27. Una pietra sopra

da qui

Cesare sta studiando i documenti rintracciati nella posta elettronica di Teodora e Cavedagna. Difficile resistere alla tentazione di metterci le mani, orientando il racconto nella direzione più plausibile, avvincente, originale. E’ un fanatico dello scenario: il cinquanta per cento di una storia, pensa, è determinato dal fondale; lo spazio della rappresentazione, con la serie di dettagli che contiene, è un generatore formidabile di eventi, di svolte, di sorprese. Basta invertire, per esempio, la direzione di Brice sul viale degli ulivi, indirizzarlo verso l’ombra del bosco, dove tutto sembra perdersi nel nulla, compreso lui, colpito dalla pallottola che Simone Vangelis lascia esplodere, sicuro che in quell’angolo ingoiato dalla notte ci vorranno almeno dodici ore perché qualcuno si accorga del cadavere, e si chieda chi possa avercela con Brice Cento, noto per la pazienza verso colleghi e dipendenti, sull’orlo dell’esaurimento per le falle aperte nell’azienda da gente senza arte né parte, sempre sul punto di cambiare aria, di provare a ritrovarsi in un posto solitario, magari un viale di ulivi diviso fra luce  e oscurità, con mucchi di foglie disposti a intervalli regolari, la recinzione scura che si affaccia in un campo assolato con capannelli di pecore brucanti, gli alberi schierati gli uni avanti agli altri come in una parata militare, la macchia scura di Simone Vangelis che si muove lentamente, prende la mira con la Beretta restituitagli da Brice, punta alla schiena dell’uomo che si allontana lentamente, preme il grilletto, esplode il colpo, al confine tra il chiarore e l’ombra, dove nessuno andrà a cercare un cadavere prima di domani, dove forse non ci sarà un domani, perché se Brice è il protagonista del romanzo a che serve che la giostra continui, che i personaggi si dimenino su una scena perfetta in cui non c’è più anima, se il viale da cui tutto è partito si è trasformato in tomba, se al sogno di una storia finalmente plausibile, avvincente, originale, è stata messa una pietra sopra e l’ultimo respiro di Brice Cento scuote a malapena il filo d’erba sulla soglia del bosco ingoiato dalla notte?

15 pensieri su “27. Una pietra sopra

  1. …se il viale da cui tutto è partito si è trasformato in tomba, se al sogno di una storia finalmente plausibile, avvincente, originale, è stata messa una pietra sopra…
    E uccidere il romanzo? Forse, ma io spero che la pietra rotoli via e una nuova vita, nata su una vecchia storia, torni a vivere di giovane e fresca ispirazione senza per questo mancare in profondità.
    SM

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  2. ma no!!!! quale pietra!!!! Brice, la pistola, il viale, Simone Vangelis, e la luce, e la paura
    tutto questo E’ anima, avvincente, è originale! 🙂
    per non parlare di tutto il resto !

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  3. A che serve?
    Una domanda a cui cerchiamo risposta mentre viviamo il romanzo del nostro esistere, immaginandoci protagonisti almeno della nostra storia, e magari raggiungendo la consapevolezza che la vita, la storia, il mondo continuerebbero e continueranno, indifferenti, quando noi saremo passati.
    A che serve?
    Magari non serve, ma e’ bello esserci 🙂

    Un abbraccio, fabry

    F@r

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  4. L’anima c’è e farà rotolare via la pietra così che la storia possa continuare, magari per altri sentieri :-).
    Barbara

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  5. Cesare stai facendo danni su danni…
    sarebbe meglio che tu ci mettessi “una pietra sopra” a questa storia di sbirciare nella posta altrui !!!
    Perchè se invece la pietra la metti sul sogno, ti ricordo che prima o poi la pietra pesa, ti opprime e non ti fa respirare!

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  6. Cesare sembra incarnare il pessimismo cosmico leopardiano, una natura che deve assolutamente portarlo all’infelicità:

    “O natura, o natura,
    perché non rendi poi
    quel che prometti allor? perché di tanto
    inganni i figli tuoi?”
    A Silvia

    “a che serve che la giostra continui, che i personaggi si dimenino su una scena perfetta in cui non c’è più anima”

    Non credo siano determinanti le sorti di Brice (quello romanzato, si intende!)
    Il vero protagonista è la storia dell’anima in rapporto al mondo che lo circonda; l’anima di chiunque voglia essere protagonista.

    A Silvia

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  7. Qualcuno che come Cesare può mettere mano sulla posta elettronica altrui non mi sorprende: lo hanno fatto in passato nella mia casella di posta Yahoo e, qualche giorno fa, una persona di Ancona è riuscita ad entrare in quella di facebook, ma la denuncia è già fatta e ci penserà la polizia postale…… comunque non sono preoccupata perchè “Chi non deve nulla non teme nulla”

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  8. A proposito di G. Leopardi ho trovato questo pensiero, che è “espressione della necessità di una solidarietà umana di fronte al destino” e mi piaceva condividerla 🙂

    “Viviamo, Porfirio mio, e confortiamoci insieme: non ricusiamo di portare quella parte che il destino ci ha stabilita, dei mali della nostra specie. Sì bene attendiamo a tenerci compagnia l’un l’altro; e andiamoci incoraggiando, e dando mano e soccorso scambievolmente; per compiere nel miglior modo questa fatica della vita. La quale senza alcun fallo sarà breve. E quando la morte verrà, allora non ci dorremo: e anche in quell’ultimo tempo gli amici e i compagni ci conforteranno: e ci rallegrerà il pensiero che, poi che saremo spenti, essi molte volte ci ricorderanno, e ci ameranno ancora.”
    – Dialogo di Plotino e di Porfirio – 1827

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  9. il cinquanta per cento di una storia, pensa, è determinato dal fondale

    Come per la vita di un essere umano, il 50% dipende dal suo DNA (esempio, predisposizione genetica a malattie…) ma l’altro 50% all’ambiente in cui vive.
    Se tendenzialmente si e’ una persona aggressiva, frequentando cattive compagnie si favorisce il diventare delinquenti.
    Se si e’ inclini alle nevrosi, un ambiente ricco di sollecitazioni negative ne favorisce l’insorgere.
    Insomma, sono veritieri i detti popolari: Chi va con lo zoppo, impara a zoppicare. Aiutati che Dio ti aiuta….
    Cesare, Brice e gli altri personaggi (molteplici facce dello stesso autore) farebbero bene a tagliare corto con le brutte abitudini o le cattive compagnie prima che sia troppo tardi per se stessi e per le persone implicate con loro.

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  10. Fabry,
    pendiamo tutte dalla tua penna stilografica! E come si legge nel post: “Basta invertire, per esempio, la direzione…” insomma fare una conversione e…raddrizzare la situazione affinché non sia l’ultimo giro di giostra per Brice.

    @Rashide
    L’ho sempre detto che Facebook nuoce gravemente alla salute e va preso nelle giuste dosi :-))))

    Baci,
    Titti

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  11. Titti,
    facebook mi fà l’effetto contrario: ho trovato tante persone che mi sono state tanto care dalla mia infanzia fino all’ università; chi invece può nuocere alla mia salute è proprio chi non ho nella mia lista di amici. Baci.
    Rashide.

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