranno mai ? Quante volte,Giorgina,penso come te,soprattutto sentendomi inadeguata,assolutamentelontana dal fare veramente ciò in cui credo.Ma sentendo Zanotelli parlare dei suoi 12 anni nella baraccopoli di NAIROBI,sapendo che altri,come lui, come il nostro parroco,spendono la loro vita per gli altri,spero che questo regno-non sappiamo quando-diventi una realtà.
    Così a Giovanni rispondo che,nonostante i molti errori e le troppe esitazioni,mi auguro che gli “sparuti rappresentanti dell ‘opposzione ” diventino un gruppo coeso, capace di realizzare una società migliore.Regaliamoci un pò di speranza…….

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  23. Grazie, Annamaria, per la tua cortese risposta come “vice” di Don Fabrizio (sto scherzando!). Però io mi attengo ai Vangeli e, per brevità, non a quello di Matteo ma a quello di Luca:
    « Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.
    Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.
    Beati voi che ora piangete, perché riderete.
    Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti. » (Luca 6,20-23)

    Nel regno dei cieli, nel regno di Dio, non su questa terra, nonostante la carità di molti (troppo pochi).
    I verbi al futuro, come già avevo scritto, offrono speranza ma, appunto, nel futuro oltre la morte.

    Un caro saluto
    Giorgina BG

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  24. il primo tempo e l’ultimo sono al presente: l’inizio e la fine, per la mentalità ebraica, sono quello che conta di più, Giorgina.
    è il presente del Dio che incontra l’uomo, la shekinah, l’eskenosen (skn).
    un abbraccio
    fabrizio

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  25. @Sparz
    Non volevo darti del malizioso, però ammetterai che la risposta alla tua domanda è fin troppo chiara. La gerarchia è politicamente preoccupata della sopravvivenza di una Chiesa materiale e perciò strutturalmente governativa. Questo piace meno a me che a te, ma la sopravvivenza della Chiesa materiale è una necessità, perchè non c’è eucarestia senza un tabernacolo, e un tabernacolo è protetto da muri. Il mistero del tradimento trapassa in Giuda anche la vita di Cristo, e l’ultima parola su questo per me resta “La leggenda del Grande Inquisitore” di Dostoevskij. E tuttavia, la gerarchia appartiene alla Chiesa, ma non è la Chiesa. Quel tanto della Chiesa che resta invisibile agli occhi è la differenza tra la fede del credente e le pur comprensibili ragioni del sociologo.

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  26. @ Don Fabrizio,
    grazie per l’esauriente risposta e… per l’abbraccio.
    So che Dio “ha piantato la tenda” tra di noi, però è molto difficile sentire e vedere la Sua presenza nella realtà.
    “Beati voi poveri, perché vostro è il Regno di Dio”.
    Dov’è il Regno di Dio sulla terra? Dov’è nel presente?

    Un caro saluto
    Giorgina

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  27. cara Giorgina,
    il regno è presente quando noi lo rendiamo presente, quando lo riconosciamo nel volto del povero, lo mettiamo al centro dell’attenzione e lo riscattiamo. l’azione di Dio passa necessariamente attraverso di noi. se continuiamo a chiederci dov’è il regno invece di lasciare che diventi carne nella nostra storia, non troveremo mai la risposta.

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  28. Caro Don Fabrizio,
    la risposta è molto chiara. Non dobbiamo aspettarci “tutto” da Dio, ma è necessario che noi facciamo molto di più per Lui e con Lui. Il volto del povero è il volto di Cristo: è un’immagine presente nei Vangeli e, se ricordo bene, in un racconto di Tolstoj.
    Grazie. Un grato saluto
    Giorgina

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