“L’impoetico mafioso”. 105 poeti per la legalità. Recensione di Marco SCALABRINO

“Ci siamo abituati: tutti i giorni … morti ammazzati stesi sull’asfalto … ma questa indifferenza … è un sintomo del male”, Davide Puccini.

Muove Gianmario Lucini, nella prefazione a questo volume, dal confronto fra il ruolo della poesia nell’età classica e quello nell’attuale società. “La poesia epica parlava della pòlis, del suo popolo e della sua vita, dei suoi problemi, dei suoi dubbi, delle sue paure ataviche. Era una poesia capace di stare dentro la società storica e proporsi con un ruolo molto chiaro, quello di interprete della umanità più profonda, di metterla in scena anche nelle sue contraddizioni e nei suoi dolorosi paradossi. La poesia contemporanea invece, troppo spesso, è la noiosa e monocorde proposta di un Io poetico solipsistico, che non si cura dell’altro, ma solo di se stesso, non si sente responsabile del processo di comunicazione ma si mette gegenstand, di fronte, troppo spesso da un pulpito, dall’interno di un gioco le cui regole non sono chiare a nessuno. Non c’è da meravigliarsi se la gente non legge poesia.”
E allora, giusto per rintuzzare questa sorta “di auto-difesa dal non-senso della poesia decaduta e auto-referenziale”, per stabilire un legame tra quel passato e il nostro presente, per riguadagnare il proprio originale ruolo, anzi, più, “nell’idea di assumere un ruolo speciale”, questa antologia poetica, soggiunge Lucini, “esprime il proposito di rottura con la cultura mafiosa e lo fa parlando alle coscienze, alle sensibilità individuali di ognuno”.

Gianmario Lucini è di Sondrio. La sua storia, tuttavia, lo ha condotto, negli anni 2008 e 2009, in Calabria. Lì ha operato, in qualità di volontario, presso l’Associazione don Milani di Gioiosa Jonica e tale attività lo ha portato a compenetrarsi, a commiserare, a schierarsi con quella gente e a decidere di spendersi, ancor più di quanto avesse in precedenza fatto, con le sole armi di cui dispone: la cultura, la poesia, la parola, in favore di quella popolazione e contro il male che subissa quella regione. “Di quel che vedo non v’è traccia sui giornali … soltanto notizie ufficiali dette nel tono che si conviene”, scrive egli nella sua silloge SAPIENZIALI del 2010, le cui poesie traggono ispirazione dall’ambiente della Calabria e “sono segnate dal disgusto per la cultura mafiosa, per la violenza e l’oppressione sociale operata dalla ‘ndrangheta.”

“I morti si chiamano / nelle sere d’inverno quando falcia il maestrale / e chiedono conto ai loro assassini”, Gianmario Lucini.

L’esperienza calabrese, ritengo, ha vieppiù provato l’animo di Lucini e, benché pure riconosca che “la poesia non è certamente l’arma più adatta per vincere le mafie”, ha rinsaldato in lui il disegno dell’odierno progetto, giacché “la poesia, con altre forze sane della società, deve contribuirvi.”
Questa antologia, afferma oggi egli, è “un omaggio alla memoria di migliaia di vittime che hanno lottato per la libertà e la dignità del lavoro, della vita, per i principi che stanno alla base di una qualsiasi convivenza democratica e dunque per il futuro di noi tutti”. E, come per SAPIENZIALI, l’intento di questo libro “non è solo quello della denuncia ma anche di incitare alla rivolta morale, all’obiezione di coscienza e alla disobbedienza civile”, perché, riprendendo la provocazione di apertura, a quella barbarie non ci si abbia mai ad abituare.
Il progetto quindi è stato concepito prima dei nomi, a prescindere dai “nomi”. Ma questi in verità, attorno a quello, sono presto arrivati.
Tanti autori, i quali hanno consapevolmente aderito all’invito e hanno sostanzialmente preso posizione con i loro atti di poesia.
Nomi noti della cultura italiana contemporanea fianco a fianco di altri meno noti e fra loro, oltre al Nostro: Luca Ariano, Guido Oldani, Patrizia Garofalo, Ivan Fedeli, Antonio Spagnuolo, Fabio Franzin, Luigi Di Ruscio, Fernanda Ferraresso, Adam Vaccaro, Pasquale Vitagliano, Patrizia Lanza, Giuseppe Panetta, Antonino Contiliano, Vincenzo Mastropirro, Rosa Salvia, Alfredo Panetta, Fortuna Della Porta, Eugenio Nastasi, Davide Puccini, Narda Fattori, Manuel Cohen, Carla Bariffi, Nadia Cavalera, Cinzia Marulli, Tomaso Kemeny, Gero Miceli, Giuseppe Vetromile, Giovanna Turrini, in un ampio ventaglio di generazioni e di età, fra i venti e gli ottanta anni, e di testi di pregevole valore artistico che si alternano ad altri nei quali lo spirito della testimonianza è la condizione prevalente.
Questo volume, pertanto, sfugge al concetto di antologia nel senso ortodosso del termine di scelta di fiori. Lo stesso Lucini, peraltro, asserisce che egli ha inteso “mettere tra parentesi l’esigenza di selezionare i testi scegliendo soltanto quelli più pregiati dal punto di vista letterario”, ribadendo che “è molto più importante raccogliere un segnale chiaro, esprimere una volontà diffusa nella comunità letteraria”.

Con ciò altresì centrando un ulteriore obiettivo, quello di una larga partecipazione, dal Piemonte alla Sicilia, dal Veneto alla Sardegna e da località di tutto lo stivale: Pavia, Novara, Milano, Asti, Cuneo, Rieti, Cagliari, Roma, Monza, Siena, Sondrio, Napoli, Trieste, Verona, Padova, Bari, Perugia, Cosenza, Venezia, Reggio Calabria, Torino, Bologna, Trapani, Genova, Catanzaro, Ferrara, Livorno, Parma, Forlì, Matera, Frosinone, Lecco, Avellino, Lecce, Varese, Alessandria, Reggio Emilia, Mantova, Vicenza, Agrigento, Pisa.

I temi trattati, per farvi solamente un accenno, vanno dall’urgenza di prendere le distanze fisiche ed etiche dalla Mafia, “mi lavo dalla putredine che sento appena ti avvicini”, Patrizia Garofalo, alla constatazione che essa non è/non è più un fenomeno localizzato unicamente al Sud, “È ormai dappertutto il malaffare”, Nadia Cavalera, dalla riprovazione della sua efferatezza, “lo trovarono / il giorno appresso bruciato su un tratturo / con un sasso in bocca”, Narda Fattori, all’incitamento alle coscienze e alle forze sane della società ad opporvisi e sconfiggerla, “il veleno va schiodato dagli infissi, / se vogliamo costruire”, Carla Bariffi, eccetera.
Su tutto nondimeno s’impone, sorretta pure dalla solidarietà, la speranza, ciò che rimane ogniqualvolta il vaso di Pandora si svuota; la speranza che come ogni cosa di questo mondo la Mafia prima o poi avrà fine, dovrà esaurirsi, cesserà.

“Tra la bellezza e l’inferno / ci sono / cento passi. / Un paese vuol dire non essere soli”, Giovanna Turrini.

*

L’IMPOETICO MAFIOSO
105 poeti per la legalità
a cura di Gianmario Lucini
Epos Collana di poesia politica e sociale
Edizioni CFR – Novembre 2010

4 pensieri su ““L’impoetico mafioso”. 105 poeti per la legalità. Recensione di Marco SCALABRINO

  1. GRAZIE a Gianni Nuscis e a LPELS per la pubblicazione e a tutti un cordiale saluto, Marco Scalabrino.

    Mi piace

  2. “La poesia non è certamente l’arma più adatta per vincere le mafie”, ha rinsaldato in lui il disegno dell’odierno progetto, giacché “la poesia, con altre forze sane della società, deve contribuirvi.”
    Sono convinto della giustezza e della forza di queste parole. La cultura di una società non dovrebbe mai smettere di produrre anticorpi ai suoi cancri. Quella italiana, e nel sud in particolare, è divenuta, per ragioni complesse che affondano nella Storia, incapace di continuare a farlo. Ma pubblicazioni, articoli e iniziative come questa danno la forza di non smettere. Scrivere, diffondere, nutrire.
    Grazie a tutti i poeti.

    Mi piace

  3. La poesia, con la sua semplicità e bellezza, può toccare il cuore dell’altro e spingerlo, almeno per un attimo, a riflettere…a pensare al senso della vita e al ruolo che ciascuno di noi interpreta sulla scena tragica di questa società. Credo che il poeta oggi non sia più “vate” nè aspiri ad essere “voce” messianica di salvezza, ma certamente egli vuole andare sempre alla ricerca della verità contro l’appiattimento delle menti.
    E’ bene dunque che vengano iniziative come questa e come quella ,sempre di Gianmario Lucini, di pubblicare ” una serie di scritti nei quali i giovani possano esprimere i loro sentimenti, le loro preoccupazioni, la loro percezione della cultura mafiosa e pertanto uno strumento utile a noi adulti per intervenire in ambito educativo (a partire dalla famiglia e dalla scuola)”. Farò di tutto, nel mio ambito, per diffondere questo progetto. Grazie a G.Lucini e tutti i letterati impegnati nel diffondere la cultura della Giustizia e del Bene.

    Mi piace

  4. ho conosciuto Lucini, che ha presentato a Pisa sia “l’impoetico mafioso” che il suo libro “sapienziali”, e lo ammiro molto per l’interpretazione che egli dà della poesia.Partecipare a questa antologia ha significato per me dare un peso nuovo alle parole, in una società come quella attuale, consumistica ed ipermediatica, in cui sembra che le parole abbiano perso il loro vero significato.
    E poiché poiesis vuol dire “fare”, allora i poeti dobbono “fare cose” con le parole, perchè non c’è nulla di più esaltante per un poeta di quando l’anima si incarna nella parola, in quella parola ed in nessun’altra.
    Nadia Chiaverini

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.