76. Colline

da qui

Viola e Medardo stanno bene, anche perché non c’è più posto in ospedale. La scarica di colpi di Vangelis non li ha colti per miracolo: mentre consumavano l’amplesso, avranno pensato a una festa in pineta coi fuochi d’artificio. Ora lentamente si sollevano, aiutandosi a vicenda. Viola, di spalle, sta indossando i jeans di tela scura: i capelli finiscono in boccoli che precipitano fin quasi all’osso sacro; la colonna vertebrale è una specie di tunnel dalle pareti lisce e lucide che sfocia nel bacino, di cui s’intravedono le natiche gonfie come colline baciate dal sole a mezzogiorno; le mani afferrano i calzoni all’altezza della cinghia grossa e nera con moto lento e studiato, che Medardo interpreta come una provocazione maliziosa: si avvicina, assapora l’odore dei capelli misto a quello del lentisco, mette le mani su quelle della donna, accarezza le unghie lunghe spingendo un po’ più forte, sino a farsi male; il suo corpo aderisce all’altro, che fa un leggero movimento, come per sentire meglio il contatto sulle colline turgide che ora sono in ombra, come quando una leggera nuvolaglia nasconde il sole vicino a Recanati e Medardo con la macchina sale e scende in mezzo agli alberi e ai cespugli, alle case diroccate in pietra bianca, ai campi d’insalata che si allungano fino all’orizzonte, ai ciuffi d’erba che svettano sul punto più alto incrociando la linea di montagne in lontananza, sale e scende, finché appare il paese arrampicato a mezz’altezza, come un reggiseno dalle cuciture in sassi, dall’incrocio che gonfia le coppe di giardini e monumenti, le spalline elastiche delle strade grigie e bianche che precipitano lungo la schiena ritta della donna, i boccoli biondi dei capelli, il tunnel dalle pareti lisce e lucide che sfocia nel bacino, nelle natiche sode che Medardo sente vicinissime, oltre la siepe dei sogni senza nome.

21 pensieri su “76. Colline

  1. Amore Bello (Claudio Baglioni)

    cosi’ vai via
    non scherzare no…
    domani via
    per favore no…
    devo convincermi pero’
    che non è nulla
    ma le mie mani tremano…
    in qualche modo io dovrò
    restare a galla…
    e cosi’ te ne vai…
    cosa mi è preso adesso?
    forse mi scriverai
    ma si è lo stesso
    cosi’ vai via
    l’ho capito sai…
    che vuoi che sia
    se tu te ne vai…
    mi sembra già che non potrò
    più farne a meno
    mentre i minuti passano…
    forse domani correrò
    dietro il tuo treno
    tu non scordarmi mai…
    com’è è banale adesso…
    balliamo ancora un po’…
    ma si è lo stesso
    amore bello come il cielo
    bello come il giorno
    bello come il mare amore…
    ma non lo so dire.
    amore bello come un bacio
    bello come il buio
    bello come Dio
    amore mio
    non te ne andare…
    perché è cosi’
    no non è giusto
    se è cosi’ se te ne vai
    se te ne vai…perché è cosi’
    perché finisce tutto qui
    tra poco andrai…
    un lento, l’ultimo oramai…
    e fare finta, che ne so
    di essere matto
    piangere urlare e dire no…
    non serve a niente, già lo so
    è finito tutto…
    e se tu caso mai…
    ma non mi sente adesso…
    balliamo ancora dai…
    ma si è lo stesso..
    amore bello come il cielo
    bello come il giorno
    bello come il mare amore…
    ma non lo so dire.
    amore bello come un bacio
    bello come il buio
    bello come Dio
    amore mio
    non te ne andare…
    vai via cosi’
    no non è giusto se è cosi’
    sei bella sai…
    sei bella sai…
    vai via cosi’
    finisce allora tutto qui
    fra poco andrai…
    un lento, l’ultimo oramai…

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  2. CORPO DI DONNA

    Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
    tu rassomigli al mondo nel tuo atteggiamento d’abbandono.
    Il mio corpo di contadino selvaggio ti scava
    e fa saltare il figlio dal fondo della terra.

    Sono stato solo come una galleria. Da me fuggivano gli uccelli
    e in me la notte entrava con la sua invasione possente.
    Per sopravvivermi ti ho forgiata come un’arma,
    come una freccia al mio arco, come una pietra nella mia fionda.

    Ma cade l’ora della vendetta, e ti amo.
    Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
    Ah le coppe del petto! Ah gli occhi dell’assenza!
    Ah la rosa del pube! Ah la tua voce lenta e triste!

    Corpo di donna mia, persisterò nella tua grazia.
    La mia sete, la mia ansia senza limite, la mia strada indecisa!
    Oscuri fiumi dove la sete eterna continua,
    e la fatica continua, e il dolore infinito.

    P.Neruda

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  3. Dopo questa parentesi piena di passione, durata di più di quello che può durare la canzone di Claudio Baglioni, spero che l’incontro fra Viola e Medardo abbia una speranza di continuità e non finisca male come tanti altri incontri e storie.
    Altrimenti rimarrà come succede speso solo come uno scopo raggiunto; Lei che ha trovato quello che cercava nel viale degli olmi “un sogno rosa senza macchie, un incontro di labbra mani corpi che cercavano l’uno nell’altro un’utopia che dava senso al ritorno a casa e lo rendeva tollerabile.; per Medardo, un momento di fuga da una realtà che lo opprimeva e che lo faceva uscire per sfogare l’energia accumulata nelle arterie, nello svincolo del cuore, che poteva esplodere da un momento all’altro.
    Un abbraccio

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  4. “oltre la siepe dei sogni senza nome.”

    IO PRONUNCIO IL TUO NOME

    Io pronuncio il tuo nome
    nelle notti oscure,
    quando giungono gli astri
    a bere nella luna,
    e dormono i rami
    delle fronde occulte.
    Ed io mi sento vuoto
    di passione e di musica.
    Folle orologio che canta
    antiche ore defunte

    Io pronuncio il tuo nome
    in questa notte oscura,
    e il tuo nome mi suona
    più lontano che mai.
    Più lontano di tutte le stelle
    e più dolente della mite pioggia.

    Ti amerò come allora
    qualche volta? Che colpa
    ha commesso il mio cuore?
    Se la nebbia si scioglie
    quale nuova passione mi aspetta?
    Sarà tranquilla e pura?
    Se potessi sfogliare
    con le dita la luna!!

    Federico García Lorca

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  5. Pensavo di aver letto una delle più belle e sensuali descrizioni di un corpo di donna nella canzone di Baglioni che di seguito vi scrivo, invece è bello avere conferma che si può fare sempre di meglio e che un autore e la letteratura possono sempre sorprenderti anche quando credi di sapere tutto e che non ci sia nulla da aggiungere a ciò che è stato scritto.
    SM

    SIGNORA DELLE ORE SCURE
    signora delle ore scure
    pelle sfumata d’ombre in fuga dalla stanza
    sugli occhi un guanto di luce
    accarezzai l’idea di lei in lontananza
    signora delle ore scure
    dolci colline intorno a un muschio vellutato
    misteri oltre le ciglia
    furtivo come un gatto io mi son laveto
    vecchio compagno che aspetto il mio animaletto
    sono più grande ho dormito più di lei
    e del suo cuore
    chiuso in cantina
    delle sue guance
    pane caldo della mattina
    di quel suo viso
    diamante puro
    di quella schiena che le tiene l’anima
    stretta al sicuro
    ti succhierei per ore e più
    cioccolatino nella bocca
    senza mai mandarti giù
    signora delle ore dure amazzonica
    adolescente nuca morbido sentiero
    dove cammino i miei sguardi
    a guardia del suo sonno immobile guerriero
    signora delle ore dure caraibica
    alba sbucciata odore aspro di un’arancia
    le ragnatele del giorno
    da allontanare via da lei con una lancia
    ma c’è una lampada accesa no è solo il sole
    solo di sole se riuscissi a vivere
    dei suoi capelli
    alghe del mare
    di quei suoi occhi
    olive dolci e mandorle amare
    di quelle brune
    nomadi dita
    delle narici Dio le benedica è lì
    che prende la vita
    piccolo chicco di caffè
    tu non mi devi sempre credere
    ma sempre credi in me
    non voglio che tu sia un ostaggio
    in questo disperato viaggio
    l’agnello messo sull’altare
    del mio villaggio di fumo
    che tu sia solo un tatuaggio
    su questo petto di selvaggio
    un flipper preso per i fianchi
    a farsi coraggio e uomo
    fra quelle braccia
    colme di seno
    su quelle gambe
    rami forti e umido fieno
    sopra il suo corpo
    preso ai pittori
    su quella bocca che qualcuno le comprò
    al banco dei fiori
    e fu così lei dentro un sogno
    lei stessa un sogno una vaghezza
    io le invidiavo la purezza
    dell’impossibile il suo cammeo
    il musicista ritrovò
    la musica sua sola sposa
    la musa allora ritornò
    al suo museo

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  6. E’meravigliosamente inquietante come, anche dopo aver consumato l’attimo, Medardo guardi Viola con un desiderio intatto che sembra ancora quello che precede l’amore…

    “Mentre il principio del togliersi-le-voglie è inculcato a fondo nella condotta quotidiana dai poteri forti del mercato dei beni di consumo, il coltivare un desiderio sembra inquietantemente,inopportunamente, fastidiosamente propendere dalla parte dell’impegno amoroso”

    Z.Bauman (Amore liquido)

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  7. Viola è ancora stordita dal suo stesso piacere, confusa fra il suo essere pudico e l’istinto naturale, selvaggio. Si muove lentamente avvolta dall’odore di muschio del dopobarba di lui misto a quel sapore dolce acre di corpo in movimento felino. Con la coda dell’occhio scorge le sue mani bianche, lunghe e forti, capaci di carezze vellutate in ogni dove, tanto da perdere la cognizione del corpo come se il figlio della dea kalì la stesse per deporre su un altare sacrificale. Quelle braccia forti e lisce come rami di baobab, le spalle larghe e dritte che potrebbero stritolarla in un abbraccio e a cui aggrapparsi saldamente come un naufrago. La nuca morbida, a seguire la schiena lunga e liscia in cui affondare unghie di gatto per fondersi corpo nel corpo. Le gambe sode, i glutei marmorei scolpiti da quel Michelangelo che fu l’amore fra due esseri umani che gli diedero forma e vita, il bacino largo a confine della colonna vertebrale, tesa come arco pronto a scoccare la sua freccia, energia vitale, magma dormiente nella gola del Vesuvio, pronto a deflagrare annullando spazio e tempo. Il basso ventre scosso dalle viscere, in un piacere in crescendo come una scala in do maggiore, il petto ampio, pianura dove corrono cavalli bradi al cui centro batte un tamtam, richiamo ritmico e accelerato a cui non si può non rispondere con la stessa passione e accelerazione. La gola ruvida di barba non ancora fatta, le labbra rubate a un quadro di Dalì, il naso di rapace che afferra la sua preda in volo per portarla in un nido alto e lontano dagli affanni del mondo. Gli occhi, abissi marini in cui perdersi, affondare e risalire in una scossa di piacere che è risata cristallina di chi si accorge della vita che prorompe.
    La realtà è un muoversi lento e sinuoso, è quella di due occhi che le accarezzano la colonna vertebrale fino a perdersi sulle sue natiche, il respiro di stallone di razza sulla spalla, quelle mani che stringono le sue e la sorreggono, se la lasciasse ora, scivolerebbe giù come sacco vuoto a baciare i piedi di un dio minore. Viola poggia le spalle lentamente al corpo di lui, attraverso la pelle sonda misteri conosciuti ma ancora in piena rivelazione e si abbandona a quel grido forte di Africa, implorando dalla radice dei capelli alla unghie delle dita: prendimi, prendimi ancora, e ancora, fino alla fine del tempo!

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  8. Passione, eros, sentimento, interpretano ferfettamente le sensazioni di Viola e Medardo,; una pagina calda e densa, nella quale il lettore si fonde con il protagonista.

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  9. Che tuffo al cuore leggere questa pagina.
    Passione, amore, odori che si intrecciano e che stordiscono la mente!
    Dovrebbe essere sempre così, anche nella vita…..
    Speriamo almeno che l’autore ci regali altre pagine così intense fino alla fine del romanzo.

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  10. Uhao! Un’unica realtà vista dallo yin e yang.
    Concordo con Roby e Sunny ora pero’ vi lascio per una doccia …. Rigorosamente fredda! :-))))
    SM

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  11. E’ un’idea, bisogna spaziare fra più generi per capire quale farà di te un dio dell’olimpo … Commerciale:-))) pero’ serve uno pseudonimo tipo… marchese de sade … O ti spretano;-)
    SM

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  12. …Chissà, potrebbe essere un’opportunità, ma come suggerisce Stella Maria, con uno pseudonimo…

    Scherzi a parte, ma oggi è un giorno importante o mi sbaglio???

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  13. Caro Fabry,
    in questo giorno importante ti auguriamo che il Signore vegli sempre sulla tua vita e sulla tua vocazione “quindicenne”.
    CHE LE ALI DEL TUO CUORE
    TROVINO SEMPRE
    CAMPI FIORITI
    IN CUI LIBRARSI.
    Ti stringiamo in un grande abbraccio fortissimo, fratellone!
    T&M

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