30. Onde

da qui

La barca è una macchia nera in mezzo al lago, appena increspato; Yaacov, Yoh’anan e Andreas remano piano, come per cullare il sonno di Yehochoua, ancora turbato per la morte dell’amico. Il sole al tramonto disegna una scia gialla, compatta all’orizzonte, poi sempre più spezzata, come il respiro in corsa, o il pianto che interrompe un discorso; tre uomini marciano in un canyon con prudenza, per non scivolare sulle rocce, il sogno di uno scritto di Dio, le parole di Yoh’anan, tra noi e la verità c’è il deserto: la distesa di sabbia piatta, infeconda, inospitale. Siamo scesi fino a qui per trovare l’acqua, la roccia; bisogna avventurarsi superando la paura, per trovare la vita, e ora che due pallottole gli hanno aperto il petto, dov’è la vita? E il primo biglietto, il wadi tortuoso diventerà dritto: è la strada che porta dritto al cimitero, alla valle di Yehosafat, la distesa bianca, le case dei morti sul Monte degli Ulivi? Yehochoua, perché ti agiti, a cosa stai pensando? Dalla tomba di Abshalom a quella del sacerdote Zekaryah , dai B’nei Hezir alle gallerie scavate da ogni parte del mondo per risorgere qui, tra il monte e la valle, al suono della tromba. Yoh’anan, Eleazar e Nathane leggono le iscrizioni dei sepolcri, ora leggi il tuo nome?, sono assorti sulla soglia fra il tempo e l’eterno, dove arrivano le voci del deserto, gli echi di wadi nascosti agli occhi degli increduli, a cosa ti è servito credere, Yoh’anan?, alzano le mani verso il cielo, nell’abbraccio ovattato delle nuvole in cui trema il respiro rotto di Dio, che fatica a piangere nel mezzogiorno ardente di Yerushalayim. Le increspature del lago crescono impercettibilmente, ora sono onde, schiuma che esplode contro il bordo della barca: in pochi istanti è un fuscello in preda alla tempesta. Yaacov non riesce ad aggrapparsi al legno del sedile, è trascinato fuori, Yehochoua, svegliati, qui moriamo tutti! Apre gli occhi, azzurri come un cielo a primavera, si tuffa, no, sembra quasi camminare, una forza di volontà mai vista prima, afferra Yaacov per un braccio, svegliati, amico!, un urlo che spaventa il lago, Yaacov si lascia trascinare sulla barca, Yehochoua lo guarda negli occhi spiritati, vede una pistola che fa fuoco, senza che nessuno se ne accorga, un soprassalto generale, un voltarsi improvviso, un chiedersi che cosa sia successo, mentre Yoh’anan cade lentamente a terra, con una smorfia di dolore e una macchia rossa che si allarga in mezzo al petto. Yehochoua, ma come hai fatto! Dai suoi occhi azzurri scende una lacrima diversa – si capisce – dall’acqua delle onde.

15 pensieri su “30. Onde

  1. “Yehochoua, svegliati, qui moriamo tutti! ”
    Le difficoltà sono molte, c’è il rischio di soccombere: in balia delle onde avverse, siamo spaventati e deboli come “un fuscello in preda alla tempesta”.
    La paura si vince solo con la Fede e la Fede si alimenta con la speranza e la perseveranza nella preghiera.
    La preghiera di supplica, “svegliati, amico!”, viene ascoltata e ci salva, non rimaniamo soli.

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  2. “Yehochoua, ma come hai fatto! Dai suoi occhi azzurri scende una lacrima diversa – si capisce – dall’acqua delle onde”

    Una lacrima diversa, come una risposta che in fondo dall’acqua delle onde , inquietano e lacerano i cuori di tutti.

    Lc 12, 49-53
    49 Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! 50 C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!
    51 Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. 52 D’ora innanzi in una casa di cinque persone 53 si divideranno tre contro due e due contro tre;
    padre contro figlio e figlio contro padre,
    madre contro figlia e figlia contro madre,
    suocera contro nuora e nuora contro suocera»

    Un abbraccio.

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  3. «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
    Mt 14

    Gesù, la nostra unica chance anche quando , guardando” “negli occhi spiritati, vede una pistola che fa fuoco”

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  4. Bisogna avventurarsi superando la paura.
    E’ la paura che ci impedisce di essere liberi, di osare e anche di vivere, Yoh’anan lo sa e la sfida, la vince vincendo la morte. Il mare, male, è il simbolo perfetto delle nostre paure, quiete e tranquille ma che sono pronte a farsi tempesta, turbandoci, rubando la pace di sogni e progetti. Camminare sulle acque del mare è il superamento delle stesse, la capacità di affrontarle senza farsi vincere, la lacrime diversa è quella che placa il tumulto del cuore e ci permette di ergerci tranquilli e procedere verso la fonte della vita, ma se il cuore vacilla e la paura ci riassale, si affonda, come Pietro e chiunque teme il mare. Ma come loro non si può vincere la paura da soli, mi dici, don, che tutte le paure hanno un’unica radice quella di morire, la morte si può superare solo se c’è la fede in un messaggio diverso e si aderisce a quel messaggio, si abbraccia un uomo capace di lacrime diverse: Yehoshua.
    SM

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  5. “E intanto milioni di rose rifluivano sul bagnasciuga.
    E chissà se si può capire.
    Che milioni di rose non profumano mica
    se non sono i tuoi fiori a fiorire,
    se i tuoi occhi non mi fanno più dormire. “
    F. De Gregori

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  6. PREGHIERA (Kahlil Gibran)
    “Dammi il supremo coraggio dell’amore, questa è la mia preghiera,
    coraggio di parlare,
    di agire, di soffrire,
    di lasciare tutte le cose, o di essere lasciato solo.
    Temperami con incarichi rischiosi, onorami con il dolore,
    e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.
    Dammi la suprema certezza nell’amore, e dell’amore,
    questa è la mia preghiera,
    la certezza che appartiene alla vita nella morte, alla vittoria nella sconfitta,
    alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
    a quella dignità nel dolore, che accetta l’offesa, ma disdegna di ripagarla con l’offesa.
    Dammi la forza di Amare sempre e ad ogni costo.”

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  7. ” La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono.”
    Lettera agli Ebrei 11

    “Yehochoua, svegliati, qui moriamo tutti!” Cristo è risorto, è veramente risorto!

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  8. LA MIA RUOTA E’ NELL’OSCURITA’

    La mia ruota è nell’oscurità!
    Non riesco a vederne i raggi
    Eppure so che il suo stillante passo
    Gira sempre in tondo.
    Il mio piede è sull’Onda!
    Una strada poco battuta –
    Eppure tutte le strade hanno
    Una radura alla fine –

    Alcuni hanno abbandonato il Telaio –
    Alcuni nell’operosa tomba
    Trovano un bizzarro lavoro –

    Alcuni con nuova – solenne andatura –
    Passano regalmente attraverso il cancello –
    Rilanciando il problema
    A voi e a me!

    Emily Dickinson

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  9. Gesù, svegliati, qui moriamo!

    Fa piu’ paura la vita in un mondo di uomini egoisti, fra loro sempre piu’ ostili e opportunisti, che la paura della morte. Sara’ che non riesco proprio ad abituarmi alle ingiustizie che ci sono…Vorrei piacevolmente sorprendermi, vedendo cambiare davvero qualcosa in meglio. Anche questo sarebbe un bel traguardo, un’anticipazione del Regno.

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  10. Dai suoi occhi azzurri scende una lacrima diversa – si capisce – dall’acqua delle onde
    Questa vita che spesso non sappiamo apprezzare, un dono che non sempre riusciamo a difendere; vittime e predatori di sistemi arroganti, schiavi di meccanismi dove campeggia orgogliosa l’idea di “tutto e subito”, prigionieri di criteri mediocri per i quali salvare a tutti costi le apparenze, imbalsamati nell’egoismo più puro e sempre attenti che il più piccolo fastidio non disturbi mai la nostra quiete. Una lotta impari, per chi cerca ancora di difendere semplici valori che, con qualche passo indietro, potrebbero rovesciare questa macchina della vita sempre più inquinata; una corsa controcorrente, comunque da tentare, perché è attraverso l’amore e le cose più semplici che si raggiunge quell’equilibrio appagante, capace di farti sentire leggero e di riempire il cuore di gioia, e che quella lacrima di dolore può pian piano trasformarsi in una lacrima di gioia

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