31. Sorprese

da qui

Gli ulivi sono macchie di verde, bianco e argento che protendono braccia contorte verso il cielo. Nell’orto c’è la vita in tutti i suoi dettagli: la terra nuda dell’inizio, lo sbocciare del fiore, la durezza della roccia, l’affondare delle radici in cerca di alimento; e poi il sentiero polveroso, il muretto di pietre con il sole a picco, la linea retta fra lo smeraldo del giardino e il giallo della cupola che veglia all’orizzonte. Ismail ha un’espressione sospesa, come se il mondo fosse un punto interrogativo privo di risposte.
Gli ulivi siamo noi: braccia tese verso l’azzurro irraggiungibile.
Non dire scemenze. Hai sentito l’ultima?
Quale?
Quella del pesce.
Vuoi dire la pesca miracolosa di Andreas,Yaacov e Yoh’anan?
No, la faccenda del fisco.
Non so nulla.
Hanno chiesto a Yehochoua se pagasse le tasse per l’esercito.
E allora?
Qualunque cosa avesse risposto, si sarebbe messo nei guai.
Perché?
Col sì, si sarebbe inimicato i palestinesi, col no, gli ebrei.
E che ha risposto?
Ha detto a Shime’on di prendere un pesce a un metro dalla riva.
Per quale motivo?
Indovina cosa aveva nella bocca.
Non saprei.
La cifra da pagare.
Fantastico! Così si risolvono i problemi.
Questo Yehochoua comincia a interessarmi.
La luce che batte sugli ulivi disegna una superficie scintillante, come il mare. Doveva essere il colore dell’acqua il giorno in cui Dio creò il mondo dal caos che gli resiste ancora, sotto forma di armi, munizioni, aerei da guerra in gara col tonfo sordo del tuono, il temporale che semina vita nell’aridità polverosa della storia.

22 pensieri su “31. Sorprese

  1. Scusate l’intromissione.
    Ho trovato adesso questa affermazione di Don Piero Gallo (in Torino Sette – La Stampa – 2 maggio 2008): “Nel vangelo Gesù fa anche cose non proprio necessarie: fa camminare Pietro sull’acqua e lo manda a pescare un pesce che è una cassaforte: ha in bocca il denaro per pagare le tasse. Simpatico e accessorio.”
    A me sembra un giudizio benevolo.
    Il mio approccio è di totale ignoranza, si sa, ma questi sono proprio gli aspetti che mi rendono “questo Yehochoua” meno “interessante”, soprattutto perché lontano dal “risolvere i problemi”.
    Grato per ogni prossima illuminazione.

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  2. @ Clown: Opinioni
    Scusa se ti rispondo, ma sono lieta di confrontarmi con te.
    Io credo, ma è solo una mia personale interpretazione, che “questo Yehochoua” non sia lontano dal “risolvere i problemi”; piuttosto, questo modo “simpatico” di risolvere il problema suggerisce che si tratta per lui di un tema che non ha molta importanza, e che fa pagare le tasse per l’esercito a Shime’on, solo per non provocare scandalo.
    Un caro saluto. cri

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  3. “Dio creò il mondo dal caos che gli resiste ancora…”

    TI AUGURO DI VIVERE di Jean Debruynne

    Ti auguro di vivere
    senza lasciarti comprare dal denaro.
    Ti auguro di vivere
    senza marca, senza etichetta,
    senza distinzione,
    senza altro nome
    che quello di uomo.
    Ti auguro di vivere
    senza rendere nessuno tua vittima.
    Ti auguro di vivere
    senza sospettare o condannare
    nemmeno a fior di labbra.
    Ti auguro di vivere in un mondo
    dove ognuno abbia il diritto
    di diventare tuo fratello
    e farsi tuo prossimo.

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  4. Una trasformazione continua, quella del mondo… Da una meraviglia di pace, che si tinge di tinte armoniose che vanno dal verde al bianco all’argento degli ulivi, e da una luce potente che si riflette sugli stessi , tanto da sembrare l’acqua del mare, per arrivare al buio del grigio e del nero, colori di un terreno fecondo , capace di coltivare tristezza e distruzione, e del quale il frutto è una vita malata, segnata dall’odore acre della polvere da sparo e da quel fumo intenso, costruttore di corpi nuvolosi, dai quali, a sorpresa, un raggio di sole fa capolino

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  5. “I figli, dunque, ne sono esenti.”
    Mt. 17,24-27

    MA IO SEMPRE ESTRANEO

    Ma io, sempre estraneo, sempre penetrando
    il più intimo essere della mia vita,
    vado dentro di me cercando l’ombra.
    F.Pessoa

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  6. Scusate se utilizzo questi spazi per tentare di risolvere mie lacune da catechismo mal impartito e mal digerito; problematiche da voi già ampiamente superate.
    Io parto dal concetto che se “the times are a changin”, se può venire il temporale che semina vita, è solo grazie a messaggi ed esempi lasciatici da nostri simili, altri uomini, grandi o piccoli che siano.
    Gesù in questo, è stato il più grande di tutti e ai miei occhi, al mio spirito, appare ben più che interessante.
    Ma è in queste manifestazioni, in questi “giochi di prestigio” che non posso seguirlo, o meglio, semplicemente mi sembra meno interessante. Scusate se mi ripeto; voi trovate Giovanni Paolo II più interessante perchè avrebbe guarito miracolosamente una suora?
    Don Fabrizio mi dice: “non posso pensarti figlio di Dio, ma figlio dell’uomo, fratello anche mio. Poi si scopre che Dio si è fatto uomo sul serio e non per finta” (27. Non est hic).
    Ma a mio parere, nel ricercare a tutti i costi questi aspetti soprannaturali, il vero problema sta nel voler trasformare, a posteriori, l’uomo in Dio.

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  7. “Nell’orto c’è la vita in tutti i suoi dettagli”

    Come gli occhi della nottola sono abbagliati dalla luce del sole che non riescono a vedere, ma vedono bene le cose poco illuminate, così si comporta l’intelletto umano di fronte ai primi principi, che sono tra tutte le cose, per natura, le più manifeste.

    Tommaso d’Aquino

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  8. @ Clown: Opinioni
    Mi permetto di dire che siamo quasi tutti “vittime di un catechismo mal impartito e mal digerito” ed affetti da problematiche per niente superate.
    Quello che dici mi piace molto, perchè condivido con te il parere che l’esempio è la prima e vera catechesi, l’unica veramente interessante, e Gesù ne è stato il Maestro.
    Ma quanto ai giochi di prestigio, definiresti tale anche la resurrezione? Storicamente, pare che alcuni lo abbiano visto morire e poi, dopo tre giorni, lo abbiamo incontrato vivo realmente, ed era proprio lui, ma non era una magia.

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  9. Braccia tese verso l’azzurro infinito.
    Siamo alberi è vero, nati da un seme che muore nel dare frutto, ci avvinghiamo alla terra con forza, come se la materia fosse l’unica cosa che conta ma per vivere abbiamo bisogno di rami, lisci e profumati oppure nodosi e ruvidi ma in ogni caso braccia tese verso il cielo, verso l’aria, la luce, che ci nutrono come la terra e ancora più su in una voglia immensa di infinito, etereo, luminoso, … Dio.
    Alberi ancorati a una sfera che si chiama mondo, il nostro soltanto, terra, pianeta, sospeso nel buio senza confini che si chiama universo, come palle colorate di un albero di Natale più grande che si chiama Dio, con fili di luci colorate e a intermittenza come i nostri giorni appesi al nastro della vita, venduti per pochi o molti denari a un desiderio di felicità, convinti che ciò sia possibile solo per mezzo del denaro, una ricchezza fatua, data e tolta a piacimento da un bambino crudele, rosso d’invidia per il verde dell’albero e i colori della vita che non conosce, un desiderio atavico di luce.
    SM

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  10. Quello che trovo interessante è il dibattito che nasce.
    Oggi prevale una teologia dal basso, che privilegia la prospettiva evolutiva, la crescita dall’imperfezione alla perfezione. Credo sia molto più a portata di mano di coloro che sono allergici al soprannaturale facile, che si tende a evitare. Dal punto di vista dell’autore, in questa pagina la prospettiva viaggia sul filo dell’ironia.

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  11. Certo che per un clown
    è cosa molto grave
    non captare ironia
    e scivolare nel comune
    didascalico commentare.

    Ci sono volte in cui si rimpiange il clown
    e si farebbe a meno delle opinioni.
    In terre sconosciute
    meglio tornare a lettura più discreta.

    A presto

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