Vivalascuola. Appunti d’assessore

Cosa vuol dire amministrare la cosa pubblica in tempi in cui chi governa fa scempio della cosa pubblica? Cosa vuol dire in particolare amministrare la scuola della Repubblica, in tempi di tagli all’istruzione pubblica in contravvenzione al dettato della Costituzione? Cosa vuole dire per un amministratore che concepisce il suo compito come un servizio e ritiene la scuola un bene comune? Ci risponde con i suoi “appunti” Donato Salzarulo, Dirigente Scolastico e Assessore all’Istruzione.

Appunti d’assessore: tra cifre e finestre sociali
di Donato Salzarulo

«Tutti i casi della nostra vita sono materiali di cui possiamo fare ciò che vogliamo»
Novalis

1.- L’ultima me l’ha raccontata la dietista. Una madre, col figlio iscritto in una classe a Tempo Pieno (con l’obbligo, quindi, della mensa), le presenta un certificato col quale un medico richiede per l’alunno una dieta speciale: consumare ogni giorno pasta in bianco con olio.
«Perché?…», domanda la dietista, «ha qualche malattia?…»
«No, risponde la mamma, è che a lui piace solo questo…»
«Ma no, signora!… Non si può fare…».
La dietista, con una pazienza che le conosco, ripete alla madre la solita spiegazione: i bambini, piano piano, devono imparare a mangiare di tutto; è importante che seguano un’alimentazione corretta; ecc. ecc.

Quella della refezione scolastica (o della ristorazione, come preferisce dire qualche collega) è una delle preoccupazioni principali di un assessore alla pubblica istruzione.
A Cologno Monzese (più di 47 mila abitanti, a nordest del capoluogo lombardo, sulla tangenziale per Venezia) da oltre trent’anni funziona un Centro Unico di Cottura, prima gestito direttamente dal Comune, poi dato in concessione a una società del settore. Nell’anno scolastico in corso fornisce 3.557 pasti, destinati ad alunni di scuola dell’infanzia, elementare e media.

Ce n’è sempre una. Una volta è la grammatura: le porzioni messe in tavola sarebbero insufficienti. Un’altra volta è la qualità: le pere abate sarebbero troppo piccole. Un’altra volta ancora è il piatto del giorno: l’accoppiata polenta-brasato, secondo alcune mamme, non si dovrebbe fornire a pargoletti di stomaco delicato, ecc. ecc. C’è sempre qualcosa che non va. E probabilmente è così. Nel senso che basta lo 0,02 per cento che abbia qualcosa da dire o ridire e mi ritrovo a dover rispondere a 72 segnalazioni (lettere, email o telefonate). Per fortuna, siamo a livello dello 0,002 per mille.

Farsi un giro per un refettorio e buttare l’occhio sui tavoli è esperienza sempre istruttiva. Apre finestre interessanti su diversi comportamenti educativi.
Ieri ho invitato il Sindaco a venire con me nella scuola Tal dei Tali. Un primo cittadino ha bisogno di contatti diretti.
Salutiamo i bambini, stringiamo le mani al personale docente e a quello addetto alla mensa. Dopo aver girato un po’ per i due refettori: di prima e seconda (oltre 120 alunni) e di terza, quarta e quinta (oltre 180 alunni), ci sediamo al tavolo delle maestre di quinta.
Primo piatto: riso e piselli. Mangia lui e mangio io: buono e leggero. Non sono un patito del riso; ma il tutto è gradevole. Giriamo per i tavoli, pochi lasciano il fondo completamente pulito. Molti mangiano soltanto il riso ed evitano accuratamente i piselli. Come mai?… La risposta più frequente è che i piselli non piacciono. Le maestre ripetono l’invito: «La metà, mangiate almeno la metà!..
Secondo piatto: una specie di gateau di tacchino, patate e formaggio. Lo chiamano tortino ed ha la forma di un hamburger. Una maestra spiega: oltre che di tacchino o di pollo, viene servito anche con il prosciutto. Un’altra sostiene che quello con le uova è pessimo, ma questi sono ottimi.
Insieme al tortino una bella manciata di erbette. Ma chissà perché quasi tutti continuano a chiamarle spinaci.
Noi mangiamo tutto e tutto ci sembra buono. Gli “spinaci” sono ottimi. Peccato che i bambini, a stragrande maggioranza, li lascino quasi completamente nei piatti. Le maestre devono inventare mille espedienti per stimolarli almeno all’assaggio. Io stesso, ricorro al fumetto, a Braccio di Ferro. Se mangiate gli spinaci, diventate forti come lui. Ma che?! La metà dei tortini e quasi tutta l’erbetta rimangono nei piatti.
Per finire, il kiwi. Molti non sanno sbucciarlo e poi le maestre preferiscono che non si armeggi coi coltelli. Conclusione: tagliano ogni kiwi a metà e i ragazzi portano in bocca la verde polpa col cucchiaino.

Qual è il problema principale di una mensa? La quantità, la qualità, la varietà del menù. Indubbiamente. Può esserlo. Ma ho l’impressione che sette volte su dieci non sia così. Il problema principale è l’educazione alimentare. I bambini non mangiano o mangiano pochissimo verdure, legumi, frutta. Si rimpinzano, a metà mattinata, di merendine salate o dolci, a forma di cuore o di fiore, di stelle o di girandoline, con o senza sorpresa… Il catalogo è illimitato. Sedersi a tavola coi loro compagni è prevalentemente un’occasione per parlare tanto, raccontare, incontrare i compagni delle altre classi, gridare da un capo all’altro del tavolo.

Una volta venne a scuola una suora missionaria dall’Uganda. Mangiò con noi. Si stupì non solo per lo spreco di cibo, ma per il vociare incontrollato e sconsiderato delle scolaresche. Nel suo villaggio, i bambini avrebbero mangiato tutto, in grande silenzio.
Non è un problema di disciplina, ma di condizione materiale (il cosiddetto “benessere”) e di mentalità. Oggi un papà e una mamma faticano a dire no ad un figlio. Desiderano accontentarlo in tutto e per tutto. Possono girare, senza timore di apparire ridicoli, cinque o sei medici finché trovano qualcuno che prescriva quotidianamente pasta in bianco con olio.

Un pomeriggio di primavera, stavo assistendo all’uscita degli alunni, nel cortile. Un bambino di quarta aveva con sé il panino della mensa (spesso, se non lo consumano all’ora di pranzo, lo portano a casa). Arrivato al cancello, lo lasciò cadere a terra e cominciò a calciarlo come fosse una palla. Mi avvicinai e lo richiamai. «Il pane è sacro. Col cibo non si gioca, ecc. ecc
Si avvicinò la mamma, seccata perché stavo rimproverando il figlio e, invece, di avvalorare le mie parole, aprì il borsellino per darmi un euro. Pensava che stessi facendo tante storie per nulla. Cosa vale un panino agli occhi di una società che spreca e produce quotidianamente quintali di rifiuti?
La invitai a seguirmi immediatamente in direzione.

Qual è, allora, il problema principale di una mensa? Sicuramente la conoscenza della piramide alimentare, dei principi nutritivi che stanno alla base della formazione di un menù (quantità giornaliera di carboidrati, lipidi, proteine vegetali ed animali, vitamine, ecc.), sicuramente l’approvigionamento dei cibi, il loro processo di preparazione e cottura, ecc. ma forse l’elemento principale è che intorno al cibo si gioca oggi la “partita affettiva” delle famiglie, preoccupate per lo più di non riuscire a saziare e a soddisfare l’appetito dei loro figlioli, che, si badi bene, per un buon 30 per cento sono obesi o in sovrappeso. Famiglie ansiose, piene di sensi di colpa.

«Caro Sindaco, se vogliamo valorizzare un servizio come la refezione, la Commissione mensa non basta. All’inizio di ogni anno scolastico dobbiamo sguinzagliare la dietista o chi per essa nei quindici plessi scolastici del nostro Comune. Dovrà raccontare a genitori e docenti la piramide alimentare, i principi seguiti nella formazione del menù, le direttive regionali e quelle dell’ASL, la valutazione del gradimento dei singoli pasti e, soprattutto, dovrà far capire che se i loro figli non mangiano verdura, legumi e frutta, noi non possiamo eliminare questi cibi dalla mensa.
Poi, caro Sindaco, dobbiamo proporre alle scuole un modulo di educazione alimentare da realizzare in collaborazione coi docenti, un kit per spiegare agli alunni, a seconda dell’età, il menù, il perché e il percome…»

«Caro Salzarulo, sono d’accordo, ma quanto costa tutta questa comunicazione?… Ricordi che la legge finanziaria ha ridotto tutte queste spese dell’ottanta per cento?… Tra poco non potremo fare più neanche i manifesti!..

2. – Tempo di bilanci previsionali. Mentre scrivo, siamo alla quinta riunione di Giunta. Nella prima, il ragioniere la mise giù dura. Le entrate correnti per il 2011 diminuiranno di oltre due milioni e mezzo di euro. Soprattutto per riduzione dei trasferimenti dello Stato (meno 1.630.860) o per obblighi derivanti da nuove leggi (meno 450.000 euro per trasferimento del servizio idrico integrato alla CAP Holding).
Quasi sempre quando sento snocciolare cifre, provo giramenti di testa. Devo fermarmi. Devo fissare gli occhi sulla tabella per orientarmi.

«Egregio Signor Sindaco e gentili Assessori, di fronte ad un totale di entrata corrente (presunta) di 32.863.320 euro, avete un impegnato già di 32.483.000 euro derivante da spese di personale pressoché incomprimibili, contratti in essere da rispettare, quota capitale di mutui da pagare, ecc… Un Comune come Cologno, non dimenticatelo!, soltanto di bollette per telefono, acqua, luce, gas, ecc. spende 1 milione e mezzo all’anno. Quindi, sottraendo da 32.863.320 i 32.483.000 di impegnato, vi rimangono a disposizione 380.320 euro da decidere dove appostare, scusatemi il linguaggio tecnico…»

Guardo la cifra dell’impegnato 2011 della Pubblica istruzione: euro 2.252.510; la confronto col totale dell’impegnato 2010: 2.973.211,45… Dio mio, mancano all’appello oltre 720.000 euro!… Se voglio offrire gli stessi servizi dell’anno scolastico in corso, se voglio continuare a fornire libri di testo, refezione, pre e post-scuola, centri ricreativi, assistenza ai disabili, trasporti, ecc. ecc. dove li vado a prendere? Ammesso pure che i miei colleghi siano di buon cuore e che, d’accordo sulla priorità programmatica della scuola, destinino i 380 mila euro alla Pubblica istruzione, la cifra mancante resta rilevante. E il mio collega ai Servizi sociali non è messo meglio di me. Tra l’impegnato 2010 e 2011 ha quasi 1 milione e mezzo in meno… Non c’è nulla da fare. Ci guardiamo negli occhi. O ci attrezziamo per i miracoli e diventiamo santi o ci armiamo di bisturi sociali e studiamo da chirurghi.

E’ moralismo se mentre ascolto e scruto queste cifre penso al riccone d’Italia che se la spassa ad Arcore? Sono soldi suoi, assessore, che pretendi?… Mah! Guadagnati come? Non è forse vero che Mediaset, da quando è sceso in politica, ha visto migliorare di molto i suoi bilanci? E la Mediolanum assicurazione?…

E’ moralismo se penso ai cinquanta miliardi di evasione fiscale? E’ giusto che io aumenti le tariffe degli asili nido, della mensa scolastica, del pre e post-scuola e dei centri ricreativi, quando miliardi e miliardi di euro finiscono nelle tasche di cricche corrotte e corruttrici? Ha senso organizzare assemblee di utenti e cittadini e star lì a spiegare per ore ed ore le difficoltà di bilancio e la necessità, se desideriamo conservare i servizi, di aumentare le tariffe, quando i soldi dei contribuenti vengono sprecati in modo sciagurato, irresponsabile e criminoso? Molti penseranno che siamo come gli altri. Forse ci metteranno nel mazzo. Siamo la “casta” che se ne frega delle condizioni materiali dei cittadini e delle loro famiglie.

«Ragioniere, come posso far quadrare i conti?…»
«Assessore, si limiti alle spese obbligatorie, a quelle previste da precise norme di legge…»
D’accordo, ammettiamo di poter tagliare pre-post scuola e centri ricreativi che sarebbero facoltativi, ma l’assistenza ai disabili? Il trasporto? Gli arredi scolastici? Il contributo per registri e stampati? Il sostegno alla programmazione didattica ed educativa? I libri di testo? Il diritto allo studio? Che facciamo? Torniamo al Patronato scolastico?…
Tempi duri. In basso. Sopra il Sultano gode e i cortigiani applaudono.

Non ho nessuna intenzione di metterla, come si dice?, in politica.
Il basso non è tutto uguale e il sopra neanche. A volte i diretti sono lo specchio dei dirigenti. E viceversa.
Incontro spesso berlusconiani. Persone che credono di poter fare ciò che vogliono. Le regole per costoro sono cappi. Hanno di solito un Ego spropositato e tiranno. Se non riescono a sedurti, diventano arroganti e prepotenti. L’importante è fare i loro affari. Raggiungere il loro obiettivo. Giusto o sbagliato che sia.

Ne ho incrociato una all’inizio del mandato che, pur di attivare un post-scuola in un plesso scolastico, ha pagato la quota del primo mese a una o due famiglie. E così ha raggiunto il numero minimo che, nel nostro Comune, è davvero minimo: sette. Ha potuto pagare le quote perché minima è anche la tariffa: 24 euro mensili per affidare un bambino alle cure di un’educatrice dalle sette e mezza alle otto e mezza del mattino o dalle sedici e trenta alle diciotto del pomeriggio. Insomma, un euro o poco più al giorno. Il costo orario di un’educatrice (malpagata) della cooperativa che ha in appalto il servizio è di circa 20 euro (lordi) all’ora.

Tredici euro secchi di saldo negativo al giorno moltiplicati 160-165 giorni di lezione (è una scuola a tempo pieno con il sabato libero) fanno circa 2.000 euro. E’ la cifra che il Comune deve mettere a carico della fiscalità generale per venire incontro alle esigenze (legittime) di sette famiglie. Se poi questi alunni non sono neanche sette ma cinque, perché dopo il primo mese, due si ritirano, il saldo negativo aumenta. Conclusione: gestiamo un servizio che se ci costa 100.000 euro, realizza un’entrata di 36.000 euro o poco più. La cifra precisa, infatti, di copertura del post scuola da parte delle famiglie è del 36%.

Un papà e una mamma che lavorano fuori Cologno e che devono, magari, timbrare il cartellino alle otto o giù di lì; un papà e una mamma soli, che non hanno nonni cui affidare il loro figliolo o che, nell’anonimato dei palazzoni condominiali, non hanno conoscenze o amicizie, hanno indubbiamente l’esigenza di lasciare la prole da qualche parte, in mani sicure. Che il Comune organizzi un servizio è dunque opportuno: ma può farlo per un gruppetto di quattro o cinque bambini? Bambini che vengono poi ritirati appena possibile, per cui può capitare che alle cinque e dieci del pomeriggio l’educatrice si ritrovi da sola nell’aula a non saper che fare.

Gli sprechi e le schifezze in alto non possono giustificare e legittimare gli sprechi in basso. Nei nostri contesti sociali e territoriali è giusto che un Comune attivi un simile servizio. Deve, però, avere un numero di iscritti e frequentanti adeguati e, soprattutto, deve tendenzialmente pareggiare entrata ed uscita. Altrimenti, cari cittadini, conoscetevi, solidarizzate, fate società, autogestitevi. Perché in una scuola di due o trecento alunni, venti o trenta genitori non si organizzano e rispondono al loro bisogno sociale, regalandosi a turno un po’ di tempo? Perché quest’idea che a tutto debba pensare il Comune o lo Stato? Perché quest’andazzo che tanto paga Pantalone e se si può arraffare qualcosa è meglio arraffarla? Pantalone, poi, in un Paese come il nostro, è rappresentato dall’universo dei lavoratori dipendenti e pensionati, gli unici a pagare sicuramente le tasse.

Si potrebbe sostenere: visto che chi iscrive il figlio al pre-post scuola è probabilmente un lavoratore dipendente, che male c’è se gli si viene incontro, restituendogli un po’ di reddito? Astrattamente niente. Nei fatti e per stare all’esempio, se l’Amministrazione spende 65.000 euro per coprire un servizio rivolto a duecento utenti, quante scuole potrebbe tinteggiare con gli stessi soldi? Le risorse non sono illimitate. Questo anche un berlusconiano dovrebbe capirlo. E se si spendono per coprire i costi del pre e post scuola, non si possono tinteggiare plessi scolastici o rinnovare arredi o sostituire le lavagne d’ardesia con quelle interattive e multimediali. E’ impossibile avere la botte piena e la moglie ubriaca.

Non si può votare per non pagare l’ICI sulla prima casa – unica imposta “federale” che i Comuni incassavano direttamente, sulla base della ricchezza del patrimonio immobiliare dei propri cittadini – e pretendere che il cosiddetto “Welfare locale” rimanga invariato.

3. – Qualche giorno fa mi ha chiesto un incontro un professore dell’Università di Milano-Bicocca. Scopo: illustrarmi le iniziative di formazione dell’Ateneo destinate agli insegnanti dei diversi ordini scolastici.

Ascolto con interesse e, intanto, sfoglio il depliant con i temi degli aggiornamenti seminariali. Leggo alcuni titoli: LIM, Classi virtuali e “libri misti”; Insegnare con passione, insegnare con l’immaginazione; L’identificazione precoce degli indicatori di rischio cognitivo ed emotivo; Cultura civica e ruolo della scuola; Appassionare alla storia: è possibile?; Pratiche filosofiche a scuola…

Che bello! Ecco dove mi sentirei vivo, altro che star qui a subire tagli e a far quadrare conti che non quadrano. A molti di questi seminari, se potessi, mi iscriverei subito. Per un po’ mi sembrerebbe di tornar giovane. Sto evadendo, lo capisco. Ho in testa un’opprimente nuvola di piombo. Mi sento ripiegato, costretto a difendere il terreno con le unghie. Ma forse nemmeno il professore che mi sta di fronte sta molto bene. Lo capisco, quando ringraziandolo per l’illustrazione e complimentandomi per l’ottima iniziativa, gli aggiungo che io, però, non posso fare granché perché, «sa professore, tra tagli e patti di stabilità ci stanno strangolando e la situazione finanziaria del Comune…» «Sì, lo so… Anche l’Università non è che stia bene. Facciamo questi corsi per cercare nuova utenza…» A questo punto, un’atmosfera solidale, si instaura tra di noi.

Gli riassumo ciò che realisticamente posso fare: a) diffondere il depliant nelle scuole, sottolineando l’importanza dei temi affrontati; b) parlarne al prossimo incontro coi dirigenti scolastici del territorio per eventuali convenzionamenti e progetti. Infine, mi lascio andare ad una confessione: come assessore, ad esempio, mi piacerebbe tanto dotare tutte le classi di scuola elementare e media di LIM perché, non è che io creda ai miracoli tecnologici, ma mi pare giusto adeguare le aule, intese come ambienti di apprendimento, alle nuove tecnologie. Non dico mandare in cantina tutte le lavagne di ardesia e sostituirle con quelle interattive, ma collocarle, almeno, a fianco.
Il prof. coglie subito la palla al balzo. Se si mette giù un progetto, qualche soluzione si potrebbe trovare, ricorrendo, magari, a uno sponsor e chiedendo l’aiuto delle famiglie. Uno spiraglio. Il prof. mi dà uno spiraglio.

Se c’è qualcosa che m’affatica come assessore è il dover rimestare sempre gli stessi problemi: i rubinetti dei bagni che non vanno, le infiltrazioni d’acqua nei soffitti delle aule, l’ascensore bloccato, il selciato dell’entrata scolastica sconnesso. E’ roba di competenza del mio collega ai lavori pubblici, ma i cittadini tutte queste distinzioni non le fanno. Parlano con un assessore e pensano che abbia la bacchetta magica. Non sanno che l’Ufficio Tecnico non ha più una squadra di operai e interviene solamente per le urgenze. Non sanno che se vanno in pensione dieci dipendenti comunali, possiamo assumerne soltanto due
Al termine del colloquio ci salutiamo, con l’impegno di risentirci. Per un po’ ho dimenticato le angustie quotidiane e respirato sulle alture della ricerca educativa e dei problemi della pratica didattica.

4. – «Le fasce tariffarie della refezione scolastica a Cologno sono quattro», spiego al nutrito gruppo di rappresentanti della Caritas venuti ad incontrarmi per capire come funziona il sistema. Parlo e distribuisco il foglio con la seguente tabella

INDICATORE DELLA SITUAZIONE ECONOMICA EQUIVALENTE (I.S.E.E.) FASCIA TARIFFA NUMERO UTENTI PERCENTUALE
fino a € 4.488,45 I 

 

1,30 418 11,75%
da € 4.488,46 a € 8.983,88 II 2,30 447 12,57%
da € 8.983,89 

a € 13.479,31

III 

 

3,80 314 8,83%
oltre € 13.479,32 IV 

 

4,50 2.378 66,86%
3.557

«Il numero totale degli utenti, come potete vedere, è 3.557; la distribuzione nelle quattro fasce è quella che potete leggere. La maggioranza, quasi il 67%, è nella quarta fascia…»
«D’accordo, qual è il costo del pasto?»
«Nell’anno in corso, cinque euro e otto centesimi…»
«Così tanto?…»
«Sì, perché una parte, corrispondente a 53 centesimi, è data dal costo di ammortamento del nuovo Centro Unico di Cottura realizzato con un project financing… A parte l’inglese, la cosa di fondo è che il Comune per ogni pasto consumato deve corrispondere una certa cifra alla società ristoratrice. La cifra è data, se vi interessa, dalla differenza tra il costo pasto (5,08) e la media delle tariffe (1,30 + 2,30 + 3,80 + 4,50 = 11,90 : 4 = 2,98). Tradotto: per ogni pasto consumato bisogna dare alla società due euro e 10 centesimi. Se moltiplicate questa cifra per 3.557 utenti, capite che il Comune deve dare più di 7.500 euro al giorno. Per cento giorni di scuola sono 750 mila euro, ma i giorni di scuola sono molto di più… Il servizio di refezione scolastica è in rosso, come molti altri servizi…»
«Ma noi non eravamo venute qua per ascoltare tutte queste cifre!…»
«Scusatemi, avete ragione… Perché eravate venute?…»
«Abbiamo delle famiglie che vengono al Centro di ascolto della Caritas, ci dicono che fanno fatica a pagare la mensa scolastica, siamo andati ai Servizi sociali e ci hanno mandato da lei. Vorremo sapere come fare per aiutarle.»
«Quello che dite è vero. Nelle prime settimane di assessorato, venne da me un papà quarantenne. L’azienda aveva dichiarato fallimento, aveva portato i libri in tribunale e da quasi un anno non prendeva più stipendio. Aveva dato fondo a tutti i risparmi. Non riusciva proprio a pagare la retta del mese di maggio per la refezione del figlio… Situazione drammatica, d’emergenza. Trovammo una soluzione. In quell’occasione pensai che sarebbe stato necessario istituire un fondo per situazioni simili. Pochi giorni dopo, però, si abbattè sui Comuni la scure di Tremonti. Fondo!… Altro che fondo! Si naviga a vista…
Comunque, vorrei dirvi che il Comune una politica per le famiglie un po’ la fa: infatti, in caso di frequenza contemporanea di più figli alla mensa, al secondo figlio viene applicata una riduzione del 50%; in pratica, si paga la metà. E al terzo una riduzione del 75%; ossia, la metà della metà.»
«Questo è importante… E’ una notizia che non avevamo…»
La discussione va avanti per una mezz’oretta. Si continua a parlare di tariffe, livelli di morosità, responsabilizzazione, disoccupazione, crisi sociale, aumento della povertà, ecc. ecc. Alla fine ci accordiamo: se vi sono famiglie in situazioni d’emergenza, ci mettiamo in contatto e vediamo il da farsi.

Famiglie? Un’altra tabella avrei dovuto fornire alle gentilissime signore della Caritas. Quella su quante famiglie, nei tre ordini di scuola (materna, elementare e media), pagano la tariffa intera perché hanno un solo figlio, quante la metà perché ne hanno due e quante un quarto perché ne hanno tre. Ebbene su 3.557 utenti, 2770 hanno un solo figlio (77,87%), 706 ne hanno due (il 19,85%) e 81 (il 2,28%).

Cosa si nasconde dietro questo esercito di famiglie con figli unici? Crisi economica? Incertezza sul futuro? Maggiore consapevolezza e attenzione ai desideri di affermazione e realizzazione degli individui? Particolari mutamenti socio-educativi?… Un tempo i proletari erano quelli che avevano soltanto la prole. Oggi forse non è più questo l’attributo principale. Che tutto ciò abbia dei riflessi sui servizi comunali e sulle istituzioni scolastiche è abbastanza immaginabile. Quali, è domanda, invece, che richiede studio e riflessione da parte di dirigenti degli Uffici e di assessori. Consultare qualche sociologo della famiglia? Neanche a pensarci. Il D.L. 78/2010, più noto come la scure di Tremonti”, riduce dell’80% la spesa annua per incarichi di studio e consulenza. Non rimane che spremere le meningi da soli!…

5. – “Scuola e cultura”: due parole grandi come grattacieli. La seconda, tra l’altro, contiene la prima come in una scatola cinese.
Con la cultura non si mangia; prossimo alla laurea, il giovane studente universitario, che introduce il dibattito, cita Tremonti. Poi accenna ai tagli all’istruzione, all’università, alla ricerca (cita la cifra di un miliardo e mezzo l’anno); al federalismo di cui tanto si discute nei palazzi romani e assai meno tra cittadini ed elettori; infine domanda: con tutti questi tagli come possono i Comuni conservare un livello alto dei servizi?

La domanda è rivolta a me e al collega assessore di Carugate. La sede è quella della Biblioteca Civica di questo Comune e l’iniziativa alla quale sono stato invitato è promossa dalle forze politiche di centro sinistra.

Sono lì anche perché dirigente scolastico, persona che respira, quindi, quotidianamente aria di scuola. Brutta aria, dico. Aria di ripiegamento, di abbandono, di solitudine.
La scuola oggi non si sente capita dalla sua società. Si sente frustrata nei suoi compiti, incompresa, oppressa, taglieggiata. Premialità, merito, mobilità sociale… Ma chi crede a queste fanfaluche ideologiche, quando spadroneggiano le minetti, quando le carriere politiche e professionali si decidono nelle sale di lap-dance e del bunga-bunga? Non bisogna generalizzare, è vero. Non bisogna farsi catturare dal quotidiano spettacolo di un ceto politico che ha fatto del cinismo e del godimento l’arte suprema di governo. Tanti sicuramente non ci stanno ed esprimono dissenso e indignazione. Dicono no al ricatto di Marchionne e alla compravendita sessuale e parlamentare del plutocrate.

Ma questa società cosa chiede alla scuola? Che pasta d’uomo e di cittadino dovrebbe formare? Quali facoltà potenziare e sviluppare? Non è facile rispondere alle domande.
Nella scuola, quando va bene, si trasmettono contenuti disciplinari in contesti affettivi e relazionali. Si parla di strategie didattiche, obiettivi, metodi, sussidi. Il buon insegnamento dovrebbe mirare a formare apprendisti di lingua, matematica, storia, geografia, chimica, fisica, ecc. Dopo tanti anni di permanenza nelle aule, dovrebbero venir fuori persone desiderose di diventare matematici, scrittori, ricercatori, scienziati, ecc. Invece, no. Interrogato, un ragazzino quasi certamente da grande vorrebbe fare il calciatore, l’attore, il cantante, il presentatore televisivo o qualche altro mestiere legato a profili sociali di successo; geologo, astronomo, botanico o filologo romanzo neanche a parlarne.

La scuola si sente invasa da una società che propugna soltanto relazioni mercantili e utilitarie. Che vorrebbe ridurla ad azienda.
L’efficienza, l’efficacia, il calcolo economico, d’accordo. Ma l’educazione, l’istruzione, la formazione non sono merce. Non tutto nella vita è mercato.
Da qui la reazione che spesso si coglie di una “volontà di arroccarsi”. Basta con tutte queste storie del “fare scuola fuori dalla scuola”! Occorre insegnare agli alunni abilità fondamentali come, tanto per fare un esempio, il saper leggere un brano, coglierne l’idea principale, riassumerlo, commentarlo, discuterlo…

Un Comune come Cologno, fino a qualche anno fa, sosteneva la scuola fornendo servizi (pre-post, refezione, assistenza educativa per i diversamente abili, ecc.) e integrando il curricolo scolastico con proposte musicali, teatrali e di educazioni varie: motoria, stradale, ambientale, ecc.

Oggi tutto questo sta diventando finanziariamente impossibile. I Comuni, prima di spendere soldi per fare proposte educative devono assicurare il rinnovo degli arredi scolastici e la manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici. Prima i cosiddetti “compiti d’istituto”, poi… Poi, niente! Perché la situazione finanziaria di un Comune, anche virtuoso, è tale che si fa già tanta fatica a realizzare quanto di competenza.

Il collega di Carugate condivide; aggiunge, tra l’altro, che nel suo bilancio pesa il costo della convenzione con la locale scuola materna paritaria: 315.000 euro all’anno. Una bella cifra che considerano intoccabile, tant’è che stanno raccogliendo firme a sostegno. Se poi pone mente al fatto che un dirigente dell’istituto comprensivo ha sondato le famiglie per verificare la loro disponibilità a coprire con un contributo volontario le spese delle supplenze, scopre di trovarsi di fronte ad uno strano paradosso: le scuole private fanno sempre più ricorso al pubblico per sostenersi, mentre quelle statali sono costrette a chiedere sempre più contributi delle famiglie (e non solo per l’ormai famosa carta igienica).

«Ma è giusto – domanda una signora a destra della sala – chiedere questi soldi ai genitori? Noi siamo tenuti a darli?»
Per la scuola dell’obbligo, giusto non sarebbe. Conosciamo tutti il dettato costituzionale. Del resto, è vero che il contributo volontario delle famiglie c’è sempre stato: a cominciare dalle quote versate per le gite. Negli ultimi anni, da quando la regione Lombardia ha cancellato l’assicurazione per gli alunni, il contributo è stato chiesto anche per questo fine. Ma quello di pagare le supplenze, è la prima volta che la sento. Francamente non sono d’accordo. «Eppure succede» insiste la signora. Non deve succedere. Se succede, l’allarme e la nostra indignazione devono crescere.

Si va avanti così, oltre mezzanotte, fra interventi, domande e risposte, esplorando e discutendo i mille aspetti di una situazione sfilacciata, non facile da ricomporre e rovesciare. Ho in testa alcuni libri e cerco di dare un tono a me stesso e al pubblico. Un tono in cui la curiosità, la voglia di capire, il prendere atto delle trasformazioni non si separi dall’orgoglio professionale, dalla consapevolezza di dover svolgere al meglio un mestiere, quello di educatore, comunque fondamentale. L’educazione non è finita, La scuola della vita, La bellezza salverà il mondo sono i titoli di alcuni libri recentemente letti che mi danno forza.

Quando saluto per andar via, sta ancora piovendo. A sinistra, all’uscita, cerco il mio ombrello marrone. Qualcuno, probabilmente per sbaglio, me l’ha portato via.

* * *

Il contesto

Tagli agli enti locali, ancora tagli nel 2011 e, con il decreto legislativo sul federalismo municipale, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 3 marzo, ancora tagli nei prossimi anni. Si tratta di un’operazione destinata a colpire tutto il sistema del welfare e specialmente il Sud e la scuola. Intanto il nuovo testo sul fisco regionale e provinciale dà anticipatamente il via libera ad aumenti di tassazione.

*

Quale federalismo si sta veramente realizzando?

di Osvaldo Roman

E’ utile ricordare che l’art. 14 della legge 122/2010 ha tagliato per il triennio 2011-2013 i trasferimenti statali alle Regioni, alle Province autonome di Trento e di Bolzano, alle province e ai comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti come di seguito indicato:
a) le regioni a statuto ordinario per 4.000 milioni di euro per l’anno 2011 e per 4.500 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2012;
b) le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano per 500 milioni di euro per l’anno 2011 e 1.000 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2012;
c) le province per 300 milioni di euro per l’anno 2011 e per 500 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2012, attraverso la riduzione di cui al comma 2;
d) i comuni per 1.500 milioni di euro per l’anno 2011 e 2.500 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2012…

I trasferimenti statali cessano dal 2012 per le Regioni e le Province. Nel 2014 si dovrebbe completare per tali enti la fase sperimentale e passare al finanziamento a regime basato essenzialmente su compartecipazioni o addizionali, all’IVA o all’IRPEF, per tali enti ancora in corso di definizione.

Nella seconda, fase dal 2014, ad esempio per i Comuni entrano in vigore le tasse locali (tra le altre l’IMU sul possesso degli immobili che assorbe l’ICI e l’IRPEF su quelli non locati e la tassa sul trasferimento degli immobili che assorbe anche le tasse di registro, di bollo patrimoniali e di catasto ecc.).
(continua qui)

* * *

Questionario. Dieci domande. Rivolte a chi ci governa e alla politica. A tutta la classe politica italiana. L’iniziativa è dell’Unione degli Studenti.

Ecco le dieci domande:

I nostri istituti cadono a pezzi, il 50% delle scuole non è a norma, solo con un piano di investimenti per 14 miliardi di euro si potrà risolvere il problema dell’edilizia scolastica. Ti impegni a votare in Parlamento l’adeguato finanziamento della legge 23/96 per la messa in sicurezza degli edifici scolastici?

Il diritto allo studio nel nostro paese è inesistente. Da anni chiediamo una legge quadro che stabilisca i livelli essenziali delle prestazioni e adeguamenti finanziamenti alla Regioni per garantire a tutti gli studenti, come sancito dalla Costituzione, borse di studio, trasporti e servizi. Ti impegni a promuovere in Parlamento questa legge?

Molti studenti sono inseriti in percorsi di alternanza scuola-lavoro e stage senza alcun diritto, tutela o garanzia di qualità di questo canale formativo. Ti impegni a votare in Parlamento uno statuto dei diritti degli studenti in stage, per garantire che si tratti di un vero percorso di formazione e non di semplice manodopera gratuita per le imprese?

Nel 2000 il centrodestra e il centrosinistra hanno votato insieme la legge di parità che permette alle scuole private di accedere a finanziamenti sottratti alla scuola pubblica. Ti impegni ad abrogare questa legge, riconoscendone la deriva che ha avuto soprattutto negli ultimi anni?

L’autonomia scolastica, invece di produrre protagonismo, partecipazione e qualità della didattica, ha prodotto dirigismo e autoritarismo. Sei dispoto a votare in Parlamento una Carta dell’autonomia per garantire reale partecipazione alla vita scolastica da parte degli studenti e delle studentesse?

Nel 2008 sono stati tagliati 8 miliardi di euro alla scuola pubblica, circa il 6% del suo bilancio. Gli effetti di questi tagli sono devastanti: scuole chiuse il pomeriggio, mancanza di strumenti didattici, carenza anche degli accessori più banali come gessetti e carta igienica: saresti disposto a tagliare le spese militari per finanziare una didattica di qualità?

Sono circa 700 mila gli studenti migranti nelle scuole pubbliche italiane. Saresti disposto a votare un piano straordinario per garantire l’integrazione di questi studenti con programmi di scolarizzazione ad hoc?

L’Italia è il fanalino di coda in Europa per il tasso di dispersione scolastica: ha una media del 20% con picchi del 30% in regioni come Veneto e Calabria. Cosa faresti per limitare questo fenomeno?

A scuola l’unica religione che si insegna è la religione cattolica. Saresti disposto a votare un provvedimento, nel rispetto della laicità dello stato, finalizzato a una scuola che insegni storia delle religioni?

In questi mesi abbiamo riempito le piazze e le strade con manifestazione e cortei, siamo saliti sui monumenti, abbiamo occupato scuole e università, rivendicato un futuro di dignità, libero dalla schiavitù della precarietà e dall’obbligo dell’emigrazione. Che soluzioni proponi come alternativa alla fuga?
(da qui)

Per ora hanno risposto alle domande degli studenti PD e IDV, qui le loro risposte.

* * *

L’occhio del lupo
Che bella… expressio, signor ministro!

A volte basta poco per ringalluzzirsi. Alla mascotte di Tremonti – bisogna dire, il visuccio sempre più tirato che poco si addice al ruolo di portafortuna – è sufficiente la protezione dall’alto ipotetico del porcello-nano (lo scrivente è per l’insulto purché rispettoso dei dati di fatto: abbasso l’iperbole e la caricatura). Ora che la Corte Europea le ha dato ragione sulla questione del crocifisso non la tiene più nessuno. “Esprimo profonda soddisfazione” ha detto. Sicché, stando all’etimo (exprimere), quello che è successo è chiaro: la signora si è sforzata e ha cacciato via quello che aveva, dal profondo. Svelato il mistero di quel visuccio tirato – ora va meglio.
(michele lupo)

* * *

La settimana scolastica

La settimana, per la scuola, è stata caratterizzata dallonda lunga delle dichiarazioni del ministro Gelmini durante l’intervista a Che tempo che fa su RaiTre. Una risposta articolata al ministro si può leggere su ReteScuole.

Ma andando nei dettagli. Un’affermazione del ministro è quella vecchia che gli insegnanti sono troppi e quindi malpagati. Troppi no, come dimostrato più volte, ma malpagati sì.

Un’altra dichiarazione del ministro è questa, riferita al personale Ata (i bidelli):

“ce ne sono quasi duecentomila e spendiamo seicentomila euro per le pulizie. Ci sono più bidelli che carabinieri e abbiamo le aule sporche

Un’insegnante scrive a la Stampa, e il discorso non fa una grinza:

Certo che ci sono più bidelli che carabinieri! Vivaddio! Ci sono più bambini che delinquenti, voglio sperare!

Francesco Scrima, Segretario Generale della CISL Scuola, comincia a dare dei numeri:

“In Italia più bidelli che carabinieri? Ci mancherebbe ancora che non fosse così, visto che le stazioni dei carabinieri sono meno di cinquemila, mentre le sedi scolastiche sono ben oltre quarantamila“.

Dello stesso tono le dichiarazioni di altri sindacati. il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti domanda: “Chi la gestisce la scuola? Non noi. I bidelli non sono troppi“. Mentre per il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, è noto “che molte scuole sono incustodite per la mancanza di bidelli e che gli insegnanti italiani hanno gli stipendi più bassi d’Europa“.

Francesca Puglisi, responsabile scuola della segreteria PD, fa conti anora più precisi:

i collaboratori scolastici in Italia sono 132 mila e non 200 mila, divisi su 42 mila scuole. Le caserme dei Carabinieri sono 4623. Il prossimo anno, dopo l’ennesimo taglio di questo Governo, i collaboratori scolastici diventeranno 125 mila, praticamente in ogni scuola ci saranno poco piu’ di due bidelli per tenerle aperte e pulirle ogni giorno. Forse non tutti si rendono conto del lavoro prezioso che svolgono questi uomini e donne. Nelle scuole dell’infanzia e nelle primarie sono le persone che accompagnano i bambini in bagno, che li accolgono quando stanno poco bene, che svolgono un fondamentale ruolo di sorveglianza”.

Altre affermazioni del ministro a Che tempo che fa mettevano in dubbio la qualità della scuola pubblica: “Molti scesi in piazza mandano i figli alla scuola paritaria. Non è una contraddizione, ma lo trovo incongruente, forse non hanno fiducia nella scuola pubblica“, ribadendo infine che nell’a sua “riforma” “non ci sono stati tagli alla scuola, ma tagli agli sprechi“.

“Mente sapendo di mentire” dichiara il segretario della FIc Cgil Mimmo Pantaleo.

“I dati la smentiscono clamorosamente… Dal prossimo anno ci saranno 19 mila e 700 docenti e 14 mila 500 amministrativi in meno, che si aggiungono ai clamorosi tagli degli ultimi due anni… Le scelte politiche del governo di centrodestra, in carica pressoché ininterrottamente da 11 anni, hanno messo alle corde la scuola pubblica, impoverendola di fondi, insegnanti e personale ausiliario, tecnico e amministrativo: 130 mila posti in meno in tre anni”.

Mentre i fondi per le scuole paritarie sono passati dai 297 milioni di euro del 2000 ai 528 del 2011. E le scuole statali? Gli stanziamenti per la legge 440/97, quella per il miglioramento dell’offerta formativa, sono crollati da 259 milioni, nel 2001, a quasi 88 nell’anno in corso.

Stesso discorso per gli stanziamenti per il funzionamento didattico e amministrativo delle scuole: 331 milioni nel 2011 e 122 quest’anno. I dati Ocse 2010, poi – conclude Pantaleo – ci dicono che l’Italia investe meno nella scuola, il 4,5% in rapporto al Pil contro una media Ocse del 5,7%.

A proposito di tagli. Il Miur ha pubblicato il 14 marzo la Circolare Ministeriale n. 21 con la quale trasmette le tabelle dell’organico docenti per il 2011/2012 e anticipa il contenuto del relativo Decreto Interministeriale. Viene confermata la riduzione di altri 19.700 posti di lavoro.

Tagli all’istruzione stigmatizzati anche dal presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, ricevendo la laurea honoris causa in giurisprudenza in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2010-2011 dell’Università Luiss: “Non è intelligente tagliare la scienza, l’istruzione e la cultura“.

Il personale non docente ritorna in primo piano con una sentenza del Tar del Lazio, che ha accolto un ricorso del sindacato autonomo dello Snals sulla illegittimità della riduzione del personale tecnico negli istituti italiani che tra il 2009 e il 2011 ha subito tagli per il 17%. Un’altra illegittimità della “riforma” Gelmini, che il ministro dovrebbe essere tenuto a sanare. Se davvero ci fosse “giustizia a questo mondo” come direbbe Renzo Tramaglino.

A proposito della valorizzazione della scuola pubblica. Il MIUR e l’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio per l’orientamento universitario hanno pensato bene di organizzare al Santuario del Divino Amore un meeting di circa 5.000 maturandi, cattolici e non cattolici, ospite d’onore (ospitata e ospitante allo stesso tempo, si può dire) la Pontificia Università Lateranense, al cui rettore è affidata, sempre per i maturandi, cattolici e non cattolici, l’immancabile, visto il luogo, celebrazione della Santa Messa.

Ai 5.000 maturandi, cattolici e non cattolici, accompagnati da non meno di 100 pullman da tutto il Lazio, offerti gadgets e pranzo e dopo la Santa Messa officiata dal Rettore della Pontificia Università Lateranense uno spettacolo della Star Rose Academy (non inganni l’anglicismo: si tratta di Suore Orsoline e dintorni). Il tutto a spese della comunità e a beneficio di un qualche pio istituto di opere religiose. Ne fa un resoconto Franco Buffoni.

A proposito di disabilità. Il ministro Gelmini (sempre nella famosa intervista a Che tempo che fa) ha parlato di «3.500 insegnanti di sostegno in più nell’organico di diritto», soffermandosi sul fatto che i problemi sarebbero «di distribuzione degli insegnanti di sostegno e qualche volta di eccessiva superficialità in alcune Regioni, nel riconoscere disabilità che non esistono».

Scrive una mamma:

Il ministro ignora la fatica che comporta il riconoscimento delle difficoltà di un figlio. Ritengo grave e offensivo che un ministro della Repubblica, anziché ascoltare la disperazione di tanti genitori e scusarsi per la carenza di risorse provocate dai tagli e, quindi, per la lesione sistematica dei diritti dei più deboli, dichiari che esistono delle figure che sottopongono i bambini a infinite e stressanti visite mediche e relativi accertamenti. Quando ho scoperto che mia figlia avrebbe avuto bisogno di essere seguita a scuola da un insegnante di sostegno non mi sono sentita furba ma distrutta dal dolore.

Ad accentuare le proteste interviene la modulistica diffusa dal ministero dell’Istruzione per le iscrizioni alle Finali Nazionali dei Giochi Sportivi Studenteschi della disciplina Corsa Campestre che si svolgeranno il giorno 20 marzo 2011 presso la località Nove (VI), che esclude gli studenti disabili dalla partecipazione.

Avvicinandosi la data dello svolgimento delle prove Invalsi (10-13 maggio), si moltiplicano le proteste degli insegnanti e i pronunciamenti dei collegi docenti contro tali prove. Le prove vengono rifiutate in quanto ne viene contestata l’attendibilità e la valenza formativa. Inoltre attraverso esse il ministro Brunetta vuole fare passare nelle scuole la “valutazione del merito” già respinta nella versione proposta dal ministro Gelmini. In discussione la obbligatorietà delle prove e, comunque, l’obbligo degli insegnanti a somministrarle, visto che si tratta di un lavoro aggiuntivo non contemplato tra gli obblighi del docente.

Nel frattempo, per chi volesse curiosare, sono disponibili on line le retribuzioni dei dirigenti del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Si avvicina anche il periodo delle adozioni dei libri di testo. I docenti precari del Coordinamento 3 Ottobre di Milano lanciano la proposta di ”boicottare i libri di testo scolastici delle case editrici di Berlusconi”.

L’iniziativa è una risposta alle critiche mosse verso i docenti della scuola pubblica da parte del Presidente del Consiglio. Nel comunicato che lancia il boicottaggio viene riportato un elenco delle case editrici scolastiche del Cavaliere tra cui A. Mondadori Scuola, C. Signorelli Scuola, Einaudi Scuola, Electa Scuola, Le Monnier Scuola.

Un riconoscimento del ruolo della scuola pubblica arriva da un messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel corso dei festeggiamenti per il 150° dell’Unità d’Italia:

«Guardando alla nostra storia di nazione unita, da un secolo e mezzo, in un solo Stato, è giusto esprimere anzitutto una più che giustificata soddisfazione per il grande contributo che l’istruzione pubblica ha dato alla crescita dei sentimenti di unità e di identità nazionale degli Italiani. Un contributo di cui c’è ancora e più che mai bisogno per rafforzare la coesione del paese dinanzi alle ardue prove cui è chiamato».

«Va al tempo stesso sottolineata l’importanza del compito che spetta alla scuola nel diffondere tra le nuove generazioni una più approfondita conoscenza dei diritti e dei doveri che da più di mezzo secolo la Costituzione repubblicana garantisce e indica a tutti i cittadini».

* * *
Il decreto Brunetta qui.

Il vademecun della CGIL sulle sanzioni disciplinari qui.

Tutti i materiali sulla “riforma” delle Superiori qui.

Per chi se lo fosse perso: Presa diretta, La scuola fallita qui.

Guide alla scuola della Gelmini qui.

Le circolari e i decreti ministeriali sugli organici qui.

Una sintesi dei provvedimenti del Governo sulla scuola qui.

Un manuale di resistenza alla scuola della Gelmini qui.

* * *

Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui; Movimento Scuola Precaria qui.

Il sito del Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas, Cub.

Spazi in rete sulla scuola qui.

(Vivalascuola è curata da Alessandro Cartoni, Michele Lupo, Giorgio Morale, Roberto Plevano, Lucia Tosi)

37 pensieri su “Vivalascuola. Appunti d’assessore

  1. Magari una dieta a base di patate lesse quotidiane (non meno di due mesi…) potrebbe ovviare al problema dei baby-tiranni che a mensa fanno gli schifiltosi con la protezione delle famiglie…e farebbe anche un po’ risparmiare no? A parte le battute, un bel pezzo quello di Salzarulo. Bello e drammatico…

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  2. Una rubrica sempre utilissima e insostituibile per dimostrare, dati alla mano, quello che si sta facendo a scuola. Grazie. Sebastiano Aglieco

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  3. Grazie, carissimi. E’ una gioia per vivalascuola proporre una testimonianza come quella di Donato, che ringrazio di cuore, la quale unisce l’acutezza dell’analisi all’intensità del vissuto: insieme al piacere del testo ci dà più consapevolezza dei tempi in cui viviamo.

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  4. L’immagine di quel bambino che mangia con gusto è bellissima,complimenti a che l’ha scelta. Il testo di Donato è molto analitico, e rende molto bene l’idea delle difficoltà che un aaministratore attento e sensibile si trova a dover affrontare in tempi di tagli! Vorrei che si capisse che è una rarità…Perchè in un mondo di tecnici e specialisti qui a Cologno possiamo essere orgogliosi di poter dire sì, abbiamo un’assessore che sa ascoltare, sa osservare e soprattutto, sa scrivere!
    Un saluto Angela

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  5. “Una rarità”?!…Oh, mio Dio, Angela mi fai arrossire!…Grazie amiche ed amici per gli apprezzamenti. V’assicuro, però, io amo anche le critiche. Costruttive o distruttive che siano. Ciao
    Donato

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  6. a me del pezzo di salzarulo è piaciuta soprattutto la capacità di informare con precisione unita a leggerezza e narratività. sul tema della refezione scolastica io ho solo i ricordi delle elementari di mia figlia: è stata purtroppo un’esperienza catastrofica e diseducativa. il cibo era orrendo persino per una bambina-soldatino come la mia, allevata a zuppe, pasta e fagioli, verdure di ogni tipo, sughi fatti in casa. per anni ho dovuto insistere per farle riprendere a mangiare piselli, spinaci, carote. ricordo la “palla di pesce”: una polpetta di merluzzo immonda. l’esperta del mio muniucipium insisteva con orzo farro miglio: c’erano anche a casa mia. ma perché quelli della refezione sapevano di paglia, gli spinaci sembravano erba amara, le carote julienne erano secche? è vero che spesso i bambini fanno storie inutili, c’è molta inappetenza diffusa – verificato quest’estate in un centro estivo in cui il cibo non era malaccio – però l’attitudine al “sano” di certi dietologi ammazza il gusto, che non deve inevitabilmente essere sinonimo di nocivo! come in molte altre cose, gli addetti ai lavori sbagliano laddove le persone comuni, in questo caso un paio di mamme piene di buon senso, potrebbero fare meglio.
    complimenti ancora a donato salzarulo! sì, sa scrivere: da scrittore, non da assessore (il quale dovrebbe “saper scrivere” lo stesso, a meno di finire meritatamente alle “varie ed eventuali” del comune di roncofritto, provincia di zelig!)

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  7. Lucy, hai proprio ragione Salzarulo è un vero scrittore e… viaggiatore, perché gli scrittori (quelli che sanno veramente scrivere ) sono anche dei viaggiatori. E vorrei regalare al nostro amico scrittore, una citazione di Sterne che amo molto.

    “Viaggiatori oziosi,
    viaggiatori curiosi,
    viaggiatori menzogneri,
    viaggiatori boriosi,
    viaggiatori vani,
    viaggiatori collerici.
    Seguono poi i viaggiatori per necessità:
    il viaggiatore delinquente e criminale,
    il viaggiatore sfortunato e innocente,
    il viaggiatore semplice
    e per finire (mi sia concesso)
    il viaggiatore sentimentale (con cui mi riferisco a me
    stesso), che ho viaggiato (ed ora mi accingo a darne il
    resoconto) spinto da necessità e besoin de voyager non
    inferiori a quelli di tutti gli altri”.

    Donato è viaggiatore/scrittore sentimentale e attribuisco a questa parola il significato originale, nel senso di: senso, facoltà del sentire, coscienza e consapevolezza di sé.
    Alle prossime scritture!

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  8. Cara Angela, condivido quanto dici, anzi, proseguendo il tuo discorso: mi piacerebbe che avesse una tale conoscenza della scuola e la capacità di scriverne con tanta chiarezza anche il ministro della Pubblica Istruzione: lo chiamo così perché mi piacerebbe, dato che è un ministro della Repubblica, che tornasse ad essere il ministro della Pubblica Istruzione.

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  9. Ottimo scritto Donato. Certo che fare contemporaneamente il Dirigente scolastico e l’Assessore è una bella avventura di questi tempi.

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  10. Caro Donato,

    ho letto con attenzione i tuoi “Appunti d’assessore” sul sito LA POESIA E LO SPIRITO. Oltre ai dovuti complimenti per la vivacità, concretezza, passione civile e sensibilità sociale, siccome attendi «critiche, bordate, lanci di…parole!»), una te ne faccio da grillo parlante qual sono, come ben sai.

    Il punto debole degli “Appunti” è per me il mascheramento del punto di vista politico dell’assessore che – così dichiara – non ha «nessuna intenzione di metterla, come si dice?, in politica». E sembra che la narrazione puntuale, quasi pignola, dei tanti episodi di vita quotidiana colognese serva ad evitare una conclusione. Dal mio punto di vista dovrebbe essere una sola: un giudizio spietato sulla politica locale del centro sinistra, la vera catena al piede che impedisce al volenteroso assessore protagonista degli “Appunti” di agire e lo costringe invece a dilaniarsi (o a barcamenarsi) tra una sua sincera volontà di dare giusta soddisfazione ai bisogni reali e veri (non quelli truffaldini e clientelari) dei suoi cittadini e la consapevolezza di avere le mani legate. Ma non solo dal ministro Tremonti, la cui «legge finanziaria ha ridotto tutte queste spese dell’ottanta per cento» (come gli ricorda il suo sindaco), ma – dico io, eh! – dalla subordinazione (mascherata,ma solo sulla carta, da opposizione) del sindaco stesso e del centro sinistra alla legge finanziaria e alle sue “disfunzioni” ben mirate. (Come accennavo anche nel mio intervento nell’ultimo Forum del 22 marzo scorso). E perciò quando si chiede: «Se voglio offrire gli stessi servizi dell’anno scolastico in corso, se voglio continuare a fornire libri di testo, refezione, pre e post-scuola, centri ricreativi, assistenza ai disabili, trasporti, ecc. ecc. dove li vado a prendere?» è costretto … a darsi la zappa sui piedi, come appare chiaramente nel finale del suo incontro con il prof universitario, quando dice:«Non c’è nulla da fare. Ci guardiamo negli occhi. O ci attrezziamo per i miracoli e diventiamo santi o ci armiamo di bisturi sociali e studiamo da chirurghi».

    E’ la risposta che oggi in Italia danno, credo, tutti gli assessori o i sindaci del centro sinistra quando si guardano negli occhi tra di loro e invece di chiedersi: – “Come facciamo a ribellarci (magari assieme ai nostri cittadini)?”, si chiedono:«Studiamo da chirurghi»?
    Ma ai “non sindaci”, ai “non assessori” viene da ribattere: su quale corpo pensate di operare? Sempre su quello che avete a disposizione, cioè il nostro, che è già abbondantemente sottoposto a tagli, prelievi in busta paga, aumenti delle tasse? E su quale allora? – replicheranno tutti gli assessori e sindaci del centro sinistra ( o del centro destra). E qui casca (ancora su una buccia politica) l’asino. Perché, se in questo paese ancora si potesse fare politica autonoma, indipendente, basata sui bisogni e gli interessi di una precisa parte della popolazione (quella del territorio, della città dell’assessore X o Y), alla domanda :« Se voglio offrire gli stessi servizi dell’anno scolastico in corso, se voglio continuare a fornire libri di testo, refezione, pre e post-scuola, centri ricreativi, assistenza ai disabili, trasporti, ecc. ecc. dove li vado a prendere?», si dovrebbe rispondere senza giri di parole: dalle tasche di chi li ha più soldi e impedisce che arrivino a sufficienza alla parte della popolazione che ne ha meno o pochissimi (lasciamo da parte il discorso dei poveri o dei “nuovi poveri” per non complicare le cose). Il che richiederebbe un progetto politico diverso (non di centro sinistra o di centro destra) e delle lotte rischiose e faticose e che magari verranno, come abbiamo provato da giovani sulla nostra pelle, sconfitte. Ora la domanda scomoda (da grillo parlante) che io ancora mi permetto di fare è questa: perché un assessore non ci pensa più a una risposta simile? (Come si è visto dalla reazione evasiva dell’assessore Piazza durante il Forum dell’altra sera). Perché, mi rispondo, tutti gli assessori del centro sinistra –avendo buttato alle ortiche ogni analisi marxiana – si avvolgono nella coperta di Linus oggi più consigliata dai loro partiti: una sfilacciata e consolatoria retorica antiberlusconiana. Lo fai purtroppo anche tu:«mentre ascolto e scruto queste cifre penso al riccone d’Italia che se la spassa ad Arcore». E il discorso si disperde: spuntano gli evasori fiscali («E’ moralismo se penso ai cinquanta miliardi di evasione fiscale?», spuntano le «cricche corrotte e corruttrici», spuntano anche «gli sprechi in basso» da non «giustificare e legittimare», spuntano i riflessi di autodifesa («Molti penseranno che siamo come gli altri. Forse ci metteranno nel mazzo. Siamo la “casta” che se ne frega delle condizioni materiali dei cittadini e delle loro famiglie»). Spunta insomma il “lamento da assessore” per quel “lavoro sporco” che è l’unico previsto per sindaci e assessori in questo momento: fare i chirurghi sul solito corpo dei cittadini sperando che non s’incazzino troppo. T’incazzerai forse tu per questa mia “provocazione” e mi chiederai: ma tu, se fossi al mio posto, che faresti? Rispondo: il grillo parlante non il chirurgo.

    Con stima e affetto

    Ennio

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  11. Errata corrige:

    “Ma non solo dal ministro Tremonti, la cui «legge finanziaria ha ridotto tutte queste spese dell’ottanta per cento» (come gli ricorda il suo sindaco), ma – dico io, eh! – dalla subordinazione (mascherata,ma solo sulla carta, da opposizione) del sindaco stesso e del centro sinistra alla legge finanziaria e alle sue “disfunzioni” ben mirate.”

    Leggasi: ” Catena messagli non solo…”

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  12. Caro Ennio,
    la maschera di Grillo Parlante ti calza a pennello e a me quella di assessore-Pinocchio anche.
    Non capisco che la “mia vera catena al piede” non sarebbe la finanziaria di Tremonti, ma quella del centrosinistra locale (e nazionale). Sono ancora un burattino subordinato o ingannato dai vari Mangiafuoco, Gatto e la Volpe, ecc. Non so esprimere una politica autonoma (avrei abbandonato il marxismo). Mi accanisco sui soliti poveri invece che sui ricchi. Non mi ribello e non invito i cittadini a farlo. Mi limito ad una “retorica sfilacciata e consolatoria”, mi consento (ahi Berlusconi che s’infiltra nel mio linguaggio!) il “lamento assessorile”, eccetera, eccetera.
    Se t’avessi a tiro, come Pinocchio, dovrei lanciarti contro un martello. Ma sarebbe inutile ti ritroverei nella casa della Fata Turchina nella “veste di medico” ( a proposito, lo sapevi che il Grillo Parlante nella favola fa anche il medico?) e, infine, ti ritroverei ancora nella tua capanna quando, fuggito con papà Geppetto dalla bocca della Balena, finalmente da burattino mi trasformerò in bambino in carne ed ossa.
    Probabilmente faccio il “lavoro sporco” (come lo chiami tu), ma se proprio devo scegliere tra il Grillo Parlante e Pinocchio, non ho dubbi: scelgo Pinocchio.
    Con stima e affetto ricambiati.
    Donato

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  13. Personalmente preferisco Lucignolo,gioioso, avventuroso e sognatore, il Grillo Parlante è un po’ moralista, sempre pronto a dar consigli agli altri a coglierli in fallo, a giudicare…Non mi convince molto come personaggio. Pinocchio si sa affascina sempre, perchè rischia in prima persona, si fida, anche di chi non se lo merita, si getta nell’avventura. Però Se proprio dobbiamo far ricorso a qualche modello, allora meglio il caro vecchio Dumas in “Tutti per uno, uno per tutti”, di questi tempi, a sinistra, un po’ di sostegno reciproco di “l’unione fa la forza”, non guasterebbe proprio!
    Un saluto

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  14. Caro Ennio, a voler criticare non si salva nessuno, e non solo Donato, infatti anche il grande Omero come risaputo ogni tanto sonnecchia… eppure avercene! Voglio dire che se l’alternativa è tra non fare nulla per paura di sbagliare e il fare esponendosi a qualche critica, è sempre preferibile fare.

    Gli assessori, anche quelli di sinistra, fanno operazioni da chirurghi, dici. Il problema è che non sono i comuni a tagliare, il fatto è che soldi proprio non ne arrivano. Allora, come dice l’assessore, i soldi da dove li prendono?

    Da quello che dici, a un massimalismo a parole non vedo quale pratica possa corrispondere. D’altra parte la critica a chi è responsabile di questo stato di cose la fa anche Donato, che mi pare che anche sul fronte della critica non si risparmi. Ed è chiaro che se insisti a criticare la risposta più logica è “E tu cosa faresti se fossi in quel posto?”.

    Ma rispettiamo la scelta delle parti compiuta da ognuno (quello Pinocchio, tu il Grillo) e passiamo ad altro.

    La ribellione la faranno gli assessori? O non pensi che la ribellione degli assessori non possa nascere se non accompagnata da una ribellione del popolo amministrato da quegli assessori. E, se come assessore per il gioco delle parti puoi dire che tu non c’entri, qui potresti anzi dovresti entrare in ballo anche tu.

    Quella mamma, ad esempio, quella che all’osservazione di Donato sugli sprechi risponde dandogli un euro. Non pensi che sia il caso di andare a parlarle? Di aiutarla a ragionare diversamente? Di educare, come lei, quella parte del popolo di Cologno che pensa come lei? Come dice Gramsci, “ogni rivoluzione è stata preceduta da un intenso lavorio di critica, di penetrazione culturale, di permeazione di idee”. Allora, sì che ce ne sarebbe da fare! Ce ne sarebbe per tutti. Quell’agire che tu chiedi a Donato non pensi che riguardi tutti i circa 47.567 abitanti di Cologno? E che in generale il discorso si possa estendere all’Italia intera, che cioè, insieme al governo, siano responsabili i cittadini italiani che lo votano?

    Intanto che matura l’educazione del popolo, però, consideriamo: comunque, come utilizzare le risorse disponibili, che nei comuni ci sia un servizio per i più poveri oppure no, e che tale servizio costi alla cittadinanza di più o di meno, dipende dagli assessori che ci ritroviamo. E allora a me piacerebbe che negli 8101 comuni d’Italia ci fossero 8101 assessori informati e competenti, animati da passione civile e solidarietà sociale: non pensi che sarebbe meglio che trovarsi come amministratori mafiosi e incompetenti messi lì solo perché sono di quel partito?

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  15. Lo so. Criticare e essere criticati fa male. Ma serve. Allora andiamo con ordine e continuiamo:

    @ Donato

    Le critiche le avevi sollecitate tu…e io, da grillo parlante, purtroppo non ho ancora imparato come si possa criticare la politica del centro sinistra senza pestare almeno un callo ad un suo assessore, pur mio amico di lunga data. Il mio non è stato però un attacco personale. Le critiche (del resto assai diffuse)che denunciano la subordinazione e l’acquiescenza del centro sinistra al berlusconismo sai che le condivido e qui le ho fatte al plurale, rivolgendole a tutti gli assessori o sindaci di centro sinistra e non esclusivamente o prevalentemente a te, Donato. C’è un malumore diffuso verso il centro sinistra Ed esso non può non investire in parte anche te.
    Se oggi un libico mi dicesse: «Voi italiani siete dei criminali, perché ci state bombardando!», posso rispondere che io non lo sto bombardando, dissento dal governo italiano e dai suoi militari, ma devo riconoscere che ha un pizzico di ragione a lamentarsi anche di me: questo governo, questi militari che lo bombardano mi rappresentano, lo fanno in nome dell’Italia; e un centesimo anche in nome mio.
    Così per la politica locale: ai cittadini di Cologno, che si vedono tagliare i servizi o aumentare le rette, ecc. e borbottano:«Voi, ceto politico (o “casta”), sapete operare tagli solo sui nostri stipendi o salari», l’assessore di centro sinistra X o Y potrà ribattere che lui è all’opposizione, che dissente da Tremonti, che sta facendo il possibile per non danneggiarli, ma deve riconoscere che, in quanto funzionario di questo Stato, oggi, con questi quarti di luna, sta lì – lo dici tu stesso – per fare il «chirurgo» (o più volgarmente il “lavoro sporco”). È stato eletto per questo? No, non erano queste le attese di chi l’ha votato. Ma viene pagato come assessore per fare il «chirurgo» e lo deve fare. Deve fare proprio il chirurgo. Non può immaginare di fare il Pinocchio (il ribelle!). È fuor di dubbio per me che tu l’assessore lo fai onestamente e responsabilmente. (Non ho mai pensato o scritto ad es. che tu “spremi i poveri per dare ai ricchi”). Ed è vero che tu (perché sei tu o perché sei di sinistra o hai ancora una certa idea della sinistra) riesci a limitare qualche danno in più o ad aggirare un norma burocratica particolarmente ottusa, che un altro assessore applicherebbe senza fiatare. Ma non basta. Queste azioni assessorili non sono la norma ma l’eccezione. La norma è che lo Stato (Tremonti) taglia e i sindaci e gli assessori devono tagliare. E , tanto per fare un esempio storico, se il fascismo, che perseguitò gli ebrei, non è stato riscattato dall’azione individuale di un Perlasca, che ne salvò un po’, così un onesto e bravo assessore non riscatterà la politica per me subordinata e fallimentare del centro sinistra. E allora? Allora bisogna tornare a fare in tanti i grilli parlanti anche contro questo centro sinistra.

    @ Angela

    Il Grillo parlante è la maschera ironica e polemica al tempo stesso (spero che si sia capito) da mettere in tanti se volessimo tornare a «fare politica autonoma, indipendente, basata sui bisogni e gli interessi di una precisa parte della popolazione» (cosa una volta “normale” e oggi «un po’ moralista»).

    @ Giorgio

    Mi scuserai ma, dopo aver letto il tuo commento, sarò un grillo parlante alquanto incazzato. Ti sei rassegnato a quello che passa il convento? No. Allora perché dici: «il problema è che non sono i comuni a tagliare, il fatto è che soldi proprio non ne arrivano. Allora, come dice l’assessore, i soldi da dove li prendono?». L’ho detto: « dalle tasche di chi ha più soldi e impedisce che arrivino a sufficienza alla parte della popolazione che ne ha meno o pochissimi». Ma tu hai subito pronta l’etichetta infamante («massimalista»!) Dimmi tu, allora, come può nascere quella «ribellione degli assessori […] accompagnata da una ribellione del popolo amministrato da quegli assessori» che sembri auspicare. Verrà fuori senza « lotte rischiose e faticose e che magari verranno, come abbiamo provato da giovani sulla nostra pelle, sconfitte», come io ho prospettato? Senza proteste forti e anche dure contro Tremonti & C. a cui partecipino attivamente cittadini, sindaci e assessori? Senza trasformaci – noi grilli parlanti e loro pinocchi (sindaci-assessori) – in ribelli, sì, rifiutandosi loro di fare i chirurghi e noi i pazienti pronti a farsi tassare? O continuando gli assessori a fare i chirurghi e i cittadini a borbottare e ad accontentarsi – da «minimalisti» – di «utilizzare ciò che c’è», senza mai più lottare per quello che non c’è e non ti vogliono più dare? Immaginando una chimerica «educazione trasformativa del popolo», quando almeno qui in Italia e in Europa il popolo non c’è più o è razzista, leghista e non manifesta neppure più contro le guerre fatte in nome della Costituzione che ripudia la guerra?
    Prima di andare a parlare o ad educare la mamma dell’euro, educhiamoci tra noi!
    Educhiamoci a criticare e a criticarci, proprio come diceva Gramsci, che tu citi. Ma se lo citi, perché scrivi: « a voler criticare non si salva nessuno»? Dobbiamo criticare o non criticare? O semplicemente sognare quello che ci piacerebbe («che negli 8101 comuni d’Italia ci fossero 8101 assessori come Donato»)? «Criticare è «una pratica» o un modo di “sonnecchiare” e «non far nulla per paura di sbagliare»?…..

    Un caro saluto
    Ennio

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  16. A me il commento di Giorgio invece è piaciuto,si è espresso, come Donato , in modo chiaro articolato, tenendo conto dei particolari e delle sfumature che sono importanti nella vita, diciamo che rappresentano la colonna sonora della nostra esistenza. Cercare di capire come sta lavorando quella persona, fra difficoltà istituzionali e contraddizioni interne e cercare di sostenerci sopratutto nei periodi critici, è fondamentale altrimenti veramente resterà solo la destra a governare. Comunque è anche vero che il desiderio di esercitare il contradditorio prende tutti prima o poi è tipicamente umano. Forse l’empatia è proprio un’utopia.

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  17. le cose sono, ahinoi, più semplici di come le fate: i soldi non ci sono perché la politica nazionale è sempre stata quella di robin hood alla rovescia, per poter continuare ad alimentare la controeconomia mafiosa che porta voti, toglie di mezzo gli avversari scomodi e i magistrati troppo curiosi e così via. la differenza rispetto a prima del 1992 è che si continua a sprecare e a malversare però con l’aggravio che il parlamento è un luogo in cui si fa all’80% l’interesse del premier, per il restante si emanano provvedimenti che appesantiscono la burocrazia, dispongono tagli ai poveri per dare ai ricchi (vedi università), sottraggono fondi agli enti locali; si gioca al federalismo di facciata per tener buona una fetta d’italia incolta e litigiosa e non urtare la suscettibilità di quell’altra abituata a sonnecchiare sugli uomini della provvidenza. da un governo di destra fitto di ignorantacci pressapochisti fantasiosi collusi poteva venire qualcosa di meglio del brutto che il paese ha sempre sfornato? vedremo cosa accadrà alle tasche dei cittadini quando i comuni ci presenteranno, giocoforza, i loro conti – bollette – salatissimi. siccome nel nord da me abitato la prevalenza è di centrodestra, chissà che cada un bel mucchio di assessori di quella parte politica, augurandomi che la sinistra vada un pochino a scuola, nel frattempo, a prepararsi.
    la critica all’ultimo della fila è troppo facile. e poi che barba lo sport nazionale della caccia alle presunte responsabilità della sinistra, che, per non essere da meno quando si discute, tutti si affannano a cercare anche dove non ci sono. che deve fare un assessore comunale dell’opposizione in un contesto di tagli? il triplo salto mortale con avvitamento e carpiata. medaglia d’oro.

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  18. Grazie, Lucy!…Ma noi del centrosinistra di Cologno lo stiamo facendo il triplo salto mortale. Infatti, non abbiamo tagliato nessun servizio. Anzi, udite!udite!, dal 1 settembre 2011 aumentiamo i posti di asilo nido: sessanta in più. Un vero miracolo per i tempi che corrono. Ma, il sottoscritto un po’ “si vergogna” di dire queste cose. Autoincensarsi non mi sembra una buona pratica. Vorrebbe, udite! udite! , che questi fatti venissero riconosciuti almeno dai propri amici. Invece, come diceva quel tale che non ricordo, “cari amici non ci sono amici”.
    A me piacerebbe che Ennio leggesse non soltanto i miei “Appunti di assessore”, ma anche la mia relazione al Bilancio 2011 (è scaricabile dal sito del comune di Cologno M.) e che entrasse nel merito, nei dati, nei problemi concreti. Temo, invece, che non lo farà. Lui si aspetta che un assessore promuova, se non la rivoluzione, almeno la ribellione a Tremonti-Berlusconi- Bersani: il trio che, a vario titolo e in vario modo, rovinano l’Italia e che, invece, quelli delle “lotte giovanili” (sconfitte) vorrebbero salvare e redimere.
    Caro Ennio, lo so che non c’è nulla di personale. Anzi, te la dico tutta: sono contento per i tuoi interventi. Così capisco meglio come muovermi e regolarmi (politicamente, si intende) nella situazione data.
    Grazie a tutti gli intervenuti. La critica e il conflitto sono il sale della democrazia, pratiche sociali irrinunciabili in questi angoli d’occidente che noi tanto vituperiamo. Ovviamente bisogna imparare anche a gestire le pulsioni d’odio-amore che si generano.
    Ancora grazie a tutti.

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  19. «e poi che barba lo sport nazionale della caccia alle presunte responsabilità della sinistra, che, per non essere da meno quando si discute, tutti si affannano a cercare anche dove non ci sono»?
    Eh, sì, «le cose sono, ahinoi, più semplici di come le fate» ! Le responsabilità della sinistra sono «presunte»!
    Lucypestifera dixit!
    Bellissima questa foglia di fico che copre e assolve ogni vergogna (partecipazione alla prima guerra del Golfo, intervento in Kossovo dalemiano, intervento attuale in Libia sventolando la Costituzione italiana, ecc.).
    Compagni e compagne dormiamo!

    Aggiungo, avendo appena letto anche il commento umile e concreto di Donato: Viva il centro sinistra, che ci permette di dormire! Nessun sonnifero. Basta la lettura del Bilancio, che farò nel Centro di rieducazione per nostalgici del ’68, dove sarò confinato (se ancora campo…) quando Bersani salirà a Palazzo Chigi.

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  20. Caro Ennio, se vuoi dormire o star sveglio è un problema tuo (e del tuo corpo). Di una cosa sono certo: con i tuoi pensieri, le tue opinioni e le tue scelte (politiche) Bersani non salirà mai a Palazzo Chigi. Neanche Vendola, il “populista di sinistra”. Teniamoci il Bunga-Bunga o il ragioniere Tremonti…Lui l’anima, dio!, se ce l’ha.
    Per quanto mi riguarda, non ti metterei in nessun “centro di rieducazione” (questa è roba da pseudo-democratici, da maoisti, stalinisti o da nazisti-fascisti). Ho detto che sono contento dei tuoi interventi. Mi piacerebbe condividerli. Ma ce lo siamo ripetuto…Abbiamo altre “maschere”. Può darsi che la mia sia anche più amara e tragica della tua.
    Ovviamente non replicherò più. Per rispetto di chi ci legge.

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  21. io sono volutamente rozza in politica: dico però che la sinistra deve tornare a studiare e a prepararsi, e intendo anche nel lessico, nella comunicazione.
    troppo facile anche il lucypestifera dixit giusto perché d’abitudine entro a gamba tesa e come un caterpillar. lo so perfettamente, ma la pazienza a fare la genesidei mali italiani ogni volta io l’ho persa. ho chiaro in testa un solo fatto: che la malattia italiana segnala un aggravamento da diaciassette anni, eliminato il quale forse si potrà riprendere a ragionare politicamente.
    nel ’94 un amico dolcissimo e pacato, preparato economicamente e politicamente, mi disse che era ora di iniziare ad essere faziosi: a fare cioè quello che non avevamo fatto mai, in modo da arginare il disastro, controbilanciarlo. mi stupii, allora. al contrario ora devo dire che se fossimo stati perentori e nient’affatto possibilisti, ciechi e sordi alle lusinghe, non saremmo qui.
    francamente (eh, d’alema!) gli asili nido di cologno hanno una chiara attinenza con la prima guerra del golfo, come ognuno può agevolmente ricostruire, mentre non ne hanno affatto con la metropolitana di milano, o il pio albergo trivulzio, o lodo mondadori, tutti fatterelli, quisquiglie, pinzillacchere in capo agli amministratori di sinistra e di luoghi lontanissimi da cologno.
    qui affermo e tengo per vero.

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  22. Gentile Lucy,

    mi rivolgo alla sua parte non pestifera dell’ultimo commento: un filo lega particolare e generale, locale e globale, guerre permanenti (Golfo, Kossovo, ecc) e asili nido di Cologno, quisquiglie degli amministratori e quisquiglie dei capi di stato. Tutto sta a cercarlo e a seguirlo nella matassa complicatissima del mondo. Dall’alto in basso o viceversa. E’ difficilisimo. Ma tutti tentiamo di farlo. Troppo spesso ci si ferma per strada. E allora uno vede solo il proprio alberello e non più la foresta. O viceversa.
    Io da bambino ero strabico. Forse perché mi sforzavo di vedere vicino e lontano allo stesso tempo. Il vizio mi è rimasto.
    Un caro saluto
    Ennio

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  23. Credo si debba scrivere “quisquilie”, ma a parte questo mi complimento con Ennio per la sua dolce ironia che incornicia l’abbraccio intellettuale col quale ama il mondo, giustamente detestando molti dei suoi contenuti.

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  24. se è per questo, ho fatto anche degli altri errori, ed essendo notoriamente insegnante-fannullona, che approfitta del tempo morto per scrivere un messaggio, si potrebbe qui istituire un processo sommario e, a seguire, fucilazione.
    che ironia finissima, abate ennio, e quanto tempo invidiabile a disposizione per andare a controllare nel vocabolario! massimo vaj, fustigatore di professori vaniloquenti: si proponga al ministero, di questi tempi la professione è assicurata. assicurare con due esse e due c o una esse e una c, due esse e una c? boh.

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  25. Caro Ennio, no che non mi accontento, e nemmeno Lucy, che ha fatto un lungo elenco di cose per cui incazzarsi, però non mi accontento nemmeno di quello che dici tu.

    Un dirigente politico del centrosinistra, subito dopo la sua elezione a segretario del suo partito, dichiarò in un’intervista che il primo compito da affrontare sarebbe stato quello delle alleanze: certamente importante. ma quello che mi colpì nel suo discorso fu il privilegiamento assoluto della dialettica tutta interna alla classe politica e l’assenza di qualsiasi riferimento alla gente, come se non esistesse altro interlocutore che la “casta” dei suoi pari.

    Come sai, la rivoluzione russa fu preceduta invece da un secolo di lavoro di alfabetizzazione ed educazione delle masse. La politica non si riduce ai discorsi che i politici e gli intellettuali-politici fanno tra di loro. La linea politica giusta non è quella che si fa calare dall’alto alle masse da parte di intellettuali-politici che l’hanno ben elaborata.

    Questo rischio mi sembra presente nel tuo atteggiamento, unito all’altro limite del privilegiamento della critica a quelli che la pensano suppergiù come te e come te frequentano riviste, blog, dibattiti. Infatti enfatizzi come azione politica la critica ai tuoi amici e compagni, mentre del popolo dici che non c’è più o è razzista e leghista e da esso non ti aspetti niente.

    Proprio perché la maggioranza degli italiani è come tu dici, non ti sembra che più che criticare Donato a cui riconosci passione civile e solidarietà sociale dovresti, come ti dicevo prima, parlare con quella mamma poco educata al senso civico e alla solidarietà di cui racconta Donato nei suoi appunti? E a tutti quelli come lei?

    Un’ultima cosa vorrei dire, che mi è suggerita dall’intervento di Angela. I rivoluzionari e i riformatori in genere, oltre a criticare all’occorrenza gli amici, hanno la capacità di usare parole di unità, un linguaggio coinvolgente capace di aggregare e dare delle prospettive. Questa è la sfida politica, per me, non vincere una discussione nei discorsi tra amici o tra intellettuali.

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  26. Signora professoressa Lucy… lei si rifiuta di capire che io rappresento l’ignoranza e le rimostranze che da questa albeggiano. Non disprezzo la cultura, la osteggio soltanto, mostrandone le incongruenze, che sono conseguenza del non saper mettere in fila, al posto degli alunni, la moltitudine di dati che possiede allo scopo di estrarre, da questo novello ordinamento gerarchico, una sintesi definitiva che osi mostrare i Princìpi dai quali tutto prende forma e sostanza. Non la stupisca sapere che sono un illetterato, alla maniera dei santi e dei Profeti anche se, purtroppo, non sto a due tiri di arco dall’Assoluto.

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  27. Caro Giorgio,

    continuerò a stimarti più come narratore che come politico. Mi pare, infatti, che in quest’ultima mail meni il can per l’aia e ti affidi a una vaga memoria dei bei tempi della “militanza”.
    M’aspettavo che rispondessi alle numerose, cattive e scomode domande che ti ho posto. Da pari a pari, come ho fatto io sulle tue precedenti riflessioni.
    Invece, leggo qui un sbrigativa lezioncina di storia delle rivoluzioni (tra l’altro discutibile: quel tuo «secolo di lavoro di alfabetizzazione ed educazione delle masse» non so quanto sfiorò le masse russe operaie e contadine, che però, pur in gran parte analfabete,la rivoluzione vera la fecero e proprio assieme a intellettuali leninisti ovviamente saccenti e presuntuosi) e una predica generica, che non fa mai male a nessuno, ma neppure bene («La politica non si riduce ai discorsi che i politici e gli intellettuali-politici fanno tra di loro. La linea politica giusta non è quella che si fa calare dall’alto alle masse da parte di intellettuali-politici che l’hanno ben elaborata» e mi consigli»).
    E, infine, mi dai un fraterno e amorevole consiglio per castigare la mia supposta puzza sotto il naso e superare i miei limiti ovviamente intellettualistici («più che criticare Donato a cui riconosci passione civile e solidarietà sociale dovresti, come ti dicevo prima, parlare con quella mamma poco educata al senso civico e alla solidarietà di cui racconta Donato nei suoi appunti? E a tutti quelli come lei?»).
    Ti rispondo:
    1. la storia l’ho studiata e faticosamente la studio ancora;
    2. le prediche mi entrano da un orecchio e mi escono dall’altro;
    3. con mamme, padri, figli,nipoti e nonni semiscolarizzati (non più “popolo” almeno dai tempi di Pasolini), ho sempre parlato e parlo; e delle stesse questioni, di cui discuto (e su cui litigo) con voi, che siete, come me, più scolarizzati o laureati (e non più “intellettuali” dai tempi di Fortini).
    Non avrò «un linguaggio coinvolgente capace di aggregare e dare delle prospettive» da centro-sinistra.
    Infatti, io ho sempre in mente un’altra prospettiva. Preferisco scervellarmi su Marx invece che sul Bilancio comunale di Cologno, perché solo così posso criticarvi meglio.
    E continuerò a farlo, rassegnandomi al ruolo di grillo parlante.
    LA RIVOLUZIONE, come diceva anni fa quella pubblicità del “manifesto”, RUSSA (nel senso che dorme assieme al centro sinistra, per indisponibilità di popolo e di assessori).

    Ciao
    Ennio

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  28. Caro Ennio, ti ringrazio della stima che hai per me come scrittore e non me la prendo se non mi stimi altrettanto come politico, convengo senza problemi che io non sono un politico, sono solo uno che ogni tanto parla anche di politica.

    Ti ho risposto a quello che a me sembrava importante, dicendoti quello che a me sembra importante, non per eludere le tue domande. Tanti discorsi s’intrecciano e devo scegliere a cosa rispondere.

    Riassumendo: io colgo una contraddizione tra il tuo desiderio di una ribellione di cittadini, sindaci e assessori, la tua constatazione che il popolo non esiste ma è un insieme di razzisti (e allora come fanno a ribellarsi?), e il “che fare” da te indicato.

    Per te la soluzione è scervellarti su Marx invece che sul Bilancio comunale di Cologno, perché così puoi criticarci meglio. Innanzitutto secondo me sbagli a porre come tuo scopo “criticarci”.

    Inoltre sbagli con questa affermazione, capire la realtà attraverso i libri è un errore che per lungo tempo è stato commesso nella storia.

    Diceva il poeta:

    “Ho incontrato un operaio analfabeta.
    Non sillabava neppure una parola.
    Ma aveva sentito la voce di Lenin
    ed egli sapeva tutto…

    Questo prodigio non si spiega coi libri”

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  29. @ Giorgio:

    Diceva il poeta:

    “Ho incontrato un operaio analfabeta.
    Non sillabava neppure una parola.
    Ma aveva sentito la voce di Lenin
    ed egli sapeva tutto…

    L’ho detto sopra che gli analfabeti contadini e operai avevano incontrato i bolscevichi (e orecchiato in qualche modo anche la voce di Lenin: pace subito e terra…).
    Sbaglio a cercare di capire la realtà (anche) attraverso i libri?
    Ma, dimmi, questa poesia dove l’hai trovata?
    Ci sono libri e libri.
    Ognuno si sceglie quelli che (forse) possono servirgli ad avvicinarsi di più alla realtà…

    Certo il popolo nell’accezione ottocentesca, che a me pare tu abbia ancora in mente, qui da noi non esiste più. Sbarazzarsi di questa mitologia e il primo passo per pensare ad un altro “che fare” in termini adeguati alla nuova situazione molto più complicata.

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  30. non è vero che tutte le critiche sono utili. uno si sveglia male e passa una giornata a dare addossso ai colleghi, in casa, nei negozi in cui entra, sul tram, sul vaporetto. ha solo le balle girate ed è disposto a dire di tutto di più anche tutto e il contrario di tutto mascherato da principi invalicabili che, per dio!, tutti gli altri sono stolti ostinandosi a non capire. giornate così capitano a tutti, tutti facciamo i conti con una vita di frustrazioni emotive, di stress, di rivalse non acquetate (cq, vero, come acquila?) e stentiamo a metterci in discussione, poco poco, mica una cosa radicale: tipo: ma perché vado menando il can per l’aja che non me ne frega niente che se m’arriva na zoccolata in capo smetto subito de fa’ er grillo sproloquiante? eddai, che certi partiti presi sul nulla, sull’adamo ed eva di ogni problema, sulle questioni di fondo e di principio sono proprio quelle che non fanno decollare mai niente in questo cavolo di paese!!! chissà perché i più ben disposti a cominciare un neue kurs sono sempre quelli che mentre dicono ai loro interlocutori che non vogliono modernizzarsi, s’attaccano alle questioni di principio, agli idealismi che non costano niente. o a quella cosa odiosa che qualcuno odiosamente chiama benaltrismo. sì: le cose non stanno mai come stanno, il problema è ben altro. comunque la si metta. scusate l’interruzione: ma i maschietti ci fanno sempre più spesso una bruttissima magrissima figura. senso pratico prossimo allo zero, chiacchiera. fuffa.
    giorgio: sottraiti, non hai l’indole da stambecco ruzzante, anche se è primavera.

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  31. I princìpi sono la guida di tutte le conseguenze che da lì procedono, secondo le leggi definite dagli stessi princìpi. Per questo occorre dire che senza la consapevolezza, che è conoscenza di un punto di partenza fisso rispetto alle sue conseguenze che sono suoi effetti… si è destinati a errare. Naturalmente ci sono diversi ordini di princìpi che, partendo da quelli universali e discendendo di molto nel percorso gerarchico che offre la scala della vita, consentono di arrivare tanto in basso da riuscire a chiamare princìpi delle semplici coincidenze. Se tutta la vita deve il suo esserci al movimento si deve dire che il principio che impone a ogni elemento del tutto di muoversi, secondo il grado che gli è proprio, è il legislatore primo del movimento, e in quanto causa di quello a quello non partecipa, allo stesso modo in cui ogni causa non partecipa ai suoi propri effetti. Affermare che i princìpi sono elementi superflui di confusione e, al massimo loro concesso, siano pure insensati e opinabili, è la cosa meno intelligente che si possa dire, a meno che si sappia con certezza che i princìpi che si è riusciti a riconoscere non siano soltanto carta straccia.

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  32. Mi pare che questa possa essere una conclusione provvisoria condivisa: sbarazzarsi delle vecchie mitologie e andare verso la realtà.

    Grazie a chi ha letto e commentato, e un caro saluto a tutti.

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  33. Non per ricominciare…Rispetto la chiusura della lezione di Giorgio, ma mi permetto quest’ultima coda, mentre usciamo dal post:

    Maj:
    “a meno che si sappia con certezza che i princìpi che si è riusciti a riconoscere non siano soltanto carta straccia”.

    Io:
    Basta vedere la nostra Costituzione con quel suo “L’Italia ripudia la guerra” – quanto patetico in questi giorni in cui un altro potentissimo Giorgio chiude un’altra simpaticissima lezione con quel suo
    «Non siamo entrati in guerra.
    Siamo impegnati in un’operazione
    autorizzata dal Consiglio di sicurezza
    dell’Onu».

    Che ci sia un certo legame tra generale e particolare?

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  34. Durante la resistenza i partigiani stavano come i libici oggi: resistevano sperando di liberarsi dell’oppressore nazifascista. Non ci fossero stati i russi e gli americani oggi staremmo sotto il giogo dell’infamia che commercia in anime.
    L’intervento di russi e americani ci ha consentito di sperare in una libertà che ci era negata. Quell’intervento ha determinato una guerra analoga a quella che si sta combattendo oggi in Libia. Non è forse vero questo? Con che coraggio la sinistra estrema osa negarlo? Vergogna su di loro!

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