30. Veramente

da qui

Gli sguardi di Viola e Medardo s’incontrano nel viale degli olmi e riflettono il verde e il giallo delle piante, gli sprazzi d’azzurro che si affacciano tra ramo e ramo a rivendicare i diritti del cielo sulla terra, la morale secolare, segno di progresso, ma ora così fragile da ridursi a foglia rinsecchita che precipita al suolo volteggiando, andando a intrecciare un tappeto morbido e umidiccio sul quale i passi producono un rumore imbarazzante. La strada alberata è il simbolo di un procedere senza deviazioni, incurante del prato che si offre coi fili d’erba rasa, i cespugli esplosi all’improvviso tra olmo e olmo, simili a richiami per chi desidera celarsi alla vista della gente, l’ombra che accoglie gli impulsi inconfessabili, l’istinto che li spinge a seguire la scintilla scoccata da uno sguardo che non riesce più a distogliersi. Viola e Medardo non ricordano romanzi che parlino di posti come questo, e se anche fosse, non sarebbe proprio qui, sfuggirebbe alla morsa del già scritto, del già catalogato, la trappola in agguato ogni volta che l’autore replica un copione conosciuto, avverte di non essere più libero, e le frasi, le immagini, le scene, si dirigono dritte verso una prigione, rassegnate a non scartare, a non uscire dalla linea predisposta, come loro, adesso, con le mani che inseguono l’ignoto, la carezza che indugia sulla guancia, le braccia strette ai fianchi, il movimento lento che accompagna fuori del sentiero, l’accovacciarsi che in realtà è un precipitare verso il basso, il manto erboso che si muta in talamo, il cespuglio che si offre come alcova, lo sprazzo azzurro che svanisce del tutto all’orizzonte, fatto di terra, foglie, rantoli e sospiri, ora che l’uomo e la donna sfuggono alla memoria dei racconti, eludono l’elenco delle trame in cui sembra inchiodato ogni destino tranne il loro, travolto dalla gioia del mai accaduto, dall’euforia del nuovo, dalla passione di ciò che non è stato mai tradotto nella fila di frasi, di virgole, di spazi, dall’assedio del passato che insidia ogni anelito umano a una vita vissuta veramente.

15 pensieri su “30. Veramente

  1. Dall’Eden in poi ogni coppia ha immaginato d’essere l’unica, o meglio unica, dall’Eden in poi ogni coppia prima o poi è scoppiata tanto che c’è da chiedersi come sia possibile che qualcuno possa ancora crederci veramente :-))

    Eppure la poesia invera la più grande illusione: l’attimo d’eterno amore

    “Vivamus mea Lesbia, atque amemus,

    Rumoresque senum severiorum

    Omnes unius aestimemus assis.

    Soles occidere et redire possunt;

    Nobis cum semel occidit brevis lux,

    Nox est perpetua una dormienda.

    Da mi basia mille, deinde centum,

    Dein mille altera, dein seconda centum,

    Deinde usque altera mille, deinde centum.

    Dein, cum milia multa fecerimus,

    Conturbabimus illa, ne sciamus,

    Aut ne quis malus invidere possit,

    Cum tantum sciat esse basiorum.”

    ciao!

    Claudia

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  2. Ci sono momenti che non si riesce mai a descrivere per renderli reali, emozioni che sono inenarrabili non rimane che provarle e in silenzio serbarle nel cuore.
    SM

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  3. “la scintilla scoccata da uno sguardo che non riesce più a distogliersi”
    Gli sguardi di Viola e Medardo che s’incontrano trasmettono una grande tenerezza, una grande dolcezza e complicità propria di chi si ama veramente “occhi negli occhi”: kenegdò :-))
    E poi gli occhi parlano e dicono, nel silenzio, molte più cose di mille parole!

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  4. “gli sprazzi d’azzurro che si affacciano tra ramo e ramo a rivendicare i diritti del cielo sulla terra, la morale secolare”

    Morale di stella

    Predestinata a un’orbita di stella,
    cosa t’importa, stella, tutto il buio?

    Vola beata in mezzo a questo tempo!
    La sua miseria ti sia estranea, ignota!

    Del mondo più remoto è la tua luce:
    pietà dev’essere per te peccato!

    Solo Una legge hai: essere pura!

    Friedrich Nietzsche

    Si, la purezza…

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  5. Romeo e Giulietta

    “È la mia donna; oh, è il mio amore!
    se soltanto sapesse di esserlo.
    Parla, pure non dice nulla. Come accade?
    Parlano i suoi occhi; le risponderò.
    No, sono troppo audace; non parla a me;
    ma due stelle tra le più lucenti del cielo,
    dovendo assentarsi, implorano i suoi occhi
    di scintillare nelle loro sfere fino a che non ritornino.
    E se davvero i suoi occhi fossero in cielo, e le stelle nel suo viso?
    Lo splendore del suo volto svilirebbe allora le stelle
    come fa di una torcia la luce del giorno; i suoi occhi in cielo
    fluirebbero per l’aereo spazio così luminosi
    che gli uccelli canterebbero, credendo finita la notte.”

    – William Shakespeare

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  6. Medardo & Viola hanno bisogno di scoprire il mistero che si sprigiona tra ragione e cuore, vivere questo incontro appassionato in forma spontanea nella liberta, per reinventarsi una via di fuga aprendo le porte dei desideri inconfessabili.

    Amada

    El duro son de hierro tornaré melodía
    para cantar tus ojos! -violetas luminosas-
    la noche de tu negra cabellera y el día
    de tú sonrisa, pura más que las puras rosas.

    Tú vienes con el alba y con la primavera
    espiritual, con toda la belleza que existe,
    con el olor de lirio azul de la pradera
    y con la alondra alegre y con la estrella triste.

    La historia de mi alma es la del peregrino
    que extraviado una noche en un largo camino
    pidió al cielo una luz… y apareció la luna;
    pues, estaba de un viejo dolor convaleciente,
    y llegaste lo mismo que una aurora naciente,
    en el momento amargo y en la hora oportuna.
    Del “Libro del amor” 1915 – 1917
    Medardo Angel Silva.

    Un abbraccio.

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  7. “ogni volta che l’autore replica un copione conosciuto, avverte di non essere più libero”

    Fino a ieri si poteva ritenere che Viola e Medardo interpretassero una libertà al di fuori degli ambiti e delle verità conosciute; ma oggi che l’autore ha “veramente” reso l’attimo, oltre che averlo mirabilmente descritto?
    Forse il problema non si pone…oggi stesso o domani si cambia personaggio e situazione, lasciando fluttuare gli interrogativi che ognuno potrà risolvere, come sempre, solamente con il proprio cuore!

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  8. Mi scuso per la prova, ma oggi ho tentato inutilmente di postare alcuni commenti.
    *
    La splendida musica di Tchaikovsky esprime perfettamente l’unicità di “quel” momento.
    Non ci sono domande, non sensi di colpa.
    G.

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  9. Pasolini diceva: «Alcune cose si vivono soltanto, o se si dicono, si dicono in poesia», come questa bella pagina piena di poesia dimostra.
    Barbara

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