28. Forze

da qui

La gente va e viene, come sempre; in un angolo si forma un crocchio di persone; gli ebrei ortodossi si riconoscono dall’abito nero e il cappello a cilindro, ma tra loro ci sono differenze: gli adulti hanno la barba, i ragazzi sono glabri e per loro il copricapo è un peso, sventola a destra e a sinistra, o verso l’alto; anche la giacca è più aperta e balza in primo piano la camicia bianca, come se la giovinezza volesse più luce, da dare e da ricevere; i turisti hanno magliette colorate, capelli rossi e biondi, l’aria di chi sta lì per caso. Ad attrarre il gruppo di persone è Yehochoua, con uno dei suoi discorsi in pubblico; i temi sono quelli: liberazione e guarigione, solidarietà e fraternità. Ma le sue parole sono diverse dalle altre: diventano cose, s’induriscono come pietre del Muro, commuovono come i ciuffi d’erba che esplodono tra lastra e lastra, volano sulla città bianca di case, gialla di cupole, verde di pini e di cipressi. La gente ha l’aria di seguire immagini formate secondo le proprie aspettative. Non si distingue il giorno dalla notte: chi è oppresso vede accendersi una luce nel buio della cantina, chi è allegro avverte l’aria frizzante dell’orto degli ulivi, ode il respiro cavernoso della valle del Qidròn. Tra la folla che lievita c’è una donna inquieta, come volesse compiere un’azione ma non si decidesse, travolta da pensieri che urtano nella calca più serrata, dove già qualcuno comincia a spazientirsi, che fate? non spingete, se ne vuole approfittare?, bambini che piangono, madri che urlano, forse è questo il momento più opportuno, Chochana s’infila tra l’uomo col cilindro e la donna col velo, il vecchio con la barba e l’operaio col berretto a visiera, ecco, ci sono quasi, ancora un metro, l’oratore continua a parlare, non s’accorge di nulla, solo due signore con l’ombrello per proteggersi dal caldo la dividono dalla schiena di Yehochoua, l’ho toccato, l’ho toccato, e in quel momento sente un urlo belluino, come se una forza maligna dovesse uscire a forza, abbandonarla controvoglia, lasciarla finalmente in pace.

13 pensieri su “28. Forze

  1. “l’ho toccato, l’ho toccato,…”

    Quando “tocchi con mano” e provi sulla tua pelle, sulla tua vita, la forza dell’Amore, solo allora comprendi veramente cosa significa vivere.
    L’Amore è vita, è gioia piena, senza Amore non c’è mai luce, mai calore, mai ti senti vivo.
    Solo se ami e ti senti amato, puoi essere un uomo migliore e dire sinceramente: che “bellezza è la vita, mai dovrebbe finir
    Gioia gioia gioia gioia gioia gioia…”

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  2. Si la sensazione e’ proprio quella.
    In certi momenti se non per tutta la vita o la maggioranza di essa qualcosa ti opprime, ti impedisce di essere te stesso, ti strangola ogni notte e di giorno e’ un macigno che non fa respirare. Manca l’acqua, il sole, l’alternarsi di buio e luce, e’ solo notte, pietra, tomba, e desiderio di libertà’, braccia tese verso l’alto a cercare la vita come le radici che diventano rami, farfalle che escono dal bozzolo perché hanno voglia di ali, talpa che non ha trovato la via nei mille cunicoli che ha scavato e esce a respirare. Così se qualcosa riesci a toccare, se qualcosa ti tocca il cuore e squarcia il velo di miserie e fragilità la sensazione e’ proprio quella: una forza maligna che esce a forza e la sensazione di essere liberi e leggeri, aver trovato l’ala di riserva per spiccare finalmente il volo.
    SM

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  3. “chi è oppresso vede accendersi una luce nel buio della cantina”

    Quando si e’ giu’, a volte basta un amico che ti dice: “Dai, mettiti le scarpe e andiamo”.
    E’ un po’ come l’alzati e cammina di Gesu’ al paralitico o il vieni fuori rivolto a Lazzaro.
    In questo nostro essere prossimi, possiamo agire tutti da figli di Dio. Basta mettere da parte l’egoismo, l’egocentrismo e passare dall’io al tu.
    Se tutti lo facessimo, quando tornera’ il Signore troverebbe la fede (e la carita’) sulla terra…

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  4. “ecco, ci sono quasi, ancora un metro”

    Quando è detta
    la parola muore
    io dico invece che
    proprio quel giorno
    comincia a vivere.

    Emily Dickinson

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  5. “La gente ha l’aria di seguire immagini formate secondo le proprie aspettative.”

    E’ bello ascoltare qualcuno che dice proprio quello che ci aspettiamo di sentire…ma è solo quando tocchiamo con mano la verità che questa si rivela a noi nella sua essenza…

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  6. “le sue parole sono diverse dalle altre”

    Dico parole
    che nessuno sente più dire,
    parole d’amore
    che quasi non sono più parole…
    Parole della vita
    che sono dentro me
    Cuore
    come vita e amore
    Gioia
    come donna e dolore
    Parole senza valore ormai,
    senza eco di vita ormai,
    sono parole nascoste nel nostro cuore,
    che non diciamo più
    neanche al nostro amore,
    che non leggiamo più
    parole perse dimenticate
    Oh difficile scordare
    i segni della vita,
    difficile trovare
    altre parole,
    parole senza tempo,
    parole della vita…
    parole perse dimenticate…
    (Parole Della Vita – R. Cocciante)

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  7. “c’è una donna inquieta, come volesse compiere un’azione”

    Chochana ha capito che non basta ascoltare con attenzione, bisogna compiere l’azione…quando però, come? ” bambini che piangono, madri che urlano, forse è questo il momento più opportuno”.
    Quello è il momento in cui tutti e tutte le “Chochana” di questo mondo devono sentire il bisogno di andare dallo zingaro Pishta …”l’ho toccato!”…. finalmente.

    Proporre la tematica in poesia e romanzo nella stessa giornata è meraviglioso, grazie!

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  8. “come se una forza maligna dovesse uscire a forza”

    …forse proprio a questo siamo chiamati…dimostrare che il bene e il male non sono due forze uguali e contrarie.

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  9. Attraversando momenti di vita difficili (magari all’ospedale accanto a una persona cara)ti accorgi di quanto superflue ed inutili siano alcune cose per le quali lotti ogni giorno e di quanto importanti e vere siano altre, delle quali, però, ti rendi conto solo in quelle circostanze. Ed è proprio allora che, se “riesci a toccare anche solo il mantello” trovi una grande forza che si scatena dentro di te, che ti libera da tante stupide convinzioni e convenzioni, e ti regala attimi di immenso amore, che forse, diversamene, non avresti mai assaporato.

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  10. “La gente ha l’aria di seguire immagini formate secondo le proprie aspettative”

    Aspettative senza tempo ni risposta che uomini e donne vivono nell silenzio, senza renunciare alla speranza.

    Metti qui il tuo ditto e guarda le mie mani…..
    Hai creduto perché hai veduto.
    Giovanni 20,27

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