46. Carnaval

da qui

Cesare vuole uscire dallo stallo dell’incidente che ha coinvolto, davanti all’edicola, Cosimo e Amerigo: non ha senso che il corpo resti sull’asfalto, in attesa di chissà quali sviluppi. Meglio approfittare del ricovero contemporaneo di Brice per creare nessi favorevoli al progresso della trama. E’ abituato ai giochi di prestigio delle tessere sparse che si dividono e riuniscono sorprendendo il lettore e costringendolo a girare pagina per vedere come va a finire. Qualche volta ha provato a studiare il meccanismo consultando i corsi di scrittura, ma si è bloccato, inaridito, smarrendo la vena per giorni o mesi interi. L’unico schema che non lo imbriglia è quello del Carnaval di Schumann, un’opera amata da quando la sentì interpretare al Teatro Greco di Taormina da Vladimir Ashkenazy: non potrà dimenticare gli archi pieni di luce sullo sfondo dell’Etna, nero come la notte che gli invadeva il cuore ma s’illuminava a poco a poco d’un chiarore d’altri mondi. Se esiste un paradiso, pensava, dev’essere così; se un Dio ha creato l’universo, dev’essere come queste note, agile come le dita del pianista, forte come le colonne in pietra, sinuoso come la costa che s’intravede all’orizzonte, tempestata di tracce luminose. Se la vita ha un senso, deve trovarsi nei ventidue pezzi per piano del Carnaval di Schumann, tenuti insieme da un ritonello melodico costante. Ciascun brano nasce da due serie di note ricorrenti, presenti contemporaneamente oppure a turno: La, Mi bemolle, Do, Si; in lingua tedesca A-S-C-H; La bemolle, Do, Si; nell’originale:  As-C-H. Tutto conduce alla città di Asch, luogo natale di Ernestine, la donna di cui Schumann era innamorato. Cesare, finalmente, vede chiaro: le linee del romanzo, apparentemente perse in un groviglio inestricabile, corrispondono a uno schema intuito al confine fra luce e buio nel Teatro di Taormina, sullo sfondo del vulcano, simbolo di fecondità, rivelazione di un segreto nascosto troppo a lungo: c’è un filo solo da seguire nel caos dell’opera come in quello della vita, l’unico punto in comune fra l’edicola e la stanza d’ospedale, il viale degli olmi e il viale dei ciliegi, il convento e la casa di pietra in riva al mare: il filo che porta ad Ernestine, i ventidue pezzi, misteriosi e irresistibili, del Carnaval.

15 pensieri su “46. Carnaval

  1. “l’Amor che move il sole e l’altre stelle”

    è questo l’unico filo che fa ordine nel caos, e che vale la pena di seguire 😉

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  2. L’amore, come la scrittura, mette in evidenza l’armonia del caos…bellissima pagina d’amore musica e parole…

    “Se per un istante Dio dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi regalasse un poco di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, pero in definitiva penserei tutto quello che dico.

    Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.

    Dormirei poco, sognerei di più, ….

    Andrei avanti quando gli altri si fermano, mi sveglierei quando gli altri dormono.

    Ascolterei quando gli altri parlano, e come

    gusterei un buon gelato al cioccolato!

    Se Dio mi regalasse un poco di vita, vestirei in modo semplice, mi butterei a terra al sole, lasciando allo scoperto, non soltanto il mio corpo ma anche la mia anima.

    Mio Dio, se io avessi un cuore, scriverei ….

    Mio Dio, se io avessi un poco di vita…

    Non lascerei passare un solo giorno senza dire alle persone che amo, che gli voglio bene. Convincerei ogni donna o uomo che sono i miei preferiti e vivrei innamorato dell’amore.

    Agli uomini proverei quanto si sbagliano quando pensano che smettono di innamorarsi quando invecchiano, senza sapere che invecchiano quando smettono di innamorarsi!.

    GABRIEL GARCIA MARQUEZ

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  3. LA CURA – F.Battiato

    Ti proteggerò dalle paure, delle ipocondrie,
    dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.

    Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
    dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
    Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore,
    dalle ossessioni delle tue manie.

    Supererò le correnti gravitazionali,
    lo spazio e la luce
    per non farti invecchiare.
    E guarirai da tutte le malattie,
    perché sei un essere speciale,
    ed io, avrò cura di te.

    Vagavo per i campi del Tennessee
    (come vi ero arrivato, chissà).
    Non hai fiori bianchi per me?
    Più veloci di aquile i miei sogni
    attraversano il mare.

    Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
    Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza.
    I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi,
    la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi.
    Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
    Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.

    Supererò le correnti gravitazionali,
    lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
    Ti salverò da ogni malinconia,
    perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te…
    io sì, che avrò cura di te.

    Penso che sia uno degli Inni all’Amore più belli e intensi
    Amore gratuito, che non chiede nulla in cambio, che dona e basta…

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  4. “seguire il filo dell’amore e’ l’unica cosa ragionevole”

    L’amore non si può incatenare o forzare, è quanto di più spontaneo esista al mondo, chiunque provi ad istituzionalizzarlo o a sottometterlo finisce inevitabilmente per perderlo.

    Bisogna, pero’, saper riconoscere l’Amore dalla pulsione, che si esaurisce presto, dopo aver fatto fare magari qualche passo falso.
    Cesare deve uscire dallo stallo, si’, ma con l’aiuto di un bravo psicologo ;che lo aiuti a districare la matassa di fili sempre piu’ aggrovigliati 😉

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  5. Distinguere l’amore dall’istinto senza istituzionalizzarlo e’ come dire ad un autore di scarmigliare la matassa prima della soluzione della storia… Una grande ingenuità … E dico ingenuità 🙂

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  6. “riconoscere l’Amore dalla pulsione, che si esaurisce presto”
    Caro Anonimo, l’Amore di Dio è il fondamento, il principio base dell’amore terreno, quello vero, tra uomo e donna, tra moglie e marito, che altrimenti sarebbe fragile ed umanamente soggetto ad esaurirsi presto; è l’Amore che rinnova costantemente l’amore, e la sua azione fa si che anche la pulsione non finisca.
    Amore vero e pulsione sono indissolubilmente egati e complementari: non esisterebbe l’uno senza l’altro.

    ps: Anonimo qualcuno ha dubitato di te: puoi rispondere chiarendo a tutti se sei uomo o donna? grazie 😉

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