45. Riflessi

da qui

Marco arriva stremato al termine del giorno. Ha bisogno di un metodo per rilassarsi e togliersi di dosso la polvere che si accumula per grane, contraddizioni, rospi da ingoiare. Ha provato con l’omeopatia, la melatonina – consigliata da non ricorda chi -, fino alla Paracodina in gocce, utile anche per la tosse. Alla fine escogita una soluzione originale: pensare a un luogo, sempre lo stesso, percorrerlo lentamente in lungo e in largo, finché non si addormenta. E’ uno rio di Venezia, a pochi passi da Piazza San Marco e il Ponte di Rialto, tra Corte Nuova e Corte Gregolin, nel centro delle Mercerie; in primo piano c’è una trattoria costellata di foglie esotiche che esplodono sull’acqua con fiori rosa come labbra di donna; lanterne in ferro battuto gettano una luce fioca sui mattoni beige e sull’arco con il bordo in marmo; più avanti si succedono palazzine arancioni, bianche e gialle, unite da un ponte in pietre chiare che sembra gettato tra la veglia e il sonno, il dolore dei conflitti diurni e la pace innaturale della notte, in cui Marco sogna sempre la stessa scena, come se tutta la vita potesse contenersi nel rio di Venezia a pochi passi da Piazza San Marco e il Ponte di Rialto, con l’acqua che riflette il ricordo dell’infanzia del bambino timido, la prima cantonata, quando all’asilo confuse le porte ed entrò nella classe del fratello maggiore tra le risate generali, o quando invidiava la Pelikan a inchiostro verde e nera di Vincenzo Cerere, il compagno di banco, o quando s’innamorò degli occhi azzurri della Persighetti, o quando fece a pugni sul campo di calcio pieno di polvere e livore, o quando si rinchiuse per la prima volta nella cabina dello stabilimento con la ragazza di Ciro, che poi venne a cercarlo con la banda dalle borchie nere. Nei riflessi del rio si leggono chiaramente i versi che scrisse in onore del tempo perso, quando sua madre gli disse che non poteva campare di parole, la faccia delusa del padre alla notizia dell’iscrizione a Lettere, il giorno che strappò un bravo! al Professore, il seminario all’università in cui gli studenti a bocca aperta ascoltavano la sua lezione sulla luna di Calvino, le lacrime di ghiaccio che non riusciva a trattenere alla morte dell’amico, il movimento lento contro la pelle bianca della donna confuso con quello della gondola che scivola nel rio, sfiorando la trattoria dalle lanterne in ferro che lo scortano con la luce fioca, lo ipnotizzano, finché ora, finalmente, dorme.

14 pensieri su “45. Riflessi

  1. Credo che Marco, pur tra molte rinunce e qualche rimpianto, sia riuscito a realizzare il suo sogno. Le cose belle, come ho sentito dire,non sono facili da raggiungere.

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  2. la mente umana è meravigliosa; cattura immagini, eventi, profumi che rimangono celati in un angolino del nostro cervello, e quando meno ce lo aspettiamo, riemergono e ci riportano indietro nel passato, come in una macchina del tempo. Non sempre sono piacevoli, ma se siamo quel che siamo, è anche merito dell’esperienze meno felici che abbiamo vissuto. Un abbraccio 😉

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  3. Ripercorrere il passato o un luogo ben preciso rilassa la mente dal quotidiano che è spesso fonte di nervosismo e alla fine il lungo cammino rilassa e stanca la mente, la placa, il clou è però le sensualità dolce di uno strofinio di pelli, confuso con il dondolio, quel dondolio che ci accompagna dalla nascita, capace ora e sempre di placare ogni agitazione e pensiero, che sia una culla, una gondola, un treno in movimento, le braccia di una donna.
    Caro Marco,
    funziona anche pensato da una donna, nulla rilassa più di quel semplice contatto, anche solo ideato come se quel semplice gesto fosse un farmaco potente, una bacchetta magica per ogni fatica: non è bene che l’uomo sia solo!
    SM

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  4. Marco, con il suo sguardo voltato sempre indietro, verso il passato, mi sembra vivere senza la speranza necessaria, senza amore, ma solo con tanti rimpianti: in questo modo non potrà mai nè apprezzare quello che ha costruito, nè vedere ciò che ha avuto in dono, e quindi non potrà mai essere felice.
    “Non bisogna rovinare il bene presente col desiderio di ciò che non si ha, ma occorre riflettere che ciò che si ha lo si è sempre desiderato” -Epicuro-

    p.s.: bellissima canzone 🙂

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  5. Sogna, Marco sogna!!!

    Es hoy: todo el ayer se fue cayendo
    entre dedos de luz y ojos de sueño,
    mañana llegará con pasos verdes:
    nadie detiene el río de la aurora.
    Nadie detiene el río de tus manos,
    los ojos de tu sueño, bienamada,
    eres temblor del tiempo que transcurre
    entre luz vertical y sol sombrío,
    y el cielo cierra sobre ti sus alas
    llevándote y trayéndote a mis brazos
    con puntual, misteriosa cortesía:
    Por eso canto al día y a la luna,
    al mar, al tiempo, a todos los planetas,
    a tu voz diurna y a tu piel nocturna.

    Pablo Neruda

    Un abbraccio

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  6. L’”assenza” percepita prima di dormire; una sensazione condivisibile anche dai meno nostalgici; l’importante è , dopo il resoconto serale, giungere più o meno dolcemente al sonno, impedendo ai ricordi di fermare il tempo lasciandoci svegli.

    Comunque vada…

    “Anche un orologio fermo segna l’ora giusta due volte al giorno”. Hermann Hesse

    La storia si ripete…gli studenti , ancora oggi, sono a bocca aperta.

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  7. “pensare a un luogo, sempre lo stesso….finché non si addormenta.”

    Il bacio della buona notte,una carezza rassicurante…

    Da piccoli si pensa di aver acquisito per sempre il diritto a quel bacio serale prima di addormentarsi; poi si diventa adulti…il bacio è sempre lì ma non lo avvertiamo più, non è quello che vorremmo…quel bacio va a posarsi sempre sulla guancia sbagliata e comunque non sulla nostra.

    Chi deve darci quel bacio, perchè venga percepito?

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