11. Senza fiato

da qui

Prima di giungere all’hotel, passano in un  punto in cui è visibile il lato occidentale della città. La cupola dorata campeggia sotto le macchie bianche e nere delle nuvole, il campanile, dalla parte opposta, sembra segnare l’ora in cui qualcosa accade, dopo tanta attesa. La massa opaca delle case, trafitte da finestre grigie, è guarnita dal verde dei cipressi, spuntati come ciuffi d’erba tra le pietre. Pioverà, non pioverà? A Gad importa poco:
Sono emozionato, non vedo l’ora di vederla.
Shaoul misura la distanza tra la cupola d’oro e il campanile:
Certe cose, più si avvicinano, più sembrano lontane.
Hai sempre la testa fra le nuvole! A cosa stai pensando?
Eccoci arrivati: è il nostro albergo.
La palazzina è modesta: tre piani intervallati da cinture in pietra e finestroni rettangolari sovrapposti.
Pensavo a un cinque stelle!
Non dobbiamo insospettire, fratello: ricordati che la missione è delicata.
La reception è una sala ampia distribuita su tre ambienti: il bancone della portineria e due gruppi di poltrone con tavolino in mezzo, su cui domina una pianta grassa, un’agave nana, sembrerebbe. I due si siedono istintivamente, stanchi del cammino. Un giovane in camicia bianca e cravattino si avvicina quasi subito:
I signori desiderano?
Siamo qui per un vostro cliente.
Volete che lo chiami?
Conosciamo solo il nome: Avigail.
Il giovane sembra sorridere impercettibilmente:
Vi aspettava. L’avverto dell’arrivo.
Gad e Shaoul si guardano sorpresi: perché quell’aria di complicità? Chi sarà questa Avigail? Sentono un fruscio proveniente dalla zona del bancone: è una donna bionda, in abito attillato, attraversato da due strisce verticali di pizzo nero. Sono rimasti senza fiato, ma qualcuno deve pur parlare.
Mi chiamo Avigail. L’ultimo biglietto è questo.
Porge loro un rettangolo di carta bianca, con una scritta in stampatello. Gad e Shaoul leggono insieme, a voce alta:
Sei venuto a rovinarci?

14 pensieri su “11. Senza fiato

  1. “Certe cose, più si avvicinano, più sembrano lontane.”

    Si può essere vicini fisicamente, ma lontanissimi tanto da non potersi mai afferrare, perchè il cuore e la mente seguono strade differenti… e si può può essere distanti, in luoghi diversi, senza poter scorgere l’uno l’altro, ma se i cuori battono all’unisono, se c’è sintonia di sentimenti e di pensieri, allora è come essere un’unica anima e le distanze valgono nulla.

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  2. “Certe cose, più si avvicinano, più sembrano lontane.”

    GUARDA LE STELLE

    Guarda le stelle: molte ardono
    Nel silenzio della notte
    E splendono attorno alla luna
    Nell’azzurro del cielo.
    Guarda le stelle: tra esse ce n’è una
    A me più cara di ogni altra.
    Per quale ragione? Si alza per prima
    O brilla più vivida?
    No! Il suo lume conforta cuori amici
    Costretti a separarsi,
    e i loro occhi si incontrano in lei,
    lassù in alto nell’azzurrità.
    Appena la vedi apparire nel cielo,
    ti guarda pensosa anch’essa,
    e il suo sguardo risponde al tuo
    e teneramente riarde.
    Nel turchino della notte non stacchiamo
    I nostri occhi da lei:
    la seguiamo dalla terra al cielo
    e dal cielo alla terra.
    E tu, hai già scelto la tua stella?
    Nel silenzio della notte
    Molte splendono e ardono
    Nell’azzurro del cielo.
    Non affidare il tuo cuore alla prima
    Che vedi a te davanti,
    non dir tua, futile in amore,
    la più fulgida di tutte,
    ma chiama invece tua solo la stella
    che guarda pensierosa,
    e il cui sguardo risponde al tuo
    e teneramente riarde.

    Evgenij Baratynskij

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  3. “Sei venuto a rovinarci?”

    …se Gad fosse Adamo…se Avigail fosse Eva…questa timorosa domanda mi sembrerebbe pertinente…
    la risposta la conosciamo…

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  4. Una cupole d’orata fra nuvole, una donna affascinante nell’ambiente anonimo di un hotel, come a voler dire che la vita scorre anche dove non c’ e’ o non penseresti mai. Nel deserto nascono i fiori e spuntano oasi, miraggi o realtà ad accendere la speranza, una speranza verde come ciuffi d’erba spuntate fra le pietre.
    SM

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  5. “Abigaille
    Stolto! qui volli attenderti!…
    Io schiava? Io schiava?”

    Nabucco parte III

    Sono Una Stella
    H. Hesse

    Sono una stella del firmamanto
    che osserva il mondo, disprezza il mondo
    e si consuma nel proprio ardore.

    Io sono il mare di notte in tempesta
    il mare urlante che accumula nuovi
    peccati e agli antichi rende mercede.

    Sono dal vostro mondo esiliato
    di superbia educato, dalla superbia frodato,
    io sono il re senza corona.

    Son la passione senza parole
    senza pietre del focolare, senz’arma nella guerra,
    è la mia stessa forza che mi ammala.

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  6. Certe cose, più si avvicinano, più sembrano lontane.

    Voi che noi amiamo,
    voi non ci vedete,
    non ci sentite,
    ci credete molto lontani
    eppure siamo così vicini.
    Siamo messaggeri che portano la vicinanza
    a chi è lontano,
    siamo messaggeri che portano la luce
    a chi è nell’oscurità,
    siamo messaggeri che portano la parola
    a coloro che chiedono.
    Non siamo luce,
    non siamo messaggio:
    siamo i messaggeri.
    Noi non siamo niente,
    voi siete il nostro tutto.
    Lasciateci vivere nei vostri occhi,
    guardate il vostro mondo attraverso noi,
    riconquistate insieme a noi
    lo sguardo pieno d’amore,
    allora noi
    saremo vicini a voi.

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  7. – Sono emozionato, non vedo l’ora di vederla…

    Il sapore dell’attesa per un incontro, la suspance per una risposta, il gusto del tempo: sensazioni un po’ dimenticate, da riscoprire, nell’era della rete dove tutto è easy, fast. Saper accettare cosa c’è dietro ogni porta, senza per forza clickare su GAME OVER…

    Che inguaribile romantica!!!

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