5. La città

da qui

Vista da qui, la città è una massa bianca punteggiata di grigio, azzurro e oro. I grattacieli, il campanile, la cupola della moschea, spiccano sui tetti rossi, le facciate delle case, gli archi scuri dell’acquedotto ottomano. Yehouda immagina l’attività dentro la pasta delle abitazioni, la farina delle piazze, il lievito dei vicoli pieni di voci e di rumori. Pensa a Chochana che gli viene incontro con un vestito blu sul corpo atletico, le pieghe intorno ai seni che prova a intuire mentre lei cerca qualcosa sul telefono, forse per permettergli di guardarla meglio, le gambe come grattacieli, le cosce come pasta bianca, le narici come gli archi scuri di Siloe, potrei fare una telefonata? come, scusi? sì, ho perso il cellulare e dovrei chiamare urgentemente, la cinta nera, la gonna che si alza leggermente sul ginocchio, il braccio sinistro lanciato indietro come le mura affacciate sulla valle di Iehoshafat, gli occhi spalancati, increduli, il gesto di porgere il telefono, come ipnotizzata, scusi, era solo un pretesto, l’ho vista così bella, non sapevo cosa dire, la città confina con il cielo, è l’azzurro a dare un senso al grigio, all’oro della cupola, alla punta nera e penetrante del campanile turgido, è il blu del vestito ad attrarre Yehouda, a convincerlo a prendere la mano di Chochana, a stupirsi del sorriso disarmante, hai la pelle liscia come le colonne del Tempio, le immaginavo così, le case, le coscie, la pasta bianca del mondo infarcito di colori, gli odori degli ulivi nella valle di Iehoshafat, hai mai pensato al tradimento? le pieghe, adesso, sono crepe secolari lungo il muro, il seno è la cupola turgida che penetra l’azzurro vicinissimo.

11 pensieri su “5. La città

  1. E’ l’azzurro a dare un senso alle cose e a tutti gli altri colori come se senza cielo nulla possa esistere, senza quella sconfinata intensità nulla avesse un senso. Anche il mare cos’è se non un specchio che ne riflette il colore? Un colore che va dal celeste al turchese prima di sprofondare nel blu, il colore della calma, della riflessione e del risposo. Celeste come un’acquamarina o quasi blu con tanti granellini di polvere d’oro come il lapislazzulo che dona energia alla voce e alla nostra capacità di comunicare, migliorandola e proteggendo la parola. Azzurro come il manto divino. L’azzurro, un colore freddo ma che scalda il cuore rallentandone il battito e dandogli la quiete per osservare tutto nella giusta prospettiva, rallenta la pressione sanguigna e ci predispone all’osservazione attenta e reale del mondo. L’azzurro è la tela su cui Dio e l’uomo dipingono le città, gli affanni della vita, sconfinate praterie alte vette, una tela in cui Dio si specchia e rischiara giornate destinate al grigio.
    Si, verremo perdonati un giorno da un bacio sulla bocca, un bacio azzurro mare, brezza di ponente per librare le ali e alzarci in volo verso l’immensità … di un profondo azzurro, affascinante, accattivante, attraente, eterno.
    SM

    ps: grazie per la scelta del brano perfetto nel post e uno dei miei preferiti, il cui titolo originale è: il bacio sulla bocca.

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  2. ” la città confina con il cielo”

    UNA POESIA E’ UNA CITTA’

    Una poesia è una città piena di strade e tombini
    piena di santi, eroi, mendicanti, pazzi,
    piena di banalità e di roba da bere,
    piena di pioggia e di tuono e di periodi
    di siccità, una poesia è una città in guerra,
    una poesia è una città che chiede a una pendola perché,
    una poesia è una città che brucia,
    una poesia è una città sotto le cannonate
    le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi,
    una poesia è una città dove Dio cavalca nudo
    per le strade come Lady Godiva,
    dove i cani latrano di notte, e fanno scappare
    la bandiera; una poesia è una città di poeti,
    per lo più similissimi tra loro
    e invidiosi e pieni di rancore…
    una poesia è questa città adesso,
    50 miglia dal nulla,
    le 9,09 del mattino,
    il gusto di liquore e delle sigarette,
    né poliziotti né innamorati che passeggiano per le strade,
    questa poesia, questa città, che serra le sue porte,
    barricata, quasi vuota,
    luttuosa senza lacrime, invecchiata senza pietà,
    i monti di roccia dura,
    l’oceano come una fiamma di lavanda,
    una luna priva di grandezza,
    una musichetta da finestre rotte…

    una poesia è una città, una poesia è una nazione,
    una poesia è il mondo…

    e ora metto questo sotto vetro
    perché lo veda il pazzo direttore,
    e la notte è altrove
    e signore grigiastre stanno in fila,
    un cane segue l’altro fino all’estuario,
    le trombe annunciano la forca
    mentre piccoli uomini vaneggiano di cose che non possono fare.

    Charles Bukowski

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  3. Che poesia , che musica per il cuore. Leggerti ha colorato all’improvviso questo cielo grigio di Londra.
    La farina, il lievito, l’acqua sono gli ingredienti del nostro pane quotidiano. Il pane quando lievita è un atto d’amore, come quello che si legge in queste pagine, amore per la vita.
    Complimenti Don : pensavo che dopo Claudio con “Mille giorni di te e di me” , non avrei più letto parole così belle…. forse, potresti scrivere anche tu una canzone .. chissà! Per ora accontentiamoci del romanzo.

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  4. Bellissimo pezzo, Fabry!
    Questo nuovo romanzo e’ davvero promettente ed ha tutti gli ingredienti per essere pubblicato da una grande casa editrice!
    Ma a noi andrebbe bene anche se rimanesse in semplice forma on line: non ci interessa altro, vanita’ di vanita’ 😉

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  5. “hai mai pensato al tradimento?”

    VEDER CADERE LE FOGLIE

    Veder cadere le foglie mi lacera dentro
    soprattutto le foglie dei viali
    soprattutto se sono ippocastani
    soprattutto se passano dei bimbi
    soprattutto se il cielo è sereno
    soprattutto se ho avuto, quel giorno,
    una buona notizia
    soprattutto se il cuore, quel giorno, non mi fa male
    soprattutto se credo, quel giorno,
    che quella che amo mi ami
    soprattutto se quel giorno mi sento
    d’accordo con gli uomini e con me stesso.
    Veder cadere le foglie mi lacera dentro
    soprattutto le foglie dei viali
    dei viali d’ippocastani.

    Nazim Hikmet

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  6. Caro don, con questo nuovo romanzo stai veramente superando te stesso.
    Queste pagine sono irresistibili, al di sopra di ogni aspettativa, in sospeso tra la favola, il sogno e la realtà, in bilico tra passato e presente.
    Sono incantata.

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  7. Buongiorno! Che bello iniziare la giornata così!
    Qualche minuto, il tempo del video, per infilare un paio d’ali e viaggiare nell’immenso, perdersi nel sogno, dare spazio all’emozione …
    Parole e musica, poesia nella poesia, un’armonia perfetta fra storia e contemporaneità, che ruba il cuore e rigenera la mente…

    Adesso, però, com’è difficile atterrare e tornare alle fatture…..

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  8. concordo perfettamente con Cri, sono incantata e non posso che aggiungere ….. azzurro come il cielo, come il mare, come gli occhi di qualcuno che abbiamo tanto amato!

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