Le ore, di Michael Cunningham

di Gloria Gaetano

Ci sono indimenticabili figure di donna che sono rimaste nella memoria di chi le ha conosciute attraverso la lettura, e vengono ricordate con commossa enfasi, quasi si trattasse di parenti strette la cui immagine, ancora, è viva e palpitante. Una di queste è Mrs Dalloway, di cui Michael Cunnigham fa la rappresentazione interiore e comportamentale,come se lui stesso fosse la voce di Virginia Woolf, che narra uno spazio breve di vita della sua creatura letteraria.
Nel libro tre figure di donne s’intersecano , s’incrociano in un vuoto spazio-temporale: Virginia, la scrittrice amata, Mrs Dalloway, la protagonista del romanzo e Laura Brown, la madre fallita che non può accettare la sua vita familiare, e la stessa Virginia, colta nel momento in cui ha deciso di togliersi la vita.
Clarissa Dalloway, come nel celebre libro, sta preparando una festa per il suo amico Richard, malato di Aids e vincitore di un premio letterario. Intorno a lei si muovono figure che prendono vita dal colloquiare con lei, si illuminano a seconda della sua angolazione visiva, si spengono e muoiono intorno agli eventi più importanti della sua vita. Le considerazioni, i pensieri, i sentimenti della signora Dalloway sorgono in lei e danno una sintesi delle relazioni in cui si è impigliata. Non c’è lavoro della coscienza, dell’io, è tutto un fluire di sensazioni e di dialoghi monologhi, riflessioni, emozioni, nella loro libertà naturale, spontanee, colte nel momento stesso in cui nascono. Tutto viene riprodotto senza nessun preciso indirizzo del pensiero, senza nessuna impostazione precedente della trama e dei personaggi; l’autore non ordina ma registra la cronologia naturale e gli scenari che la vita offre a Clarissa nel rapportarsi con persone importanti della sua esistenza. Cunnigham riprende il metodo narrativo ddella Woolf: la rappresentazione della coscienza pluripersonale che si accavalla con il flusso uni- personale, dell’io che vive e avverte emozioni prodotte dall’esterno, mentre il tempo della narrazione, che è conciso e si racchiude in una sola giornata, viene ampliato e variegato da intermittenze, digressioni, eventi anche tragici, in cui l’azione cronologica si rapporta con il filo dell’azione in modo del tutto naturale, ma anomalo, rispetto al tempo in cui mrs Dalloway riflette. Quindi tre donne di tre epoche diverse vivono una giornata qualunque. Virginia Woolf sta scrivendo Mrs Dalloway e medita il suicidio perché sente di aver fallito come donna e come scrittrice. Laura Brown sta leggendo Mrs Dalloway, il romanzo di Virginia Woolf; ma anche lei sente di aver fallito. Infatti si sente intrappolata in una vita domestica e familiare che le sta stretta, infine Clarissa, che viene soprannominata Mrs Dolloway. E crede nella gentilezza e nella generosità. Pertanto riempie la casa di fiori. Eppure accadono eventi terribili, tragici, che vengono trascritti come la vita ce li offre, come una cronaca interiore di fatti che toccano i confini estremi dell’esistere: il suicidio di Virginia, la fuga e il tentato suicidio di Laura Brown, la morte di Richard e Clarissa che si stende sul letto, col suo mistero interiore, che non viene detto ma che si avverte anche nel suo ritorno agli affetti familiari. I tre personaggi femminili creati da Cunningham sembrano quasi confondersi per il gioco di sovrapposizioni e richiami costante che l’autore fa al personaggio inventato da Virginia Woolf. In comune hanno la passione per la vita e un senso di oppressione, una fragilità che le rende simili anche se diverse. E tutt’e tre le donne, come anche Richard, hanno in comune un mistero, un filo che li lega. La convinzione che , in qualunque momento, in qualunque evento, quando non puoi cambiare la tua vita, esiste questa estrema libertà di morire. Perché lo sfondo del romanzo di Cunnigham è un aprirsi sull’orlo dell’abisso, mentre la vita svolge e dipana i suoi fatti più ordinari, normali. E l’abisso c’è, per tutti i personaggi, e ci si può cadere in ogni momento. Ma se c’è questa libertà del morire, della scelta, nessun abisso fa paura.
Un libro nuovo, che segue i ritmi spontanei della cronaca interiore di eventi e della registrazione scorrevole e sincronica di momenti di vita, e, questa caratteristica di abilità narrativa non è cosa di poco conto.
Come dice Clarissa, le rose non sono mai troppe.
Michael Cunningham, Le ore, 2001, Bompiani.

Un pensiero su “Le ore, di Michael Cunningham

  1. Gran bel libro, conciso, strutturalmente complesso ma narrativamente perfetto, reso semplice e leggibile da una grande maestria narratologica. Cunningham dovrebbe essere letto da moltissimi giovani scrittori, per capire cos’è l’arte del narrare mostrando anche ciò che è apparentemente impossibile mostrare.

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