28. Dimenticare

da qui

Da quando Alberto ha cominciato a scrivere, si presenta un problema insormontabile: produce racconti su racconti senza riuscire più a distinguere tra realtà e finzione. Rileggendoli, si chiede se abbia vissuto in prima persona quelle scene, se, per esempio, la ragazza dai capelli rossi abbia suonato veramente alla sua porta, a mezzanotte, sfidando il sonno e la buona educazione, o sia un parto malriuscito della sua fantasia di professore, assediato da studentesse in estasi e fidanzati innervositi dal suo successo sorprendente. Possibile che il viso magnetico della fanciulla con la faccia da Jessica Hamby, il profumo inconfondibile – non capirà mai quale: Roberto Cavalli, Christian Dior, Dolce & Gabbana? -, l’abito giallo e bianco che lo sfiora solleticandolo in punti insospettati, la voce calda che sembra avvolgerlo come una trapunta di lana in una notte gelida, possibile sia capace di descriverli nei minimi dettagli senza averli mai sentiti in contatto con le labbra, il ventre, come se proprio in questo istante la mano di lei s’infilasse tra il collo e la camicia, e cominciasse a percorrere la schiena procurandogli un brivido lungo e sconosciuto, possibile che il respiro spezzato che ora avverte nei polmoni, il battito cardiaco accelerato, la paura di cedere all’istinto, il desiderio di archiviare il ruolo, la cattedra, la reputazione, possibile sia tutto un’invenzione e non il vortice che lo trascina adesso, senza che possa opporre resistenza, nella stanza preparata da tempo per l’evento che avrebbe dovuto realizzarsi, come un destino inevitabile disceso dal soffitto in legno, atterrato sul pavimento in pietra bianca, steso fra le lenzuola del letto in ferro appoggiato al muro di pietra costruito nella roccia? Dalla finestra si può vedere il mare, udire lo sciacquio delle onde che ora sono dentro il movimento, affannoso e regolare nello stesso tempo, della ragazza dai capelli rossi con la faccia da Jessica Hamby che lo abbraccia senza più distinguere tra favola e realtà, ma che importa se lui ha dimenticato il ruolo, la cattedra, il mondo, se tutto è un sogno che svanisce a poco a poco, come una musica di cui si avverte un’eco indefinita, in lontananza?

19 pensieri su “28. Dimenticare

  1. Un abbraccio che non lo fa distinguere fra Favola e realtà; ma che importa! In un posto così bello sul mare puoi anche dimenticare il mondo e lasciarti andare; qualche volta è più reale e bello il sogno della realtà.
    Un abbraccio

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  2. Lasciati andare Alberto, anche sognando si possono provare emozioni forti che sembrano sopite, ma lo sono realmente? E se anche fossero dimenticate perchè non risvegliarle? Perchè dimenticare? E nel dubbio che sia sogno o realtà libera le ali e vola, vola!

    Ti dono questa prof:-)
    “Se tu mi dimentichi”

    Voglio che tu sappia
    una cosa.

    Tu sai com’è questa cosa:
    se guardo
    la luna di cristallo, il ramo rosso
    del lento autunno alla mia finestra,
    se tocco
    vicino al fuoco
    l’impalpabile cenere
    o il rugoso corpo della legna,
    tutto mi conduce a te,
    come se ciò che esiste,
    aromi, luce, metalli,
    fossero piccole navi che vanno
    verso le tue isole che m’attendono.

    Orbene,
    se a poco a poco cessi di amarmi
    cesserò d’amarti a poco a poco.
    Se d’improvviso
    mi dimentichi,
    non cercarmi,
    ché già ti avrò dimenticata.

    Se consideri lungo e pazzo
    il vento di bandiere
    che passa per la mia vita
    e ti decidi
    a lasciarmi alla riva
    del cuore in cui ho le radici,
    pensa
    che in quel giorno,
    in quell’ora,
    leverò in alto le braccia
    e le mie radici usciranno
    a cercare altra terra.

    Ma
    se ogni giorno,
    ogni ora
    senti che a me sei destinata
    con dolcezza implacabile.
    Se ogni giorno sale
    alle tue labbra un fiore a cercarmi,
    ahi, amor mio, ahi mia,
    in me tutto quel fuoco si ripete,
    in me nulla si spegne né si dimentica,
    il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
    e finché tu vivrai starà tra le tue braccia
    senza uscire dalle mie.

    P. Neruda

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  3. Trascorriamo l’intera esistenza a cercare il nostro ruolo nel mondo, a definirci nel personaggio che crediamo essere confacente alle nostre più intime inclinazioni…poi scopriamo che l’unica cosa perfettamente “indossabile” è la felicità!

    Si, si può dimenticare il ruolo, solo per un attimo, si può; a volte diventa un dovere verso se stessi, serve a ritrovare la consapevolezza di sè, serve a non morire; l’importante è che sia l’espressione di una esigenza profonda e inevitabile, non un vizio! Non si può negare a se stessi di essere uomini, corpo e anima, sogno e realtà.

    Cenerentola docet: “I sogni son desideri di felicità”(Si vede che ho passato 10 anni della mia vita a guardare film di Walt Disney?)

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  4. Mi pare evidente che “la letteratura fa miracoli” perchè ci fa dimenticare il ruolo, la cattedra, il mondo, trascinandoci nel sogno “senza più distinguere tra favola e realtà”:-)))

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  5. Dimenticare se stessi… Abdicare al ruolo per poi risvegliarsi alla propria coscienza e non poter dimenticare cio’ che e’ stato e non doveva, non poteva essere…

    Mah! Meglio che sia un sogno, prof!

    Ciao!

    Claudia

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  6. Dimenticare. Alberto lo vuole veramente? Sembra indulgere nel ricordo di qualcosa del passato (magari una sua storia da studente piu’ che con una sua studentessa attuale).
    Chissà se le caratteristiche della Jessica Hamby televisiva siano le sue da ragazzo, altrimenti perche’ l’avrebbe scelta: 17 anni, cresciuto secondo una ferrea educazione cristiana, in un ambiente familiare estremamente rigido. La sua vita era scandita tra scuola, i compiti, la chiesa e lezioni di clarinetto, controllata dai genitori che gli impedivano di uscire con gli amici, avere fidanzate e guardare la televisione.

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  7. @ ANONIMO
    In ogni caso il tuffo nel ricordo fa, anche se per un attimo, dimenticare il presente; i due momenti sono però strettamente legati…il nostro presente è il risultato di ciò che eravamo.

    Ricordo
    Non lascio che neanche un singolo fantasma del ricordo
    svanisca con le nuvole,
    ed è la mia perenne consapevolezza del passato
    che causa a volte il mio dolore.
    ma se dovessi scegliere tra gioia e dolore,
    non scambierei i dolori del mio cuore
    con le gioie del mondo intero.
    Kahlil Gibran

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  8. Si’, Jessica diventa vampira proprio come sfogo ad una lunga oppressione…ma, se e’ sbagliato il regime di soffocamento, e’ altrettanto errata la ribellione per sfogo e pura ripicca 😉 Tutto va fatto dopo un bel respiro profondo ed autentica meditazione e discernimento. Quante volte avremmo voluto dare un calcio a tutto e a tutti nella nostra vita, ma in fondo sappiamo che il nostro posto e’ proprio la’ dove siamo…

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  9. Sogno o realta’ che sia, se a mezzanotte la ragazza dai capelli rossi suona al campanello di Alberto con indosso cinque gocce di profumo Dolce & Gabbana e Alberto le apre la porta con indosso il suo Trussardi…”so’ sfracelli” – tra i profumi, ovviamente! :-)))
    Un abbraccio con trasporto…si’ ma da una residenza all’altra 😉
    Titti

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  10. @Anonimo
    Siamo tutti un po’ Medardo diviso in due: da una parte a volte vorremmo “dare un calcio a tutto e a tutti nella nostra vita”, dall’altra “sappiamo che il nostro posto e’ proprio la’ dove siamo”.
    Il vero discernimento è procedere senza deviazioni sulla strada alberata quando incontriamo Viola…

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  11. “I lettori sono i miei vampiri.
    Sento una folla di lettori che sporgono lo sguardo sopra le mie spalle e s’appropriano delle parole man mano che si depositano sul foglio…. sento che ciò che scrivo non mi appartiene più.”

    Questo pensiero, appena letto in “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, mi ha fatto pensare alla vampira Jessica Hamby, che più tardi si approprierà appunto del manoscritto…

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