Droga, l’età della ragione

Pubblichiamo questo appello, particolarmente importante per l’Italia, dove sul “problema droga” domina un proibizionismo demagogico e violento.

di Alice Jay

Nel giro di pochi giorni potremmo finalmente assistere all’avvio della fine della “guerra alle droghe”. Questa costosissima guerra contro la piaga della dipendenza dalle droghe ha fallito miseramente, mentre ha lasciato sul campo numerose vite umane, ha devastato intere comunità, e ha versato miliardi di euro nelle casse di violente organizzazioni criminali.
Gli esperti sono d’accordo nel sostenere che la politica più efficace sia la regolamentazione, ma i politici hanno paura di toccare l’argomento. Fra qualche giorno una commissione globale, cui parteciperanno fra gli altri i Capi di stato e i responsabili degli affari esteri di ONU, UE, USA, Brasile, Messico e molti altri, romperà il tabù e chiederà pubblicamente un nuovo approccio, che comprenda la depenalizzazione e la regolamentazione delle droghe.
Questo potrebbe essere un momento cruciale, di quelli che capitano rarissimamente; se però saremo in molti a chiedere la fine di tutta questa follia. I politici dicono di capire che la guerra alle droghe ha fallito, ma ritengono che l’opinione pubblica non sia preparata per l’alternativa. Dimostriamo loro che siamo pronti ad accettare solo una politica sana e umana: lo esigiamo. Clicca sotto per firmare la petizione e condividerla con tutti: se raggiungeremo 1 milione di voci, la consegneremo personalmente ai leader mondiali presenti alla commissione globale:

http://www.avaaz.org/it/end_the_war_on_drugs/?vl

E’ da 50 anni che l’attuale politica sulle droghe ha fallito con chiunque e ovunque, ma il dibattito pubblico si è impantanato nella palude della paura e della disinformazione. Tutti, persino il dipartimento ONU sulle Droghe e il Crimine, che è responsabile dell’implementazione di questa politica, ritengono che l’utilizzo di militari e poliziotti per bruciare le fattorie della droga, la caccia ai trafficanti, e il carcere per gli spacciatori e i drogati, siano uno sbaglio che stiamo pagando molto caro. E con il costo enorme in termini di vite umane, dall’Afganistan al Messico agli USA, il traffico illegale di droga sta distruggendo paesi in tutto il mondo, mentre la dipendenza, le morti per overdose e le infezioni di AIDS/HIV continuano a crescere.
Nel frattempo i paesi che non usano il pugno duro, come la Svizzera, il Portogallo, l’Olanda e l’Australia, non hanno registrato l’esplosione nell’uso di droghe che i promotori della guerra alle stesse avevano predetto. Al contrario, hanno visto un declino significativo dei crimini legati alla droga, delle dipendenze e delle morti, e sono in grado di focalizzarsi esclusivamente sulla lotta contro gli imperi del crimine.
Lobby molto potenti stanno cercando di ostacolare la via del cambiamento, inclusi i militari, le forze dell’ordine e i dipartimenti carcerari, i cui budget sono ora in pericolo. E i politici temono che gli elettori li mandino a casa se sosterranno politiche alternative, perché potrebbero apparire deboli nelle politiche sulla sicurezza. Ma molti ex Ministri degli Interni e Capi di stato si sono espressi in favore della riforma non appena hanno lasciato il loro incarico, e i sondaggi dimostrano che i cittadini in tutto il mondo sanno che le politiche attuali sono un disastro. Sta arrivando l’ora delle nuove scelte, particolarmente nelle regioni devastate dal traffico di droga.
Se nei prossimi giorni riusciremo a creare un appello globale in favore delle dichiarazioni coraggiose della Commissione Globale sulle Politiche sulla Droga, potremo essere più forti delle scuse per il mantenimento dello status quo. Le nostre voci hanno in mano la chiave del cambiamento: firma la petizione e fai il passaparola:

http://www.avaaz.org/it/end_the_war_on_drugs/?vl

Abbiamo la possibilità di cominciare il capitolo conclusivo di questa “guerra” brutale che ha distrutto milioni di vite. L’opinione pubblica globale determinerà se questa politica catastrofica sarà fermata o se i politici sgattaioleranno via dalla riforma. Attiviamoci immediatamente per spingere i nostri leader, esitanti dal dubbio e dalla paura, fino alla ragione.
Con speranza e determinazione,
Alice, Laura, Ricken, Maria Paz, Shibayan e tutto il team di Avaaz

Fonti:
I dati che dimostrano che la guerra alle droghe ha fallito (in inglese)

http://idpc.net/publications/failure-regime-selected-publications

I dati che dimostrano che gli approcci alternativi come la depenalizzazione stanno funzionando (in inglese)

http://idpc.net/publications/alternative-strategies-selected-publications

Relazione generale sulla legislazione messa in pratica di riforma delle droghe (in inglese)

http://www.tni.org/report/legislative-innovation-drug-policy

Cosa possiamo imparare dalla depenalizzazione delle droghe in Portogallo? (in inglese)

http://bjc.oxfordjournals.org/content/50/6/999.abstract

La Commissione Globale sulle Politiche sulla Droga che chiederà all’ONU di mettere fine alla guerra contro le droghe

http://www.globalcommissionondrugs.org/Documents.aspx

La guerra alle droghe in cifre (in inglese)

http://www.drugpolicy.org/facts/drug-war-numbers

La relazione finale della Commissione latinoamericana sulle droghe e la democrazia (in inglese)

http://www.drogasedemocracia.org/English/Destaques.asp?IdRegistro=8

4 pensieri su “Droga, l’età della ragione

  1. Sono perfettamente d’accordo…Il tossicodipendente va curato e si può pensare, come negli altri paesi, alla riduzione del danno, all’assistenza. Qui invece aumenta la criminalità, la camorra e non si ottiene un bel niente… Solo danni e morti e chiusura di tutte le attività utili.. Con la droga in mano ai criminali si creano eserciti di criminali!

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  2. il nostro paese non è pronto per affrontare un cambiamento epocale sulla gestione della droga; manca l’informazione e lo studio dei disastri procurati fino ad ora con il sistema attuale non viene discusso.
    si dovrebbe cominciare a scuola , articoli sui giornali, incontri con esperti, ma se i politici boicottano questi nuovi concetti , vedo difficile e lungo un nuovo percorso.

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  3. Sì, è così. Ci vorrebbe una coscienza diversa. Il fatto è che l’attuale regime, e, temo, anche quello che seguirà, non solo non è interessato a uscire da questa barbarie (la barbarie consiste nel fatto, per esempio, che il figlio di una mia cara amica è stato beccato con un po’ d’erba e ora è “un drogato” e deve frequentare un corso di recupero con psicologo), ma è contrario, perché in totale malafede vuole gettare benzina sul fuoco delle paure, dei pregiudizi, per rastrellare consensi. Vecchio trucco che soprattutto da noi funziona sempre. Oltre a ciò esiste un gigantesco businnes delle comunità di recupero, contrarie ferocemente a qualsiasi forma di depenalizzazione delle droghe leggere, perché toglierebbero loro finanziamenti.

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