79. Quel che resta e quel che manca

da qui

Cosimo vede tre letti, alla sua destra. Due medici – o infermieri, o portantini? – si sbracciano intorno alla seconda postazione: la soglia tra la vita e la morte è labile, in un posto come questo. E’ il motivo che gli fa sembrare tutto così vero, anche se le immagini che coglie sono indistinte, torbide, sfocate? Lui, abituato a registrare i dettagli più modesti, ora esamina all’ingrosso, identifica macchie di colore disperse nello spazio, il bianco dei letti, il grigio del soffitto, l’azzurro di spalliere e comodini; pensa ai frammenti di racconto che lo hanno inseguito nel viaggio in ambulanza: s’interroga sui protagonisti della trama incoerente e lacunosa, cerca di assegnare un senso al succedersi di gesti e sentimenti, l’irruenza di Viola, l’odio di Vangelis, la nostalgia di Marco; prova a comprendere perché Teodora e Olivia non trovino un punto di contatto, come Cesare possa riaversi dalla depressione che lo insidia e se Cavedagna riesca a mettere un po’ d’ordine nella vita sovraccarica come la sua casa. Confronta gli atti incongrui degli attori improvvisati con la logica spietata dei misuratori di pressione e delle flebo, gli spari e gli amplessi con fibre ottiche, laser e stetoscopi; si domanda se le azioni apparse alla sua mente possano avere la precisione del bisturi, l’infallibilità dei raggi x, l’affidabilità di qualunque presa a terra. I movimenti di medici, infermieri e portantini gli appaiono più veri e necessari delle corse di Cloe, l’angoscia di Amerigo, i dubbi insolubili di Alberto. Lui che cercava nella letteratura un’oasi di senso nella nevrosi di giorni sempre uguali, rivaluta la genuinità della vita quotidiana, la concretezza del dolore autentico, la schiettezza di ciò che si aggira intorno all’ultimo respiro. Le macchie di colore si confondono: il verde dei camici con le foglie di lentisco, il grigio del soffitto con le volte a crociera consumate, l’azzurro di spalliere e comodini con la chiazza mossa del mare.

10 pensieri su “79. Quel che resta e quel che manca

  1. Se il romanzo non si intrecciasse con la vita di cosa stiamo parlando? Di vuoto o nulla, anche la fantasia è un viaggio quotidiano, un’evasione dove cambiano costumi e tempi, umani e divini ma la storia no, perchè la vita stessa è storia e romanzo e ognuno vive il suo per ritrovarsi attore di se stesso sul palcoscenico della vita. E la letteratura? Ha il suo ruolo fondamentale per parlare con chi non sa esprimere quel che vive, in bella copia, come avere un canovaccio su cui costruire il proprio ruolo, perchè ognuno ne ha uno affinchè ci sia equilibrio, dentro e fuori.
    SM

    "Mi piace"

  2. Cosimo vive una realtà allucinata, comprende che quell’attenzione da parte di medici, infermieri e portantini gli appaiono più veri, forze nella sua vita quotidiana quell’attenzione fosse a lui negata, in questo stato mentale acquista significato come risposta affettiva molto inusuale.
    In attesa di quel che manca!!!!!!
    Un abbraccio

    "Mi piace"

  3. “si domanda se le azioni apparse alla sua mente possano avere …… l’affidabilità di qualunque presa a terra.”

    A volte anche le parole, come le azioni che appaiono alla mente, sembrano non avere alcun peso specifico, nessuna valenza e sostanza….
    Prendiamo la frase: “ti voglio bene”; a volte può essere detta lì con noncuranza; con la stessa noncuranza può essere recepita ma è chiaro a chiunque che una frase così ha una portata potentissima ed è di una affidabilità unica quando alle parole seguono atteggiamenti e stili di vita tali da rendere concreta ogni singola parola…
    Quel che resta, quel che manca è un cuore capace di rimanere crocifisso da un semplice:” Ti voglio bene”

    "Mi piace"

  4. “I movimenti di medici, infermieri e portantini gli appaiono più veri e necessari delle corse di Cloe”

    L’ANGELO NECESSARIO
    Io sono l’Angelo della realtà,
    intravisto un istante sulla soglia.
    Non ho ala di cenere, né di oro stinto,
    né tepore d’aureola mi riscalda.
    Non mi seguono stelle in corteo,
    in me racchiudo l’essere e il conoscere.
    Sono uno come voi, e ciò che sono e so
    per me come per voi è la stessa cosa.
    Eppure, io sono l’angelo necessario della terra,
    poiché chi vede me vede di nuovo
    la terra, libera dai ceppi della mente, dura,
    caparbia, e chi ascolta me ne ascolta il canto
    monotono levarsi in liquide lentezze e affiorare
    in sillabe d’acqua; come un significato
    che si cerchi per ripetizioni, approssimando.
    O forse io sono soltanto una figura a metà,
    intravista un istante, un’invenzione della mente,
    un’apparizione tanto lieve all’apparenza
    che basta ch’io volga le spalle,
    ed eccomi presto, troppo presto, scomparso?

    Stevens Wallace

    "Mi piace"

  5. Art is much less important than life, but what a poor life without it.
    (L’arte è meno importante della vita, ma che povera la vita senza arte).

    "Mi piace"

  6. Alla fine, resta solo il bene, quel che manca è un po’ di bene…

    La donna e la cipolla
    (Fëdor Michailovič Dostoevskij, I fratelli Karamazov VII, 3)

    Vedi, Aljòscecka, – scoppiò e ridere nervosamente Grùscegnka rivolgendosi a lui, – mi sono vantata con Rakìttka di aver dato una cipolla, ma con te non mi vanterò, a te parlerò con un’altra intenzione.
    E’ soltanto una leggenda, ma una bella leggenda, che ancora bambina ho sentito dalla mia Matrjòna, quella che adesso serve da me come cuoca. Senti com’è:

    “C’era una volta una donna cattiva cattiva che morì, senza lasciarsi dietro nemmeno un’azione virtuosa. I diavoli l’afferrarono e la gettarono in un lago di fuoco. Ma il suo angelo custode era là e pensava: di quale suo azione virtuosa mi posso ricordare per dirla a Dio? Se ne ricordò una e disse a Dio: – Ha sradicato una cipolla nell’orto e l’ha data a una mendicante. E Dio gli rispose: – Prendi dunque quella stessa cipolla, tendila a lei nel lago, che vi si aggrappi e la tenga stretta, e se tu la tirerai fuori del lago, vada in paradiso; se invece la cipolla si strapperà, la donna rimanga dov’è ora. L’angelo corse della donna, le tese la cipolla: – Su, donna, le disse, attaccati e tieni. E si mise a tirarla cautamente, e l’aveva già quasi tirata fuori, ma gli altri peccatori che erano nel lago, quando videro che la traevano fuori, cominciarono ad aggrapparsi tutti a lei, per essere anch’essi tirati fuori. Ma la donna era cattiva cattiva e si mise a sparar calci contro di loro, dicendo: “E’ me che si tira e non voi, la cipolla è mia e non vostra. Appena ebbe detto questo, la cipolla si strappò. E la donna cadde nel lago e brucia ancora. E l’angelo si mise a piangere e si allontanò”.

    "Mi piace"

  7. “Un sorriso arricchisce chi lo riceve,
    senza impoverire chi lo dona,
    non dura che un istante,
    ma il suo ricordo è talora eterno.
    E’ un bene che non si può comprare,
    nè prestare, nè rubare,
    poiché esso ha valore solo dall’istante in cui si dona”

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.