2 giugno 2011

Democraticamente, con la forza del diritto e dei valori che la nostra Costituzione incardina, sta iniziando a chiudersi una pagina tristissima per la nostra Repubblica, iniziata con un atto di fede per un imprenditore ricco e di successo – alternativa a una classe politica decimata dalle inchieste giudiziarie ed incartata dai decennali tatticismi dei partiti – e finita assai male, con una caduta inarrestabile sia sul piano privato che su quello politico dell’attuale premier, preceduta e accompagnata da un’attività demolitoria, sua e del governo, dello stato sociale (con l’impoverimento di milioni di persone), delle principali istituzioni (scuola e giustizia in particolar modo), e degli stessi organi costituzionali, ripensandone persino la loro collocazione geografica. Per non dire della totale assenza o inefficacia di una politica economica e dell’occupazione: tragedia che ha tolto e toglie sonno e speranze.
L’immagine dell’Italia all’estero è stata sporcata e ridicolizzata come neanche il fascismo e la guerra sono riusciti a fare. Se questa epopea ingloriosa sta per concludersi è grazie a molti di noi che da subito hanno diffidato di questa coalizione politica, ma anche grazie ai non pochi che, pur avendo accordato ad essa fiducia, in buona fede, si sono poi dovuti ricredere. L’esperienza passata ci ha dunque insegnato qualcosa, che stiamo già mettendo a frutto, come dimostrano i risultati delle recenti consultazioni elettorali. Eppure questo non è ancora sufficiente; è necessario continuare a guardare avanti, a persone e a progetti seri e lungimiranti, che sappiano superare la politica mediocre e avulsa dalle attese dei cittadini di questi anni, con coraggio, fantasia e umanità autentica; coinvolgendoli nei progetti e nel sostegno, prima, e nelle scelte, dopo; affinché tutti si possa contribuire in qualche modo, alla politica, affinché nessuno se ne senta estraneo. Questo ci aspettiamo, per la tanta intelligenza presente in questo Paese, per il gran cuore che ci ha sempre distinto anche nei momenti peggiori.

7 pensieri su “2 giugno 2011

  1. Grazie Giovanni, adesso aspettiamo un autentico “25 luglio” che liberi tutti anche quelli che non vogliono essere liberati

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  2. giovanni, ammiro il tuo ottimismo e condivido in pieno il senso di questa festa. mi frena tuttavia la considerazione che fin che quel tale, l’innominabile, siede su quella poltrona ogni festa che ricordi i valori della costituzione, dell’unità nazionale, della scelta di essere res publica da parte dei cittadini italiani, suona falsata e un po’ ridicola. continuo a pensare quasi ossessivamente che se i rapporti di forza fossero rovesciati, se la sua coalizione avesse ottenuto questi risultati elettorali e ci fosse la sinistra al governo, egli farebbe fuoco e fiamme per andare alle elezioni. per quel poco che la sinistra ha governato in questi diciassette anni lo/li abbiamo sentiti gridare tutto il tempo, ininterrottamente che non si capiva la differenza tra quando stavano al governo o all’opposizione. intanto, pieno delle migliori intenzioni: vale a dire massacrare la costituzione, riordinare pro domo sua la giustizia, e che il paese mangi brioches, rimane saldo dov’è e si permette anche battute, manco a dirlo, di pessimo gusto. di qua che fanno? tolgono le macchie ai leopardi, alle mucche, ai giaguari…

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  3. Caro Giovanni, che ne dici di spendere qualche parola ulteriore sul dramma (o scandalo, fai tu) delle opposizioni politiche a questo stato di cose, in questi anni? Tipi come l’attuale (e ancora in carica) presidente del consiglio esistono ovunque, solo in Italia vengono eletti a cariche politiche.

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  4. Di 25 luglio, come di 25 aprile, ce n’è bisogno ricorrentemente, e anche di 2 giugno. La giornata di oggi è infatti a ricordarlo. Grazie, Giovanni, e buona festa della Repubblica.

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  5. Caro Giovanni,
    dici bene: “sta iniziando a chiudersi”.
    D’accordo quindi sull’ottimismo della volontà, ma in ogni caso (da buoni smacchiatori di leopardi) prima di vendere la pelle dell’orso almeno conciamola.
    Ciao,
    Roberto

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  6. Ringrazio tutti per gli interventi.

    Lucy. L’ottimismo è d’obbligo quanto la veglia. Quante verifiche della fiducia si avranno, ancora, in aula alla Camera e al Senato? Salvo andarsene tutti in vacanza per due anni, è in una di queste che i nodi verranno al pettine. Intanto il 12 ci sarà il referendum abrogativo della legge sul legittimo impedimento…

    Roberto P.. E’ vero che le opposizioni poco o nulla hanno potuto contro questo stato di cose. Ma quel poco che hanno potuto è comunque rilevante, dovendosi rimanere nella fredda logica dei numeri e delle regole: 1. tre referendum importanti; 2. l’organizzazione, o il contributo non trascurabile, a un’alternativa politica nelle elezioni amministrative di importanti città. Non si è però ancora visto un ampio progetto politico degno di questo nome, che dia corpo a una visione condivisa; dovremo forse accontentarci del solito progettino frutto delle immancabili mediazioni, in vista delle prossime elezioni politiche? La sinistra ha certo delle grandi responsabilità politiche – quelle che sappiamo: in particolare, la mancanza di una legge sul conflitto di interessi, e l’aver lasciato questa legge elettorale – nell’ascesa e nel radicarsi di questa coalizione politica. Si spera di poter ora guardare avanti, guardando al nuovo e al meglio forti dell’esperienza passata.

    Roberto R.R. L’espressione “sta iniziando a chiudersi”, Roberto, è dovuta proprio alla cautela che sottolinei.

    Un saluto a tutti.

    Giovanni

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