69. Cuore di lettore

da qui

Teodora e Olivia lottano di nuovo: la prima stringe il collo all’altra e la incalza col braccio destro sulla schiena; la seconda cerca di divincolarsi afferrando l’altra con il braccio sinistro e spingendola forte verso sé. Nel frattempo, discutono su un tema che scatena il conflitto a intervalli regolari: il tipo di pubblico a cui deve rivolgersi l’autore. Olivia è per i giovani con le mani alzate e i volti sorridenti, i corpi in contatto involontario, il fumo che sale verso l’alto e riempie i polmoni di visioni strane, quando la musica picchia come un pugno nello stomaco e sei felice di essere sconfitto dolcemente, perché c’è una battaglia che vuoi perdere ed è quella che combatti con chi ami; oppure un pubblico da stadio, coi cappellini e il logo della squadra, gli occhiali da sole obbligatori sotto il sole che brucia le guance che masticano gomme americane, il pubblico pronto a spaventarsi con un gesto solo, come la volta che una mazza da baseball volò verso le facce della gente e nessuno capiva se l’avrebbe colpito o risparmiato: è il pubblico di un romanzo che si lascia leggere, sibila Olivia, mentre cerca di fare più pressione sulla schiena di Teodora. Neanche per sogno, replica l’altra: l’uditorio dev’essere composto, come i manager in abito elegante seduti su poltrone di velluto rosso, assorti in cravatte a pallini bianchi e neri, appena inclinati da una parte per dire qualcosa di ironico al vicino, oppure con la mano alle labbra per concentrarsi ulteriormente, o con la bocca che accenna a uno sbadiglio, subito represso. Con uno scatto di reni, Teodora ribalta l’avversaria e la domina dall’alto, occhi negli occhi, l’alito affannato che si fonde con l’odore della pelle, una goccia di sudore che cade sulla fronte di Olivia, lasciando una traccia inumidita come un viale in mezzo agli alberi – olmi, ciliegi, ulivi? -, a metà strada fra il pianto e il riso, come ogni storia e ogni lotta e ogni cuore di lettore.

16 pensieri su “69. Cuore di lettore

  1. “Ho perso le parole
    e vorrei che ti bastasse solo quello che ho,
    io mi farò capire anche da te,
    se ascolti bene se ascolti un po’…
    metti insieme un cuore e prova a sentire”

    Sicuramente tu, don Fabrizio, che non sei affatto un “replicante”, non hai perso nessuna parola e quello che scrivi non solo ci basta, ma ci avanza…
    Speriamo anche noi di essere lettori con un cuore, in grado di gustare sempre nel profondo le tue parole, che ci aprono il cuore e la mente.

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  2. Teodora-Olivia, le due parti di un cuore diviso. Diviso fra la leggerezza, la spontaneità del vivere, l’emozione, il lasciarsi andare liberi al futuro, da una parte e il rigore, l’ordine, la sobrietà, il controllo di tutto anche del sentimento, dall’altra. In fondo è l’eterno conflitto di chi è in un modo e vorrebbe avere qualcosa in più dell’altro.
    Ma chi non ha un cuore diviso? Chi non ha mai pensato che opportunità e tentazione a volte si confondno in una gran confusione che ci fa dubitare chi siamo?
    grazie Don.
    SM

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  3. “c’è una battaglia che vuoi perdere ed è quella che combatti con chi ami”

    Olivia non sbaglia del tutto: saper perdere per amore è la vera capacità di amare!

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  4. “come la volta che una mazza da baseball volò verso le facce della gente e nessuno capiva se l’avrebbe colpito o risparmiato”

    “Colpiscimi e feriscimi!
    Cogliere la vita in ogni respiro, la perfezione dell’istante!
    Colpiscimi e feriscimi!
    Sfiorare i petali più puri, la poesia rossa degli affondi!
    E scoprirò che sono vivo, che sono vivo!”
    Skoll

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  5. “Teodora e Olivia lottano di nuovo”

    NON BASTA APRIRE LA FINESTRA

    Non basta aprire la finestra
    per vedere la campagna e il fiume.

    Non basta non essere ciechi
    per vedere gli alberi e i fiori.

    Bisogna anche non aver nessuna filosofia.

    Con la filosofia non vi sono alberi:
    vi sono solo idee.

    Vi è soltanto ognuno di noi,
    simile ad una spelonca.

    C’è solo una finestra chiusa
    e tutto il mondo fuori;
    e un sogno di ciò che potrebbe esser visto
    se la finestra si aprisse,
    che mai è quello che si vede
    quando la finestra si apre.

    Fernando Pessoa

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  6. Peccato che Teodora e Olivia non smettono di lottare, stanno perdendo con questo comportamento violento il gusto della libertà, integrità è verità di esprimere una nuova energia creativa, anzitutto perdendo la consapevolezza di stare male tutte due.
    Speriamo trovano una via di ritorno piena di tanti ulivi!
    Un abbraccio

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  7. L’ABITO NON SEMPRE FA IL PUBBLICO O IL LETTORE, LA LOTTA CHE TEODORA E OLIVIA FANNO PENSANDO CHE ELEGGERE PRIVILEGIATE CATEGORIE DI LETTORI CUI FAR ARRIVARE IL MESSAGGIO MA QUESTA E’ SOLO UNA FORMA DI DIFESA VERSO LE CRITICHE CHE POSSONO SCATURIRE DA CHI NON RIENTRA NEI NOSTRI SCHEMI DI IDEALE DESTINATARIO DEL MESSAGGIO MA COSI NON E. NON E’ IMPORTANTE A CHI ARRIVI MA CHE ARRIVI E METTA TUTTI IN CONDIZIONI DI RIFLETTERE. E METTA CHI SCRIVE IN CONDIZIONI DI RENDERE IL PIU’ POSSIBILE DECIFRABILE E COMPRENSIBILE A TUTTI IL SIGNIFICATO SPESSO RECONDITO E CRIPTATO CHE SOLO L’ANIMO DI CHI SCRIVE PUO’ COMPRENDERE. E IL PUBBLICO PIU’ IMPROBABILE SPESSO APPREZZA COSE CHE ALTRI SNOBBANO. MI VIENE IN MENTE UNA FRASE DEL PIU’ PROFONDO, SECONDO ME, POETA DEI NOSTRI TEMPI:”DAI DIAMANTI NON NASCE NIENTE, DAL LETAME NASCONO I FIOR….”.
    QUESTO E’IL MIO PENSIERO, SINCERO E SPONTANE0, ANCHE SE SBAGLIATO PER QUALCUNO, E’ GIUSTO PER ME, E CON TUTTO IL RISPETTO PER LE VOSTRE OPINIONI CARI LETTORI O COMMENTATORI DI COMMENTI, QUESTO RESTERA’ ALMENO FINCHE’ L’EVOLVERSI DELLE SITUAZIONI E DEGLI EVENTI MI PORTERANNO A CAMBIARE IDEA.

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  8. a metà strada fra il pianto e il riso.
    Teodora e Olivia ,lo hanno capito, per questo non smettono di ” lottare “.

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  9. a metà strada fra il pianto e il riso…

    Spesso siamo sottoposti a spinte contrastanti, a scegliere fra due o più alternative, la vita è sempre a un bivio e quando crediamo di aver deciso per una soluzione ecco che l’altra si fa più interessante, e dentro di noi si accende un conflitto nel quale incertezze e ripensamenti, coscienza ed evasione si intrecciano fitti nella stessa rete, rendendoci sempre più fragili.

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