77. Laboratorio

da qui

La parete gialla è scrostata in più punti. Nello spigolo si scorgono le righe dei mattoni, mezzo coperti dall’edera a coda di scorpione. Le volte a crociera sono mangiate dal tempo, rivelano l’interno ruvido di ogni superficie liscia, come la vita. Nel corridoio gli oggetti si ammassano in modo sempre più caotico: armadietti, materassi, scatoloni; il rovescio dell’universo produttivo si rivela nella serie di oggetti che ingombra la corsia fino a rendere impossibile il passaggio, salvo al gatto nero che ondeggia scuotendo la coda e ruotando la testa in cerca di qualcosa da inghiottire. Teodora e Olivia hanno appena finito di lottare: ormai è una pratica sportiva, sublimazione delle spinte aggressive liberate ogni volta che le visioni del mondo differiscono. Non importa chi la pensi in un modo e chi in un altro: a contare sono le linee parallele dei pensieri, l’incrociarsi e il perdersi di nuovo, gli alti e i bassi dei ragionamenti, la spirale del senso sempre più sofisticato, come se la scelta nascesse solo da un’opposizione, uno scontro sanguinoso, e il romanzo più riuscito fosse quello scritto in dialogo serrato col lettore, perché solo da una certa distanza si vedono le crepe, gli strappi della pagina come della vita, da osservare attentamente, non per ripararli, ma per renderne al meglio i cedimenti, i traumi, le rotture, se è vero che la forza del racconto non sta nel personaggio perfetto – come vorrebbe Teodora -, ma nella riproduzione fedele di ogni guasto, breccia, fenditura, nell’odore della polvere, la traccia bavosa dello sporco, l’avanzare della ruggine e il persistere dell’avaria. La moralità dello scrittore, per Olivia, risiede nel rigore del suo laboratorio, nel sorprendersi per primo delle verità rivelate tra una mossa d’attacco e una di difesa, un’imprecazione e una caduta, una ferita e un grido di vittoria.

20 pensieri su “77. Laboratorio

  1. Dall’incontro degli opposti nasce l’equilibrio, non ci sono estremi ma solo congiunzioni verso il centro, la forza centripeta e centrifuga di una terra in movimento fertile, come la creatività dello scrittore che dal caos del laboratorio mentale di idee deve far nascere l’opera prima. Il lettore è il mediatore, una specie di grillo parlante, l’amico fedele pronto ad ascoltare e correggere laddove la critica è costruzione dell’essere e non risponde alle leggi di mercato.
    SM

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  2. Non ci sono verità assolute, o meglio la Verità è una sola…
    Ogni cosa nell’universo ha sempre il suo rovescio, che non è necesariamente il suo opposto, anzi a volte è il suo complementare: non esisterebbe il Bene, se non ci fosse anche il male.
    Noi cerchiamo sempre di schematizzare ogni cosa, perchè questo ci dà sicurezza, e tendiamo a relegare tutto, anche i sentimenti, in strutture preconfenzionate, dandogli limiti e confini; però, per fortuna, l’Amore non ha limiti e “l’umano arriva dove arriva l’amore; non ha confini se non quelli che gli diamo”.

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  3. Nell’incipit sono contenuti troppi input, descsrizioni di scatoloni oggetti, che indicano il disordini, conflitti interiori, incertezze e dubbi sul personaggio. L’accumulo non apre la strada a una narrazione e forse non incuriosisce ,non prende. Io vorrei che fosse meno intricato e più sciolto, , con brevi descrizioni da sviluppare, Troppa concentrazione nell’incipit non agevola la narrazione e l’attenzione del lettore….

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  4. SAPRAI CHE NON T’AMO E CHE T’AMO – Neruda

    Saprai che non t’amo e che t’amo
    perché la vita è in due maniere,
    la parola è un’ala del silenzio,
    il fuoco ha una metà di freddo.

    Io t’amo per cominciare ad amarti,
    per ricominciare l’infinito,
    per non cessare d’amarti mai:
    per questo non t’amo ancora.

    T’amo e non t’amo come se avessi
    nelle mie mani le chiavi della gioia
    e un incerto destino sventurato.

    Il mio amore ha due vite per amarti.
    Per questo t’amo quando non t’amo
    e per questo t’amo quando t’amo

    Dal web:
    “Neruda ci fa capire come la vita sia incerta e contraddittoria: le nostre certezze, le cose che diamo per scontate, si rivelano essere diverse da come le concepiamo. Il silenzio, che per noi è generalmente simbolo di un atteggiamento chiuso e indifferente, può essere anche un modo per comunicare; il fuoco, paradossalmente, può essere freddo.
    La sua logica si trasmette quindi al sentimento dell’amore…”

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  5. “Nel corridoio gli oggetti si ammassano in modo sempre più caotico”

    La nostra vita è un corridoio pieno, stracolmo di oggetti inutili che spesso ci impediscono di aprire la porta giusta.
    Alcune porte restano chiuse a causa delle inutili zavorre di cui non siamo stati capaci di liberarci…e come il gatto, abbiamo assoluto bisogno di inghiottire qualcosa che sia diverso dal dolore…

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  6. ” La moralità dello scrittore, per Olivia, risiede nel rigore del suo laboratorio, nel sorprendersi per primo delle verità rivelate ”

    …mai prima d’ora ho sentito più vicine fede e scienza…uno scrittore tipo Galileo e il suo celeberrimo metodo scientifico!

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  7. “a contare sono le linee parallele dei pensieri, l’incrociarsi e il perdersi di nuovo”

    “Sic ego nec sine te nec tecum vivere possum”
    Ovidio

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  8. “il romanzo più riuscito fosse quello scritto in dialogo serrato col lettore”

    A TE SI GIUNGE SOLO ATTRAVERSO DI TE

    A te si giunge solo
    attraverso di te. Ti aspetto.

    Io certo so dove sono,
    la mia città, la strada, il nome
    con cui tutti mi chiamano.
    Ma non so dove sono stato
    con te.
    Lì mi hai portato tu.

    Come potevo imparare il cammino
    se non guardavo altro che te,
    se il cammino erano i tuoi passi,
    e il suo termine
    l’istante che tu ti fermasti?
    Cosa ancora poteva esserci
    oltre a te che mi guardavi?

    Ma ora,
    quale esilio, che assenza
    essere dove si è!
    Aspetto, passano treni,
    il caso, gli sguardi.
    Mi condurrebbero forse
    dove mai sono stato.
    Ma io non voglio i cieli nuovi.
    Voglio stare dove sono già stato.
    Con te, tornare.
    Quale immensa novità
    tornare ancora,
    ripetere, mai uguale,
    quello stupore infinito!

    E finchè tu non verrai
    io rimarrò alle soglie
    dei voli, dei sogni,
    delle scie, immobile.
    Perchè so che là dove sono stato
    nè ali, nè ruote, nè vele
    conducono.
    Hanno tutte smarrito il cammino.
    Perchè so che là dove sono stato
    si giunge solo
    con te, attraverso di te.
    P.Salinas

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  9. Nel 1967 Ronald Laing, il grande psichiatra inglese, faceva una diagnosi allarmante sullo stato di salute mentale dell’uomo occidentale: “Nessuno oggi, uomo o donna, può mettersi a pensare, sentire o agire, se non partendo dalla propria alienazione.Siamo tutti assassini e prostitute, quale che sia la cultura, la società, la classe, la nazione a cui apparteniamo, e per quanto normali, morali o maturi ci riteniamo. L’umanità è estraniata dalle sue possibilità autentiche….La nostra alienazione giunge alla radici. Il rendersi conto di ciò costituisce l’indispensabile base di ogni seria riflessione su qualsiasi aspetto dell’odierna vita umana di relazione…Siamo esseri istupiditi e balzani, stranieri a noi stessi, agli altri, al modo dello spirito e a quello della materia. Siamo dei pazzi”.
    MARCO GUZZI,”L’Ordine del Giorno”

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  10. e sempre Marco Guzzi:

    “In realtà noi umani abbiamo un bisogno straziante di imitare modelli che ci aiutino a diventare noi stessi. Chi, come i corifei delle culture postmoderne, pretende di non imitare nessuno, e di “farsi tutto da sé”, finisce irrimediabilmente per imitare il peggio dell’umano, quella galleria di mostriciattoli più o meno ributtanti che le televisioni continuano a propinarci giorno e notte, e di cui i giallognoli e acidi Simpson sono forse la rappresentazione più nobile e luminosa…
    Così il postmoderno newyorkese o milanese finisce per farsi per davvero “tutto da sé”, self made man appunto, ma per farsi “tutto di merda”, come cantava amaramente Gaber una trentina d’anni fa.”

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  11. Ancora l’amore e l’odio, il suo rovescio, ma non la sua negazione…

    Odi et amo.
    Quare id faciam, fortasse requiris.
    Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
    Odio e amo.
    Perché io faccia ciò, forse mi chiederai.
    Non lo so, ma sento che accade e sono messo in croce.
    (Catullo)

    Ὲρέω τε δηὖτε κοὐκ ἐρέω,
    καὶ μαίνομαι κοὐ μαίνομαι.
    Amo e non amo,
    sono pazzo e non sono pazzo.
    (Anacreonte)

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  12. Amo e non amo, vorrei ma non posso…

    «VORREI POTER SOFFOCARE» Cesare Pavese

    Vorrei poter soffocare
    nella stretta delle tue braccia
    nell’amore ardente del tuo corpo
    sul tuo volto, sulle tue membra struggenti
    nel deliquio dei tuoi occhi profondi
    perduti nel mio amore,
    quest’acredine arida
    che mi tormenta.
    Ardere confuso in te disperatamente
    quest’insaziabilità della mia anima
    già stanca di tutte le cose
    prima ancor di conoscerle
    ed ora tanto esasperata
    dal mutismo del mondo
    implacabile a tutti i miei sogni
    e dalla sua atrocità tranquilla
    che mi grava terribile
    e noncurante
    e nemmeno più mi concede
    la pacatezza del tedio
    ma mi strazia tormentosamente
    e mi pungola atroce,
    senza lasciarmi urlare,
    sconvolgendomi il sangue
    soffocandomi atroce
    in un silenzio che è uno spasimo
    in un silenzio fremente.
    Nell’ebrezza disperata
    dell’amore di tutto il tuo corpo
    e della tua anima perduta
    vorrei sconvolgere e bruciarmi l’anima
    sperdere quest’orrore
    che mi strappa gli urli
    e me li soffoca in gola
    bruciarlo annichilirlo in un attimo
    e stringermi a te
    senza ritegno più
    ciecamente, febbrile,
    schiantandoti, d’amore.
    Poi morire, morire,
    con te.

    Il giorno tetro
    in cui dovrò solitario
    morire (e verrà, senza scampo)
    quel giorno piangerò
    pensando che potevo
    morire così nell’ebbrezza
    di una passione ardente.
    Ma per pietà d’amore
    non l’ho voluto mai.
    Per pietà del tuo povero amore
    ho scelto, anima mia,
    la via del più lungo dolore.

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  13. Caro Fabrizio,
    è bello vedere come ad ogni tuo post si susseguano poesie e citazioni letterarie. La buona letteratura chiama altra letteratura arricchendo chi legge e ha sete di conoscenza non solo dell’animo umano.
    grazie anche di questo che riesci a fare;-)
    SM

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  14. Sinfonia n. 2 in do minore “Risurrezione”
    Mahler

    Coro

    Con ali che mi sono conquistato,
    mi librerò nell’aria!
    Risorgerai, si risorgerai
    mio cuore, in un attimo!
    Quello per cui hai combattuto
    ti porterà a Dio!

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  15. Il poeta e lo scienziato

    “Ho un amico artista che alle volte dice cose con le quali non sono molto d’accordo. Magari raccoglie un fiore e dice: “Guarda com’è bello”, e sono d’accordo; ma poi aggiunge: “Io riesco a vedere che è bello proprio perché sono un artista; voi scienziati lo scomponete in tanti pezzi e diventa una cosa senza vita”, e, allora penso che abbia le traveggole. Per cominciare, la bellezza che vede lui è accessibile a chiunque e quindi anche a me, credo. Non avrò un senso estetico raffinato come il suo, ma sono comunque in grado di apprezzare la bellezza di un fiore. Per di più vedo nel fiore molte cose che lui non riesce a vedere. Posso immaginare le cellule, là dentro, e i complicati meccanismi interni, anch’essi con una loro bellezza. Non esiste solo la bellezza alla dimensione dei centimetri, c’è anche su scale più piccole, nella struttura interna, o nei processi. Il fatto che i colori dei fiori si siano evoluti per adescare gli insetti impollinatori, ad esempio, è interessante: significa che gli insetti vedono i colori. E allora uno si chiede: il senso estetico dell’uomo vale anche per le forme di vita inferiori? Perché è estetico? Domande affascinanti che mostrano come una conoscenza scientifica in realtà dilati il senso di meraviglia, di mistero, di ammirazione suscitati da un fiore. La scienza può solo aggiungere; davvero non vedo come e che cosa possa togliere.”

    “I poeti sostengono che la scienza tolga via la bellezza dalle stelle – ridotte a “banali” ammassi di gas. Non c’è nulla di “banale”. Anche io posso vedere le stelle nella notte deserta, e sentirle. Ma vedo di meno o di più? La vastità dei cieli estende la mia immaginazione. Bloccato su questa giostra il mio piccolo occhio può catturare luce vecchia di un milione di anni. Un grande disegno di cui sono parte… Qual’è il disegno, o il significato, o il perché? Non sminuisce il mistero conoscerne un po’. Poiché la verità è ancor più meravigliosa di quanto ogni artista del passato abbia mai immaginato. Perché i poeti moderni non ne parlano? Che uomini sono quei poeti che possono parlare di Giove come se fosse un uomo ma se invece è una enorme sfera rotante di metano e ammoniaca rimangono muti?”

    Richard P. Feynman: Il piacere di scoprire

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  16. infonfo ci si può “completare” nell’altro senza nemmeno saperlo…
    teodora ed olivia ne sono un esempio.

    don Faber, la mia casa è sempre in disordine… che vorrà dire ???!!! :-)))))

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  17. … A proposito di disordine…
    Ma chi l’ha detto che essere disordinati equivale a essere poco professionali,se non inaffidabili? Spesso, quando ogni cosa è al suo posto, non riusciamo a vedere oltre, restando prigionieri di schemi asettici che poco hanno a che fare con la fantasia e la libertà.

    Senza esagerare, però!!! Altrimenti finisce che quando apri l’armadio hai bisogno dell’elmetto…

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