30. Onde

da qui

La barca è una macchia nera in mezzo al lago, appena increspato; Yaacov, Yoh’anan e Andreas remano piano, come per cullare il sonno di Yehochoua, ancora turbato per la morte dell’amico. Il sole al tramonto disegna una scia gialla, compatta all’orizzonte, poi sempre più spezzata, come il respiro in corsa, o il pianto che interrompe un discorso; tre uomini marciano in un canyon con prudenza, per non scivolare sulle rocce, il sogno di uno scritto di Dio, le parole di Yoh’anan, tra noi e la verità c’è il deserto: la distesa di sabbia piatta, infeconda, inospitale. Continua a leggere

Machete, o lo sbracamento del pulp

Machete sembra la dimostrazione che non basta un contenuto per realizzare un’opera. Il contenuto è importante solo se è veicolato da una lingua creativa, da uno stile non omologato e dinamico che contiene altri contenuti non evidenti, non dichiarati, perché qui sta il vero mistero dell’opera.

Ma cambiamo registro. Diciamolo con parole nostre. Diciamolo all’exploitation: Machete è una cagata pazzesca. Passi la rilettura degli stili “bassi” dei b-movie anni ‘70, che è una delle caratteristiche della scuola Tarantino, l’ironia, lo scherzo, l’esagerazione, ma Machete sembra un film per bambini (bambini horror, d’accordo), didascalico, persino ridicolo. Lo spettatore, per quanto disincantato e amante del paradosso, si sente preso per i fondelli. Le citazioni horror e gore, una quantità inverosimile di teste e arti mozzati, spruzzi vermigli di sangue ovunque, cessano quasi subito di divertire per annoiare, nella loro prevedibilità. L’unica trovata davvero originale, nella sua esplosione splatter, è quando Machete si cala dalla finestra aggrappato all’intestino di uno dei killer che lo inseguono, usato come fune. Per il resto tutto appare affrettato, facilone, ripetitivo.

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29. Lungo la strada

da qui

A quest’ora è pieno di gente.
– Parte cadde lungo la strada, vennero gli uccelli e la divorarono: col nuovo messaggio non si può sbagliare.
Perché proprio lui?
E’ il più rappresentativo dei discepoli.
Ci prenderanno subito.
Abbiamo scelto l’ora di punta: ci confonderemo nella ressa.
Gli occhi di Gad s’imbattono in una vetrina di gioielli.
Finalmente regalerò l’anello alla mia donna.
Pagato a caro prezzo.
Finiscila, sempre con gli scrupoli. Non sarai mica dei loro?
La vita non è un gioco. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.71: Aforismi per tutto quello che resta. Alberto Casiraghy,” Gli occhi non sanno tacere. Aforismi per vivere meglio”

Aforismi per tutto quello che resta. Alberto Casiraghy, Gli occhi non sanno tacere. Aforismi per vivere meglio, con un testo di Sebastiano Vassalli, Novara, Interlinea, 2010

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di  Giuseppe Panella*

Alberto Casiraghi (che preferisce, però, la più esotica versione Casiraghy) non scrive poesia (anche se ne pubblica parecchia e di altissima qualità nelle sue ormai mitiche Edizioni PulcinoElefante). I suoi “aforismi per vivere meglio”, tuttavia, ricordano la poesia più di quanto degli aforismi tradizionali dovrebbero fare. Essi, infatti, sono intrisi della “sostanza di cui sono fatti” i versi proprio perché la loro scansione lirica non ha nessuna funzione analitica o “didattica” come, invece, gli aforismi filosofici o politici (o scientifici – come insegna la storia della scienza stessa) avrebbero da dichiarare. Casiraghy preferisce stupire o illuminare o almeno inquietare i suoi lettori piuttosto che insegnare qualcosa. Preferisce mostrare tutto e dare da conoscere tutto quello che pensa o in cui crede. Scrive Sebastiano Vassalli nella sua Presentazione al libro:

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Vivalascuola. W il 2 giugno

Buona festa della Repubblica!

È bella la Costituzione che ci racconta Calamandrei. Perché è bella la Costituzione: viva, dignitosa, giusta, leale, sobria, indignata, critica, solidale. E belle sono le voci che Calamandrei fa riecheggiare in quelle parole, in quegli articoli: Cattaneo, Beccaria, Cavour, Garibaldi, Mazzini… Questo 2 giugno, introdotto dalle parole di Calamandrei, ancora più che in passato deve quindi rappresentare per tutti noi un collante significativo e l’annuncio di una direzione dalla quale non vogliamo e non possiamo deragliare. (Marina Boscaino)

Discorso ai giovani sulla Costituzione
di Piero Calamandrei

Domandiamoci che cosa è per i giovani la Costituzione. Che cosa si può fare perché i giovani sentano la Costituzione come una cosa loro, perché sentano che nel difendere, nello sviluppare la Costituzione, continua, sia pure in forme diverse, quella Resistenza per la quale i loro fratelli maggiori esposero, e molti persero, la vita. Continua a leggere

Grazia CALANNA “Crono silente”

“C’è chi concede briciole/avaro/C’è chi si sbriciola/altruista/C’è chi finirà in briciole/avido/C’è chi di briciole risorgerà/azzurro…”. Sembrano uscite dal gioco lieve e combinatorio della lingua, questi versi tratti da Crono silente di Grazia Calanna (Prova d’Autore –Catania, 2011); non senza, come in questo caso, un’ironia amara. Levità, dicevamo, che percorre buona parte della raccolta, (“Fiera feccia/dà briciole/Chèto cuore/si sbriciola/Sozza melma/in briciole/Erto mèro/di briciole”; “Spaccio di specchi allo spaccio/Spaccio tempo allo specchio/Spacciati allo specchio allo specchio del tempo”; “Condizionante condizionamento lento/aria pesante/pungente/morsa la mente/duole silente”), con versi brevi senza punteggiatura, giocando con assonanze e rime, termini polisenso. Altri testi della raccolta (“Ho percorso/cieco e scalzo/un cammino/lastricato di spilli aguzzi/arrugginiti da fiumi di lacrime invisibili/versate in silenzio/Ho sempre saputo/che saresti tornata/Ho atteso/e sopportato/il peso grave dell’assenza/Sfinito ti accolgo/e sfamo il mio dolore/con il cibo della vita/che mi rendi” (Il cibo della vita); Continua a leggere

Gloria Gaetano. Prima che il domani vada

da Prima che il domani vada

LA CASA SUGLI SCOGLI

Finisce qui il mio viaggio,
sulla casa a picco sulla scogliera,
travagliata da onde schiumose.

Lo scoglio levigato ci vide avvolti
nelle nebbie marine dell’azzurro
nella sera che ancora conserva
l’aroma dell’estate,
macchie celesti sul tuo fianco
che si allungava contro le mie mani. Continua a leggere

28. Forze

da qui

La gente va e viene, come sempre; in un angolo si forma un crocchio di persone; gli ebrei ortodossi si riconoscono dall’abito nero e il cappello a cilindro, ma tra loro ci sono differenze: gli adulti hanno la barba, i ragazzi sono glabri e per loro il copricapo è un peso, sventola a destra e a sinistra, o verso l’alto; anche la giacca è più aperta e balza in primo piano la camicia bianca, come se la giovinezza volesse più luce, da dare e da ricevere; i turisti hanno magliette colorate, capelli rossi e biondi, l’aria di chi sta lì per caso. Continua a leggere

Un premio letterario

La Torre dell’orologio 

Città di Porto Sant’Elpidio – VII° Edizione – Anno 2011

Concorso per poesie inedite e per poesia in traduzione edita

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Pishta

da qui

Sai solo urlare – non è vero -,
se bastassero i soldi, nella vita,
da quando sei caduto sul lavoro,
la calce viva, colata sulla faccia,
perché sai, gli appuntamenti strani
non si trovano mai nell‘organizer
dei ricchi, ma i gitani, i barboni, gli alcolisti,
centrano sempre il giorno dell’incontro
fatale. Tu resisti, Pishta, io ci sarò,
anche se tutti ti daranno addosso,
quando si è fatto tardi e le finestre
si riempiono di luci artificiali,
tu solo stai seduto sotto il raggio
di un fato imponderabile
cui non mancano i giorni per tradirti.
Resisti, zingaro fratello,
pensa a tua figlia,
che scrive giorno e notte,
a tua moglie di cui non sai più il nome,
e il pianto di un bambino
nella casa di fronte ti ricorda
che il mondo ricomincia ogni momento,
lì vicino.

Destra e sinistra a confronto sulla mafia

Saranno il vicepresidente della Commissione antimafia, Fabio Granata, e l’ex presidente e attuale membro della stessa Commissione, Giuseppe Lumia, a confrontare due culture, quella di destra e quella di sinistra, sul tema della mafia e dell’antimafia.

L’occasione sarà la presentazione, organizzata dalla proloco di Ciampino nella sala convegni in via del lavoro 59 a Ciampino (Roma), alle 17.30 di martedì 31 maggio, del libro di Pino Nazio Il bambino che sognava i cavalli – 779 giorni ostaggio dei corleonesi. Continua a leggere

27. Non est hic

da qui

C’è una gran confusione di corpi arrampicati sulle scale, olio bollente gettato dalle mura, macchine da guerra, catapulte, eserciti che marciano a piedi e a cavallo con bandiere al vento, soldati stanchi e affamati con la croce sul petto, cartigli con dichiarazioni solenni degli imperatori, un uomo che arranca nel deserto, col bastone e il sole a picco sulle onde irregolari di pietra e sabbia, una mano che scrive, e ancora scudi, lance, balestre, guerrieri in tunica scura e copricapo bianco che cadono, colpiti, da cavallo, Continua a leggere

Anniversari, i vent’anni di Kamen

Nell’ambito della rassegna internazionale “Traghetti di Poesia”

ideata e curata dal poeta Guido Oldani

Martedì 31 maggio 2011 – ore 18,00

verranno festeggiati i 20 ANNI della rivista internazionale di poesia e filosofia:
“KAMEN’ ”

Inoltre si presenterà la plaquette “CONTRAPUNCTUS” edita da LietoColle, opera di
AMEDEO ANELLI Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.74: Ansia esistenza sovrana. Giorgio Todde, “Dieci gocce”

Ansia esistenza sovrana. Giorgio Todde, Dieci gocce, Milano, Frassinelli, 2009

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di Giuseppe Panella*


Giorgio Todde è un medico (per la precisione un oculista) ma il suo non è un medical thriller. Dopo cinque romanzi noir dedicati al medico-imbalsamatore Efisio Marini (un personaggio realmente esistito), questa sua narrazione dedicata alla storia di un’angoscia durata tutta la vita è tutto fuorché una vicenda dal taglio diagnostico (e quindi consolatorio). Mario ha sempre sofferto di ansia, di svenimenti, di trasalimenti legati alla salute e alla necessità di vivere comunque una vita normale, come tutti fanno nel corso del tempo che passa. Archivista modello, creatore poetico di altrimenti gelide pratiche burocratiche che cerca di arricchire di umanità, Mario ha bisogno di una vita inquadrata entro perimetri ben definiti, quasi ferrei, per non stramazzare sotto il peso di essa. Sua madre, rimasta solo dopo la morte del padre ma ormai insofferente alla presenza costante del figlio in casa, vorrebbe che il suo unico e immobile rampollo si sistemasse e la lasciasse vivere fino in fondo la sua relazione con il pur anziano dottor Cosimo, da molto tempo medico di famiglia. E’ quest’ultimo a prescrivere a Mario le “dieci gocce” di tranquillanti che danno il titolo alla narrazione di Todde. Ma le gocce non sempre bastano e anche una vita che eviti ogni compromissione con il mondo esterno (esemplare è l’abitudine di Mario di andare al lavoro rigorosamente chiuso nella sua automobile con i finestrini praticamente sigillati) non è sufficiente a preservare dall’impatto spaventoso con una vita odiata e temuta. Un giorno, però, una ragazza dal “collo indifeso” e dalle belle ginocchia unite gli passa a fianco anch’essa difesa da un’automobile ben chiusa. Il collo e le ginocchia di quella donna lo attirano ma Mario cerca di evitare la tentazione. Aprirsi e proiettarsi all’esterno gli sembra troppo pericoloso:

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26. Scrivere

da qui

C’è un bel panorama da quassù: gli ulivi e i cipressi formano una specie di corona, un canale di rumori e odori che ridanno vita, accarezzano le pareti delle case, la facciata della chiesa, il recinto in pietra e ferro dei reperti archeologici; i palazzi alti e squadrati vorrebbero dominare la valle che s’infrange sulle colline di vitigni, i sentieri polverosi incidono i rilievi verdi come crepe, o righe di una pagina illeggibile. Continua a leggere

Droga, l’età della ragione

Pubblichiamo questo appello, particolarmente importante per l’Italia, dove sul “problema droga” domina un proibizionismo demagogico e violento.

di Alice Jay

Nel giro di pochi giorni potremmo finalmente assistere all’avvio della fine della “guerra alle droghe”. Questa costosissima guerra contro la piaga della dipendenza dalle droghe ha fallito miseramente, mentre ha lasciato sul campo numerose vite umane, ha devastato intere comunità, e ha versato miliardi di euro nelle casse di violente organizzazioni criminali.
Gli esperti sono d’accordo nel sostenere che la politica più efficace sia la regolamentazione, ma i politici hanno paura di toccare l’argomento. Fra qualche giorno una commissione globale, cui parteciperanno fra gli altri i Capi di stato e i responsabili degli affari esteri di ONU, UE, USA, Brasile, Messico e molti altri, romperà il tabù e chiederà pubblicamente un nuovo approccio, che comprenda la depenalizzazione e la regolamentazione delle droghe.
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Tutti fottuti frutti

di Alessandro Ansuini

Le ragazze avevano preso familiarità con le sostanze nel senso
Che continuavano a infilare le mani dentro le ciotole e poi
Si leccavano le dita oppure due avamposti in là si mangiavano un’unghia e
Bisognava cominciare a rincorrerne una che fuggiva a piedi scalzi
Rincorsa dai ragni per fortuna non avevamo più sette anni quindi
Dopo un po’ si stancavano e crollavano addormentate dentro vaste
Porzioni di moquette oppure in alcuni vasi lungo la strada perché
Questa città sembra non dormire mai “per il mio compleanno
Voglio un biglietto di ritorno per la pancia di mia madre” disse
Dolcezza che invece proprio non dormiva mai e non aveva nemmeno
Sette anni “adattamento” continuava a ripetere “è che io
non mi spreco quando voi vi annoiate e scialo
Quando sono in vantaggio” diceva “ma in vantaggio su chi?”
Chiedevo io ma lei aveva cose più importanti delle risposte
Lei aveva le labbra e quelle dita bellissime e mordicchiava tutte le
Cose colorate di giallo o meglio lei asseriva di mordere direttamente
Il giallo, all’infinito, e poi c’era una sala buia o qualcuno andava a pisciare dietro una
Colonna e sparivamo, sparivamo e riapparivamo qualche tempo dopo su
Un altro divanetto, con le gambe sotto a qualche altro tavolo e l’unica
Cosa che confutava la nostra esistenza con sprezzante regolarità erano tutte
Quelle foto, e i disegni, e le cose che si incastravano ad altre cose
Che a volte eravamo noi.

* Continua a leggere

25. Per quel grido

da qui

Sono alle porte di Betania, un villaggio di case in pietra grezza, una chiesa in primo piano e mura basse che scendono appaiate a una strada bianca e polverosa. Si siedono ai piedi di un ulivo contorto, piegato verso terra, oppresso da un peso invisibile. Anche Eleazar è gravato da un fardello che non riesce a sopportare. Continua a leggere