Vivalascuola. La scuola, le maestre, l’8 marzo

La scuola elementare e le maestre – i cui visi ricorrono in tanti testi a loro dedicati, poesie, documenti, fotografie, riproduzioni di manoscritti dalle sapienti e ordinate calligrafie – sono state lo strumento più prezioso per incanalare il cambiamento in binari di civiltà e di crescita etica e civile. Restituire alla memoria le storie private delle donne, delle maestre che hanno accompagnato il mutamento del nostro Paese significa intrecciare con gratitudine la piccola con la grande storia. (Marina Boscaino)

Non posso dimenticare il giorno
di Maria Grazia Calandrone

Convinta come sono che la scuola formi un’area decisiva della personalità dei futuri cittadini, ho accettato contenta di sciorinare una mezza paginetta di ricordi miei propri di allieva e di estemporanea portatrice di versi tra i banchi. Gli occupanti dei banchi, quando non volontari, sono annoiati preadolescenti che si presentano all’appuntamento con il pregiudizio che i poeti siano dei gobbi e lagrimosi individui macerati da lutto e da dolore. Possiamo intervenire immediatamente sulla noia cercando di coinvolgere i ragazzi nella lezione, soprattutto lavorando insieme alla produzione di testi secondo le memorabili lezioni di Antonio Porta, che usava ritagli di giornale e ironia e foto per mettere in mano ai ragazzi l’oggetto-poesia, ottenendo così il doppio risultato di sdrammatizzarlo e nello stesso tempo di sentire insieme ai ragazzi l’euforia che proviamo alla emersione del bello. Altrimenti di fronte al tema del dolore siamo completamente sguarniti, perché i testi confermano il pregiudizio.

Occorre basarci sulla nostra esperienza per comprendere quale attrazione si provi al presentarsi della poesia: personalmente, non posso dimenticare il giorno nel quale Paola Moretti, mia insegnante di lettere al ginnasio, fu ispirata a leggerci il Notturno di Alcmane. Quello che mi raggiunse non era dolore, non era nemmeno la riparazione del dolore: era un altro mondo, lo sguardo umano che si faceva così profondo, alto e acuto, da rivelare un mondo dove avrei voluto riaprire gli occhi, perché in quel mondo si vedeva meglio, più chiaro e netto. All’apparenza la poesia (nella traduzione di Salvatore Quasimodo) era una semplicissima trascrizione della natura addormentata – ma la descrizione non era né bucolica né soave, era quasi scientifica, dettagliata e spaziosa. Ecco: sfondare la vernice delle apparenze. Spaziosità dentro ogni dettaglio, lo sprofondamento in elementi misteriosi, la fantasia controllata con rigore, la macchina meravigliosa della libertà associativa – un luogo dove essere armonizzata con tutti i viventi, altro che lutto e dolore!: questo quello che cerco di trasmettere quando parlo di questa cosa inutile che è la mia chiave per interpretare la natura, gli uomini, la politica, i sogni della notte, la mia stessa libertà.

*

Maestre
di Giovanni Nuscis

Le maestre sono ufficiali pensosi,
alle otto e venticinque ogni giorno;
radunano la piccola truppa
rumorosa per condurla
verso mete ed obiettivi precisi;
sono capi di un governo provvisorio
ministri senza portafoglio
di una nuova nazione
in crescita: istruzione e difesa,
interni e giustizia nelle loro mani,
e nelle attese di chi
si nutre di esempi
di parole di terra, suoni di cielo.
Salgono le scale lente le maestre
seguite dalla piccola colonna
traballante di zaini e grembiuli,
che presto scompare alla vista
di genitori e parenti. Pensano
salendo, le maestre, ai loro cari
alla pesante giornata che le aspetta.
Ma ogni pensiero si dissolve
appena giunte in aula
davanti alla truppa che chiede
vita, un muro, un sorriso speciale
ciascuno; incalzandole a volte
senza darlo a vedere
con urla e musi e pianti,
o reazioni violente.
Della missione compiuta
della truppa cresciuta e dispersa
degli ufficiali assegnati
ad altro incarico
presto ci si dimentica;
se non frugando, reduci adulti,
nel ricordo lontano
di giornate campali tra i banchi;
realizzando solo allora
le cose ricevute.

*

Sono stata – per un quarto di secolo – una maestra timida…
(acrostico)
di Mariella Bettarini

“Ti rendo lode, Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli” (Luca, 10. 21)

Sono stata – per un quarto di secolo – una maestra timida
O anche una timida donna per “maestra”
Non sapendo di esserlo – non volendo mai diventarlo
O sì – ma come per scommessa – per gioco – per sforzo passionante

Stupendo me per prima – mentre loro –
Tutti loro – i bambini – erano – sì – tutto l’oro del mondo
Anche se affaticanti – se stormenti – stordenti
Tanto da poi stordirmi dell’essere
Arrivati ad essere bambini in una classe

Piena di noi – loro ed io senza classe (di fatto)
E senza legge se non quella di
Rispettare il dolce – l’arduo patto che ci vedeva

Uniti e mattine e mattine (e certi pomeriggi – ricordo)
Nel medesimo fiore – nel medesimo frutto

Quando con le ali volàvano (e volavàmo) e senza ali –
Uguali nel correre diverso dell’età –
Affezionandoci a vicenda al sapere – avvicinandoci
(Rampolli tutti insieme) al Sapore del
Tutto – alla geometria – alla grammatica – all’
O di Giotto mirabilioso – alla grafìa della Terra – alle

Duttili fiabe – alla crudezza della storia – all’
Imparar facendo (io da loro – io con loro in-segnàta) –

Segnàta sì (più che in-segnante) dal lor miracoloso
Essere Tutto: loro Bambini – Grandi – loro Maestri
Con quel bagaglio di sorprese – speranze – visioni – fantasie –
Occhi aperti su mondo ed oltremondo – oltremodo festosi –
Lenitivi – pronti – veri – silenti
O folletti dal purissimo dire e dalla sì

Unitaria molteplice debordante allegria o invece
No: pensosi – pensierosi – su d’una rara nota musicisti
Avendo – loro – il Regno della Musica – certo:

Musica – suono dell’infanzia e noi – parvi – nulli maestri
Ad imparare da quelle Partiture loro di vento –
Estroverse – estreme – a noi estranee oramai
Se non fosse per…
Troppo da raccontare – troppo vasta la materia
Ridente – disperante – commovente di cui un’
Aula è fatta e…

Tutto questo ricordo – questo tengo nel cuore e
Intima riparo – aliena ormai da quel
Mio apprendistato grande – faticante ed
Insieme gioioso: gioia remota
Dalla quale sentimento di vita ho ricevuto e
Adesso basti questo ed amen

gennaio 2008

*

La maestra
di Gabriella Maleti

A Mariella

Un po’ timida, impacciata,
ecco la maestra.
Osserva teste e teste, occhi, mani.
Dice: “Eccoci qui, cari bambini,
a dire, ad ascoltare, a profferire quanto
ognuno di noi sa, mescola, porge,
perché innocenza da voi imparo,
tengo tesa nel cuore parità,
e insieme insieme rinsaldiamo vincoli
di scambio e meraviglia,
fedeltà nel mantenere conoscenza e stupore,
similitudine in questo andare lungo
sapienze ideali”.

“Eccoci qua!”, dice la limpida maestra,
un po’ goffa,
ma poco teme, incanta quei visi ruscelli,
quei ritornelli attorno,
e libera dice: “Intanto i nomi,
intanto le voci, intanto voi!”
È la prima elementare che si
squaglia in risa, motteggia e
guarda la maestra.

Noi, da dietro, vediamo che inizia
quel gioco, sopraffino calco che
vita allunga, via via cede.
Così fa maestra e
l’ingarbugliata faccenda del sapere
(sapere di non sapere?).

*

La classe Seconda D
(acrostico)
di Mariella Bettarini

La classe Seconda D, con la quale una mattina
(Ancora ignoti)

Ci siamo incontrati, mi ha regalato
La freschezza, l’allegria
Aperta, vera di un
Solare tempo (per me andato) in cui
Solevo entrare a scuola (io “antica” maestra)
E allora vi dico col cuore “Grazie”

Solo “Grazie, ragazzi” per l’incontro
E per lo scambio di pensieri, parole
Con cui abbiamo condiviso
Obiettivi belli ed importanti fra
Noi, ognuno nella propria parte, ma
Davvero insieme, davvero aperti
Alla pace, al dialogo, all’infinito aperto

Dialogo che solo salva

Firenze, 10 marzo 2003

*

Mentre leggo il quadernone di mio figlio e lui fa il bagno
di Renata Morresi

i sogni sono di non scappare
(C. Bordini)

Scrivi i nomi delle parti
del corpo
capelli
braccio
collo
mano
“Oggi mi insapono tutto
io”
Ho conosciuto centinaia di maestre. Aspiranti. Maestre
chissà se lo sono
diventate
foglie
tronco
corteccia
radici
(disegno di albero)
Semestrale insegnante di aspiranti insegnanti per 7 anni riempio
scatole vuole, tabelle, cellette, le norme
d’adempimento. Sistemi di qualità.
Esperimento:
senza ossigeno la candela
si spegne.
Nell’impero delle tecniche a scuola
non rimane da scoprire che noi stesse.
Prodotti cognitivi. Unità didattiche.
Precarie tutte che s’era, usavamo la classe
per leggere, ‘fare inglese’, sbagliare beatamente.
Respirazione
umani: polmoni
pesce: branchie
lombrico: pelle
piante: stami
Lunghe classi di discussione
di poesie di romanzi di
stanche stipate per terra
accalcate in corridoi
aspiranti le teste
delle ultime file in aule giganti
le vedevo microscopiche
L’uomo è onnivoro
trasforma i prodotti
(disegno di mucca) (freccia) (disegno di busta di latte con scritta “late”) (freccia) (disegno di gelato)
Come forme vuote
per me, liste di nomi solo visti
all’esame, i vuoti di persona,
percepiti controluce,
prendevano spessore, si inventavano
“Forza, gormiti dell’acqua, buttiamoci!”
Non tutte le aspiranti maestre sono
brave a leggere e io ‘facevo’ solo inglese, facevo
in quelle aule sterminate
Il movimento degli animali
Alcune aspiranti saranno brave comunque
(il grosso del metodo è l’amore)
Alcune aspiranti sono molto efficienti
comunque
alcune aspiranti munite di mille e più buste
ricambi rinforzati, regoli, cartelle
camminano
nuotano
volano
strisciano
saltano
“Come fai a saltare così bene, Cavarex?”
Alcune aspiranti sono confuse, tra tirocini ed esami e lavoretti
non sanno bene chi ascoltare e
se stesse per prime
Lo scarabeo ha le ali corte
perché fa voli brevi.
Alcune aspiranti intimorite dalle forme, ossequiose agli ordinari, alcune
aspiranti vagamente razziste. Alcune aspiranti dicono che altro
potrei fare, non sono un maschio.
Quasi tutte alle lauree hanno tacchi molto alti
Il mestiere è tanto maltrattato
che compensi con l’effetto
Alcune aspiranti sanno il segreto
(la classe ha la sua ebbrezza, il suo rischio)
Gli animali vivono ovunque: nel bosco,
nel mare, nelle zone fredde, nelle zone calde.
Alcune aspiranti dicono grazie. Alcune non vedono l’ora di
Quadrupedi: animali con 4 zampe
Bipedi: animali con 2 zampe
stare coi bambini. Alcune hanno storie, lauree, figlie
Alcune vogliono forte, come pazze
Alcune tornano a studiare
Il tatto è in tutto il corpo
dopo un esaurimento. Una ha pianto
per due settimane alla prima supplenza
Il naso ha piccole cellule per avvertire
io consiglio di tenere un diario, fare gruppi
di ascolto, studiare per sentirsi
forti
i buoni e i cattivi
odori
Metà del lavoro è l’amore
“Baciare una femmina in bocca? Sei matta?”
Filtro affettivo la chiamano
la paura di sbagliare che ti blocca
una lingua straniera
La chiocciola ha antenne per vedere e
toccare
tutto delicatamente
è interconnesso
delicato e crudele
un angelo intero anche
solo un passo
nelle storie
“Tra cinque minuti mi sciacquo”
Mio figlio ha 3 maestre
ne sento le voci risuonare
nella sua quando mi dice
“Avanti, suddividi”, “Cosa desideri?”
Non so niente di loro, ora sfoglio
il quaderno
la mattina le vedo a capofila
Potrebbero essere il maestro di Toni Morrison,
il più fedele rappresentante dello stato
di torture
“Lo sai che Mariama si porta il tappetino per pregare?”
Potrebbero essere le piccole maestre
rivoluzionarie
Sono così diverse le aspiranti
E i bambini e le bambine sono diversi
diverse lingue, vari paesi, molte fattezze, alcuni colori
vanno in fila, smaniosi e chiari
arroganti ed esposti
gli zaini giganti sulle spalle
sembrano vivi
compagni un po’ goffi
Salgono le scale, entrano in classe
una stanza tutta per tutti
“Psico-onda finale!”
Persino la meno dotata tra le aspiranti
me la vedo trasfigurata, in quel mondo di piccoli
pazzi
ci si trova insieme
per caso, uguali, tutti prima A
davanti alla fortuna, scoperti,
entusiasti, insieme di razze, mestieri, conti da quadrare.
L’educazione all’immenso per gli aspiranti,
pare, comincia da qua.

* * *

Buon 8 marzo a tutte
di Marina Boscaino

Ho tra le mani Donne di Langa: le maestre di Alba e dell’albese. Un testo che mi venne regalato qualche anno fa, per una recensione. Uno dei tanti che ci dicono parole significative sul senso di questa nostra professione. E che – nel mercimonio istituzionalizzato, in questa povera Italia allo sbando – ci ricordano, ci fanno ricordare, che la scuola pubblica è uno degli ultimi baluardi di democrazia e di civiltà rimasti in piedi. E il contributo enorme che le donne hanno dato alla costruzione di questo presidio di resistenza civile.

Con la legge Coppino, ministro della Pubblica Istruzione durante il primo e il secondo governo Depretis, nel 1877 si rese obbligatoria e gratuita la frequenza della scuola elementare. La legge prevedeva una scuola, appunto, obbligatoria, gratuita e aconfessionale, e fissava tra le materie di insegnamento le «nozioni dei doveri dell’uomo e del cittadino», sostituendole all’insegnamento della religione, che poteva essere effettuato solo su richiesta e fuori dall’orario scolastico.

Alla concretizzazione di questo ufficio, carico di dignità, le donne hanno contribuito in maniera straordinaria. Donne energiche, volitive, talvolta profondamente consapevoli del proprio ruolo sociale, politico e culturale, sono riuscite – nel corso del Novecento – ad invertire la convinzione consolidata che la mancanza di risorse propiziasse il ricorso alla mediazione dei sacerdoti, sconfessando progressivamente l’idea che l’apprendimento delle pratiche religiose fosse in generale la migliore, se non l’unica, forma di educazione concessa e consigliabile per il popolo.

Una tenace difesa del principio emancipante dell’alfabetizzazione, senza timori reverenziali né dubbi di carattere morale, ha fatto sì che molte donne si siano fatte portatrici, negli anni e per generazioni di bambini, di un messaggio autorevole, che è riuscito a contrastare – anche nei territori più periferici del Paese – la pressione esercitata dalla chiesa da una parte, e dall’altra a mediare i cambiamenti a livello sociale, economico e culturale che si sono verificati, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale.

La scuola elementare e le maestre – i cui visi ricorrono in tanti testi a loro dedicati, poesie, documenti, fotografie, riproduzioni di manoscritti dalle sapienti e ordinate calligrafie – sono state lo strumento più prezioso per incanalare il cambiamento in binari di civiltà e di crescita etica e civile.

Restituire alla memoria le storie private delle donne, delle maestre che hanno accompagnato il mutamento del nostro Paese (soprattutto dopo la scuola di regime, targata Mussolini) significa intrecciare con gratitudine la piccola con la grande storia. E’ riconoscere il ruolo importante che, silenziosamente e discretamente, la scuola italiana – soprattutto quella elementare – ha giocato negli anni della guerra e in quelli immediatamente seguenti, ricostruendo dalle ceneri di un periodo desolato e desolante il senso profondo dell’appartenenza ad una comunità che, passo dopo passo, prendeva le misure con principi accantonati per venti anni: democrazia, libertà, valore emancipante della cultura, laicità.

Donne «normali», indissolubilmente legate alla grande storia, tratteggiano un quadro convincente di quel periodo di straordinaria evoluzione socio-culturale che è stato il dopoguerra italiano. Parlare delle Maestre che hanno preziosamente contribuito allo sviluppo della scuola della Repubblica e della cittadinanza italiana significa restituire alla memoria e alla dignità un ruolo che ancora oggi, a distanza di tanti anni, più che mai stenta ad avere il riconoscimento che merita come elemento realmente nevralgico della crescita etica e civile del nostro Paese.

La «femminilizzazione» della professione del docente – di cui la scuola italiana risente – se da una parte è stata funzionale a un bisogno storicamente determinato della società, dall’altro ha marginalizzato l’intera categoria e sacrificato vocazioni, capacità, intelligenze che già nel passato avevano avuto modo di esprimersi, nonostante le condizioni di estremo sacrificio e i bassissimi salari.

È arrivato forse il momento di cominciare a pensare a rimuovere operativamente il pre-giudizio che ha imposto modalità, orari, dimensioni professionali «a misura di donna-madre-lavoratrice», imponendo al contempo e implicitamente il patto scellerato del poco lavorare-poco pagare, equazione che peraltro nella scuola degli ultimi decenni non corrisponde più alla realtà, nonostante quanto affermino i fan della poetica del fannullonismo.

Oggi la scuola – in larga parte composta da noi donne – è appiattita al ruolo di “ammortizzatore sociale, di luogo di organizzazione del consenso”, come ha ribadito sabato il presidente del Consiglio, per scagionarsi (?!?) – rincarando la dose – dalle critiche piovutegli addosso dopo le esternazioni sui “principi inculcati” dalla scuola dello Stato. Il contrasto tra l’idea asfittica del “fare politica” di chi non ha cultura politica e la dimensione – tutta squisitamente politica – del nostro lavoro di docenti l’ho trovato, in un breve, recente soggiorno a Ferrara, in queste parole:

“Io non ho mai ritenuto che esistesse incompatibilità tra la mia qualità di socialista militante e il mio ufficio di maestra, che ho sempre assolto scrupolosamente, senza meritarmi mai nessun richiamo da parte dell’autorità scolastica comunale”.

Sono parole di Alda Costa, immortalata in Gli ultimi anni di Clelia Trotti nelle Cinque storie ferraresi di Bassani. Era il 17 marzo del ’26 e Alda rispondeva ad incalzanti domande nell’ufficio di gabinetto della questura. Il museo della Resistenza di Ferrara custodisce le memorie sue e di altre come lei. No, non c’era contrasto tra quella militanza e il mandato che le era affidato. Il contrasto è quello che siamo obbligate quotidianamente ad affrontare tra quello che crediamo di insegnare (non di “inculcare”) e un mondo che giorno per giorno ci sconfessa. Ma dicono che la tenacia sia una delle nostre virtù. Buon 8 marzo a tutte.

*

“La scuola da sempre è stata per la donna luogo e strumento di emancipazione, di conquista di dignità e di autonomia. Il diritto e la possibilità di studiare hanno aperto alla donna, e in particolare alla donna italiana, una nuova prospettiva di autorealizzazione. Questa non è stata una cosa che ha riguardato poche “radical chic”, bensì intere generazioni… E cosa si trovano davanti le nostre alunne? Una società che propone come modello “la pupa e il secchione”, dove la donna, appunto, ritorna ancora a fare la parte della “bella e stupida”». (da qui)

* * *

Dati. Sempre più donne nella scuola

Dieci anni fa nella scuola statale italiana le insegnanti donne di ruolo erano quasi il 78%, senza considerare quelle della scuola dell’infanzia, che già allora sfioravano il 100%. Vent’anni fa le insegnanti (esclusa quelle dell’infanzia) erano il 72,7%, cioè 5 punti in percentuale in meno.

I dirigenti scolastici (allora si chiamavano ancora presidi o direttori didattici) erano poco più del 37% (negli istituti superiori erano quasi il 21%).

La femminilizzazione è andata via via crescendo in tutti i settori scolastici. Nella scuola primaria le donne sono passate dal 94,5% del 98-99 al 96% del 2008-09 con un incremento di 1,5 punto in percentuale. Anche negli istituti superiori l’incremento della femminilizzazione è stato di 1,5, passando dal 60,8% al 62,3%.

Il settore scolastico dove le prof sono decisamente aumentate di numero è quello della scuola secondaria di I grado, che ha fatto registrare un incremento di ben 4,3 punti in percentuale, passando dal 73,4% al 77,8%.

La femminilizzazione ha coinvolto anche la dirigenza scolastica: negli istituti superiori l’incremento in un decennio è stato di 9 punti in percentuale (dal 20,9% al 29,8%); nel settore del 1° ciclo le dirigenti donne che complessivamente erano circa il 45% nel 98-99 (più direttrici didattiche che presidi) l’anno scorso sono state il 55,3% del totale.

Nei settori amministrativi le donne sono ormai due terzi di tutto il personale.
(da qui)

Se poi guardiamo le Graduatorie ad esaurimento, lì addirittura le insegnanti-donne-precarie raggiungono l’83%, col 62% proveniente dal sud e isole, il 53% concentrato nell’area umanistica, mentre il 51% ha un’età tra i 35 e i 40 anni.
(da qui)

* * *

L’occhio del lupo
Va tutto bene a questo mondo, no?

Naturalmente non si è burnout alla leggera, tanto per far scrivere i giornali e darsi un tono. Minimo minimo, la lucidità se ne va a ramengo. Difatti, non avevamo capito niente manco stavolta. Difatti, l’immarcescibile lo ha detto, ha detto guarda che i vostri stipendi fanno schifo, mica che non lo so, guarda che noi ci stiamo lavorando a ‘sta cosa qua, la colpa è degli inculcatori – quella ci maledetta – che rovinano tutto. Domandate un po’ a Santa Romana Chiesa quanti soldi gli abbiamo dato. Domandatelo un po’ agli insegnanti di religione che servizietti gli abbiam fatto. Domandatelo etc – si sa, quando ci si mette, è prolisso.
Così, in breve: insegnanti e lettori cattolici, va tutto bene a questo mondo, no?
(michele lupo)

* * *

La settimana scolastica

La nuova settimana inizia con manifestazioni in tutta Italia per la ricorrenza dell’8 marzo, che nel 2011 compie 100 anni.

Si conclude il 12 marzo, quando il popolo della scuola manifesta in difesa della scuola della Repubblica. Ricordiamo anche che il 12 scade la raccolta di firme per la petizione al Presidente della Repubblica contro i tagli alla scuola pubblica.

E’ l’epilogo di una settimana che ha visto reazioni sgomente e indignate alle parole del Presidente del Consiglio contro la scuola pubblica statale: una visione della Scuola e dello Stato che allarmano chiunque abbia a cuore la democrazia.

Ci sono state raccolte di firme (qui) e messaggi (qui) sui giornali, appelli (qui), dichiarazioni: di Giuseppe Caliceti, Luciana Marinangeli, Evelina Santangelo, Lorenzo Cherubini, Stefano Rodotà, Salvatore Settis, Francesco Mele, 32 presidenti di Consigli di Istituto di Bologna, l’Associazione nazionale Per la Scuola della Repubblica, l’Associazione Italiana Maestri Cattolici di Asti, 38 docenti di Verona, interi collegi docenti. Segnaliamo per la sua ampiezza e i chiarimenti sul rapporto scuola pubblica-scuola paritaria l’intervento di Osvaldo Roman.

A dare concretezza alle parole del premier arrivano le notizie di altri tagli alla scuola pubblica: sono previste altre 19.700 cattedre in meno per il prossimo anno scolastico; anche il personale non docente avrà 14 mila posti in meno. Mentre il Presidente del Consiglio torna a fare dichiarazioni: questa volta per annunciare un bonus per le famiglie che intendono inviare i figli alla scuola privata.

Cancellazione degli scatti stipendiali. Dopo il blocco del CCNL e degli scatti biennali di anzianità introdotti dalla legge 122/2010 per il 2011 e 2012, ci sarà dall’anno scolastico 2013-2014 la cancellazione di questi ultimi. Il salario rimarrà fermo al 2010 per il 25% dei lavoratori, i soldi per il merito, se ricavato dai risparmi, andranno al restante 75%.

Il personale della scuola, come quello della pubblica amministrazione, sarà retribuito secondo tre diversi livelli di perfomance: il 25% del personale nella fascia alta, con il 50% delle risorse destinate al trattamento accessorio collegato alla performance individuale; il 50% in quella intermedia per l’altro 50% delle risorse; il restante 25% nella fascia più bassa, senza alcun trattamento accessorio.

Inoltre il Miur ribadisce che il blocco degli scatti avrà effetto anche per la pensione e buonuscita: bisognerà lavorare due anni in più per non perdere in media 7.000 su buonuscita e 70 euro di pensione al mese. L’Anief sta organizzando dei ricorsi contro il blocco degli scatti e del contratto.

Sul tema della valutazione. Bocciata dalle scuole la Proposta di valutazione del merito, nei commi del decreto milleproroghe il ministro Mariastella Gelmini ha ridisegnato l’impalcatura generale del sistema di valutazione delle scuole attraverso il potenziamento di tre soggetti: gli ispettori ministeriali, l’Indire e l’Invalsi, cui è chiesto di portare a completamento l’attività di valutazione delle scuole di ogni ordine e grado. Sui test Invalsi, in programma a partire dall’11 maggio, sono in corso contestazioni da parte delle scuole (vedi qui e qui).

Registriamo per finire un nuovo intervento del Presidente della Repubblica affinché non ci siano tagli indiscriminati e la ricerca sia sostenuta con opportuni finanziamenti.

* * *

Petizione al Presidente della Repubblica: No ai tagli, no ai finanziamenti alle private.

Il decreto Brunetta qui.

Il vademecun della CGIL sulle sanzioni disciplinari qui.

Tutti i materiali sulla “riforma” delle Superiori qui.

Per chi se lo fosse perso: Presa diretta, La scuola fallita qui.

Guide alla scuola della Gelmini qui.

Le circolari e i decreti ministeriali sugli organici qui.

Una sintesi dei provvedimenti del Governo sulla scuola qui.

Un manuale di resistenza alla scuola della Gelmini qui.

* * *

Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui; Movimento Scuola Precaria qui.

Il sito del Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas, Cub.

Spazi in rete sulla scuola qui.

(Vivalascuola è curata da Alessandro Cartoni, Michele Lupo, Giorgio Morale, Roberto Plevano, Lucia Tosi)

5 pensieri su “Vivalascuola. La scuola, le maestre, l’8 marzo

  1. Bella puntata e belle poesie lontane dalla retorica dell’anniversario. Almeno si fa un po’ d’aria in questo brutto momento, per evitare, come dice Renata, che “la candela si spenga”

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  2. viva le maestre, viva le prof pestifere, viva le donne che non hanno bisogno di ricordare a se stesse e agli altri che sono donne. lo sono, con tutta la loro femminilità, la loro intelligenza, la loro abnegazione, non seconde a nessuno, e neanche prime.

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  3. Vivace e pensosa, intelligente e profonda questa puntata di vivalascuola, che ho letto intrecciando i ricordi delle mie maestre – tante, diverse, tutte speciali – alle immagini e alle voci che arrivano a me, oggi, ancora entusiasta e convinta “punzecchiante” dall’altra parte della cattedra.

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  4. Mi piace questo mosaico,un ringraziamento speciale a Giorgio, un caro saluto a Giovanni e grazie a tutti per averci ricordato che è bello essere donne.

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  5. Ringrazio, pur se con qualche ritardo di cui mi scuso, Gena e Anna Maria. E un grazie di cuore a Maria Grazia, Giovanni, Mariella, Gabriella e Renata per i loro splendidi testi.

    Lieto, Anna Maria, della felice sincronia: anche a me questa puntata di vivalascuola ha fatto venire in mente quanto gli insegnanti abbiano contribuito ad accendere in noi delle scintille importanti per la vita… ne riparleremo: a questo tema mi piacerebbe dedicare una puntata della rubrica.

    E ricordo ancora l’appuntamento di domani 12 marzo: le manifestazioni in tutta Italia in difesa della Costituzione e della scuola pubblica. Riporto l’appello di ReteScuole:

    Abbiamo ascoltato con sgomento le parole pronunciate dal Premier sulla – anzi contro – la scuola pubblica, che denotano una visione della Scuola e persino dello Stato che allarmano chiunque abbia a cuore la democrazia.

    Facciamo sentire la voce del popolo della scuola: genitori, insegnanti, studenti, ata. Incontriamoci sabato 12 marzo alle 15 senza bandiere né sigle per manifestare la dignità della scuola pubblica statale in una piazza che comunicheremo prima possibile.

    Se non ora quando?

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