Giuseppe Genna: un’installazione fascista.

[Riprendo da Facebook – il noto social network – di qualche giorno fa.  – Franz Krauspenhaar.]

Giuseppe Genna Ho bannato Franz Krauspenhaar per le sue opinioni da autentico fascista, quale so che è. Da ora in poi banno tutti i fascioqualunquisti. Sarò lieto d’altro canto di essere cancellato al più presto dall’elenco dei vostri contatti Facebook, se pensate che tanto sono tutti uguali, che la vedova di Almirante fa bene a dirle certe cose, etc.

Ieri alle ore 0.37

Mi piace: Enrico Miceli, San Glinglin, Antonio Lorenzo Falbo e altri 68 piace questo elemento.

Federico Miozzi Standing ovation.

Giuseppe Genna Non mi frega un cavolo di quello che può fare dire scrivere Franz Krauspenhaar.

Toti Balia Ci hai messo anche troppo…

Giuseppe Genna Non sono solito bannare, se non ci sono motivi gravi o moleste rotture di palle. Franz lo conosco, non dico sia un amico, ma lo conosco. Non si è mai dimostrato maleducato pubblicamente qui o con me in privato. E’ la prima volta che enuncia… le sue cazzate fascioqualunquiste e destrorse, che in questi anni ho letto vergate da lui in Rete. Prima non c’era motivo. Ora sì. Chiarito questo, il problema non è Franz, bensì quello che altrove ho definito “OGM nazionale che sceglie Berlusconi”. Sottolineo che da stasera siamo in guerra con la Libia, ripudiandola (la guerra, non la Libia, ché tutto abbiamo fatto finora tranne che ripudiare la Libia) per Costituzione. E che oggi è apparsa a Roma la scritta di ingresso ad Auschwitz. L’italiano medio non pare reagire? Io reagisco, non essendo reazionario.

Raul Montanari E’ un povero diavolo.

Jes Grew Osceno teatrino italiano.

Luca Mallinza la vedova di quel porco di almirante dovrebbe venir trattata così ogni qualvolta la si invita ai teatrini riconciliatori di questa tv ridicola. Detto  questo ci tenevo invece a dire che oggi sono stato bannato da un fighetto del PD che si m…illanta scrittore e dal fb di un carriesrista dell’arci…tutto ciò ha aumentato la mia autostima e non è per essere oltranzista ma quando penso al mio povero nonno che a 18 se ne andava sulle montagne (dicottoanni cazzo!) e sento questi qui ricordarsi della resistenza un solo giorno all’anno nella loro miserevole vita politica di compromesso mi girano le palle. Se devo sparare a zero è meglio che inizi a farlo contro chi millanta di stare dalla mia parte della barricata….osceno teatrino italiano.

Giulia Fazzi Condivido totalmente questa scelta. Dovrebbe essere una pratica quotidiana, una forma di ri-fondazione di un tessuto culturale e storico che tutti dovremmo praticare. Col cavolo che sono tutti uguali. Col cavolo. Fuori i fascisti.

****

Nota: ho tolto alcuni commenti – assolutamente irrilevanti- di “personaggi del teatrino” assolutamente irrilevanti. E siccome l’installazione fascista è di Giuseppe Genna, fascista che coerentemente con ciò che crede di non credere non ama il contraddittorio, ho tolto anche il lungo e misurato intervento del poeta, scrittore e artista figurativo  Gian Ruggero Manzoni in difesa del sedicente fascista Franz Krauspenhaar.

Non so chi diavolo siano Giulia Fazzi, Luca Mallinza, Jes Grew, Federico Miozzi. So però chi è Raul Montanari e, appunto, Giuseppe Genna.

Questa installazione  splendidamente surreale (ma sappiamo che il surrealismo è semplicemente un realismo che si da delle arie)  vorrebbe dimostrare – in maniera indiretta – che il fascismo, come sempre, dispone di un enorme guardaroba, degno finanche di un Fregoli. Il fascista qui è proprio Giuseppe Genna, è Raul Montanari, sono i loro piccoli seguaci da scuoletta di scrittura. Contro questa gentucola da basso impero dei non-sensi sarò sempre in aperta opposizione.

Non ho bisogno di difendermi dall’accusa di essere un Fascista. Perchè sono addirittura un Nazista. Alla morte di Joerg Haider ho pianto calde lacrime. Purtroppo non posso testimoniarlo, ma sono certo che crederete nella mia sincerità. Adolf Hitler è sempre nei miei pensieri, così come l’odio per von Stauffenberg. Inutile dirvi che sono antisemita fino al midollo: per dirvene una, mi rifiuto di guardare film nei quali compaiono – nel cast – degli ebrei, anche di seconda generazione. Non ho mai visto Woody Allen, così come Dustin Hoffman. E diciamolo pure: Hollywood, le università, le banche, il milieu musicale colto e popolare sono infestate dal nemico “camuso”. Eichmann mi ha davvero commosso; il processo a Tel Aviv del 1961 mi ha toccato nella sensibilità nazifascista quasi come “L’ultima neve di primavera” con Renato Cestié, il film strappacuore dei piccoli nazisti della mia epoca; no di certo mi ha strappato una minima lacrima, invece, il Sean Penn – ebreo fino al midollo, ma chi lo sapeva?- di “Dead man walking.”

Sto scherzando? Dico la verità? Cosa importa… Sono gli altri che ti dicono chi sei. Sono certi altri che ti affibbiano le patenti del vivere civile. Ma non è giusto, non sempre. E dunque la patente, da oggi, me la affibbio io. La patente che mi pare. Quella di nazista.

Questa “caccia all’uomo” ordita da Genna e dal suo amichetto Bertante  (non ricordo il suo nome di battesimo) è nata da un filmato postato su Facebook dal povero Genna nel quale il disegnatore satirico Vauro  (noto fascista rosso) affermava di non rispettare il fascismo. (Quello – diciamo – canonico, ovviamente, non il suo, perfettamente funzionale al sistema.) E subito dopo Assunta Almirante diceva che forse si poteva andare a guardare, a tal proposito, sul rispetto che si deve o non si deve a qualcuno o a qualcosa, pure nel periodo di reggenza di Stalin. Il mio intervento sottolineava pacatamente il fatto che la vedova “non aveva torto.” Perchè, aveva torto?

Tutto qui.

Non è il darmi del Fascista che è mi disturba. Fossi Fascista lo direi apertamente, non mi sono mai nascosto su ciò che sono e sono stato. Ma sono le modalità degli interventi che sono dannose, che mi disturbano. Che sono immorali. Non mi piace essere citato da personaggi dannosi ma soprattutto ridicoli.  Gente che vive di un potericchio di seconda lega. Gente che più che scrivere “fa altro”. Che parla e accusa per farsi pubblicità. Che lavora per il “nemico” – e dunque è funzionale al nemico, e poi sbandiera un antifascismo da operetta. Gente aggressiva e violenta, come molti hanno potuto constatare in questi anni. Gente che alza la testa dal suo pantano semplicemente perchè gli è arrivato un incarico nuovo… Non è avvilente tutto ciò? Ripeto: combatterò questa gente da Nazista, fino all’ultima “cartuccia”. Viaggiano allineati e coperti, tutti insieme, perchè da soli hanno paura. In coro esaltano la propria placentare vigliaccheria. Non hanno la forza morale nè tanto meno il fegato di dire le cose direttamente all’interessato. Questo stralcio di “discussione” l’ho avuta da un amico, perchè io alla pagina del fascista rosso Giuseppe Genna non potevo più accedere.

Il Fascista (rosso – ma è solo un dettaglio) è lo scrittore di gialli catastrofici e agitatore culturale e mestatore editoriale Giuseppe Genna.

Il Fascista (qui francamente non si capisce né il colore né tanto meno la “tendenza”) è il giallista “alla moda” e  “testarasata” e maestro elementare di scrittura Raul Montanari.

Tirate voi le conclusioni.


Sarò avversario leale (io, ovviamente, soltanto io) di questa gentaglia oltre i supplementari, fino ai calci di rigore. Sono un uomo libero, come ben sanno tutti coloro che mi conoscono anche superficialmente ma senza pregiudizi. Fino alla fine. Oltre la fine. Oggi chi non è funzionale a un sistema, di presunta destra o di presunta sinistra, è davvero uguale, è un cane sciolto e come tale va cacciato.

[Nella foto, di Marcello Junio Clerici: lo scrittore fascista FK in camicia nera quando era Federale di Affori.]

44 pensieri su “Giuseppe Genna: un’installazione fascista.

  1. continuo a sostenere (ex-post conversazione privata) che non è necessario nemmeno per scherzo evocare simpatie orribili come quelle che ti attribuisci, franz. mi sfuggono per lo più le ragioni “profonde” di queste contrapposizioni, non credo risalgano a ieri, mentre ho l’impressione – se vuoi molto qualunquista e di genere – che quando i “maschi” ruzzano sono proprio tremendi, inguardabili, illeggibili.
    non so, e qui mi rivolgo a fabrizio, se un altro avrebbe a disposizione uno spazio così per dire cose così personali e pesantemente, diciamo, colorite. sono perplessa. io non sono buona, come spesso mi si dice, e non dovrei forse esprimere pareri su un altro pestifero: però ci sono frasi impronunciabili o pronunciabili in luoghi e circostanze idonee. in una pièce teatrale, in un romanzo. è difficile in questo testo, o annuncio, o proclama, percepire lo “scarto”: che poi: c’è?

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  2. libera di dire tutto, ma proprio tutto? mi spiace, fabrizio, ma non sono d’accordo. chiudo perché diventa spinosa, la questione. questa di franz non è libertà. l’atto di genna è cafone: punto. è vero, non ne capisco niente: mi pare mi sia stato detto abbondantemente stasera, mi basta.
    notte.

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  3. sì, certo: infatti se tornasse a vivere starei ad ascoltare hitler con rispetto tutto voltairiano: perché anche lui ha diritto di dire la sua. anzi, guai a chi glielo impedisse: morirei per questa giustissima causa.

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  4. Non mi sembra corretto mettere all’indice una persona e poi bannarla, senza darle possibilità di replica nella stessa piazza virtuale. Direi che l’applicazione del concetto di rosso e nero abbia ormai confini molto labili, il rosso e il nero stanno stingendo in altri colori, ormai. Il rosso e il nero restano come maschere politiche,o come mostri, a seconda di come servano, purtroppo. Almeno una volta i ruoli erano chiari.
    Ma su questa vicenda lascerei calare il silenzio, senza chiamare in ballo momenti sofferenti della storia: sono parte della vita le divergenze di opinioni, le incomprensioni, le liti… Uno invita a bannare, l’altro giustamente vuole dire la sua… ok, o si fa pace o ognuno per la sua strada, è così che alla fine va.

    Ed in ogni caso volevo sottolineare una frase di Franz, una di quelle cose cui vivendo non ci si fa caso, eppure condiziona pesantemente le nostre esistenze:
    “Sto scherzando? Dico la verità? Cosa importa… Sono gli altri che ti dicono chi sei. Sono certi altri che ti affibbiano le patenti del vivere civile. Ma non è giusto, non sempre.”

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  5. “Sto scherzando? Dico la verità? Cosa importa… Sono gli altri che ti dicono chi sei. Sono certi altri che ti affibbiano le patenti del vivere civile. Ma non è giusto, non sempre.”

    Il punto sta proprio tutto in questa frase.

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  6. fabrizio: come ti sbagli! non accetto questa attribuzione di senso. la tua simpatia-partigianeria ti fs stravedere. tranquillo, non c’è problema. non sarà certo quel nessuno che sono, tanto ribadito e sbandierato da franz in svariate occasioni qui e altrove, a pretendere la tua considerazione e la valutazione attenta di questo post e dei miei commenti.
    fa niente.

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  7. Caro Centofanti, sorvolando su cosa ci sia di poetico e spirituale in questo post, e sul fatto che mi è spiaciuta moltissimo la tua risposta a Lucypestifera “Ok, Franz = Hitler” (un vecchio trucchetto dell’eristica, molto in voga in tv; invece di cogliere l’analogia proporzionale – “io discuterei perfino con Hitler, figurati se non discuto con Franz” – si finge che l’interlocutore abbia voluto fissare un’identità), ti dico molto semplicemente qual è il mio rapporto col postatore.
    Siamo stati amici alcuni anni fa e, a leggere il romanzo autobiografico di Franz “Era mio padre”, io sono l’unico suo collega che abbia mai fatto qualcosa per aiutarlo. Parole sue. Vedi: includere il suo bel libro “Le cose come stanno” nella bibliografia della mia scuola di scrittura, dedicargli anzi un’intera lezione; presentare il suo libro successivo, “Cattivo sangue”; scrivergli riguardo allo stesso “Era mio padre” una mail affettuosa che Franz ha riportato come esempio di recensione positiva; introdurlo, dato che questo era il suo desiderio, al programma pomeridiano di Rai2 in cui si discutono fatti di cronaca.
    Quando Franz ha avuto il suo attacco di cuore, la nostra amicizia era già molto scesa di tono per due ordini di motivi. Il primo è che la vita ci separa, questo succede a tutti e con tutti, e nel mio caso è successo con molte persone perché purtroppo ho un sacco di lavoro da fare, diversamente da certa gente che a cinquant’anni si fa ancora mantenere dalla madre. Il secondo è legato alla confidenza che ho ricevuto un paio di anni fa da una persona affetta fra l’altro da fragilità psichiche, confidenza che per questo motivo terrò per me, ma che è stata sufficiente ad allontanarmi definitivamente da Krauspenhaar.
    Forse per questo, quando c’è stato l’episodio dell’attacco di cuore non mi sono catapultato a fare non si sa bene cosa, ma ho semplicemente scritto in bacheca a Franz, come molti, chiedendogli notizie della sua salute.
    Il risultato è stato che quando Franz è tornato a casa mi ha scritto su Facebook una serie di mail insultanti e minacciose, che conservo, vagheggiando di rompermi la faccia e cose del genere, perché non ero stato all’altezza delle sue aspettative: che tutto il mondo si fermasse, come in un famoso fumetto di Pazienza, per stare a guardare cosa succedeva a Franz Krauspenhaar. Io non mi sognerei mai di pretendere una cosa simile nemmeno da amici ben più intimi, ma ognuno ha i suoi criteri.
    Tutti i ripetuti attacchi pubblici di Krauspenhaar che sono seguiti a quell’episodio hanno come unico motivo quello che ho appena esposto.
    Giudicate voi, ammesso che abbiate voglia di farlo. Dargli del “povero diavolo” e non dire di peggio mi sembra un atto di estrema moderazione da parte mia.
    Non interverrò più su questo argomento.
    Grazie e arrivederci.

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  8. Caro Montanari, la questione è bannare Franz e invitare a bannarlo per un motivo non proporzionato, bollarlo come fascista ed esporlo al pubblico ludibrio. Come amico, difenderlo mi sembra il minimo. Poi, chiunque può giudicare i modi e i contenuti – si sa che lui non brilla per diplomazia e moderazione quando viene attaccato duramente. Nella vita, a volte, bisogna prendere posizione, e questo implica tagliare con l’accetta dei sentimenti elementari laddove bisognerebbe utilizzare il bisturi del discernimento. Francesco Forlani ha scritto al riguardo una cosa molto bella, che si può trovare su FB. Condivido la perplessità e la condanna relativamente ai modi, ma la sostanza è che Franz non meritava di essere messo al bando.
    Ricambio i ringraziamenti.

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  9. e pensare che io credevo di essere tra i pochi che, tirando giù i santi, si fa nemici a palate. Sono una dilettante in tutto. Non solo di scrittura. Mi rammento di Sgarbi e Federico Zeri, degli attacchi feroci reciproci ed anche che, in ogni caso, di storia dell’arte erano esperti entrambi.

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  10. Voglio bene a Franz (anche se non ci sentiamo da un anno) e voglio bene a Giuseppe Genna (anche se ci sentiamo una volta all’anno). E a tutti, ma proprio tutti i miei amici scrittori ho detto più di una volta che Facebook non è posto.
    Lasciatelo ai giocolieri della fregola, e riservate pensierio e parole a luoghi poco frequentati, recintati da silenzio.
    Starsi troppo addosso, parlare tutti i giorni per forza, porta a cose come queste. La chiacchiera, l’equivoco, l’irritazione.
    Comunque, da tutto si può imparare.

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  11. Ho seguito in silenzio tutta la polemica su Facebook, ma qualcosa ora voglio dire. Sin dal principio ho avuto il sospetto che Franz fosse stato bannato per un discorso di carattere meramente personale, e non già per le sue “opinioni da autentico fascista” come afferma Genna. Ora, per carità, ognuno è libero di “bannare” chi vuole. Gli amici ognuno è libero di sceglierli, nel mondo reale come in quello virtuale. Ci mancherebbe altro. Nondimeno, quando l’ostracismo diventa pubblico e si fa invettiva, e lo si enfatizza, e lo si carica di valenza politica, e lo si colora di antifascismo (spesso in modo fin troppo scontato e pretestuoso)… beh, allora bisognerebbe stare un pochino accorti, le parole bisognerebbe soppesarle prima di sbatterle in faccia alla gente. Tanto più se tali parole vanno a innescare inevitabili meccanismi di caccia all’untore come quelli che abbiamo visto nei giorni scorsi e che seguitiamo ogni giorno a vedere. Ecco, l’intervento di Montanari è la riprova che il mio sospetto non era infondato. Perché se sfrondiamo la querelle di tutto il contorno psicologico e irrazionale che l’ha innescata e che in esso ha trovato la sua linfa vitale… se accantoniamo per un attimo gli odi e i rancori pregressi e ricominciamo da dove tutto ha avuto origine: ricordare che il Novecento non ha conosciuto solo i vari fascismi ma anche lo stalinismo, che non ci sono stati solo i campi di concentramento e sterminio nazifascisti ma anche i gulag (qualcuno può negarlo?)… ebbene, Franz, ti sei limitato a ricordare questo? Che le nefandezze dello stalinismo sono state almeno altrettanto gravi e tragiche di quelle perpetrate dal fascismo? Tutto qua?… Potevi fare di più. La prossima volta ricordati di citare il maoismo e i crimini contro l’umanità della rivoluzione culturale cinese. Della serie: adesso bannateci tutti!…

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  12. Alcune considerazioni.
    La parola bannare – che forse deriva dall’inglese – richiama la parola bandire, la quale a sua volta deriva da “banno” tipica pena del diritto medievale. Consisteva nel “cacciare”, bandire appunto, il reo dalla comunità. In particolare, fuori delle mura. Anche “bandito” e “banditi” hanno questa derivazione. Molto spesso, in una comunità chiusa e autoritaria, viene “bandito” chi è potenzialmente “eversivo” di questo ordine: streghe, eretici, idioti, persone deformi.
    Con questa premessa, mi risulta assolutamente innaturale anche solo pensare di poter “bannare”, cioé bandire, una qualsiasi persona, unicamente in forza delle sue idee, anche se non condivise. Per una sorta di contrappasso, legittimerei il banno solo contro chi banna qualcuno.
    Veniamo a FK. Conosco Franz, l’uomo e l’autore. Non lo giudico un fascista. Basta leggere i suoi libri per rendersene conto. E’ una persona libera. E’ un uomo sincero. E’ una persona che conosce il dolore. E’ uno ottimo scrittore. A volte usa l’indignazione come “arma” dialettica. A volte è eccessivo nelle sue espressioni. Ma questo attiene ai modi e alla forma della comunicazione.
    Quello che questa polemica rivela è che il “regime” di Berlusconi, tra i tanti danni, ha determinato un effetto tipico di ogni pensiero autoritario (questo è l’unico ma decisivo sintomo che mi induce a parlare di regime): lo scontro tra opposti “autoritarismi”. Gli oppositori al regime (veri ma sopratutto presunti) finiscono per assomigliare a ciò che con foga combattono. Non dico niente di nuovo. Basta leggere qualche pagina di Arendt. La terra di mezzo viene bruciata. Attenzione. Questo non è il luogo della moderazione, di chi, in fondo in fondo, è indulgente verso il sistema. No, la terra di mezzo è il luogo della ragione, per capire come è nato il “regime”, quali le cause, quali sopratutto i rimedi. La storia dell’antifascismo, per esempio, lo si è scoperto dopo, è piena di vittime di questo “fuoco amico”: Silone, i fratelli Rosselli, lo stesso Gramsci. E quello era un “regime” duro. Mi domando quanti anti-berlusconiani resterebbero, se la polizia cominciasse ad entrare nelle case dei dissidenti.
    Credo che ogni persona libera ha il dovere di salvaguardare uno spazio sacro di comprensione, di non accodarsi al gioco facile del politicamente corretto. Per capire, ad esempio, che al modello di civilità, di cui Berlusconi è il paradigma vivente, tutti hanno attinto e continuano a farlo impunemente. Questo modello – la civiltà della “mediazione” che azzera ogni distanza tra realtà e rappresentazione – va combattuto fino in fondo.
    Un’ultima considerazione sul fascismo, sulla destra e la sinistra. E’ curioso che in un periodo di ritorno all’impegno politico, nessuno abbia fatto veramente i conti con il Pensiero e la Storia. Cosa è stata la sinistra in Italia? Dopo il marxismo è stato elaborato un pensiero autonomo della sinistra, a parte indistinti melting plot che riguardano più l’estetica che l’etica? Esiste un pensiero di destra che non sia fascista? E il fascismo? E’ un fenomeno storico o non anche una forma di autoritarismo che può infettare anche chi si proclama di sinistra?
    Rispetto a quest’ultimo fenomeno, e concludo, non avendo nulla da spartire con il fascismo, posso dire con assoluta tranquillità che l’arte italiana della prima metà del Novecento (non a caso imitata da tutte le avanguardie dell’epoca) ha raggiunto elevatissimi livelli di espessione. Bannare oggi un Arturo Martini solo perchè stato fascista sarebbe un delitto. Di libertà. (Ma tutto questo forse con FB non c’entra niente).
    PVita

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  13. Non saprai chi sono, Franz Krauspenhaar, ma una ventina di giorni fa circa mi hai chiesto l’amicizia su FB.
    Comunque non sono nessuno, ho solo espresso la mia opinione (tra l’altro: “fuori i fascisti” non l’ho scritto io, è un’aggiunta appiccicata lì dal tuo amico che ti ha copiato lo scambio di commenti dalla bacheca di Genna, oppure da te medesimo), non lecco il culo a nessuno, non faccio parte di teatrini o scuolette, come le chiami tu. Dai degli aggressivi e violenti agli altri, ma gli insulti io li ho letti solo nella tua bacheca.

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  14. bravo montanari. mi hai aiutato. cioè quella volta in tv avevi da farti i cazzi tuoi e mi hai chiesto di sostituirti. Le cose come stanno: eravamo amici, ok, ne hai parlato al corso. Mi pare di averti ringraziato a sufficienza con affetto e ascolto. e comunque quello è un libro valido, non ci hai fatto certo una figura di merda. mi hai presentato una volta con biondillo: e allora? quanta gente mi presenta senza farlo pesare?
    sul resto non capisco dove vuoi arrivare, montanari. hai molto da fare, tu. sei quello che sei, un fascista dentro.

    io invece, fascista dentro, sulla questione posso tornarci quando vuoi. basta chiedere.

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  15. ps: e mi rivolgo a coloro che hanno protestato con fabrizio: potete scrivere direttamente a me a krauspenhaar@fastwebnet.it

    cercherò – è una promessa – di rispondere con pacatezza. di questo mio post fabrizio non ha “colpa”. sono libero di pubblicare ciò che voglio, come tutti i redattori. scrivete a me e cercherò, ripeto, di rispondere argomentando.

    lei giulia fazzi non so chi sia anche se le ho chiesto l’amicizia. e allora? fatto sta che ha scritto delle cose per le quali dovrebbe vergognarsi.

    una considerazione: alessandro bertante mi ha scritto in privato dicendomi che lui con questo cancan non c’entra nulla. dunque l’ho ringraziato della precisazione, credendogli sulla parola.

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  16. a valter binaghi: me ne fotto se sei amico di genna. mettermi nello stesso mazzo perchè il fatto è successo su fb è ingiusto.

    il personaggio ha attaccato da vero fascista o da vero stalinista. la mini epurazione (in fondo la metafora di un’epurazione) ha un valore importante. qualcuno qui ha ricordato certi metodi. sono quasi vent’anni che voto a sinistra – ovviamente, per me, turandomi il naso. e questa gente, davanti a un’osservazione normalissima – mette patenti?

    il nome di almirante – altra considerazione importante – qui è bandito. è come nominare il diavolo. dunque è colpa mia se assunta almirante ha fatto quella considerazione… non ho stima per la vedova, ma in quel momento diceva una cosa per me giusta. dovevo dire che nonostante la poca stima, la signora ha ragione? una ragione maledettamente evidente?

    o dovevo far finta di aver scambiato assunta almirante per rosy bindi?

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  17. … epperò ricordo quando Franz Krauspenhaar mi bannò da ‘La poesia e lo spirito’, per non parlare di quando fui bannato da tutto il gruppo dei carmillanti per le mie irriverenze verso l’ormai dimenticato New Italian Epic… Insomma pare che in rete il giochino “CHI BANNA CHI” non sia ancora passato di moda.
    Buon divertimento*-°

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  18. Ma che roba è questa tempesta in un bicchier d’acqua? fb è una raccolta di amici, e ognuno sceglie i propri, e ne esclude altri, secondo i criteri che vuole. Se ti banno dalle amicizie virtuali parte una querelle? Cosa siamo, all’asilo? Ma scusate, quanti amici *reali* non si sono più fatti sentire dopo un frase, un gesto, una telefonata che li ha indisposti? E quanti di voi hanno mai *addirittura* lasciato la ragazza/o, o divorziato?
    E’ il mondo reale bellezza, e tu non puoi farci nulla. Nulla.

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  19. scusi bonera se mi permetto di intervenire.

    cosa c’entra l’asilo?

    Fb è una raccolta di tutto. amici? in minima parte.

    il mondo reale è una “raccolta di amici”? se lo è fb… forse lei non ha le idee chiare.

    lucio, sai bene che si trattò di altra cosa, totalmente. se mi metti nello stesso mazzo dei wu ming, lipperini und co. ti posso anche comprendere, ma non approvare.

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  20. Dove legge che il mondo reale è una raccolta di amici? Il mondo reale è “questo”, cioè (anche) quello in cui ci sono persone che si trovano o meno simpatiche, per un po’ di tempo condividono cose, poi succede qualcosa e non le condividono più, e si lasciano, non sempre per volontà comune. Fb è in parte il riflesso di ciò. Detto questo, a volte gli amici (oppure gli “amici”) ci lasciano. Forse non erano veri amici, forse sono io che ho fatto qualcosa che non è garbato loro: e allora? No, non ci si mette a parlare di modalità immorali, di gente aggressiva e violenta e compagnia bella per una cosa del genere, che fa parte della normali dinamiche del convivere, che, da adulti, si dovrebbero conoscere.
    Se lo si fa, è da asilo. Signora maestra, Genna mi ha bannato! Cattivo!
    Mi perdoni, sa, ma è questa l’impressione che ne ricavo.
    Ossequi.

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  21. maurizio: qualcuno lavorava, studiava, pensava, rideva e faceva un mucchio di altre cose piacevoli utili interessanti, con le persone, vere. per me FB è una novità e, accidenti, anche un “pacco” colossale, come temevo. in più ci si fotte un sacco di tempo, che, a vedere quanto alcuni ci stanno, ci si chiede “ma che c…. fanno dalla mattina alla sera?”. in più, anche se è vero che si ottengono contatti con persone interessanti altrimenti inavvicinabili, aumenta la solitudine. e quando questa c’è già, FB agisce da illusione prospettica nel farci sentire meno soli, quando c’era un bel rapporto reale con amici e familiari, si rischia di sottrarre del tempo prezioso all’umanità per delle beghe che sembrano quelle di condominio, o, come dice italo bonera, i capricci da “asilo”. molto maschili, peraltro, questi capricci. ai bambini bizzosi si può talora dare uno sculaccione: alla faccia del dottor spock, o della spocchia.

    italo b.: assolutamente d’accordo

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  22. su fb: senza tante chiacchiere, tramite fb si possono conoscere delle ottime persone, nuovi amici, avviare contatti di lavoro. non è né da demonizzare né da glorificare, ma può essere utile.

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