“La spiaggia dei cani romantici”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Marino Magliani

La spiaggia dei cani romantici

Ed. Instar, 2011

Almeja è uno degli uomini-mito della Pampa da cui prende le mosse La spiaggia dei cani romantici (ed. Instar Libri), il miglior romanzo di Marino Magliani. Il titolo è ispirato a una raccolta poetica (Los perros románticos) del geniale scrittore cileno Roberto Bolaño, che fu, come Almeja e gli altri ‘animali notturni’ protagonisti del libro di Magliani, sospeso tra due continenti separati dalla “pozzanghera”, come l’autore ligure chiama l’Oceano Atlantico. I chicos piola, i “ragazzi cool”, in quel curioso gergo italo-spagnolo che è il lunfardo argentino. Gli ‘splendidi’, si direbbe ironicamente dalle nostre parti, che passavano l’estate australe a Lincoln, depressa cittadina pampera all’indomani della guerra delle Malvinas e del Mundial dell’82, in attesa di partire per la Spagna, dove, in Costa Brava, avrebbero passato un’altra estate, quella dell’emisfero Nord, lavorando nelle discoteche e spassandosela con le ragazze. Almeja quella guerra l’aveva fatta, su quello scoglio nell’oceano, e voleva andare in Liguria, non in Costa Brava, per giocare a calcio, magari in una squadra di Serie C. Era un buon difensore, e spiccò il volo con la sua ‘negra’, che in realtà era bionda, ma a Lincoln le donne le chiamavano così, mica per offendere.

Finisce così il primo blocco di questa storia composita, e si passa in Italia, nel Ponente ligure, dove il passaporto di Almeja, nonostante suo nonno fosse di qui, non arriva, il calcio non porta la fortuna sperata e l’amore della ‘negra’ scricchiola.

Ecco allora la Spagna, Lloret de Mar, la sua vida e di nuovo i chicos piola, impegnati nelle vendite di biglietti per i locali notturni e in estenuanti maratone di sesso e droga. Ritornano fuori i personaggi di Lincoln, tra cui quel Gregorio Sanderi, tano, cioè italiano, protagonista dei primi romanzi di Magliani. Dei soldati inglesi in vacanza vengono ammazzati misteriosamente. Poi Almeja scompare, e il filo del discorso si sposta su altri protagonisti e un’altra epoca. Circa trent’anni dopo, una TV olandese cerca in Spagna e in Liguria gli amori estivi di signore invecchiate che vogliono rinverdire il passato. Riemergono ricordi, sprazzi di vite di chicos piola spezzate, emigrate o finite in mare, in un gesto suicida che sa, ancora una volta, di mito. Un po’ come lo Hans Reiter del capolavoro di Bolaño, 2666, che era un ‘bambino-alga’, qui nel mare affonda lo sconforto di un’esistenza randagia. Sanderi invece è affondato tra i rovi dell’entroterra ligure, gravato da un senso di colpa altrettanto ancestrale.

L’Olanda, il paese d’elezione di Magliani, e la sua cittadina, IJmuiden, sono il luogo della risoluzione di un mistero di cui quasi non ci si era resi conto, credendo che nostalgia, rimpianto e oblio avessero inghiottito tutto. La conclusione, allora, ci prende di sorpresa, e rende incredibilmente profonde e tridimensionali quelle figure di gaudenti slabbrati, incastonate in un tempo passato da poco, ma non per questo meno lontano e irraggiungibile. Quelle vicende così materiali e disperate, così, diventano un’allusione diretta al tumulto di interrogativi e di angosce che alberga da sempre nell’animo umano.

Ivi compreso il sorriso schivo di un poeta cileno, ricordato da un chico piola mentre era in un bar, quasi come Hitchcock amava comparire fuggevolmente nei suoi film. Questo libro, infatti, contiene sì l’essenza del suo autore, Marino Magliani, che parte di queste vite ha vissuto, pur restandone ai margini, più osservatore che ‘attore’. Ma ha in sé anche l’anima di un pater putativus, quel Bolaño che Magliani stesso – e anch’io – ha abbracciato per tradurre per Senzapatria Bolaño selvaggio, che tra non molto uscirà in Italia. Un altro esploratore di paesi, emozioni e linguaggi, che ha implicitamente ‘battezzato’ quest’opera dello scrittore ligure, aperta sul mondo intero, con la sua infinita tavolozza di immagini, suoni, felici contaminazioni linguistiche e materia palpitante.

La spiaggia dei cani romantici sarà presentato a Firenze martedì 22 febbraio alle ore 15,30 presso il Gabinetto Vieusseux, Palazzo Strozzi, Sala Ferri (piano terra), nell’ambito di un seminario dal titolo Viaggio ed emigrazione: tra Sudamerica ed Europa, al quale parteciperanno Marino Magliani, il Prof. Luigi Marfé (Università di Torino) e il Prof. Giuseppe Panella (Scuola Normale di Pisa), con me che farò da moderatore. Nel corso dell’incontro si parlerà anche delle opere del geniale scrittore cileno Roberto Bolaño.
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10 pensieri su ““La spiaggia dei cani romantici”

  1. Bravissimo Agnoloni nel restituirci in poche frasi come Marino vede la vita, il suo stupore, la sua ricerca di un senso, il suo rassegnato lasciarsi andare nell’oceano della Storia. Grazie a tutti e due.

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  2. bella recensione per un testo che lessi in parte allo stato selvaggio su file, e che mi colpì particolarmente per la scrittura, per la sua libertà di stile.

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