TERRONI, di Pino Aprile (e l’Unità d’Italia secondo me)

Voglio dire anche io la mia sui festeggiamenti per l’unità d’Italia. Ricorrono i 150 anni dell’unificazione, non si parla d’altro, se si escludono brutti fatti di cronaca e i raccapriccianti e nauseanti particolari dei vizi privati (si fa per dire) di certi uomini pubblici. Quando alla fine si riesce a parlare dell’importante anniversario mi scopro a cercare, nei miserevoli comportamenti di una classe politica per lo più inetta ed egocentrica, qualcosa che somigli a delle motivazioni vere, a dei sentimenti sinceramente unitari e non frammentaristi. Ma vedo che in generale non esistono, o sono palesemente forzati. Come se l’unità nazionale fosse tutto meno che vera.
Un libro letto tempo fa mi ha fornito delle ipotesi sul perchè in fondo davvero uniti non lo siamo mai stati.

Ho letto Terroni (sottotitolo: “Tutto quello che è stato fatto perchè gli italiani del Sud diventassero meridionali”), di Pino Aprile, giornalista che conoscevo già di fama in quanto in passato scriveva per un noto settimanale per famiglie. Il libro, alla quindicesima ristampa, per copertina ha la significativa immagine di un’Italia meridionale rovesciata, con la Sicilia quasi per cappello. A me ha fatto un po’ impressione a vederla così. Però se ci penso mi pare che il disegno simbolico sia più reale della realtà geografica.

Piccola premessa, forse inutile. Sono terrona, credo che ormai si sappia. Sono nata al Sud, dove ho abitato per 22 anni prima di emigrare al Nord per studiare, lavorare e incominciare una nuova vita, probabilmente definitiva e stanziale.
Nel mio DNA comunque convive una commistione di sangue nordico e sangue meridionale, in uguale percentuale: 50% ciascuno. E proprio la “transumanza” in un luogo di pascolo diverso da quello natio mi ha messo in chiara evidenza un punto cruciale che fino ad allora avevo solo annusato, mai toccato: le differenze a volte abissali fra le popolazioni italiane, per così dire.
Cosa peraltro che ho sempre sostenuto essere un valore aggiunto, anche quando non capivo bene perchè ovunque andassi era considerato invece un problema: mi si considerava infatti appartenente a quel luogo solo per metà, per l’altra metà ero una straniera.

Nel primo periodo dopo la mia “emigrazione” ho affrontato più volte soprattutto il forte pregiudizio del Nord, ci ho proprio sbattuto il naso violentemente e in prima persona. Attualmente, in base alla mia esperienza, è un pregiudizio che si è un po’ smorzato; con l’avvento dei migranti stranieri (a volte veri profughi, anche se si tende a dimenticarlo) i bersagli della diffidenza e della paura della diversità sono cambiati: hanno la pelle di un altro colore. Hanno un sapore medio-orientale, oppure conservano il vento del deserto cucito nei poveri stracci.
Tuttavia non è che per questo i giudizi e i pregiudizi nei confronti del Sud d’Italia siano stati abbandonati del tutto, tanto è vero che si fanno film (comici, ma veritieri) e si scrivono ancora saggi sulla cosiddetta questione meridionale. Mentre ci si appresta a festeggiare l’unità di un Paese che unito non lo è stato mai.

Mi sono sempre chiesta perchè ci fosse questa pesante considerazione del meridione e dei meridionali: tutti cattivi, sporchi, portano via il lavoro ai locali, sono maleducati, cafoni, rumorosi… ho sentito dal vivo questi aggettivi, mi hanno ferito non poco, negli anni passati. Perchè questo disprezzo?
La risposta mi era sotto gli occhi, e non potevo sempre negarla: quello che si diceva era la verità, o una parte della verità, anche se hai voglia a dire che non si può generalizzare, e che io soprattutto non mi ci riconoscevo in quei ritratti (colpa della mia metà nordica??)! E allora la domanda seguente era inevitabile: perchè molti dei meridionali erano davvero come li si dipingeva?
A questo era già più difficile rispondere.
Lo ha fatto per me, o ci ha provato, Pino Aprile, con il suo libro.
È stato un sollievo scoprire che non sono stata la sola a farsi tante domande. Lui, che le aveva uguali, ha cercato le risposte e ha enunciato le sue conclusioni con questo testo, un po’ saggio, un po’ storia, tanta partecipazione appassionata e ben documentata. Un libro molto attuale, di questi tempi… “unitari”, dove l’unità non sembra essere particolarmente sentita.

Aprile parte da lontano ma in fondo resta, appunto, nel pieno dell’attualità. Parte infatti dall’unificazione d’Italia.
Nel 1861, sostiene l’autore, a muoversi per unificare il Paese, allora soprattutto diviso in un regno del Nord, sotto i Savoia, e un regno del Sud, sotto i Borbone, non furono solo i grandi ideali di politici e pensatori che aspiravano a un’unica, grande patria. Ma furono determinanti anche i motivi economici. Il Nord era indebitato, i Savoia erano stati poco oculati nell’amministrazione e spendaccioni e le loro casse piangevano. Mentre al Sud, sorpresa!, Ferdinando di Borbone aveva impostato il suo regno con un modello socio economico efficace e produttivo, a cui tutti avrebbero dovuto ispirarsi.
Ma come?! Possibile? Perfino chi come me ha vissuto al Sud ha sempre sentito dire che il regno dei Borbone non era il massimo dell’efficienza o della presenza. A conferma ho addirittura memoria di allegri stornelli dialettali che cantavo quando ero piccola:

Inne rre Ferdinandu all’arcu te Pratu
lu sindacu tisse presciatu:
“Maestà, quistu è l’arcu”
e iddhu te bottu respuse “che me ne fotto!”

Traduz.: Venne re Ferdinando all’Arco di Prato (grazioso arco nel centro storico di Lecce, uno dei simboli del cuore della città),
il sindaco disse contento
“Maestà questo è l’Arco”
e lui di botto rispose “Che me ne fotto”

Bonariamente, e in musica, si prende in giro il Re in visita a Lecce, che sembrava non scomporsi per le bellezze della città, alcune delle quali a lui dedicate e che esistono ancora, come per esempio l’obelisco di Porta Napoli. Insomma, non era il massimo della disponibilità o della cordialità… ma lui era il Re!
Leggendo il libro di Aprile tuttavia su quel Re si scopre l’impensabile: c’erano state da parte sua concessioni sociali, tasse eque che tutti potevano pagare, lavoro e scuole per tutti. Il bilancio era attivo e la gente era contenta. La pacifica gente del Regno delle due Sicilie stava bene com’era; se glielo avessero chiesto, di cambiare, non se lo sarebbero mai sognato.
Ma qualcun altro aveva deciso: come sempre quando si parla di popoli interi, le decisioni vengono prese da pochi. L’Italia si aveva da fare.

“Io non sapevo che i piemontesi fecero al sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni. […]. Non volevo credere che i primi campi di concentramento in Europa li istituirono gli italiani del nord, per tormentare e farvi morire gli italiani del sud, a migliaia, forse a decine di migliaia (non si sa, perché li squagliavano nella calce), come nell’unione sovietica di Stalin. […] E mai avrei immaginato che i Mille fossero quasi tutti avanzi di galera”.

Esordisce così Aprile, nell’incredibile introduzione. Un elenco di non sapevo, non immaginavo, credevo, che sono e saranno comuni a tutti coloro che hanno letto e leggeranno questo testo, perché tutti abbiamo imparato la storia in un certo modo a scuola. Ed è scioccante constatare che nel corso dei secoli ci sono state cose taciute, nascoste o peggio ancora negate. E non cose da poco: si parla di crudeltà gratuite, violenze, stupri, saccheggi, stragi che sfiorano il genocidio, sfruttamenti che hanno accompagnato l’unificazione d’Italia; barbarie, i cui particolari documentati sono riportati nel libro, commesse dai fratelli del Nord nei confronti dei fratelli del Sud.
Fratelli per modo di dire, a questo punto. Quella che si è svolta a quel tempo è stata né più né meno che una guerra d’annessione. E come tutte le guerre è costata sangue, razzie, furti, distruzione gratuita.
E sfruttamento.

Il Sud, annesso con la forza, depredato di ogni cosa, era considerato una colonia da sfruttare. Le ricchezze in oro e opere d’arte, che non mancavano, sono servite a pagare i debiti del Nord, ad avviare riforme, creare infrastrutture, fare bonifiche e rilanciare l’economia. Al Nord, tutto al Nord. Al Sud niente, non serviva, quanto già c’era di buono, come un fiorente commercio navale con tutta Europa, come centri siderurgici di eccellenza, come una fiorente attività agricola commercializzata verso l’Europa, tutto è stato ignorato e distrutto. I meridionali, dice Aprile, erano già “rozzi, brutti e cattivi”, e tali si voleva lasciarli. Magari anche fare di peggio.
L’opera di Garibaldi, dice sempre l’autore, fra le altre cose “[…] demolisce un’economia promettente e ne mina la rinascita, con meccanismi di preclusione che funzionano ancora dopo centocinquant’anni: distrugge l’attitudine a considerarsi parte dello stato (non ci si può fidare: il vecchio non ha saputo difenderci; il nuovo ci discrimina); genera e alimenta, nei meridionali,una condizione di accettata minorità, rispetto al Nord; incrementa nei settentrionali, sino al razzismo, l’idea che il loro vantaggio si spieghi con l’insufficienza dei terroni.”
Una specie di lavaggio del cervello perpetuata nel tempo.

Nessuna politica di incentivazione economica fu fatta al Sud per decenni, ma furono istituite tasse più alte che altrove. Il Sud non conosceva l’emigrazione, prima dell’unità, mentre al Nord si viveva di stenti e i poveri facevano la fame e cercavano fortuna all’estero. Ma dopo molti anni di sfruttamento, anche i meridionali dovettero cominciare ad emigrare. E non hanno più smesso… sono andati a cercare quel lavoro, quella casa, quella vita dignitosa che hanno forzatamente contribuito a creare, in Italia sì, ma lontano dalla propria terra.

Ma se ancora tutto questo non aiuta a capire perchè i meridionali sono considerati così male dai settentrionali, non posso che rimandare al capitolo del libro intitolato “Educazione alla minorità”. In qualche modo una seconda illuminazione, per me. Non vorrei togliere tutto il piacere della scoperta, a chi vorrà scoprire il perchè di questa minorità meridionale e la teoria dell’”impotenza appresa”… ma sì, questa la riporto: “Cos’è l’impotenza appresa? L’esperienza dei perdenti. Quando sei in una situazione di difficoltà e cerchi in tutti i modi di uscirne e ogni tentativo si rivela inutile, accetti la condizione, il ruolo di sconfitto, perchè ti convinci che non esiste un sistema che ti consenta di prevalere. Apprendi di essere impotente a mutare le circostanze per te negative. […]”.

Le teorie esposte da Aprile, da lui discusse con studiosi di alto livello e che comprendono anche inevitabili riferimenti ad argomenti dolorosi come la Cassa per il mezzogiorno o l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, e che io mi sono limitata qui a tentare di riassumere, perdendo senz’altro il meglio dei concetti, mi sono apparse molto convincenti. Lo ripeto: io sono per metà sangue del Nord e per metà sangue del Sud, metà della mia vita l’ho vissuta al sud e metà al nord. So bene di cosa si parla, sono sensazioni vissute sulla pelle, e per la prima volta le ho viste spiegate da chi ha vissuto la mia stessa esperienza.

E cosa c’entra tutto questo con l’Unità d’Italia?
Centra, perchè si sta per festeggiare un evento che è costato, appena ieri l’altro in fondo, migliaia di morti; che anche se era stato voluto da pochi e anche se la motivazione principale era lo sfruttamento economico e l’annullamento di un popolo pacifico, l’ideale originario che ne fu motore, quello dell’affratellamento, di un’unica bandiera, di un unico stato, di un’unica lingua, è oggi ancora valido. Soprattutto per il rispetto di quei morti.
Centra perchè dopo tanta fatica nell’unificare oggi si parla di separare. C’è chi non si sente “italiano”, ma legato ad un’altra nazione per storia e vicinanza. C’è chi vorrebbe che l’Italia si fermasse più o meno al centro, dimenticando e lasciando affondare quello che c’è sotto. C’è chi vorrebbe usare il sistema dei due pesi e delle due misure, ignorando, più o meno volutamente, che se oggi c’è più benessere economico al nord, è perchè un secolo e mezzo fa, quando la situazione era rovesciata, sono state le risorse del Sud a spingere il motore settentrionale, senza avere niente di niente, in cambio.

Ma tutto questo è stato il passato, un passato che è diventato comune a prezzo di sangue. Io, da meridionale trapiantata al nord, che si sente italiana “multietnica” vorrei invitare tutti a festeggiare l’unità nazionale. Perchè ci è costata cara. Perchè se qualcuno l’ha voluta, ora ce l’abbiamo. Perchè è assurdo fare nuove lotte di separazione. Perchè le differenze fra meridionali e settentrionali ci sono, ma sono spiegabili e soprattutto superabili. Perchè, di fronte alla Storia, siamo nati tutti insieme, e siamo davvero tutti figli di una stessa madre, che se pure a volte è matrigna, crediamoci: più bella, più colta, più libera, al mondo, non c’è.

48 pensieri su “TERRONI, di Pino Aprile (e l’Unità d’Italia secondo me)

  1. Potrei essere d’accordo, ma non bisogna aver paura di raccontare una storia che fino ad ora non si conosceva, parlarne significa restituire al Sud una sua dignità, smetterla di sentirsi sempre ultimi. Riporto di seguito una lettera scritta di getto ad un amico tedesco in una conversazione-riflessione sul Sud. Spero vi piacerà!

    Voi tedeschi, visto che ci tieni ad essere tedesco, avete un grande senso dello Stato, la vostra Heimat è prima di tutto la vostra Heim. Infatti, vedi come la definisci? Uno Stato indipendente. Casa e Patria sono tutt’uno. Noi siamo terra di briganti con la lupara. Pronti a fuggire e a nasconderci nei boschi, a difenderci da aggressioni che vengono dal mare e non solo, arrivano da ogni dove. Anche lo Stato ci è nemico. Per quei simpaticoni dei Savoia e per quel bombolone di Cavour, sì quel serioso ometto dagli occhietti vispi, siamo stati terra di conquista. Con i soldi del Sud, e per l’appunto del povero Franceschiello, hanno risanato le casse dissestate del loro Stato indebitato con gli inglesi, certo, del loro Stato, non avendo voluto mutare neanche un misero numero ordinale da II a I. Non li avevo mai  visti in faccia,quando ero bambina, e non so come suor Maria Carla 
    abbia potuto raccontarci tante fregnacce (scusa l’espressione ) e come mio nonno sia potuto ritornare dall’America e rischiare di farsi ammazzare con un bella pallottola in fronte. Se lo vuoi sapere, eravamo una terra fiorente. Il baco da seta era il fiore all’occhiello di questa città che certo di artistico non ha più niente e che è solo brutta, brutta.
    La produzione serica era un’attività artigianale molto importante nell’economia della regione. Carlo V ci voleva più bene dei Savoia. E sai quando è entrato tutto in crisi? Con lo Stato unitario. Hanno o avete? Dimenticavo, per quanto ti riguarda, metà e metà. Ti salvi per il rotto della cuffia perché metà dei tuoi avi erano in Germania, ma dimentico, anche Federico II degli Hohenstaufen ci ha voluto un gran bene. Be’, allora puoi essere perdonato del tutto .
    Ci hanno vessato di tasse e hanno distrutto l’economia e poi è subentrata anche la disgrazia perché i poveri bachi, nonostante posassero sulle morbide foglie di gelso, si sono ammalati e nessuno ha mosso un dito per salvarli e insieme ai bachi siamo sprofondati anche noi nella miseria più nera. Niente più sete, niente più broccati, niente più velluti. Qualche misero brandello è rimasto e lo espongono oggi, ad eterno ricordo di ciò che eravamo, nel Museo Diocesano della città. E questa è solo la storia più recente. Non eravamo, forse l’antica terra che si chiamava Italia? Si sono anche impossessati del nome e ci hanno buttato via come un giocattolo rotto. Hanno distrutto i nostri boschi e dei loro bellissimi alberi hanno fatto navi da guerra per sete di gloria e di potenza. I leghisti parlano di Roma Ladrona (dicono così?) e noi cosa dovremmo dire? Per non parlare di tutto quello che è successo nella prima metà del ‘900. Cercavamo anche noi di crescere come gli altri, chiedevamo solo di lavorare onestamente. Pensa, Catanzaro Lido aveva delle industrie, sì delle industrie se pur di confetti e biscotti e già una anche di pipe. E poi una importantissima, quella per la produzione del tannino che non ho mai ben capito a cosa servisse. Certo per le pelli, dopo i broccati sarebbe iniziato il  Farwest dovevamo anche in qualche modo attrezzarci…Per Gissing eravamo il Giardino delle Esperidi, ormai siamo solo una cloaca…..Tutti i rifiuti del Nord, casse piene di materiale radioattivo vengono a buttarlo qui, nel nostro mare bellissimo su cui ogni tanto, per farci tacere, piantano una bandierina azzurra, e noi tronfi e inorgogliti pensiamo di abitare nel posto più bello del mondo….Sai qual è l’unico mezzo di trasporto che funziona bene tra Catanzaro Lido e Catanzaro? IL trenino della Calabro-Lucana e sai di che periodo è? Dei primi del ‘900. Meglio di tutte le strade, ponti, viadotti e tangenziali che sembrano librarsi nell’aria e poi quando arrivi a Catanzaro vorresti avere una bacchetta magica per comprimere la macchina e metterla in borsa. E poi l’ultima: negli anni’50-’60 vi abbiamo mandato quante braccia per costruire la vostra ricchezza e i nostri paesi si sono spopolati, un ammasso di case abbandonate con qualche vecchietto seduto davanti alla porta e nel migliore dei casi qualche bambino che si rotola nella terra inseguendo galline o cercando di colpire con la fionda le lucertole che fino a quel momento indisturbate si godevano il sole. Qualcuno deve essere povero perché gli altri possano essere ricchi…è sempre stato così. Non sei d’accordo? Sai quanti abitanti abbiamo? Circa 2.000.000. Una strada di Milano e guarda un po’ ci hanno dato un parlamentino regionale con tanti deputati, forse, quanti ne ha la Lombardia e prendono un compenso, fatta eccezione, naturalmente, per le spese di rappresentanza, uguale a quello di Angela Merkel. Come mai secondo te? Non converrà a qualcuno? Visto che siamo facilmente gestibili e alle elezioni possiamo essere l’ago della bilancia?
    Ho sentito che Reggio è diventata “Città Metropolitana”, ma che vorrà dire? Devo informarmi.
    Questo è quanto. 
    Non pensi che avrei anch’io una ragione in più per essere una leghista del Sud? Andarsene quando si è ricchi è facile, ma quando si è poveri? Se solo la ndrangheta decidesse, come per magia, di comportarsi onestamente e di interagire in modo sano nel territorio, dopo aver chiesto perdono, naturalmente, con i soldi che ha diventeremmo più ricchi di tutto il Nord-Est e ce ne infischieremmo di tutti i finanziamenti 😉 . Anzi, potrebbe prendere i soldi ed usarli per il bene della comunità senza la mediazione della politica. Fantastico! Giusto, buona idea, proprio come nel Grande Dittatore di Chaplin. O, a proposito di Faust: non è Mefisto ad aiutare l’imperatore a sanare le casse dello Stato? Utopia? Chissà! Quando le cose sono al limite, quando la corda è stata tirata troppo è bene spezzarla? O cercare una qualche forma di riconversione?

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  2. Maurizia, la tua lettera è condivisibile, dal mio punto di vista, essendo anche io per metà terrona. Si ripete e si ribadisce quanto afferma Aprile nel suo libro, e credo che almeno su questo non ci sia molto da discutere. Una volta presa questa coscienza, tuttavia, io credo che sia da puntare non al passato, che tuttavia è necessario conoscere, per quanto possibile, ascoltando tutte le voci che ci sono giunte da così lontano, ma al presente, per poter ricostruire il futuro. Senza unità, senza integrazione interna, il nostro futuro si presenta molto difficile.
    Grazie della condivisione

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  3. Felice, non so a quali parole ti riferisci. In ogni caso credo che il vento possa essere anche un buon conduttore del pensiero e delle parole, e può portare in giro i semi che, nel posto giusto fioriranno….
    Ciao.

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  4. Come potrei non concordare, cara Ramona, sono perfettamente d’accordo! Ma chi ha parlato del libro di Pino Aprile?
    Le televisioni gli hanno forse dedicato uno spazio in quella fascia oraria affinché tutti possano sapere? Lo conosciamo noi al Sud, e non tutti, e qualcun altro….Penso che sarebbe importante, invece, sapere…Ci considerano sempre gli ultimi della classe! E l’Unità d’Italia non ha fatto altro che porre le basi di tutto quel malaffare che oggi siamo mentre la corruzione dilaga ovunque. Hai letto il libro Ritorno a San Luca dei giornalisti Veltri e Minuti? Anche lì la Locride è l’immagine negativa di un mondo che è tutto uguale, la Locride si è delocrizzata e noi abbiamo miseria mentre altrove si fanno affari….
    Grazie anche a te

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  5. Non ho letto Ritorno a san Luca, ma è un titolo che naturalmente ho già sentito. Il libro di Aprile, mi dicono, è stato presentato alla trasmissione “Otto e mezzo”, ma non l’ho visto, e so che dovrebbe essere presentato anche a L’infedele, a La7, lunedì 7 marzo. Non è che non se ne parli o non se ne sia parlato, un po’ alla volta troverà anche spazi maggiori.
    Io vorrei però che i toni, di quelli che parlano da sud, con le loro ragioni, e di quelli che parlano da nord, con le loro ragioni, non siano di guerra, di accusa o di vittimismo, ma di confronto e comprensione. Ripeto, quello che è stato è stato ed è sacrosanto conoscerlo, studiando la storia ma ascoltando tutte le voci che vengono dal passato, non solo una parte. Ora che siamo quello che siamo, cioè un unico Paese, dobbiamo fare in modo di continuare a esserlo senza discriminazioni di alcun genere, orgogliosi di esserci.
    Un abbraccio, Maurizia.

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  6. il libro di Pino Aprile è molto conosciuto e molto apprezzato ma vorrei dire due cose: non è vero che il meridione non conosceva l’emigrazione prima dell’Unità perchè ci sono moltissimi meridionali emigrati in America fin dalla fine dell’ 800. Non è vero che tutti stavano bene sotto i Borboni forse all’inizio sì ma negli anni precedenti all’ unità in meridione si faceva letteralmente la fame. I garibaldini furono accolti come liberatori dai poveri meridionali..e in molti li aiutarono nell’impresa. Consiglio a tutti di leggere “Ai figli dei figli” di Gay Talese.

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  7. Gli emigrati che se ne andarono in America alla fine dell ‘800 facevano già parte del cosidetto “regno d’italia”. Su come si stesse con i Borbone è un particolare non fondamentale; dalle altre parti, piemonte compreso, si stava anche peggio. Questo non dà il diritto ad un esercito di invadere un paese saccheggiando e comportandosi come i peggiori barbari. Che il garibaldi sia stato accolto da trionfatore lo deve solo al camorrista, poi diventato responsabile della polizia,
    Tore ‘e Criscienzo, circondato dai suoi “capi-paranza”: Michele ‘O Chiazziere (l’incaricato della riscossione delle tangenti dagli ambulanti) e la sorella Marianna, detta la Sangiovannara “proprietaria della bettola dove si riuniva il gotha della camorra”. Se molti , tu dici, aiutarono il garibaldi, mille volte di più l’avrebbero appeso ad un albero, come lui stesso poi confesserà nella lettera inviata alla Adelaide Cairoli. Se dobbiamo discutere con calma lo possiamo fare, ma non raccontiamo falsità, serve solo a dividere, se possibile, ancora di più.

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  8. Rosi, Emilio, grazie per i vostri interventi. Che dimostrano ancora una volta come le notizie a distanza di tempo, sono, anche se documentate, quasi sempre di parte. Nel senso che ciò che arriva fino a noi, alla fine, è la visione dei testimoni di una o dell’altra parte, e dunque è sempre la verità, anche se contraddittoria. Come ho detto altrove, nemmeno nel presente è possibile a volte stabilire quale sia la verità su certi fatti, figuriamoci quanto possa essere difficile per eventi così lontani da noi…
    Ciò che io penso, e auspico, è che dobbiamo imparare a tenere conto di tutte queste documentazioni, senza tentare di celarne qualcuna, o di far pesare più una o l’altra.
    Di nuovo grazie a entrambi.

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  9. Sono disorientato dalle tante misconoscenze che ho letto in questo blog. Devo dire che la propaganda dei Savoia prima e dell’ ITALIA repubblicana poi, ha raggiunto il suo obbiettivo: confondere le idee e nascondere i fatti! I fatti, come tutti sanno, per il Giudice rappresentano la Verità, ed è sui fatti che noi dobbiamo riflettere. Ho letto su questo blog che l’ emigrazione dal Sud alla fine dell’ 800 era già enorme! Incredibile! Alla fine dell’ 800 l’ Italia è governata da circa 40 anni dai piemontesi. Tanto per capirci, nel 1860 il Regno delle Due Sicilie contava 9.000.000 di abitanti, alla fine dell’ 800 ne contava 4.500.000. Vi dice qualcosa questo? Queste cifre non vi riportano alla memoria programmi di pulizia etnica anche di recente memoria (Kossovo, Armenia, Kurdistan, Bosnia etc, etc)? E potrei continuare così per molti altri popoli, per molte altre Regioni del mondo dove, qualcuno, a cominciare dall’ antica Roma, ammantando di grandi principi le sue azioni, decideva di esportare la sua idea di convivenza, dimenticando che i popoli nascono, crescono, vivono secondo le loro culture e le loro tradizioni. Forse sono andato al di là dell’ argomento ma, se volete saperne di più, andate su YOU TUBE e cliccate Nicola Zitara, uomo dolcissimo che io ho conosciuto morente in un letto e che ha scritto cose che, una volta lette, vi faranno prima piangere e poi capire che, chi dirige cerca di aggiustare le cose a suo uso e consumo, perchè, come Gheddafi insegna ( tanto per restare a fatti recenti) neanche il più grande dittatore può governare se non riesce a condizionare le coscienze.E le coscienze le puoi governare fin quando riesci, con la propaganda, mistificando la verità

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  10. “E mai avrei immaginato che i Mille fossero quasi tutti avanzi di galera”
    qui c’è la lista dei Mille. Non mi paiono “avanzi di galera”, a meno che la lista non sia l’ennesima falsificazione sabauda.
    Non ho letto il bestseller di Aprile, mi riprometto di farlo accanto a una solida documentazione storica. L’impressione però è che questo non sia che un altro tassello dei mille revisionismi storici tanto di moda, (questo piace ai neoborbonici), che ciclicamente provocano molte “ah” e molti “oh” da parte di un’opinione pubblica (ma ormai è un pubblico) a cui si può dar da bere qualsiasi intruglio.
    Che il Risorgimento sia stato anche annessione e occupazione, è vero, come vere sono state le atrocità e le repressioni: Bronte, Pontelandolfo, Casalduni.
    Il punto però che una storia complessa ha bisogno di indagini storiche esaustive e equanimità di giudizio, altrimenti di questa complessità rimane solo una chiacchiera pronta all’uso. Come molti stan facendo delle storie complesse, ossia di tutte: Risogimento, Fascismo, Resistenza, Shoa, Confine Orientale, ecc.

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  11. Sono completamente d’accordo con il sig.Plevano. Il libro di Aprile, come quello a suo tempo di Pansa è stato usato e viene usato a mo’ di vangelo (altro testo sopravvalutato e foriero di errori) e l’unica vera fonte dell’assoluta verità. Aprile, come altri è stato parziale ( e temo volutamente ) e non è certo uno storico.Il libro da la scusa ad alcuni per appellarsi a verità inesistenti.Il meridione del nostro paese è stato indubbiamente saccheggiato,devastato e da ben prima dei Savoia.I Borbone,tuttavia, erano ben altro che splendidi benefattori illuminati e santi come vuole farli forse apparire Aprile.Erano criminali blasonati al pari dei loro “colleghi” piemontesi.Il meridione non era certo questo paese del bengodi,florido, ricchissimo, splendido e ricolmo di ogni grazia divina…luogo ove le migliori propensioni dell’uomo trovavano riscontro grazie alla lungimiranza borbonica ed al buon cuore e genio della popolazione meridionale.Il Nord era indebitato, vero… il Sud era più ricco all’epoca, altra verità (non dimentichiamo pero’ che al Nord le guerre e guerricciole erano all’ordine del giorno da decenni e che gli austriaci tanto amati non erano,manco in veneto), ma da qui a descrivere il meridione come Shangri-la, ce ne corre.Al sud la popolazione crepava di fame e di impiccagioni, solo i latifondisti vivevano bene,gli stessi che poi si affrettarono a cambiar bandiera.Come dice Plevano, gli eccidi,le barbarie e le annessioni forzate ci furono eccome e va detto, a gran voce,chiaro e forte.Ma questo revisionismo strisciante è davvero uno dei sintomi del degrado morale di questo paese. Ritengo grave ed errato prendere per oro colato quanto asserito da Aprile, la ricerca storica e l’informazione corretta, se si vuole, è disponibile.L’errore più grande che si possa fare,e che il popolo italico purtroppo fa spesso, è proprio di bersi tutto ciò che viene detto o scritto senza prima fare un’analisi critica e seria di quanto si legge o si ascolta.Non spreco parole invece per i neo-borbonici o per i leghisti che trovo siano espressioni parimenti ridicole e risibili dell’eterna indecisione ed ignoranza del popolo italico.

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  12. Sarei contento se Luca mi citasse i libri da cui ha appreso tutte le cose che asserisce circa la crudeltà dei Borbone e soprattutto se è in grado di dirmi quante guerre i Borbone, Dinastia violenta e sanguinaria, hanno fatto nei confronti di altri popoli in 125 anni di regno e quante, invece, ne fecero i Savoia in circa 80 anni di Italia unita,gasando libici, somali, eritrei,torturando e trucidando i popoli dell’ ex Jugoslavia che, dopo qualche hanno ci resero, questi, la pariglia con i massacri delle foibe quelli, con Gheddafi, a chiederci ( ed ottenere) i risarcimenti per i danni di guerra. A riguardo degli Italiani ( leggi piemontesi), consiglierei a Luca di comprare ” Italiani brava gente” di Angelo Del Boca.
    Quanto poi al problema del revisionismo, vorrei chiedere sempre a Luca cosa sarebbe la Storia se di tanto in tanto qualcuno non andasse a ricontrollare i fatti tramandati come verità che poi verità, si scopre, non sono per niente, considerato che chi per primo li racconta è il più interessato a mistificarli, a stravolgerli ed a dare una visione tutt’ altro che obbiettiva degli uomini e degli interessi che li hanno determinati. A questo proposito voglio ricordarvi un pensiero di Milan Kundera tratto dalla sua opera “Il libro del riso e dell’ oblio”:
    Per liquidare i Popoli si comincia
    con il privarli della Memoria.
    si distruggono i loro libri, la
    loro Cultura, la loro Storia.
    E qualcun altro scrive per loro
    altri Libri, li fornisce di un’ altra
    Cultura,inventa per loro un’ altra
    Storia. Dopo di che il Popolo inco _
    mincia a dimenticare quello che è
    e quelloche è ostato.
    Ed il mondo intorno a lui lo
    lo dimentica ancora più in fretta.
    Milan Kundera
    ( Il libro del riso e dell’ oblio )
    VIVA IL REVISIONISMO!!!!!!!!!!!!!!

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  13. Caro Nicola, qui si vuole soltanto stabilire un semplice principio: ci sono le opere di storia, in cui ogni affermazione è documentata con evidenze non confutabili, e ogni giudizio discende, in modo direi deduttivo, non capzioso, dall’apparato documentale. E poi ci sono opere che non sono storia, ma pamphlet polemici, ricostruzione narrative (Pansa per esempio, ma non solo), cumuli di menzogne tout court (i negazionisti alla Faurisson).
    Allora non è questione di dire: ma quelli erano più cattivi degli altri! Nella storia umana, i protagonisti sono tutti cattivi, temo (forse, qualche rarissima eccezione…) E la storia umana è un’unica catastrofe che ammassa incessantemente macerie su macerie.
    Sarò lieto di fornire eventuali bibliografie a tema, sto or ora lavorando sulla storia del confine orientale, dopo aver incontrato un incredibile Boris Pahor, testimone di un secolo intero, che se va in giro a far conferenze a 98 anni.

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  14. Tornando a tema, dire che che i Mille fossero quasi tutti avanzi di galera è una menzogna. E di fronte alle menzogne io non riesco a star zitto, scusami tanto. Il che non significa dire che non ci fosse qualcuno di loro con una personale vicenda criminale, è possibile.

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  15. Per quanto mi riguarda, non è una questione da risolvere in termini manichei: i Borbone erano buoni, i Savoia cattivi o viceversa: in questo modo non se ne viene fuori. Non è utile neanche parlare dell’impresa dei Mille (o per meglio dire del Conte di Cavour) come di una mera annessione. Atteniamoci ai fatti. Il Regno delle Due Sicilie era tutt’altro che povero, certo, ma a godere di tale ricchezza erano in pochi. Sono proprio curioso di leggerlo il libro di Aprile, vorrei approfondire “le concessioni sociali” che avrebbero fatto i Borbone, vorrei conoscere qualche dato in più sull’equità delle tasse, sul lavoro e le scuole per tutti che avrebbero garantito i monarchi spagnoli. Spero che il libro di Aprile fornisca dei dati oggettivi e non si limiti a delle opinioni personali basate su notizie generiche e non adeguatamente circostanziate. Per quanto ne so io, il sud a quei tempi era oppresso da un sistema di tipo feudale. A farla da padroni erano i latifondisti: gran parte della ricchezza prodotta era per loro, alle masse non andavano che le briciole. Se qualcuno ha dei dubbi su questo, legga il noto racconto di Corrado Alvaro Gente in Aspromonte: gli schiarirà le idee. La stragrande maggioranza della popolazione era vessata e sottoposta a ogni genere di ingiustizie e soprusi. Detto questo, la redistribuzione delle terre promessa da Garibaldi non fu mai realizzata, e a comandare bene o male rimasero sempre gli stessi. “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, dice Tancredi ne Il Gattopardo… E ci sono altri dati storici che non possono essere messi in discussione. La prima grossa emorragia migratoria che subì la popolazione del sud avvenne tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Questo è un dato che non si può far finta di ignorare. Come non si può ignorare il fatto che mentre il sud si dissanguava, al nord nasceva la grande industria. Giusto qualche dato: la Pirelli nasce nel 1872; la FIAT nel 1899; l’Olivetti nel 1908… In Terronia, dopo centocinquant’anni, non c’è ancora nulla di tutto questo. Allora il problema è: di chi è la colpa? Di Garibaldi e dei Savoia?… Per favore, siamo seri!

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  16. Anche se la Storia del Risorgimento riveduta e corretta ormai la raccontano solo i giornalisti, di tanto in tanto si ha la fortuna di incontrare qualche Arrigo Petacco che racconta anch’ egli un ‘altra Storia. A me sembra, comunque, che il blog stia prendendo una piega stranamente polemica, fine a se stessa, che non mi piace e non mi interessa. Non voglio mettere in discussione l’ Unità, era nell’ aria già prima di Garibaldi con Cattaneo, Rosmini, etc…., vorrei solo che alle popolazioni meridionali si raccontasse la vera storia dei suoi avi, alcune spoglie dei quali possono essere ammirati al Museo lombrosiano presso la savoiarda Torino, perchè, ritengo che, solo così, e non con il federalismo fiscale e municipale e provinciale e regionale e dei quartieri e dei condomini e delle borgate e dei campi Rom, e delle baraccopoli….. del nostro amato Calderoli ne verremo mai fuori, raddrizzeremo la schiena,non continueremo a piangerci addosso ed a stendere la mano per chiedere l’ elemosina a chi ci ha spogliato della nostra ricchezza (vedi atti parlamentari del neocostituito Regno d’ Italia nelle cui casse confluivano i contanti dei vari Stati e dei quali il cash borbonico rappresentava più di 2/3 del totale). Non c’ è dubbio che il popolo meridionale ha una colpa: quella di non aver conservato la memoria e di aver così permesso che si perdesse la sua identità a prescindere dalla bandiera da omaggiare. Se lo avesse fatto, avrebbe avuto un potere contrattuale diverso, così come da decenni lo hanno le minoranze etniche sud-tirolesi o valdostane. Noi non lo abbiamo saputo fare, e se, chi ha la responsabilità di preparare le future generazioni, dalle famiglie alla Scuola, alle Istituzioni e, direi anche ai singoli come Pino Aprile o Gigi di Fiore o quanti tentano di riscrivere le vicende risorgimentali non continuano a divulgare altre verità e non già quelle canoniche, che speranza abbiamo di riuscire a dire agli altri che i meridionali non erano figli di un Dio minore e che di certo, se qualcuno ritiene di poterlo dire, noi non siamo piùdisposti a consentirglielo?

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  17. C’è un bellissimo libro del sociologo Jedlowski, Il racconto come dimora, che sottolinea l’importanza del raccontarsi.L’ esperienza non è soltanto ciò che è stato vissuto, ma anche quel processo che ha luogo nella memoria si unisce al vissuto e gli dà un senso. Ciò che è andato perso si ritrova, è uno smarrirsi ed un ritrovarsi, è come se l’esperienza ritornasse e permettesse di essere raccontata. Nel racconto l’esperienza diventa un pensare all’indietro, un ritorno in ciò che è stato vissuto, un tentativo di capire, di interpretare e decifrare il passato. Il racconto ci permette di sviluppare questa capacità. E’ questo il senso che dobbiamo dare a questo parlarsi e qui concordo con Nicola, anche noi abbiamo il dirito e il dovere di raccontare anche un’altra storia alle nuove generazioni. Nessuno nella storia è stato solo troppo buono o solo troppo cattivo, bene e male si intrecciano dalla parte dei vinti come dei vincitori, anche perchè i vincitori non fanno le guerre “con i fiori nei cannoni”, nessuna guerra è stata mai giusta, perché dovremmo considerare giusta quella dei Savoia alla conquista del Sud? Ci hanno liberato dai Borboni? E poi?
    La realtà può essere interpretata in modi diversi, ma il più frequente è quello di adattarsi alla realtà che si afferma nel proprio ambito sociale, tessiamo la realtà cercando di accordarci con gli altri sulla versione dei fatti, sulla cui interpretazione pensiamo non vi sia alcun problema. Ciò significa sospendere il dubbio che le cose possano stare altrimenti da come è ovvio che stiano. Nelle cose c’è una varietà di significati, ma questa varietà ci provoca le vertigini e allora sospendiamo il dubbio. Raccontare solo in un senso, significa voler addomesticare il mondo e rimuovere tutto ciò che è inquietante. Pensare che le cose stiano in modo diverso da come ce le eravamo raffigurate viene rimosso, ma il rimosso non si elimina, prima o poi riappare.
    Le storie più frequenti sono quelle che sevono a tenere in piedi i rapporti e le identità di ciascuno, convenienze e ragioni, le altre sono narrate di rado!!

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  18. Ringrazio tutti per gli appassionati interventi. Evidentemente l’argomento è uno di quelli capaci di scaldare gli animi, sotto ogni punto di vista lo si voglia interpretare, dato che qui ne sono stati affrontati diversi.
    Vorrei ribadire e ricapitolare alcune cose.

    Per Nicola: ogni post e ogni commento è responsabilità del singolo autore, dunque parlare delle “tante misconoscenze che ho letto in questo blog” e dire “che il blog stia prendendo una piega stranamente polemica, fine a se stessa” non è corretto. Il blog, inteso come sito, ci ospita e basta, non ha alcuna piega e nessuna responsabilità in quello che viene detto nei singoli post. Il che forse mi fa pensare che ti riferivi proprio al post, giusto?

    Seconda precisazione.
    E’ forse inutile sottolineare che non posso io parlare per conto dell’autore, che mi piacerebbe molto partecipasse alla discussione, ma ovviamente lo farà se potrà e se vorrà. Il mio intento era quello di evidenziare la mia personale meraviglia, del tutto simile a quella espressa dall’autore, nel constatare che ci sono altri punti di vista nella Storia che non sono raccontati, nè messi sufficientemente in rilevanza. E che forse andrebbero invece considerati un po’ di più per capire quello che è l’Italia oggi. Io ho messo l’accento sulla mia esperienza personale di terrona emigrata, che alla luce di quanto spiega o tenta di fare Aprile, affondando nelle radici comuni, acquisisce una spiegazione logica per me condivisibile. Credo che forse l’intento dell’autore fosse proprio questo, dopo tutto.
    Non so se si possa parlare di revisionismo, non credo si voglia rovesciare o sminuire la Storia, ma solo cercare di capire e spiegare lo stato attuale delle cose, alla luce di quanto è accaduto, con una visione più completa possibile. O almeno io ho interpretato tutto il libro di Aprile in questo modo.

    Di fatto, da tutti questi commenti se ne può dedurre alcune cose certe.

    L’annessione del sud è stata una guerra pesante, a cui, nei miei ricordi scolastici, per esempio, non si dà la giusta gravità. Mentre si afferma che la grande guerra è costata un prezzo di sangue immenso, e si esalta il sacrificio dei giovani soldati eccetera, quella dell’unità è trattata solo come una necessaria opera di “liberazione”. I particolari, forse, non guasterebbero a scuola e renderebbe giustizia ai morti di entrambe le parti.

    Nel regno di Borbone, e anche qui mi pare si sia d’accordo, nonostante sia stato anche per me il punto più sorprendente, non si viveva male, ma certo bisogna capire i parametri del benessere. E’ vero che la ricchezza era nelle mani dei latifondisti, ma ai contadini era concesso di coltivare i numeri civici che garantiva loro il necessario per vivere bene e pagare le tasse giuste senza esserne oppressi. Questo è quanto scritto nel libro e credo che sia possibile rilevarlo anche storicamente. Come è storicamente provata la povertà del nord; quella del Veneto in particolare io posso dire che la conosco per le storie che ho letto al riguardo e per i ricordi della gente di qui, cui a sua volta è stata tramandata di generazione in generazione.

    L’emigrazione prima della fine dell’ottocento era sconosciuta al sud, e cioè si è verificata dopo l’unità d’Italia, e anche qui c’è concordia nell’ammetterlo, mi pare. Quello che è successo dopo è tutto una tragica conseguenza.

    La figura di Garibaldi è controversa, ne parlano gli storici e io non mi dilungo non avendo i mezzi per farlo. Posso solo dire che personalmente mi è simpatico, lo giudico un idealista che viveva un po’ al di fuori della realtà. Ma è solo un’opinione personale con il valore che può avere.

    Tra i Mille ci possono benissimo stare avanzi di galera e idealisti puri: fra tanti, la varietà è d’obbligo. E’ un fatto che però quando si è in guerra si è in guerra e al sud c’è stata guerra, con tutte le sporcizie e le crudeltà di una guerra, per l’appunto sporca. E questo è documentato, nel libro ci sono i riferimenti, e non andrebbe come dicevo prima, nascosto.

    Ma al di là di tutte queste considerazioni, resta per me valida la conclusione del mio post. Abbiamo un Paese ancora giovane, nato sul sangue, ed è importante che le radici si conoscano, s’intreccino e facciano fruttare il meglio. Io sono contro gli estremismi nordici e contro quelli meridionali. Sono per l’unione, l’integrazione, e la comprensione e mi auguro che una conoscenza migliore del passato possa far conoscere meglio il presente e costruire un miglior futuro.

    Un grazie particolare a Maurizia, che con il suo ultimo intervento ha espresso in modo mirabile anche il mio pensiero.
    E ancora grazie a tutti.

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  19. Dietro al morto in fondo al serbatoio,
    dietro il fantasma sul prato del golf,
    dietro la dama che ama il ballo e dietro
    il signore che beve come un matto,
    sotto l’aspetto affaticato,
    l’attacco di emicrania e il sospiro
    c’è sempre un’altra storia,
    c’è più di quello che si mostra all’occhio.

    E’ una poesia del poeta inglese Auden. E’ questo che dobbiamo fare: avere il coraggio di raccontare e reciprocamente ascoltarci, solo così riusciremo a crescere di nuovo insieme!

    17 Marzo 2011

    Un pensiero da Maurizia

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  20. sono napoletano,vivo al nord con compagna milanese, e un figlio 50%napoletano,e 50% milanese.ho letto terroni,sono ancora scioccato,faccio purtroppo veramente fatica a festeggiare i 150 anni,perche’ prima ci dovrebbe essere una commemorazione,come per mrzabotto,le fosse ardeatine ecc..qualcuno ci dovrebbe chiedere scusa,poi cominciare a essere risarciti.ma quello che mi fa piu’ male,non sono i leghisti minoranza stupida,ma i tanti politici meridionali:e ce ne sono stati tanti dal passato a oggi,anche bravi:che per tutti questi anni,hanno tradito la loro terra.vedi come dice aprile,oggi il sud non è una piaga ma una opportunita’,un rilancio economico, non solo per il sud,ma per tutta l’italia.bisogna costruire tutto,strade autostrade,investire tanto sul turismo,e sulle cosi dette autosdrate del mare,come si fa a non investire in questa direzione, visto che per 3/4 dell’italia è circondata dal mare?ecco questo è il mio pensiero,sono convinto che ritornero’ ad amare di nuovo tutta l’italia,ma un po di piu’la mia terra il sud.

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  21. Grazie Salvatore per essere intervenuto ed aver rotto il giaccio!
    Tutti noi meridionali siamo rimasti colpiti dalla lettura del libro di Pino Aprile, abbiamo scoperto una realtà diversa da quella che ci è stata raccontata, siamo cresciuti con la convinzione di non essere parte integrante della storia, quella più gloriosa risaliva alla Magna Grecia.Per molti siamo stati e siamo gente ignorante e fannullona che a furia di sentirselo dire lo è diventata davvero e per liberarsi di questo fardello i più hanno deciso, costretti o no, ad abbandonare il Sud. Quanti meridionali ci sono in giro per il mondo? Milioni e milioni che se solo ritornassero, con le ricchezze che hanno prodotto in altri luoghi, farebbero rinascere il Sud! L’emigrazione non si è mai arrestata! E’ iniziata nella seconda metà dell’8oo e da allora in poi ogni generazione ha avuto i suoi emigranti. Mio nonno per esempio emigra in America nei primi del ‘900 e ritorna per andare a combattere sul Piave, per l’Italia, si sposa, ma alla fine degli anni ’20 riparte per l’America, la proprietà che la famiglia possedeva non sarebbe mai bastata a mantenere i figli. Ritorna solo nel 1947 per il matrimonio di mia madre, come le aveva promesso lasciandola nel 1927, ritornerà definitivamente nel 1956. Il lavoro di una vita gli aveva permesso di far sì che il figlio maschio diventasse medico e di garantire una buona dote alle figlie ed anche per se stesso una vecchiaia serena nella sicurezza economica. La mia generazione ha potuto studiare e molti di noi sono riusciti a tornare e a trovare lavoro, il Sud sembrava crescere ed aveva bisogno di forze intellettuali: medici, ingegneri, insegnanti.
    L’emigrazione non si era mai in realtà fermata, chi non era emigrato nella prima metà del ‘900 e non aveva accumulato sicurezza economica altrove, era costretto a farlo negli anni del secondo dopoguerra, non andava oltre oceano ma al Nord o in Germania, in Belgio, in Svizzera, in Francia. Molti sono rimasti, altri per nostalgia, per quel senso del sentirsi estraneo, che prende qualcuno quando vive lontano dalle sue radici, sono tornati. Oggi agli albori del 2000 una nuova generazione incomincia ad emigrare ed è quella dei nostri figli che hanno studiato. Le migliori forze intellettuali vengono meno ed il processo di depauperamento, forse ancor più grave, non si arresta….
    C’è qualche famiglia che non ha avuto emigranti?

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  22. Grazie Salvatore e grazie Maurizia. Non c’è molto da aggiungere alle vostre preziose testimonianze, che si sommano alla mia e a chissà quante altre.

    Vorrei ribadire, ancora una volta, che questa nuova visione della Storia che ci viene offerta può essere in generale un’occasione per rivalutare il nostro meridione e per riscoprire le opportunità che può offrire grazie ad una politica ferma e impermeabile. E’ vero, non c’è famiglia, quasi, che non abbia conosciuto emigrazione, ma questo vale anche per il nord, dove la valigia la preparavano prima che a sud… La mia speranza, a festeggiamenti unitari finiti, è che tutto non resti solo una parola nel vento: l’unità è stata pagata a caro prezzo solo l’altro ieri, non dimentichiamocene, e lavoriamo perche resti tale e sia effettiva.
    Il Paese ha bisogno di tutti.

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  23. Alla fine anche la storia ci divide…siamo menti facilmente plagiabili,come penso abbia già ribadito qualcuno di voi nei post precedenti. Fatto sta che io mi sento italiana e dopo tanti anni qualche “italiano” prova ancora sottilmente a farmi vergognare di essere meridionale…non è questo un buon motivo per non festeggiare l’Unità d’Italia???!!! L’identità di un popolo non si realizza solo con la geografia….
    Era un opinione..ma forse non centra nulla con i vostri dibattiti. Grazie lo stesso

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  24. Cara Grazia,
    non vogliamo non festeggiare l’Unità d’Italia, ma vogliamo raccontare anche un’altra storia. Il Sud è stato semplicemente annesso e per un interesse preciso: lo stato Piemontese era fortemente indebitato con i Rotschild e con i soldi dei Borboni questi debiti avrebbero potuto essere ripianati. Ci sono anche altre motivazioni, l’interesse della borghesia imprenditoriale a creare uno Stato unitario per avere facilità di commercio ed abbattere le barriere doganali tra Stato e Stato. Purtroppo è così, l’idea di Patria e di Nazione nasconde anche altre realtà molto più concrete e legate ad interessi economici. C’è sempre un’altra storia dietro quella che viene raccontata. La storia che impariamo è la storia dei vincitori, quella dei vinti non si racconta mai. C’è a proposito di questo un film del 1973, sicuramente lungimirante rispetto ai tempi, Le cinque giornate di Milano di Dario Argento, in cui viene esemplificato proprio quest’aspetto. Intorno ad un caduto dei moti del 1848 ognuno ne rivendica il possesso. Il prete dice: è morto gridando viva PIO IX, il patriota: viva l’Italia, il socialista: viva il popolo. Ognuno si inventa i suoi eroi per affermare le proprie idee! Le guerre non sono mai giuste! Le guerre si fanno quando la politica e la diplomazia falliscono e da lontano ci sembrano giuste solo perché non sappiamo quanto sangue e quanto dolore sono costate!(Goethe) Le guerre si continuerano a fare perché ci sarà sempre qualcuno che sosterrà che sono giuste!
    Impariamo invece ad acoltarci. Chi ha vinto la sua storia l’ha già raccontata, lasciamola ora raccontare agli altri! Forse potremo imparare ad evitare le guerre.

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  25. Improvvisamente ascoltando Pino Aprile dire di essersi accorto tardi di essere
    meridionale,ho compreso il perché del mio profondo disagio da alcuni anni a questa parte:sono meridionale e non me me ero accorta, stavo male,mi sentivo
    “estranea”e non capivo perché.
    Grazie alle parole di Pino Aprile non mi sento più sola e mi si è squarciato
    un velo davanti:a Torino fin da bambina,sono e resterò sempre “meridionale”per
    loro:e pensare che non lo avevo capito e continuavo a comportarmi come se fossimo tutti uguali..ingenua!
    Un abbraccio alla mia terra al mio amato sud .
    Selene

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  26. Prendo spunto dal messaggio di Selene:probabilmente il sentimento è l’unica risposta valida a tutto quello che è stato e sarà…siamo meridionali e sempre lo saremo, uguali agli altri e diversi da tutti…
    L’importante è non rinnegarsi mai, gli errori li abbiamo fatti come tutti ma l’errore più grande è forse stato quello di sentirci colpevoli, come volevano farci credere gli “italiani”, e questa colpa strana è entrata a far parte un pò del nostro DNA, come tra l’altro scrive anche Aprile.
    Sta a noi meridionali risollevare le sorti della nostra storia e mi rendo conto che non è semplice..
    Un saluto a tutti

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  27. Scopro per caso questo blog. Come per caso ho scoperto il libro di Aprile che ho appena terminato di leggere. Sono davvero baciato dalla fortuna. Vorrei tanto commentare vari spunti (Ramona, Maurizia) ma credo sia più utile porre a voi ed al “mitico” Aprile (scusate gli stereotipi, é per essere sintetico) una domanda che potrebbe anche essere un’indicazione per cercare una comune exit strategy.
    Gli errori ed i crimini dei Savoia, sono culminaie col fascismo e con la seconda guerra mondiale. I Savoia hanno svenduto al fascismo il patto costituzionale con gli italiani, abolito le pur minime libertà civili, pur di salvarsi. Tutto é finito nella tragedia della guerra. I debiti ed i crediti precedenti sono stati azzerati dalla guerra. Il Nord non riconoscerà mai un qualsiasi debito, neanche morale, al Sud.
    Secondo punto. Un nuovo patto sociale é nato con la Costituzione. L’Unità d’Italia – come progetto politico e sociale – é nata nel 1947. Aprile ci avverte che il paradigma dei ruoli (“io più, tu meno”, perché? perché si’) continua anche oggi – soprattutto oggi – nonostante la fondazione dell’Italia repubblicana. Questo é il punto. Il libro di Aprile é una premessa per dire, oggi é come prima. Qui si pone un nuovo “perché?, come mai?” La risposta di Borchiaro non spiega e non aiuta, una predestinazione, senza redenzione.

    Mi chiedo, come mai ha potuto riprendere vigore la malaradice del dualismo Nord-Sud malgrado la Resistenza, malgrado la Costituzione? Aggiungo, malgrado l’Unione Europea? Malgrado che L’Europa abbia sempre considerato il Mezzogiorno come una sua priorità?
    Avrei dei suggerimenti di analisi e ricerche. Il tentativo di esporlo si é avverato lungo e controvertibile. Lo cancello.
    Ditemi: é vero che Emiliani é riuscito a ridare una faccia presentabile a Bari? Se così é la speranza rinasce. Anche voi con questo blog date linfa alla speranza.

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  28. Ogni tanto mi affaccio sul blog e mi fa piacere che induciamo altri a riflettere! Grazie Vittorio per quello che hai detto! Nessuno vuolo tornare indietro. Rivedere, riraccontarsi vuole essere solo una terapia per affrontare insieme il futuro! E che ci siano tanti esempi positivi anche nel Sud è una constatazione vera a cui bisognerebbe porgere maggiore attenzione!

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  29. Ho scoperto questo blog epperò gia avevo letto il libro di Pino Aprile. Ho apprezzato tutti i commenti, tranne quelli dei soliti sofisti che vogliono appurare bene….accertare al di la di ogni ragionevole dubbio……disquisire sui particolariecc ecc. Beh costoro non hanno che da prendere il libro di storia di 5^ elementare. Lì C’E’ LA VERITA : Cavour e garibaldi erano grandi Eroi disinteressati, soprattutto grandi amici dell’altro Eroe, Mazzini. E tutti e tre appassionatamente hanno fatto l’Italia. Il regno delle due Sicilie non aspettava altro che la liberarazione dall’infame Borbone , perchè era in quella contrada che si era girato il film ” L’albero degli zoccoli” e stavano malissimo perche l’infame Re non si decideva a completare la Salerno-reggio Calabria e lasciava spadroneggiare la Mafia , la Camorra e La ndrangheta che non si sa (bisogna indagare) perchè avessero tre nomi in un infame regno unico. Forse a scopo di depistaggio! Ognuno pensi e ricerchi come crede, ma non è più questo il punto. Adesso devo andare , ma se riesco a ripescare questo blog ci risentiamo. Ciao ciao

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  30. Per Selene, messaggio del 2 aprile n. 26. Stanotte non riuscivo a non pensare al tuo messaggio . Sono commossa: hai saputo descrivere con semplicità e in modo mirabile l atmosfera che in cui vivono immersi i Meridionali in Padania. Che lo vogliano ammettere o no: estranei per sempre. Te ne racconto brevemente una . Io vivo a Bergamo e avevo un’amica d’infanzia e di prima giovinezza carissima , più di una sorella. Per lavoro si è trasferita a Milano per un lungo periodo e solo di recente è tornata a vivere a Bergamo. E’ stata festa grande. Avevamo mantenuto sempre i contatti, ma adesso potevamo riprendere a frequentarci come prima. E sai cosa è successo? mentre eravamo in un locale una sera mi ha indicato ripetutamente un signore dicendo : ” Guarda quello, è siciliano come te” E l’ha ripetuto e indicato più volte, come se io dovessi saltare dallla gioia e corrergli incontro, manco mi trovassi in Australia o nellAfrica nera e mi si indicasse un connazionale!! Il bello è che io neanche mi sono mai considerata siciliana. Siciliani lo sono i miei, io sono nata qui e la Sicilia l’ho voluta conoscere andandoci in vacanza a 35 anni suonati. Tra parentesi ho trovato la Sicilia stupenda e nessuno mi ha sparacchiato addosso per strada come comunemente amano pensare qui. Colmo di finale: il cognome dellla mia amica, nonchè quello di sua madre tutto sono fuorchè bergamaschi. Se io devo considerarmi meridionale di seconda generazione, lei lo sarà di terza. O forse suo padre discenderà da qualche siciliano che è emigrato al nord al seguito delle truppe garibaldine. Scusami Selene, ma non riesco a non cogliere il ridicolo in certe situazioni. L’ironia tuttavia nulla toglie all’amarezza di questa constatazione: non esiste l’Italia e tanto meno gli Italiani. Parlano delle tribù libiche ma io comincio a pensare che le tribù siano qui. Cara Selene vorrei tanto conoscerti o almeno comunicare con te. Se mi dai un cenno di riscontro su questo blog ti comunico la mia e-mail volentieri. E’ luglio, tu hai scritto in Aprile, io ti ho visto solo adesso. Spero tanto che tu legga questa mia.

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  31. Ho scoperto per caso questo spazio interessante e lascio qualche riflessione in qualità di meridionale stanziale.

    Il merito più grande del lavoro di Pino Aprile, io credo, sta nell’aver cominciato ad aprire gli occhi non tanto ai meridionali che sono rimasti al sud – cosa comunque importante visto che gli storici accademici di regime temono ancora che scrivere la verità sul sud ostacoli la loro carriera universitaria (ed io lo so bene perché appartengo a quell’ambiente) – ma soprattutto di aver squaciato il velo che offuscava le menti degli oriundi meridionali che risiedono fuori dal sud e che vivono problemi di identità. Il loro malessere, talvolta incomprensibile anche a loro stessi, ha radici profonde, legate proprio a quei fatti avvenuti 150 anni fa, di cui pagano inconsapevolmente le conseguenze nefaste. Spesso costoro vivono un rapporto di amore-odio verso la loro terra di origine per la quale hanno atteggiamenti assai controversi. La presa di coscienza di ciò che è avvenuto e delle cause che hanno condotto essi o i loro antenati a lasciare la loro terra, risveglia sentimenti importanti di amore, nostalgia e perché no anche di orgoglio verso una identità che l’ambiente in cui sono vissuti w vivono li ha sempre indotti a disprezzare ed a rigettare. Ecco che allora non si ha più vergogna di denunciare con orgoglio la propria meridionalità e che nasce il bisogno di cominciare a fare qualcosa di concreto per quella terra che ti ha dato i natali o le radici senza nulla ricevere in cambio se non l’abbandono, insieme a quei fratelli, spesso vituperati, che hanno trovato la forza di non gettare la spugna e di continuare a vivere in quello che un giorno, forse, tornerà ad essere un paradiso. Un’illusione? Forse! Da storico, tuttavia, voglio rivendicare alla mia disciplina la capacità, se utilizzata con onestà intellettuale, di riallacciare i fili con il proprio passato e di rimarginare tante ferite.

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  32. Bravo Vincenzo ! Sei perfetto come Selene che però non è più entrata in questo blog, visto che non dà segno di vita. Bellissimo il tuo concetto di ” memoria storica”. Nessuno di noi c’era 150 anni fa eppure ” sentiamo” “intuiamo” “percepiamo” non so come altro dire, tutto quello che è successo. Anche prima del libro di Aprile si capiva che qualcosa non quadrava nell’atteggiamento fra gli Italiani. Rinnovo il mio appello a Selene, e chiedo a te Vincenzo e a lei : in che città state ?

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  33. Salve a tutti, ho iniziato a leggere il libro di Aprile ed ogni volta che leggo libri che riguardano la mia terra mi “avveleno il sangue”, vedi anche “Gomorra” “Vieni via con me” etc…nel leggere quello che hanno fatto alla mia terra e ai miei vicini di uscio mi sale il sangue agli occhi….è o non è storia che i savoia sono partiti con 18 treni carichi di oro da napoli per la svizzera…è o non è storia che in Gaeta, l’ultimo baluardo Nazionale, ci sono, ovunque tu scavi, fosse comuni dove venivano giustiziati i difensori della Patria….Io sono di Procida isola dell’arcipelago partenopeo, riserva di caccia dei Re Borbone, dominata dal Castello dei D’avalos di Spagna, terra ricca da sempre, basta sapere che l’antica Abbazia di S. Michele attigua al Castello fù distrutta tre volte dall’anno 1000 in poi e sempre ricostruita e più bella di prima, con i D’avalos poi ha brillato di luce propria….Si sà che Amalfi era la quarta rep. marinara nessuno sa che la flotta di Bastimenti più grande di numero e più diversificata era di Procida dove c’è uno degli istituti nautici più antichi d’Europa e dove ancora oggi vengono formati gli ufficiali della nostra marina mercantile, (vedi i marittimi sequestrati in somalia 5 sono Procidani)…Al sud c’è stata una vera e calcolata pulizia etnica che è riuscita a dissolvere la nostra vera cultura…..guardate le opere dei Borbone su youtube, documentatevi e poi rispondete

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  34. Sono Calabrese! sto faticosamente cercando di finire di leggere il libbro “Terroni” (si con 2 b), perchè mi ha svelato tante cose dolorose che non conoscevo!!! o li conoscevo parzialmente! ho pianto e continuo a piangere! perchè la storia, quella scritta dagli umani è falsa e bugiarda! non mi fraintendete! non mi riferisco a quella del libro Terroni! perchè questa è STORIA documentata.
    Ricordo ancora quando i miei maestri alla scuola elementare (ne ho 63) parlavano di Peppe Garibaldi, di Peppe Mazzini, si Peppe sa di meridionale, e di Camillo Benso, questo è di sicuro settentrionale!uno che si chiama Camillo! il tessitore!! ne ero ammirato nel sentire le loro imprese politiche e militari! il conte si fece amico Napoleone mandando i soldati in Crimea e poi questo li ha aiutati a conquistare il REGNO DI NAPOLI E DELLE DUE SICILIE ( scusatemi ma non ho mai capito perchè le Sicilie erano 2 )
    Oggi dopo aver letto ( ho cominciato a leggerlo a luglio 2011 e non riesco a finirlo perchè ne leggo un po e poi mi incazzo e lo richiudo) circa 3/4 del libro di Peppe Aprile, ma che coincidenza anche lui Peppe!!! è un destino dei grandi chiamarsi Peppe! odio quegli uomini e tutti i Savoia e savoiardi.
    Sta bene l’uno finchè lo vuole l’altro!!! Il sud era una isola felice ( Sud lo è diventato dopo la pseudo unità) prima era un REGNO invidiatissimo in tutta Europa.
    Siamo diventati meridionali con tutti i significati dispreggiativi che vengono dati dai settentrionali a questo vocabolo, che in effetti dovrebbe essere solo un termine geografico.
    Ho parlato con dei meridionali trapiantati al nord e la cosa che più mi fa senso e che sono così convinti che il ” Terun … Bossi ha ragione, che mi fatto venire il mal di stomaco.
    L’ignoranza è peggio del cancro.
    Forza Pippo C. non mollare……la Calabria purtroppo, non ha uomini politici degni di rappresentarla a tutti i livelli! ” L’egoismo mentre sembra darti nell’immediato, ti toglie nel futuro, moltiplicato” l’ha scritto Peppe… e purtroppo è una realtà che abbiamo vissuto, che stiamo vivendo insieme ai nostri figli e ai nipoti…….. e il peggio è sempre dietro! mi diceva la buonanima di mio padre! siamo passati dai Padri Costituenti, dai De Gasperi ….. ai Craxi, Berlusca, Bossi, Calderoli, Gelmini, Tremonti…… il tessitore ancora lui! della politica economica Italiana.
    Ma se guardo dall’altro lato non vedo altro che nessuno!!!!parolai, sostanza niente!
    Che Dio ce la mandi buona.
    Spero di aver detto qualcosa anche io…..

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  35. Ramona, per favore, cerca almeno di scrivere in un italiano corretto, tipo l’evitare di mettere giù “centra” al posto di “c’entra”.

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  36. Calpestati, derubati, umiliati e privati di ogni diritto. Nel 1861 è cambiato il corso della storia. Oggi come ieri non è cambiato nulla con il patrocinio della Lega Nord e con la complicità dei politici meridionali: seppelliti da rifiuti tossici e soffocati dalle mafie. Mafie che fanno comodo solo ai politici (in quanto portatrici di voti) ed al Nord (in quanto impediscono lo sviluppo della nostra economia). SUD LIBERO – DA UN SENSO ALLA TUA VITA – IMPEGNATI DA ORA

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  37. A Barletta i bambini fan scoppiare petardi tutto l’anno, a Udine no. A Bari quando scatta il verde tutti strombazzano come pazzi, a Trento no. A Barletta nella notte di halloween i ragazzi lanciano uova e farina sporcando tutta la città per giorni, a Pesaro chiedono caramelle. Da Barletta a Bari si buttano rifiuti ingombranti nelle campagne, da Udine a Trento no. E’ finito il tempo degli alibi storici, siamo pessimi cittadini e basta, tiriamo a campare con piccole e grandi furbizie che rispecchiano un individualismo ipertrofico.

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  38. basta film e libri sul sud non ne possiamo piu : una cosa sola dal centro-nord italia vengono mandati 50 miliardi l anno di euro per fare cosa ? state rovinando l italia siete a capo di tutte le strutture dello stato dalla polizia all’ inps se andiamo male la colpa e vostra non del nord che lavora ve ne rendete conto o no ?

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  39. L’ultimo commento di Mimmo, rispetto a quelli precedenti, fa davvero cadere le braccia. Questo è un tipico esempio di razzismo che non ha dubbi e ripensamenti. Ma non hai letto quello che è stato scritto prima? Ancora con questa storia che al nord si lavora ed al sud no? Ancora con questo fatto dei soldi che arrivano da noi e che voi producete? O dovremmo ricordarvi dei soldi che sono stati presi a noi del Sud con l’annessione al regno d’Italia? E del banco di Napoli, preso e portato al Nord? O delle industrie, smantellate letteralmente e trasferite al nord? E cosa dovremmo chiedere noi? Un risarcimento a vita? Per non parlare dei danni morali, e qui stendiamo un velo pietoso. Per questo dico: lasciamo perdere questi atteggiamenti e riprendiamo il discorso da dove era stato lasciato, con più razionalità. Credo, tuttavia, che i passi da fare siano molto più grandi di quello che Ramona e Maurizia auspicano: qui c’è da rifare completamente una nazione, e l’unità, come si vede da questi commenti, è una idea che non esiste affatto nella mente di chi popola questo Paese. Prendiamone atto e cerchiamo di costruire qualcosa di nuovo, di altro da quello che c’è adesso.

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  40. Comincerei a dire al Governo Italiano di restituire tutti i beni rubati al sud, vediamo poi come ci riprendiamo economicamente. Il nord sta decisamente bene perché ci hanno derubato ma prima erano poveri, ma poveri poveri poveri e caratterialmente qualcosa e rimasto in loro che vedono quelli del sud come un accumulo di fogne( detto da un Milanese) senza ricordare minimamente quanto sono stati bestie uccidendo per rubare

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  41. Mi aggiungo in ritardo ai commenti, ho pensato un po’ quindi prima di scrivere qualcosa, ma a leggere certe cose davvero viene il prurito..
    ci sarebbe da scrivere un poema su tutto ma voglio cercare di ribattere in ordine:
    1 (12) – luca scrive:
    “Non spreco parole invece per i neo-borbonici o per i leghisti che trovo siano espressioni parimenti ridicole e risibili dell’eterna indecisione ed ignoranza del popolo italico.”
    Accostare neo-borbonici a leghisti è segno di superficiale mancanza di spirito di osservazione.La lega è una espressione popolare astiosa e razzista,con una profondissima ignoranza di fondo che sfrutta la rabbia della gente sparando falsità storiche e politiche..ed è stata al governo ed ha uomini al comando in molte istituzioni da anni
    I neo borbonici sono un movimento di rivalsa e di revisionismo storico, scevro dal razzismo becero dei leghisti, che vuole “scetare” il popolo meridionale, e come tutti i movimenti può soffrire di picchi di esagerazione ed esasperazione, un po’ come era il femminismo all’epoca, ma queste esagerazioni servono a far passare messaggi forti, a far interessare i meridionali alla loro storia, a far approfondire la questione..
    Sono stato simpatizzante neoborbonico, ma non ho mai disprezzato il singolo uomo del nord, non mi son mai sentito superiore(come invece si sentono loro) non ho mai attaccato il popolo “padano”..sono differenze fondamentali, non di poco conto.
    Basta vedere che in qualsiasi discussione tra meridionali sul passato, sul risorgimento,sui Borbone eccetera, esce qualche “nordico” a zittire tutti dicendo di finirla di piangere che sono secoli che siamo “inferiori” (perchè il senso alla fine è quello)
    A titolo di esempio,per tutti i meridionali stufi di sentirsi continuamente derisi e attaccati, consiglio la lettura dell’articolo:
    http://angeloxg1.wordpress.com/2012/06/23/schiavon_burocratismo/
    è un esempio di come ovunque nei media e nei discorsi di sempre si associ il sud,i Borbone o anche Napoli a un qualcosa di sottilmente negativo
    2 (39) altra bufala montata ad arte che rispecchia la visione che il nord ha del paese, voi lavorate, noi vi rubiamo i soldi..ma perchè se tanto non vi conviene e siete voi al potere ovunque(banche e stato) non ci avete lasciato andare?qualcosa non torna forse.
    I 50 miliardi non fluiscono tutti al sud ma innanzitutto fluiscono dai più “ricchi” e produttivi ai più “poveri”, nord compreso…secondo, le colonie come vengono mantenute?l’elemosina del nord ritorna nelle tasche di banche e imprese del nord sotto forma di spesa,con oltre 60 miliardi l’anno di spesa che i meridionali fanno acquistando prodotti del nord(a discapito stesso dei prodotti del sud)
    Non posso dilungarmi troppo su questo aspetto ma ci sono miriadi di articoli e numeri che tracciano bene la situazione,per chi volesse approfondire:
    http://www.meridionalismo.it/consigli-per-una-spesa-tutta-%E2%80%9Cmeridionale%E2%80%9D-aggiornato-al-13042011/
    http://angeloxg1.wordpress.com/2012/04/19/le-politiche-agricole-scorrette-del-nord/
    http://www.ondadelsud.it/?p=3848
    3 (38) Rita a parte l’esagerazione del tuo discorso,(i clacson al semaforo li ho sentiti in tutta italia,e la passione per botti e fuochi d’artifiicio mi dispiace se i trentini non ce l’hanno)il poco o nullo senso civico di molti meridionali ha dei motivi, non si tratta di alibi.
    Il male va curato conoscendone le cause, dire che non abbiamo alibi vuol dire arrendersi, sono 150 anni che il meridionale è distaccato e offeso dallo stato, che senso civico gli può mai nascere?
    Il movimento neoborbonico e tutti i movimenti meridionalisti cercano di fare proprio questo, risvegliare un senso di appartenenza fondamentale per aumentare la civiltà di un popolo, il suo orgoglio e la voglia di riscattarsi…anche se la strada è una salita durissima e ancora lunga.
    Mi scuso per la lungaggine e chiudo con un ultimo consiglio per chi volesse approfondire le mille tematiche di fare un salto qua:
    http://www.eleaml.org/nicola/nicoport.html e leggere qualcosa del grande meridionalista Nicola Zitara

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  42. Bravo Giancarlo. Sei una persona che ha letto molto sull’argomento e che ha approfondito le tematiche: sei il classico esempio di ciò che è un cittadino meridionale autentico, consapevole del suo presente, della sua storia e delle problematiche sociologiche, politiche ed economiche che da sempre hanno accompagnato le nostre vicissitudini. Peccato che, ogni volta che si apre la bocca per parlare, anche se con citazioni eloquenti come le tue, c’è sempre qualche testa vuota che ci dice di zittire perché – come ricordavi tu – si fa la figura dei piagnoni e falliti. Mi sa che il meridionale preferito dai settentrionali – ed anche purtroppo da molti conterranei – è quello che vive di pizza, sole e mandolino, fa il suo lavoro (anche precario o sottopagato) e ride e scherza, anche in compagnia dei milanesi e dei veneti, così dimostra di voler bene a tutti e di star bene (tipo quello dipinto da film come BENVENUTI AL SUD o il recente BENVENUTI AL NORD, per intenderci…). Mi domando, però, (perché sono cattivo) quando si esce dal bar cosa dicono di lui alle spalle.

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  43. provate a leggere il tutto non da terroni del sud Italia, ma da terroni del sud Europa. Il libro di Pino Aprile non bisogna leggerlo solo come un racconto fine a se stesso o per giustificare ciò che è diventato ed è il sud e per maledire il nord. Bisogna leggerlo come un libro di storia, vicende passate, da queste imparare, rapportarle con la politica e le vicende di oggi e trovare una chiave di lettura più ampia. Io così l’ho letto. Bisogna andare avanti se si vuole ricostruire qualcosa e per farlo al meglio bisogna farlo con la consapevolezza di ciò che accadde in passato. Oggi l’Italia è sud e ancora una volta, invece, stiamo permettendo che qualcuno faccia di noi solo dei terroni.

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  44. Cara Laura. Certo sulla carta anche il Meridione è Italia. Nessuno può negarlo. Ma lo è solo sulla carta. Troppe cose ci separano dall’essere veri e propri cittadini. Troppe discriminazioni, anche vergognose, ci separano dall’unità vera. Una unità che non ci sarà mai. Metternich, che era un politico intelligente e lungimirante, aveva capito tutto di questa penisola e non aveva torto a dire che l’Italia è solo una espressione geografica. Del resto se ne sono accorti tutti, anche al nord, e pur non essendo leghisti (vedi il libro L’ITALIA NON ESISTE (PER NON PARLARE DEGLI ITALIANI) scritto da un autore settentrionale, Sergio Salvi). Certo potremmo starne a parlare a lungo, riempiendo ancora tante colonne, in un contraddittorio che non avrebbe fine, ma la verità non cambierebbe. Ti ricordo solo che chi ti scrive queste discriminazioni le ha subite di persona, ed alcune sono state davvero molto, molto, molto umilianti dal punto di vista umano e personale. Di recente anche offese becere. Oggi al nord sono molto più ben disposti ad accogliere chi viene dall’estero (sia europei che extracomunitari): l’importante è che non siano meridionali. E questo, credimi, la dice lunga su un certo atteggiamento.

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  45. Cara ladi dodi le tue parole mi hanno emozionato.Solo oggi ho letto il tuo bellissimo messaggio:credevo di aver messo per iscritto un pizzico di me e di averlo lanciato nel vento…e invece..ecco che arriva al cuore di una persona sensibile .Grazie e un abbraccio.
    selene

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  46. Caro Francis,
    è vero:ho constatato di persona che a Torino e in genere in Piemonte sono decisamente molto più ben disposti verso gli stranieri che verso i meridionali..che tristezza quando poi paragonano l’arrivo di noi del sud a quello degli stranieri:forse a scuola non hanno studiato la geografia e non sanno che noi meridionali eravamo italiani esattamente come i settentrionali!
    Solo pochi giorni fa una persona con cui avevo rapporti cordiali mi ha detto con aria complice(dimenticando che sono meridionale):<>.
    Da un pò di tempo ho nostalgia della mia terra.
    selene

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  47. Premetto: son di origine calabrese nata a Torino… Sto leggendo Sciascia e cosi ho scoperto un’altra verità. Mi chiedo: quindi la mafia ha una cosa in stile feudale? Per questo al sud e’ difficile trovare tanto facilmente opposizione nel popolo a sconfiggerla? Perché son sempre stati abituati ad un potere feudale? Potrebbe essere così?

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