Dommitiana road

[Gualberto Alvino, Dommitiana road,  “Alfabeta2”, dicembre 2010, n. 5, p. 10]

we are not dogs no house no nenti here

vivi mali cca no so no capisi talian beni

fa barbere macela agneli big trouble ici

problema lavori tanta problems

racoli arangi venti iuro

maximum twentyfive iurnata pochisima

no poso parli entre nous sinò cacci

sometimes we sing chianechiane

 

tiuto uguali bianca neri tiuto uquale

solo uno dio no bianca nero uno dio

we have mancato tutticosi qua no leto matiraza

no agua no banio where I dorm you see

no sta tanti beni uno letto five amigos no poso giri

durmimm abbrazate each other here

duizento e cchiù uno bagno duiciento cristiane

ghana better ca ici

 

chi dà agua noi prende aqua chi no vole

dà aqua lasamo stai no violence

italia rassismo bastarda

nui rompe tutto affì tomorrow

e ancora uno setmana

dui semana rompitiuto picciafogu

pigli casoneta blochi trafic

saso contra maghina vetrinas

 

milton says polisia vabbuó poco mali quanno vatte

maxwell says brave cristian song lloro

pate familia they must fai it

eric says manco cattiva caporala

tene famm purìss

male government

’cause they know tutticosi and do nothing

pe lloro nui good just jetta sang

 

aieri while piccianno fogu

dind’o fumo visto a quatto guys

pistola mmano

io fatta nendi vui no conose

io fai fogo pe mangi tiuti amigos

priso me spacato brazo

vattuto panza put facia ind’o ffuoco

o bbi? pissato red tuttinotti no good

 

eat avanz genti pasa strada wait italians porti nui quaccòs

june 27 dui from burkina morta when

vai gioitaur polisia veni barraca sfondi porta pigli money

then ditto tu fatto droga cumbà and put soldi pocket

cett io droga? addó? cett spolia me apri tiuto caseti

cett look sotto liet no droga nisciuna parte look

tu answer? mazzate

tu ribella? prigiona

 

we are not dogs sempre problem doccumenta

tu documenta? my son writes to me

every week pozzo veni? I tell him

poco bono here pero maybe genti

addevenda bone if capisci we bono

that’s why lavori matinasera

io fai doccumente

then I can call you how’s mom?

 

no cattivi quaccuni tratta beni others mali

chilli hanno acciso brava uaglione fricana wrong

fato no mali nisciuni

all the time ind’a terra ranci mandirina

peschi fraole pommadora

furnuti mmiezzavia like monneza

that’s not good

we are not dogs

 

mo lavora quasa sembe ngoppa cantiera

mizziuorn una ora free mangi

sunday mez iurnata libera balli

o masto bravomm accumpagni nui maghina

dà sighireti so I can send her

quaccosa e sord but

tomorrow you know

tomorrow dio sape

 

arriva machini ob ob scinn comm’a ddimoni pam

blood everywhere schiza faza cazune cammisa

femmene allùc commacché

puro nui cominzi allucchi

pam pam you know

tonight vai via Germany England no sai

pero tuorni si no sta

tanta beni commaccà


La sera del 18 settembre 2008, presso la sartoria Ob Ob exotic fashions di Castel Volturno, sulla statale Domitiana, un commando di “scissionisti” del Clan dei Casalesi in vena di pulizia etnica trucidò a colpi di kalashnikov Kwando Owusu Wiafe, Ibrahim Alhaji, Karim Yakubu (Awanga), Kuame Antwi Julius Francis, Justice Sonny Abu ed Eric Affun Yeboah, lavoratori africani quasi tutti al disotto dei trent’anni, completamente estranei non solo al crimine organizzato, ma ad ogni forma di illegalità. La strage provocò, per la prima volta nella storia dell’immigrazione in Italia, l’immediata sommossa degli extracomunitari e un’eco internazionale non ancora sopita.

Questo testo, composto quasi in raptus, nasce dall’incontro dell’autore con tre di quei ribelli — un muratore, un barbiere, un macellatore d’agnelli, tutti originari del Ghana — avvenuto proprio sulla via Domitiana il giorno della rivolta («Tu machina va Rome? Porta nui?»), prima della loro fuga verso chissà dove: un orrido impasto anglo-franco-ispano-campano che vorrebbe, se non riprodurre, almeno echeggiare la musica inaudita e la straordinaria espressività del loro gergo di rapina.

 

11 pensieri su “Dommitiana road

  1. Risuona potente, in questo testo, l’intreccio di parole e di vite che lacera il silenzio di una sola triste storia.
    Grazie, Gualberto

    "Mi piace"

  2. come se il vero e l’essenziale fossero sempre una sorta di pidgin, di precipitato di un incontro (e scontro). molto apprezzato,

    f.t.

    "Mi piace"

  3. E’ veramente grande. E lo dice uno che ci vive nell’inferno e questa lingua gli capita di ascoltarla ogni giorno e che qui suona come un canto di dolore e di (paradossale) salvezza e verità, proprio a confronto con la “lingua morta” (dialettale o no) di chi ha perso la memoria di questi “suoni”, gli stessi del pdgin english o “broccolino” dei nostri nonni emigrati a “Nuovaiorche ” o a “Broccolino” e parlavano così perchè non avevaNo potuto frequentare lì la “Ai scuola” (high school).

    "Mi piace"

  4. Mi ha commoso e scosso. Poesia “concreta” nel senso più autentico. Testo di altissimo livello! Geniale!

    "Mi piace"

  5. Bellísimo texto, a través de un dialecto por momentos dificil de seguir, la emoción, la humanidad desnuda pudo llegar a mi. Gracias.
    Nora de Buenos Aires

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.