Nadia Agustoni, Il peso di pianura (Lietocolle, 2011)

 

 

Dal libro primo: Cosa vuoi che dica la polvere

 

uomini-foreste

 

l’animale fuggiasco e lumini-astri

fabbrica-stella appesa al gesto

il buio nel largo del mondo e sghemba ai paesi

si dilunga terra da terra ci distrae soltanto la lisca di brina

l’indizio-corolla o il cielo quando si divarica

e nuvola s’apre d’acqua e riempie fessure

ogni voce racchiusa dietro speranza

e uomini-foreste s’impigliano ai nomi.

 

altro nord

 

quassù è nord di grani e raccolto

e stirpe di magagne in misura di pazienza

e grave la voce del mondo riprende il sereno

il vicino dire dello sguardo

e l’arsura quando per basse maree

un male puro ti corica e vedi

l’esilio ai tuoi portoni.

 

sull’adda una domenica d’inverno

 

la città degli uccelli impazziti

ci arriva il fiume – io imparo mai niente

parlo un buffo cosmo rotondo – c’è in canali

e fondamenta l’oh di voce e il gesto

viene a parentesi niente eterno i passeri

crescono fame picchiano nel gelo di correnti

e la riva è proposito di terra

slarga in buio rettangolo di ponte

e dentro i campi va a falce l’occhio

più un’altra vita ci pensi che questa.

 

Dal libro secondo: Il peso di pianura

 

in terra propizia

 

le parole del bene

grandissima colpa

sbordano volti e muschio:

in terra propizia

ciliegio t’entra nel petto

fiorisce casa.

 

casa di boschi

 

castano chiaro i capelli

nuca dove raggiunto cielo

si sfila via:

la vita in vita

non batte pagina

stringe niente, abita ampia i luoghi,

altrove è l’alba, è il tramonto

la guardi da est a ovest

con cranio aperto

sembra casa di boschi.

*

Il peso di pianura, il nuovo libro di Nadia Agustoni, è uscito per il progetto Essentia a cura di Piero Marelli, Lietocolle, 2011. Segnaliamo una piccola silloge e l’intervista alla poeta realizzata da Marco Bellini pubblicate sul sito della casa editrice:

http://www.lietocolle.info/it/agustoni_nadia_il_peso_di_pianura.html 

http://www.lietocolle.info/it/marco_bellini_intervista_nadia_agustoni.html

 

25 pensieri su “Nadia Agustoni, Il peso di pianura (Lietocolle, 2011)

  1. Scava scava la giovane esploratrice ha ritrovato il filo sottile da cui si dirama viva la poesia. E non la offenda ora il paragone, che può sembrare ma non è affatto irriverente, tra il suo andare sapiente e il procedere di una piccola talpa che trova l’uscita, la finestra sul cielo, captando le fresche correnti con il suo radar interiore.
    Una poesia che si è fatta così vicina alle cose che sembra di toccarle con il cuore.
    Brava brava brava nadia, e grazie. roberta b.

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  2. Bravissima Nadia, ti affini sempre di più, migliori come il migliore vino, che era già migliore per conto suo, ma poi migliorava ancora.
    Mi piace molto come stringi il linguaggio, come lo fai percorrere da nervature di antiche sentenze naturali e contadine, riducendo l’uso degli articoli, stringendo il pugno delle parole per metetre in evidenza le nocche. Colpo di fulmine per questo verso: “e stirpe di magagne in misura di pazienza”.
    Bella gente, GIOVEDI’ 21, di pomeriggio non so bene a che ora, non so la via e il luogo ma comunque a BERGAMO, Nadia presenta il suo libro ed è un’occasione da non perdere. Al fianco della poetessa come relatrice, la sua appassionata fan Anna L.B. E quindi è meglio che mi dia da fare a scoprire luogo e ora… 🙂

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  3. Cara Nadia, questa tua raccolta è un viaggio pieno di scoperte e di conferme. Scopro nuove topografie, nuovi personaggi, trovo la conferma della cifra della tua poesia, il passo fermo e consapevole, il ritmo esperto, la solida autenticità, la musicalità originalissima della parola che sa sfidare, quieta e consapevole, l’assenza del sostegno della massa inesorabilmente pavida. Ringrazio Renata Morresi per aver proposto una scelta di poesie qui e penso che mi piacerebbe proprio, giovedì 21, essere a Bergamo.

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  4. Dopo la pur bella corposità di Taccuino nero, questo nuovo libro di Agustoni ha tuttavia una leggerezza nuova, a mio parere più impegnativa e impegnata sul piano stilistico. C’è anche una sicurezza maggiore,nel senso che è sparito quello “spaesamento” non solo biografico, a favore di una libertà di sguardo profondo e ampio, che sembra promettere molto anche per i suoi lavori futuri.

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  5. Cara Nadia,
    in base al piccolo assaggio e in attesa di leggere il libro per intero non posso che concordare con le osservazioni di chi mi ha preceduto.
    Intanto un abbraccio pasquale, a te e a a tutti gli amici,
    Roberto

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  6. Riprendo alcuni suggerimenti del commento precedente di Cristina Annino, che trovo quanto mai centrato. Ammetto di essermi ritrovato da subito soprattutto nella prima parte del libro, che – anche se con temi differenti – ricorda forse più da vicino il Taccuino Nero. Il Peso di Pianura poi assume un registro diverso, lascia alle parole tutto il loro peso e la loro forza evocativa, direi il loro silenzio. Io non lo ho ancora compreso appieno, ma questa, e ci tengo a sottolinearlo, non è per nulla una critica, anzi: lo affronto affascinato, con il dovuto rispetto, perchè la scrittura di Nadia ha fatto ancora un passo in avanti, con un coraggio non comune ed una consapevolezza che riconosco nel suo valore, e penso che pochi scrittori oggi abbiano questa maturità. Mi auguro che Il peso di Pianura le possa portare anche quei riconoscimenti che Nadia Agustoni merita, e forse ha avuto fino a oggi in misura minore a quanto le sarebbe spettato.

    Francesco t.

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  7. Poesia di grande padronanza dei mezzi e sicura ispirazione. Ci sono versi di esemplare definitività, di quelli che ti entrano dentro per non lasciarti, ad esempio questi:

    in terra propizia
    ciliegio t’entra nel petto
    fiorisce casa.

    Complimenti a Nadia e grazie a Renata. Peccato non poterci essere il 21, ma spero in una replica a Milano. Per intanto, di cuore, un grande in bocca al lupo.

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  8. Intanto grazie a tutti gli intervenuti, Roberta, Anna, Anna Maria, Giovanni Cristina, Roberto, Francesco, Giorgio. La prima presentazione è a Bergamo su invito degli amici del gruppo Fara, ma appena possibile ci sarà qualcosa anche a Milano.

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  9. Un dire teso,asciugato,senza cedimenti. Si avverte la capacità e la sicurezza nel maneggiare il linguaggio messo al servizio di contenuti profondi,dilatati in un respiro che ad ogni rilettura ti porta un poco più in là. Libro di grande maturità.
    Marco b.

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  10. La poesia di Nadia Agustoni libera, in questa prova poetica, tutto il suo slancio vitale. Concluso il discorso inerente alla visione del microcosmo-fabbrica, si rileva il bisogno di un’ apertura, anche cosmica, vissuto dalla poetessa. Versi come “e grave la voce del mondo riprende il sereno” sono espressione di un’esigenza affabulatoria corale. La poesia acquista una dimensione olistica, perciò si pone “a consuntivo” della vita. Lo stile della poetessa si adegua, perciò, in maniera versatile, a cominciare dal lessico, a suo modo colto. Pensoso e meditativo, il discorso poetico non teme l’uso di un linguaggio alto, eppure sintetico, dagli esiti formali sempre curati. C’è come un filtro che lascia trapelare solo le verità ultime, quelle essenziali alla comprensione profonda. Riassumendo, e’ questa una poesia di vertice che tenta di catturare l’inesprimibile, radicando tuttavia l’esperienza del dire più alto nell’assoluto rispetto dell’essere uomini, qui ed ora. Marzia Alunni

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  11. E’ la prima volta che leggo Nadia Augustoni e scopro una versificazione misurata che accoglie l’eco di un sentire profondo che dilata il paesaggio e distende il tempo nell’immedata vastità della meditazione. Fioriscono immagini e pensieri.

    Rosaria Di Donato

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  12. decisamente lirico, ma di una lirica icastica che affida alla forma la ricerca del senso, assolutamente da leggere…–));

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  13. Grazie ai nuovi intervenuti, i vostri interventi sono tutti interessanti e meditati, anche per me quindi motivo di pensiero. Un saluto.

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  14. Concordo con l’amico Francesco Tomada sullo “spiazzamento” della nuova raccolta di Nadia (a te, cara Nadia, dico che ho tentato più volte di sentirti al telefono nei giorni scorsi), che muove il suo verso per sottrazione, come Benedetti in “Pitture nere su carta”, scolpendo la parola sino a denudarla, a spogliarla di ogni cosa in più. Ammettere poi un iniziale spiazzamento di lettura non è mai facile (ciò è anche dovuto a mancanza di tempo e a una certa mia stanchezza, cara Nadia), ma alla fine resta in mano il nocciolo duro, la perla di un discorso poetico affascinante nel suo scavarsi il nido in sé, nel suo farsi alveo di echi e di trafitture.
    Un carissimo abbraccio. FF

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  15. Caro Fabio, ieri una nota al mio libro che mi è stata inviata ricordava “Grammatica Tempo” del 1994 ( la mia prima raccolta) e ci azzeccava perchè questo libro è anche un ritorno alla sottrazione, allo scavo, alla rarefazione (specie nella seconda sezione). Solo che oggi c’è anche altro, il discorso stesso si è ampliato, ma i temi , la poetica, anche se gli anni hanno aggiunto altro,non li vedo così lontani (oggi in più c’è anche l’attraversamento di un desolato paesaggio nordico). E’ il filo del mio lavoro che si svolge. Sempre un pò in divenire come la mia vita.
    Ti chiamo stasera. Un caro saluto.

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  16. Cara Nadia,
    che cambia in questo libro intonazione, prosciuga, ma non ci pare che non impari niente come scrivi…se non nel senso di visione della vita, “la via in vita non batte pagina”.
    Con mille auguri cari per Bergamo,di
    Maria Pia Q

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  17. Cara Mariapia, forse mi sono spiegata male, ho detto che il filo si svolge, si va avanti certo, ma è il filo di un lavoro.

    Grazie per gli auguri e a presto.

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  18. onore al talento della poesia di Nadia
    è viva resistente e respira fino al centro della terra
    un carissimo saluto
    c.

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  19. evviva nadia.

    solo una critica: non potete togliere quel sessista e proprio brutto “intervista alla poeta”? no, perchè noi ci autonomiamo “poetessi”, eh:-)

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  20. grandi vertigini metafisiche in questo libro, io lo trovo in continuità col Taccuino invece, giacché affonda il tiro, esplora la violenza non più (solo) sociale e storica, ma cosmica – un lavoro sofisticato sulla lirica come lingua rituale primordiale – complimenti a Nadia, una ricercatrice pura

    @Franz: come Nadia anch’io prediligo “poeta” a “poetessa”: vi sono, naturalmente, sia ragioni ideologiche che estetiche; ciononostante non ho assolutamente nulla in contrario a chi preferisca altre definizioni (“poetrice”, “poeto”, “performer” o quant’altro); credo che in esse trovi espressione la varietà di istanze poetologiche del presente con cui dobbiamo, volenti o nolenti, fare i conti

    (sulla questione del femminile professionale c’è una nota interessante qui: http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=8217&ctg_id=44)

    un saluto caro a tutti e grazie per gli interventi,
    r

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