Utopia (Vittorio Arrigoni)

Forse non tutti apprezzano i confini
che ci hanno abituato a registrare
con dovizia di carte, il favore
di armamenti pronti a sorprendere
chi ha fame, chi non può permettersi di stare
dove dicono gli altri se non c’è – non c’è –
più di che vivere. E’ un buon motivo
per credere in qualcosa che i trattati
non possono trattare. Se il nome di battesimo
non basta, è dovere di chi spera
– non di chi spara e chi separa –
inventare l’Utopia di una guerriglia
che rende bersaglio dei cecchini
israeliani, a cui puoi opporre solo
un tatuaggio, il tuo restiamo umani,
detto nel sangue, prima che venga maggio,
e sia già in volo.

21 pensieri su “Utopia (Vittorio Arrigoni)

  1. “Se letto nella quiete delle vostre camere da letto rimbomberanno i muri delle nostre urla di terrore, e mi preoccupo per le pareti dei vostri cuori che conosco come non ancora insonorizzate dal dolore. (…) Non siamo pochi, siamo tanti, e possiamo davvero contare, credetemi. (…) Confido in voi, che confidate in me, non per i morti ma per i feriti a morte di questa orrenda strage. Un abbraccio grande come il Mediterraneo che separandoci, ci unisce”.
    (“Restiamo umani”- Vittorio Arrigoni)

    grazie don Fabrizio per questo doveroso omaggio…

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  2. “… le pareti dei vostri cuori che conosco come non ancora insonorizzate dal dolore.”

    E’ vero. Ad ogni annuncio di simili orrori il dolore si rinnova nell’animo, offeso dalla disumanità dilagante ovunque.

    Sit ei tellus levis

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  3. mi sento così piccola e impotente difronte a simile crudeltà,che non viene da Dio ma……..
    Se è vero che l’unione fa la forza,allora uniamoci nelle preghiere e chiediamo a colui che può, la pace, l’umanità che spinge alla consapevolezza che non siamo niente e non possiamo niente e che colui che è diverso sta nella stessa nostra barca che va verso la salvezza

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  4. Lo hanno soffocato, un modo atroce per zittirlo, ma la sua voce libera ancor di più il senso delle sue parole.

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  5. grazie di averlo ricordato anche qui Fabrizio,
    “Non credo ai confini, non credo alle bandiere, credo in una unica famiglia umana”
    (Vik Annigoni)

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  6. Per Vittorio Arrigoni

    Tu che eri impavido come la tigre
    e gentile come il segno dell’aquila
    continua a veleggiare sui tuoi toni
    di colori pacifici e suoni d’armonia
    mentre vegli chi parla di pace
    da un giaciglio bianco di lino
    come un grande martire sei andato
    posato tra lembi di carne rappresa
    nel ricordo di una vita spesa d’ideali
    sii la guida e l’esempio, la forza,
    il gaudio del combattente, tu,
    foce di coraggio,
    nel tempo degli indifferenti.

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  7. Ho lo stesso credo di Viola.
    E’ incredibile quanto parli e urli il silenzio, soprattutto quando si è innocenti.
    Grazie Fabrizio
    SM

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  8. Pingback: Utopia (Vittorio Arrigoni) « La dimora del tempo sospeso

  9. Quel “restiamo umani” andrebbe inciso ad ogni angolo di strada, sotto ogni segnale, all’entrata di paesi e città, ovunque , in ogni territorio del mondo.

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  10. A Vittorio Arrigoni

    Una piccola testimonianza di luce
    scivola nelle tenebre.

    Il sangue, in ecchimosi,
    macchia il pensiero bambino.

    Migranti, palestinesi, chi è spogliato
    dei diritti o l’umanità accerchiata.

    Numeri, armi e proclami nascosti
    ostentati sfacciatamente.

    I confini, chiamati il bene,
    per bocca del dio delle religioni e del mercato.

    Circolano le merci, le armi, le centrali nucleari
    e lo sfruttamento ma non gli esseri umani.

    Vittorio Arrigoni soltanto un altro “illuso”;
    solo contro i poteri forti;

    solo e, insieme ai deboli; soli, gli ultimi,
    contro democrazie di guerra e di facciata.

    Democrazie ingozzate e obese di armi,
    in nome di dio e per diffondre il verbo di dio:

    uccidere gli inermi: massacrare gli ultimi,
    sui cui banchettano gli assassini dai volti umani.

    A uso interno, le navi da guerra, propaganda
    le navi da guerra, le vacanze degli occidentali:

    sos cablo sms epistole di morte moderna:

    avvistati civili morire annegati, i paradisi fiscali,
    trasportano moneta

    quale controllo dei conflitti economici,
    sociali e geopolitici,

    il conflitto armato
    o l’intervento umanitario, alimenta

    la guerra tra bande e governi di bande.
    assassini con licenza di uccidere
    e macellai di popoli:

    le due facce della stessa medaglia.

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  11. Cosa resta di umano davanti all’uccisione di Vik da Gaza City che aveva fatto del pacifismo una ragione di vita?
    Eppure dobbiamo restare umani, hai ragione Vik, ancor piu’ ora che sei volato via.
    Ha ragione tua madre ad essere orgogliosa di te e della tua scelta di restare a lavorare in Palestina dopo esser rimasto folgorato dal tuo primo viaggio a Gerusalemme nel 2002.
    Shalom, Vik!

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  12. restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani restiamo umani RESTIAMO UMANI.

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  13. Ho capito che sulla Palestina e Israele non ci si può schierare con facilità. Il dolore “degli altri” è troppo distante dalle nostre sponde sicure. Oppure no. C’è uno schierarsi comune, universale, umano: la memoria, la terra, la pace, la nostra umanità storta. Io voglio restare umano. Grazie amici.
    Pasquale

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  14. Lettera a un giovane morto invano per una pace che non ci sarà

    Restiamo Umani
    Vik da Gaza city

    Caro Vittorio,
    da uno dei tanti inutili uffici pace messi su nei comuni d’Italia (per salvarsi la coscienza e continuare intrighi e politica di piccolo cabotaggio), l’amica Ornella ha fatto spuntare oggi sul video del mio PC, un comunicato di Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace, nel quale si annuncia che «il 29° Seminario nazionale» di tale organizzazione «che si apre oggi ad Assisi sarà dedicato a Vittorio Arrigoni». Chissà, ti dedicheranno pure strade, scuole, parchi!
    Che ipocrisia!
    Trovo indecente, subdola, viperina la prontezza con cui si gioca d’anticipo su ogni possibile concorrente e ci si appropria della tua morte. La lobby pacifista italiana ti vuole “santino pacifista subito”! Guai se, ragionando sulla tua uccisione, si uscisse dal piagnisteo! La spiegazione da far circolare nel “mercatino della pace” è una sola ed è già pronta: Lotti ha detto che la tua uccisione è «assurda». E chiude così qualsiasi interrogativo più scomodo.
    Rassegniamoci, dunque?
    È una buona, consolidata, abitudine italiota non andare a fondo sui “fatti di sangue”. Sono stati mai trovati gli esecutori e i mandanti della strage di Piazza Fontana o di Brescia?
    Ovviamente, anche questa è una cosa «assurda». Ma ce la teniamo così. Tutto è Assurdo qui da noi. E altrove? Non è forse «assurda» la vita dei palestinesi, che tu “assurdamente” (il Lotti ricorda che tu per alcuni eri «un pazzo», per altri «un estremista», per altri ancora «un eroe, un sognatore, un idealista») hai voluto andare a vedere da vicino e addirittura condividere?
    Ma a te posso dirlo: e se la nostra vita e quella dei palestinesi fossero dominate da un’Assurdità apparente? E se le cose, che dichiaramo ( per viltà, per pigrizia) “assurde”, fossero invece vere, inquietanti, normali? Anzi logica conseguenza delle scelte politiche di capi di Stato (israeliani, europei e über alles del Nobel per la pace Obama) che purtroppo –ahimè, caro Vittorio! – le fanno restando “umani” (e anzi, da un po’ di tempo, anche “umanitari”)?
    Per cancellare sul nascere questi “cattivi pensieri” che vengono quasi spontanei vedendo che, malgrado queste Nostre Guide così “umane” e “umanitarie”, il mondo va storto, sempre più storto, ecco pronti i comunicati stampa placebo alla Lotti: contro «l’indifferenza che circonda tante tragedie umane come quella dei palestinesi di Gaza» e contro – sempre indeterminati, sempre innominati! – «prigionieri del cinismo e dell’egoismo».
    Anche questa a te posso dirla: e se imparassimo a nominare i Nemici che alimentano questa indifferenza, cinismo, egoismo? Ah, sei d’accordo anche tu? Non mi stupisci. L’avevo capito dai tuoi coraggiosi scritti di pacifista (convinto o per forza di cose, vista la miseria delle scelte morali o politiche oggi possibili…).
    Vedi, invece, come il Lotti interviene subito a disinfettare: «Vittorio non ha mai voluto far del male a nessuno».
    E certo, il “male” come potevi farlo, come possiamo farlo? (Ma è “male” ribellarsi anche con le armi a chi ci opprime?). Noi tutti – pacifisti o non pacifisti – che “ male” possiamo oggi fare, se “male” e “bene” lo decidono soltanto quelli che dispongono di bombardieri, di atomiche, di eserciti regolari, di banche, di televisioni?
    Noi (e le vittime di questo sistema) abbiamo, forse, ancora la capacità di odiare i nostri Nemici. Ma, secondo Lotti, dovremmo vergognarci o colpevolizzarci se l’odio affiora a volte nei nostri cuoricini e si fa indignazione e tenta di individuare bersagli precisi. Noi l’odio dovremmo continuare a scaricarcelo addosso tra noi. (Come purtroppo è accaduto tra i vari raggruppamenti politici dei palestinesi. Ovviamente per colpa loro! L’ottusa volontà politica e i calcoli di Israele e dei suoi “democratici” sostenitori non c’entrano, come non c’entrano adesso in Libia le manovre dei Sarkozy, dei Camerun, degli Obama). E vuoi mettere la capacità di violenza di costoro a confronto con quella dei palestinesi?
    Sfigura, non ha dignità, è follia, deve continuare ad esplodere disperatamente e non farsi mai politica più precisa.…
    Purtroppo sì, con la tua uccisione, come scrive Lotti, «si spenge una voce». (Ah, che tocco classico in questo verbo!). Egli e i suoi discepoli, invece, continueranno a predicare e a dirigere inutili dibattiti «per la pace e la libertà, i diritti umani e la democrazia», che «metteranno a confronto» – inutile strascico parolaio di ogni evento terribile « oltre trecento giovani, gruppi, associazioni, amministratori locali, insegnanti e giornalisti».
    Caro Vittorio,
    un’ultima cosa. Il tuo slogan «restare umani» per me era sbagliato. Però quando lo pronunciavi tu, con la tua voce, e da Gaza, l’ho sempre trovato sincero e rispettabile. Da oggi sulle bocche di Lotti e altri lo riterrò solo una menzogna per istupidire e non far ragionare. Onore solo a te.

    Samizdat Colognom

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  15. Sì, Fabrizio, con quel “tatuaggio” opposto ai “cecchini”, con la tenacia di “credere in qualcosa che i trattati non possono trattare” la memoria e il dolore si fanno impegno a “restare umani”. Grazie per aver ricordato Vik

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  16. Canzone per Vittorio

    Occhi di bambino

    Ti odiavano da vivo uomo dagli occhi di bambino,
    ma non hanno fatto i conti che ci sono luci che non
    si spengono neanche al tramonto,
    stelle solitarie dentro un buio inconsapevole
    che mai si accende.
    Con le mani nude e libero
    dalle catene mentali
    non incitavi alla guerra ma
    al pane quotidiano restiamo umani
    perché siamo tutti uguali.

    Ti odiavano da vivo uomo dagli occhi di bambino
    il tuo sguardo non conosceva odio
    il loro sguardo malato aveva paura del tuo cuore,
    viviamo ancora tempi mostruosi
    ogni vita è prigioniera
    dei propri tormenti
    la tua vita parlava d’amore,
    volevi un mondo di pace
    ma sapevi che gli uomini
    hanno dentro la guerra.

    Ti odiavano da vivo uomo dagli occhi di bambino
    il tuo sguardo non conosceva odio
    il loro sguardo malato aveva paura del tuo cuore
    il pensiero deforme odia la vita libera
    gli uomini macchina sono figli del passato
    morti che si credono vivi
    ti hanno ucciso il corpo
    ma non hanno fatto i conti che la vita
    non finirà mai il suo cammino sulla terra.

    Ti odiavano da vivo uomo dagli occhi di bambino
    il tuo sguardo non conosceva odio
    il loro sguardo malato aveva paura del tuo cuore
    non avevi paura del nemico della vita,
    che giudica da un pulpito arido senza futuro
    restiamo umani dicevi sempre
    era il tuo pane quotidiano
    il seme della vita il solo
    che fa resuscitare i morti
    quelli che ti hanno ucciso
    quelli che ti odiano anche da morto
    Ma non hanno fatto i conti che ci sono luci che non
    si spengono neanche al tramonto,
    stelle solitarie dentro un buio inconsapevole
    che mai si accende.
    Con le mani nude e libero
    dalle catene mentali
    non incitavi alla guerra ma
    al pane quotidiano restiamo umani
    siamo tutti uguali
    siamo tutti uguali.

    bruno franchi

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