Forforismi [prima dello shampoo aiutano il cuoio capelluto a non detergersi troppo.]

di Franz Krauspenhaar

[Avvertenza: i forforismi sono 49 ma sono brevi e soprattutto abbastanza comprensibili. Sono numerati rigorosamente in successione. Potete usarli come freddure soprattutto in spiaggia d’estate; escluderei le località di Capalbio, Ventotene, o la Costa Smeralda – lì rischiate di passare per poeti dialettali. Meglio Bocca di Magra, nelle Cinque Terre, che almeno ha un’antica tradizione di villaggio di pescatori meta di grandi poeti del Novecento. Tanto per darci lustro sul passato. Accertatevi però che sia rimasto in vita qualche lettore e non ci siano solo pescatori col “bélin” sempre in bocca. Se citate il nome dell’autore, magari facendo lo spelling, sarà apprezzato, anche se a gratis. FK.]

1Non ce l’ho tanto con i cacciatori, quanto con le povere bestie che non hanno la forza necessaria per sbranarli

2Oggi sono così annoiato che gli sbadigli di tutto il mondo, appena si risveglieranno, probabilmente mi vorranno come testimonial.

3Lo spleen è il mio stato d’animo quando vuol darsi un contegno internazionale.

4La felicità è la sospensione involontaria di un giudizio.

5La noia è una nebbia dentro la quale si vede tutto.

6Non mi tapperanno mai la bocca. Al massimo, il naso.

7La pazienza non basta mai. Ma mai quanto l’impazienza.

8Sono il più grande poeta italiano fondente.

9Quando ti dicono: ‘Nessuno te l’ha chiesto!’, è venuto il momento del commiato.

10L’eleganza spesso è solo un camuffamento.

11Talpone Talpax.

12Ho temuto il meglio fino ad odiarlo.

13Qui è tutto un vasocomunicante: un politico di destra, a osservarlo bene, ha sempre qualcosa di sinistro. Uno di sinistra, anche senza osservarlo, ha sempre qualcosa di maldestro.

14Oggi c’è la desolazione ottimale per poter scrivere d’un fiato le proprie memorie.

15L’amore è un leit motiv che include ogni assolo.

16L’amore è un punto interrogativo dietro a uno esclamativo.

17Sono un severo cacciatore di miti. Speranzoso di poter cacciare anche me stesso, prima o poi…

18Le idee sono le scie luminose del pensiero.

19La parola poetica è fatta di preziosa ambiguità.

20Domani, 26 aprile: Festa del Sopravvissuto al 25 aprile.

21Cosa c’è di peggio di un critico letterario che si cura solo dei suoi amici? I suoi amici che si fanno curare da lui.

22Peggio di una battaglia persa c’è solo una battaglia non combattuta.

23La noia mortale è la grande speranza dei depressi.

24Il disincanto è un incanto di retroguardia.

25“Tutto è bene quel che finisce bene”, come disse quello che aveva appena sterminato la famiglia.

26Le uniche presentazioni librarie che reggo sono le mie e una fatta da Anthony Burgess al Circolo della Stampa nel 1977.

27Attenti perchè la serenità è sempre in agguato.

28Non riesco a invidiare me stesso, figuriamoci gli altri.

29Tutto in Pasolini – volente o nolente – richiama al passato con la sua stessa “forza”, è come un vulcano che erutta dentro se stesso per cercare uno sfogo nel non più ora.

30Non sono una testa calda, è il caldo che si trova a suo agio nella mia testa.

31L’amore non ha rispetto, ma lo vuole.

32Gli altri, non si finisce mai di disconoscerli.

33Sono talmente egocentrico che riesco a mettere in ombra anche il mio narcisismo.

34Per capire una donna ci vuole solo un sacco di fortuna; e questa, si sa, si presenta molto di rado.

35Ho capito che gli ombrelloni sono i veri maitre à penser dell’estate.

36Sono un uomo raffinatissimo. Quando bestemmio, cerco di arrotare le erre.

37Per non avere delusioni credo solo in ciò che non vedo.

38Ha dormito. Ha sognato un mostro. Quando si è svegliato ha esclamato:”E dove cazzo è finito?!

39Il natale è la festa per antonomasia: in un momento di profondo odio e abbattimento, tutti sorridono.

40E’ solo il tempo che passerà senza di me che mi fa paura.

41Sono un intellettuale talmente raffinato che quando piscio in realtà faccio un “ready made” senza bisogno dell’orinatoio.

42La letteratura è un genere letterario in disuso.

43Penso che la vita sia meravigliosa. Lo penso sulla fiducia.

44Lui non odia nessuno. Lui odia tutti.

45Non ho capito gli altri ma in compenso mi sono guardato bene dal capire me stesso.

46Il Premio Strega è una latrina puzzolente dove tutti cercano di pisciare.

47L’amore non è per niente raro, è roba andante, come il pane comune, bianco, le michette.

48Il passato mi piace soprattutto perché è passato.

49Andare contro tutto e tutti è un modo coraggioso di arrendersi.
[Continua?… Boh… Immagine: ottima Weissbier tedesca da bere molto fresca in ogni stagione, prima durante e dopo la lettura dei “forforismi”.]

54 pensieri su “Forforismi [prima dello shampoo aiutano il cuoio capelluto a non detergersi troppo.]

  1. Grande FK. Belli, asciutti frizzanti (voluto ossimoro) sbrigativi. Col giusto tocco di Flaiano e un po’ di Achille Campanile. Ma indubitabilmente “krauspenhaariani” nello stile. Ho molto apprezzato il 13 (lucidamente politico, fotografico direi), il 35 (splendidamente “camp”), il 40 (tragicamente vero, malinconico direi, perchè tradisce -sotto sotto- il grande nconsapevole amore per la vita….eterna, quella materiale neh!)e il 47 (onesto, bello, poetico con semplicità). Complimenti.

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  2. ehm, a me uno che stava a bocca di magra in vacanza mi aveva detto così… ma magari si sbaglia, è milanese. scusi plevano, vedo che lei sta sempre attento alle cose sostanziali, complimenti.

    ciao salvatore, spero di vederti presto.

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  3. se questo sito decade è grazie a quelli come lei plevano. quando l’abbiamo messo in piedi, a inizio del 2007, questo sito era un pò diverso, infatti lei non c’era.

    grazie matteo.

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  4. 49 come i racconti di hemingway? come gli anni che stai per lasciare o hai appena lasciato?
    sembrano aforismi – al fosforo bianco – bianco, eh!? – di un redivivo wilde. e vorrei che si tenesse conto che se dico IO una cosa così al krausp bisogna proprio che…
    peccato che la weiss non mi piaccia. alle bionde piacciono le rosse, belgae.

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  5. Ne ho scritti quasi settecento, dopo aver letto che gli aforismi aiutano a non suicidarsi:

    Dio non butta via niente, come noi con il maiale…
    Non sono un credente perché sono un sapiente, è questa la ragione essenziale per la quale non credo in me.
    Non ho praticamente difetti, se si vuole escludere un leggerissimo autocompiacimento per un’autoironia che tende a sminuire la mia immagine.
    Lo scrittore è qualcuno che ha delle cose da dire o, più spesso, non le ha, ma le scrive ugualmente lasciando intendere che le avrà presto.
    Si definisce “luogo comune” un posto zeppo di gente che la pensa allo stesso modo, disprezzandosi vicendevolmente.
    Appena un individuo si accorge di disporre di un certo grado di intelligenza si eccita, e l’intelligenza è l’ultima qualità dell’eccitazione.
    È doveroso, per uno scrittore, dire il meno possibile per limitare gli errori. Dovere dei lettori, invece, è quello di leggere distrattamente per limitare i danni.
    L’intelligenza deforma l’ispirazione per ridurla a un’aspirazione che si annullerà in un’espirazione.
    L’Autostima è il modo d’elezione per non esercitare critiche su di sé quando ci si vuol vendere a sé stessi.
    Chi non ride di sé è solo perché non ha capito la battuta…

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  6. Il sito decade, decade, è il destino delle cose umane, forse non per il peso della presenza di qualcuno che non c’era ab initio, che magari ha solo dato un piccolissimo contributo al precipitare… mah
    Dimenticavo, belli gli aforismi (un po’ fritto misto, Kraus e Campanile, Nietszche e Woody Allen), solo che… non so, il genere mi ha sempre dato la sensazione di essere un po’ terreno per autori maturi, magari anche in po’ frolli, non per eterni adolescenti. Il genere aforistico, intendo.

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  7. In realtà non scrivo mai qualcosa pensando di comporre un aforisma, ma estraggo frasi dai miei racconti:

    La vita sa scovare con precisione drammatica le debolezze di ognuno perché quelle debolezze… sono la vita.
    L’uomo poco intelligente mai spinge alle estreme conseguenze logiche il suo dire, e non si capisce se lo fa per furbizia o per stupidità che, in fondo, sono la stessa cosa.
    Il materialista adora il tostapane e lo spiritualista il pane che c’è dentro. Nessuno dei due crede alla corrente.
    L’aura pacificatrice che ha ogni cimitero irradia dall’inconsistenza dei suoi monumenti.
    Ogni meccanismo è rotto dalla propria eccezione, mentre la vita, invece, con quella si rinnova arricchendosi.
    Ogni essere malvagio adora pensare e credere che il bene sia soltanto una perfida forma di ipocrisia
    L’universo è Verità che irradia se stessa nella Libertà anche di capovolgersi per mostrare cos’è la falsità.
    Il tutto nega il nulla allo stesso modo nel quale il nulla nega se stesso.
    La vita è un dono spettacolare per il quale si paga un biglietto salato sia in entrata che in uscita
    Spesso la sofferenza è un dono fatto a sé stessi e la gioia un furto fatto ad altri.

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  8. Oscar Wilde scrisse di preferire i vizi ai princìpi, e non mi pare che sia un aforisma da persona matura, eppure gli aforismi di Wilde, a parte quello citato, sono eccellenti. Purtroppo quello citato cancellerebbe il pregio dell’intelligenza di Wilde se non ci fosse un suo scritto, che ha per titolo “Il ritratto di Dorian Grey”, che mostra quanto Wilde con gli aforismi si diverta anche sparando a casaccio contro di sé. Ma forse è proprio il sapersi colpire un segno di maturità…

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  9. plevano, per me questi sinceramente sono degli scherzi. poi c’è gente che invece si è dedicata con grande bravura al genere.
    mi piace fare anche cose per le quali non sono particolarmente versato. lei e la sua spocchia… lei è decaduto da sempre, e questo sito purtroppo è una brutta copia di quello che era. sono uscite delle persone piene di energie e sono entrate delle vecchie cariatidi, come lei. che ci vuol fare, tutto decade. ma c’è un limite.

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  10. È un po’ il problema dei commenti aperti e non moderati. Se uno crea un blog collettivo invitando il “pubblico” a dire qualcosa, poi non è che si può aspettare soltanto degli “ah” e “oh” di venerante ammirazione a ogni pagina di taccuino graziosamente offerta. Capita anche che venga fuori della schiuma (è cosa umana). Il modo di reagire alla schiuma rivela il carattere del reagente, magari la sua ansia di riconoscimento, e altre cose.
    Al suo posto, mio caro illustre, cancellerei subito i commenti indesiderati, dal momento che se ne hanno i privilegi come fondatore di sito, oh yeah (da tenere accuratamente distinto da parvenu e squatter), così da preservare incontaminata la Gesellschaft di Autore e fruitori.
    Ah, penserei anche a qualche ripassino di geografia.

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  11. Contrariamente a Roberto penso che sia un privilegio essere ospiti e non anfitrioni. Di questi tempi al termine anfitrione sono associati quelli di “satrapo” ed “escort”, e riconosco che il secondo non gioca a favore di noi invitati, ma abbiamo modo di riscattare il sospetto mostrando i denti della nostra intelligenza. Lo so che non è gran cosa, soprattutto quando questa non muove il piattino della bilancia su cui stiamo impiccati e in bilico, ma questo non può che accrescere la nostra temerarietà che se ne fotte delle primedonne, non liberandoci, in compenso, dal peso di voler essere, noi stessi, altre e diverse primedonne. A questo servono i blog aperti e non mediati: a sfilare insaccati nell’abito di intelligenze che si fanno ammirare dagli stupidi che le ostentano come fossero un esempio da seguire.

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  12. @ Lucypestifera: È un piacere essere contraddetti negli aspetti più risibili del nostro aver parlato, soprattutto se a farlo è stata una donna, alla faccia di tutte le recriminazioni che l’essere donna consentirebbe di sversare… Augh!

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  13. ce n’è qua dentro che non sopportano le critiche, che è uno spettacolo! c’è anche chi cancella direttamente il post se un commentatore ha detto qualcosa di non osannante. c’è chi ignora regolarmente le critiche, chi piglia ogni commento con sospetto. eh, insomma molta poesia, a volte neanche tanto poesia, e pochissimo spirito. però quella di aspettarsi elogi è immaturità bella e buona. infatti – con rispetto, eh – FK se brilla per qualche cosa non è certo per maturità, ancorché canuto e stanco. vero?

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  14. Potete criticarmi quanto volete, non saranno le vostre critiche a farmi cambiare! Non ci è riuscita la vita, facendo morire dal dispiacere tutti quelli che mi hanno voluto bene…

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  15. guardi illustre plevano, lei fai dei bellissimi discorsi, parla di “reagente”… ma un pò di sangue in corpo ce l’ha? ha esordito parlando di bocca di magra. che c’entrava un emerito cazzo.

    bisogno di riconoscimento? può darsi. ma anche no, sinceramente. non mi crederà, ma ho messo questi forforismi per divertimento, non per ansia di riconoscimento. se lei pensa male, scrive male. il ripassino di geografia? senz’altro. anche se non mi sembra così importante che bocca di magra non sia nella cinque terre. anzi, detto proprio tra noi, per questa discussione e per questo post non conta un straemerito cazzo, professore.

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  16. lucy, non mi pare sinceramente – e affettuosamente – che la maturità di una persona si misuri sulle sue reazioni alle critiche. se uno come plevano mi parla di bocca di magra mi vuol prendere per il culo. se poi mi dice che i miei aforismi gli piacciono facendo un giro da woody allen mi viene da ridere.

    semplicemente, c’è gente che ipocritamente si rode il culo in silenzio e gente che risponde. perchì, caro professor plevano di archeologia (studia se stesso, immagino) le critiche sono doverose, ma esiste anche il diritto di rispondere alle critiche, come il buon pasolini – e non solo – ci ha insegnato. non crede?

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  17. Quello che non capisco è come si può interpretare come presa per il culo una precisazione geografica, a meno di non pensare la propria persona come coincidente con l’orbe terracqueo.
    E se si presentasse un proprio romanzo in una libreria di Bocca, di fronte a fans (pardon, lettori) che vivono lì?
    Tra l’altro, sia le Cinque Terre fino a Portovenere che (dall’altra parte) il Golfo dei Poeti e la Val di Magra sono luoghi letterariamente straordinari. Sereni, Montale, Giulio Einaudi, Vittorini, la Duras ci soggiornavano. Camminando nella pineta tra Lerici e Tellaro passi davanti alla villa di Mario Soldati, nascosta tra i pini marittimi. Più recentemente, a Lerici vacanzeggia una nota agente letteraria di Milano, se non sbaglio.
    Va ben, la finiamo qui?
    Combinazione, sto iniziando L’inquieto vivere segreto (dopo aver finito Magliani). Se ho dei quesiti, posso mandarla a fare in culo sul blog, o preferisce mail private? (pardon, chiedere precisazioni)

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  18. non è molto bello quello che passa tra plevano e franz.
    franz, so che ti piace avere torto, ne fai un vessillo di te stesso, ma, guarda, non usa più, ma proprio più! e non si tratta di moda, si tratta che è ora di parlare/parlarsi, non mordersi. si dice che il torto e la ragione non sono mai da una parte sola. non ne sono sicura, a volte stanno 100 a zero. hai torto se ti scocci per un appunto, che forse roberto plevano poteva evitare. non l’ha evitato perché forse tra voi non corre molta simpatia: fatti vostri, ma anche di tutti quelli che partecipano, a vario titolo, al blog. tu però salti su immediatamente, che sembra dissemini apposta il tuo passaggio di esche. un po’ come quei ragazzini che fanno dispettucci da niente ma che non aspettano altro per dire: avete visto, io l’ho appena toccato e lui mi ha detto stronzo stupido deficiente! in capo a cinque minuti c’è una zuffa da spaghetti western.
    dicevo che a volte “vecchierel canuto e biancho” sei un ragazzino: neanche questo ti va, ma questa è l’impressione. tu ed io ci siamo spesso accapigliati perché io non t’ho mai sfarfallato intorno, ma molto più ingenuamente credevo che dire le proprie perplessità fosse possibile. non è possibile esprimerle quasi a nessuno, ma a te proprio no, neanche un po’!
    se scrivevi cose per me buone te lo dicevo: questo senza pretendere di essere un monumento di sapienza letteraria.
    non sono però neanche una sprovveduta: e tu, alle critiche, reagivi con me praticamente dandomi della deficiente, della serie chi cazzo sei. questo è quello che fai normalmente: e ne sei felice. ti piace essere maltrattato, perché ti senti diverso e cioè eroico e cioè superiore. ma non va, neanche un po’. alla nostra veneranda età è un po’ difficile emendarsi, però non facciamo un vanto dei difettacci! l’ironia che sai esercitare, come gli aforismi dimostrano, devi sfoderarla sempre, se no vale pochetto.
    t’ho moraleggiato, neanche questo usa più: usa il contrario, laissez faire, laissez vivre. cioè tacere. o frullare le alucce, sfarfallare. o fanclub o fancul.

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  19. Il blog serve anche ad avere queste piccole scaramucce, funzionali al conoscersi. Le intelligenze sono fatte così, amano beccarsi come cornacchie che si litigano il cibo trattenuto da una trappola a scatto. Dopotutto che gusto ci sarebbe a sviolinarsi sdolcinatezze. Prendersi un po’ alla leggera mandandosi a quel paese non ha mai fatto male. D’altronde io la devo mettere giù così, perché sono un illetterato che prova fastidio verso il discutere colto e pieno di citazioni, così mi sottraggo al ragionare gretto e materialista, tipico di chi ha studiato molto ed è disabituato a far funzionare il lato superiore della propria intelligenza, preferendo avere in ostaggio il pensato di altri nella convinzione siano più autorevoli. Sono un poco deluso da questo blog, e non certo per i battibecchi che lo decorano. Nemmeno per l’assenza di lucidità e la confusione che lo caratterizzano. Sono deluso perché ancora non mi sono arrivati gli effluvi degli incensi pregiati a cui tengo molto, soprattutto quando sono accompagnati da sfarzosi mazzi di fiori freschi e inni di gioiosa esaltazione che sfociano presto in un tripudio di acclamazioni.

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  20. ma sì lucy, qual è stato il risultato dei nostri scontri? che ora tra di noi corre buon sangue. e ho da poco saputo che sei bionda. gli uomini le preferiscono:-)

    come dice massimo vaj non fa così male trattarsi male. il problema della società letteraria è, a mio avviso, la mancanza dello scontro. io non amo avere torto; sono in buona fede. quando mi accorgo di avere avuto torto magari non lo dico, come tutti o quasi. l’essere eroico poi… siamo dei poveracci che cercano di sopravvivere alla noia, almeno io sono questo. poi si può sbagliare. certo la sufficienza mi manda in bestia; e il problema è mio, perchè dovrei fregarmene.

    d’altra parte, l’ipocrisia e il silenzio possono soltanto nuocerci. perchè cercare la pace a tutti i costi? fabrizio è un prete e crede nella pacificazione anche come punto d’onore. non posso che rispettare il suo credo.

    io penso che la pace sia un valore ma che vada conquistato spesso a calci. non c’è nulla di eroico, c’è però il mio punto di vista sulle cose della vita. voglio dire, mia cara lucy che mi piaci a tutte l’ore, che non è detto che il battibecco tra me e plevano (molto più mio che suo) debba portare per forza cattivi frutti. chi lo sa. di certo il professor plevano è persona molto intelligente, ciò vuol dire che si è in un buon punto di partenza. chi crede in una letteratura senza sangue (baricco docet)è perchè crede, a mio avviso, in una vita all’acqua di rose: avvelenata, naturalmente.

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  21. insomma, alla fine di tutto il giro dovrei rimetterci io: il che dimostra la verità incontrovertibile che la pace è più difficile della guerra, è la spada che ferisce di più (vangelo di Matteo, 10, 34-36).

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  22. Come ho già detto le citazioni non sono la mia specialità, ma questa volta si tratterebbe solo di ricordare quello che disse un “pezzo grosso” della storia del sapere universale:
    “Pensate che sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. D’ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre: padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera”. (Lc 12, 51-53)
    Okkey, Franz l’ha preso troppo alla lettera, è vero, ma come dimenticare che l’universo finge di essere ordinato come fanno tutte le trappole di questo e di altri mondi?
    Chi ignora che c’è pace solo quando la guerra ansima il suo bottino? Chi è disposto a credere che la pace dei santi sia indolore? Che sarebbe la pace se non fosse una conquista e, infine, non è la guerra contro noi stessi che ci riappacifica con l’Eterno?

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  23. Mettiamola così. È come andare a cena in quelle taverne de Trastevere, non so se ci sono ancora, dove i camerieri insultano i clienti tra una portata e l’altra. In mezzo ai vaffa e fijo de, uno si gusta l’amatriciana, anzi, ne acquista gusto.
    Come il buon cibo, lo scrittore fa con i suoi scritti più piacevole la vita della persone, in molti sensi. FK somministra i suoi testi con un investimento personale che lo fa accendere di fronte a una percepita sufficienza, o supponenza (da parte mia non c’era, tra l’altro, ma cedere alla tentazione di punzecchiare… beh, è cosa umana. Magari lo faccio ancora).
    Io sono d’accordo che la comunicazione debba essere autentica, e quindi includere il conflitto, ci mancherebbe. Solo che a essere rigorosi, bisognerebbe dire che la comunicazione è conflitto, spesso sottilissimo. Urtarsi e sedursi sono due facce della stessa medaglia.
    La scrittura è pratica sociale, ed è anche esercizio solipsistico: è un bel dilemma! Il genere dell’aforisma, la sentenza condensata e trasmessa unilateralmente dai sereni altopiani della conquistata saggezza, dell’esperienza pienamente vissuta, espone l’aforista all’acribia puntigliosa, o alla pernacchia: è capitato ad autori cari a FK, come Nietzsche, come Céline. Insomma, attenzione, così è facile trasformarsi nella caricatura di se stessi. Può aiutare prendere le cose con umorismo e ironia.
    Sul ruolo di Fabricius, io sto alla larga dai preti che concludono i discorsi con il voemose ben. I preti che conosco dicono pane al pane.
    Ciao, a presto, illustrissimo!

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  24. La parolaccia è spesso sincera, liberatoria, ma in prima fila nel mostrare l’incapacità di controllarsi per riuscire a insultare per vie meno rozze, tipo quel: “Padre perdonali perché non san quel che fanno”…

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  25. Mi piacciono la 13, la 23 e la 43. La 33 è invece scarsa. Ti andrebbe di sostituirla con una scelta a caso dalla mia scatola di biglietti?

    “Questo è ciò di cui ho bisogno”.
    Nietzsche

    Ti è andata bene.

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  26. “chi crede in una letteratura senza sangue (baricco docet) è perchè crede, a mio avviso, in una vita all’acqua di rose.”
    E questo è il punto amici miei, sul quale credo chiunque l’abbia studiata un minimo non potrà non concordare.
    Non c’è letteratura dove non c’è sangue. Parole sante.
    Grazie d’averne tirato un po’ fuori.

    p.s. Lucy, sei davvero bionda?

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  27. Massimo, si parlava de La Parolaccia il ristorante romano, gnurant!:-)

    grazie Lp, poi controllo, ma di scarse ce ne sono varie, mica solo quella (oddio, forse quella è la più scarsa!)

    lucy, mi hai aperto un mondo. pensavo fossi bruna. invece… banalmente bionda?!…

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  28. sì fabrizio, gli scrittori al sangue soffrono di incontinenza e n’ci piace la comodità:-)

    lucy, non vedo… ma immagino:-)))

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  29. @Franz: non vado al ristorante da quaranta anni, e l’ultima volta che l’ho fatto ho ringraziato il cielo che il ristoratore non avesse il porto d’armi e fosse sfiancato nella corsa lunga… :*))

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  30. Immagino che i ricchi borghesi non lo sappiano, ma c’è una legge dello Stato che impone ai ristoratori di servire il primo piatto aggratis (con la pasta dentro e senza lanciarlo con foga) e pure l’acqua, a chi ne faccia richiesta perché in una situazione d’indigenza. L’avventore povero e mendicante lascerà la propria firma su una dichiarazione in modo che il ristoratore possa essere risarcito dallo Stato. Naturalmente i freak ne sono a conoscenza, ma non ne approfittano mai; preferiscono ordinare antipasto, primo, secondo, vino e dessert più lo sturabudelle finale. Questo lo fanno perché più ricca e variegata è l’ordinazione e meno il cameriere e il padrone sospettano di dover correre a perdifiato per recuperare almeno il sudore dell’avventore che rispetta la povertà dello Stato.

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