Mangia la zuppa, amore e altre storie – Intervista a Boris Virani e Gordiano Lupi

Recensione e interviste di Marino Magliani

La rete serve a questo, a fare cose che altrove non troverebbero sbocchi. Quando ho letto, dunque, Mangia la zuppa, amore (Edizioni Il Foglio, 2011, euro 12), di Boris Virani, ho deciso che oltre al porre qualche domanda all’autore avrei chiesto volentieri anche un paio di cose a Gordiano Lupi, che è il suo editore.
Di Virani non so nulla. Leggo che è di Pistoia, ed è molto giovane. Pistoia è una città a cui sono affezionato, ci ho presentato i miei libri, a Pistoia ci vive il mio amico Paolo Tesi, è lui di solito che mi organizza le letture. Poi, la mattina dopo, prima di andarmene faccio un salto in una bella libreria di cui non ricordo il nome e là incontro Roberto Carifi, il grande poeta. La gente a Pistoia ha qualcosa di diverso, e quando ho letto Mangia la zuppa, amore, ho capito che lì dentro c’era la passione per l’affabulazione, che secondo me è la caratteristica di Pistoia. La zuppa non solo è ottima ma diverte moltissimo, ci giunge attraverso una scrittura in prima persona, infilzata qua e là da testi che assomigliano a testi teatrali. Il protagonista è uno studente la cui visionarietà (a tratti ci si trova la straordinarietà di certa scuola emiliana) sembra alimentarsi attraverso… la zuppa.

– Boris, posso dirle che ho trovato in certe sue cose un’ironia strana, neanche italiana, ma qualcosa che mi riporta addirittura a certe narrazioni di Dovlatov?

Il mio libro è in parte un tributo a un gruppo di scrittori a cui devo molto, ad autori che mi hanno fatto crescere con le loro pagine. Ci sono molte citazioni, molti riferimenti, e fra questi certo non poteva mancare un ringraziamento alla letteratura russa del Novecento, di cui Dovlatov è un grande esponente, un maestro. La ringrazio per le sue parole, ma l’ironia di Dovlatov mi sembra inarrivabile.

-Mi sembra azzeccato l’incastro di testi “teatrali” nella narrazione. E’ la misura giusta. Sulla mancanza di virgolettato per i dialoghi non so.

La struttura del testo è modellata sulla sostanza, per dirla in maniera banale. La costruzione teatrale mi serviva; stessa necessità per quanto riguarda la mancanza di virgolettato. Il narratore nel libro non sente i dialoghi, non li riceve, ma li ha dentro di sé, li ripete. Le parole, i suoni, come le immagini, gli odori, sono tutte costruzioni del soggetto protagonista. Il virgolettato conferirebbe alle parole un’indipendenza, un’originalità che, almeno nella testa del narratore, non hanno.

– A Pistoia ha vissuto un grande autore, Maurizio Salabelle, era pistoiese d’adozione credo. L’ha mai letto?

Vero, Maurizio Salabelle è pistoiese d’adozione ed è stato un grande scrittore. Ha vissuto Pistoia e a Pisa, le mie due città. La sua è una letteratura timida, lontana dai riflettori della critica e, anche per questo, bellissima; l’importante è che non si vada a perdere. Mi rimane l’enorme rammarico di averlo scoperto troppo tardi, troppo tardi per parlargli, per conoscerlo.

Grazie Boris, e ora una chiacchierata con Gordiano Lupi, che è l’editore de Il Foglio Letterario, scrittore, saggista, traduttore. Lo incontro ogni anno (ma quest’anno ho dovuto disertare) alla Fiera del Libro di Imperia. Ha sempre lo stand di fronte alla Libreria Ricci, all’inizio di Via xx settembre, in un punto che il pomeriggio il sole ci si accanisce. Quando penso alla fatica del piccolo editore che porta i suoi libri in giro, ho in mente Lupi. Non solo, ma lui certamente sì. Credo che Lupi i libri li riesca a vendere davvero, pochi, ma buoni, si direbbe. Intanto perché li sa fare e poi perché sa proporli. In Via xx settembre mi metto in un angolo e osservo. E’ inutile, la gente passa e compra. Perché i libri di Lupi e degli autori che pubblica e traduce assomigliano un po’ a Via xx settembre. Ci sono il sole e l’ombra delle palme, e la via in salita come in Portogallo, e persino le panchine per sedersi e leggere. So che Lupi ha fatto anche piccoli miracoli. Parecchi autori nati e cresciuti con le sue edizioni, hanno preso il volo. Parleremo anche di queste cose.

– Raccontaci qualcosa sulle tue edizioni, i suoi successi, le soddisfazioni, ma anche su di te che hai scritto importanti noir e sei traduttore e saggista. A ruota libera, da Via del Campo del mio conterraneo Fabio Beccacini a Boris Virani, passando per Cuba.

– Il Foglio Letterario nasce per gioco nel 1999, come rivista di taglio locale, sulla scia della riscoperta di autori come Aldo Zelli e Maribruna Toni. Mi aiutano nell’impresa Andrea Panerini e Maurizio Maggioni (ancora nostro autore esoterico). La cosa si allarga e nel 2003 debuttiamo come casa editrice, ma facevamo libri anche prima, come supplementi della rivista. Ci muoviamo per le fiere: Pisa, Imperia, Chiari, Latina, Celle Ligure, Modena. Ne abbiamo fatte molte e le continueremo a fare. Pubblichiamo giovani e scopriamo talenti. Fabio Beccaccini, imperiese che adesso esce con Frilli, è uno dei primi autori scoperti, ma non dimentichiamo Wilson Saba (in finale allo Strega 2006 e adesso autore Bompiani), Marco Ballestracci (Instar), Gianfranco Franchi (Arcana, Castelvecchi), Sacha Naspini (Perdisa, Elliot e forse un editore ancora più grande a breve…), Vincent Spasaro (è il mio direttore del Fantastico ed esce con Mondadori il 7 giugno – collana Segretissimo), Lorenza Ghinelli (è passata a Newton & Compton con Il divoratore e verrà tradotta in tutto il mondo), Alejandro Torreguitart Ruiz (Stampa Alternativa). Quest’anno abbiamo proposto allo Strega Boris Virani, stiamo pubblicando giovani interessanti come Claudio Volpe (Il vuoto intorno, 21 anni, al suo primo libro) e Simone Ghelli (in finale al Premio Loria per raccolte di racconti con L’ora migliore). La casa editrice lavora molto sulla saggistica cinematografica, grazie al grande intuito di Fabio Zanello, ma anche sui saggi esoterici (Evola magico) e musicali (Il dark). Un ramo d’interesse specifico è la letteratura cubana, ma ci dedichiamo al fantastico (Maurizio Cometto è uno dei nostri autori migliori), al fumetto puro (Leo & Lou di Agata Matteucci meriterebbe Linus, se fosse ancora quello di Oreste Del Buono), al saggio sul fumetto e abbiamo una selezionata collana di poesia. Non rientra nel nostro ragionamento pagare per pubblicare. All’autore chiediamo impegno e collaborazione, di solito non riusciamo a pagare i diritti, perché il nostro bilancio è in perenne perdita, ma sopravviviamo. Gli autori comprendono, sono riconoscenti e ci dimostrano affetto. In questo mondo dove nessuno fa niente per niente è già molto.

Parlare di me non è facile. Non ho scritto importanti noir. Ho scritto alcune storie ambientate a Cuba di taglio fantastico e horror, a volte anche noir, ma sono sempre storie con un contenuto sociale. Il mio romanzo cubano migliore è Una terribile eredità (PerdisaPop, 2009), ma sono molto affezionato anche a Orrori tropicali e a Nero tropicale (riproposto adesso con Il Foglio). Ne ho altri, ma non sono stati pubblicati. Sangue habanero si è bruciato per via della chiusura di Eumeswill e in pratica non è mai uscito. Avana Killing è uscito in edicola con il gruppo Sprea e di tanto in tanto riappare, ma non ha un’edizione da libreria con codice ISBN. In questo momento il mio lavoro su Cuba è dedicato a Yoani Sanchez, che ho tradotto per Rizzoli (Cuba libre) e che traduco ogni giorno per La Stampa. Scrivo articoli su Cuba per La Stampa.it, Tellusfolio e per il mio blog Ser cultos para ser libres. Mi occupo di cinema: è uscito il primo volume della Storia del cinema horror italianoIl gotico. Ho scritto molte monografie di cinema, persino una su Fellini, edita da Mediane, molte sono dedicate al cinema di genere italiano, ai prodotti di serie B. Mando avanti il blog di cinema “La cineteca di Caino”, dedicato a Guillermo Cabrera Infante. A breve dovrebbe partire una collana da me diretta di autori latinoamericani con Edizioni Anordest. Tra le ultime cose scritte ma non pubblicate ci sono un sacco di lavori sul cinema (Commedia all’italiana, Vanzina, Jacopetti, attrici dell’erotico anni Settanta e Ottanta…), una biografia parallela di Fidel Castro e Che Guevara e la vita romanzata di Guillermo Cabrera Infante. Sto scrivendo un romanzo di tutt’altro genere, ambientato a Piombino, nella provincia toscana. Racconta il ritorno a casa di un calciatore che dopo tanti successi si mette ad allenare la squadra locale. Il tono del romanzo è elegiaco-romantico, si sviluppa sul filo dei ricordi, delle emozioni perdute e racconta la vita del vecchio campione in presa diretta.

Un pensiero su “Mangia la zuppa, amore e altre storie – Intervista a Boris Virani e Gordiano Lupi

  1. Bella intervista! In qualità di autore, confermo che Gordiano è uno che si sa muovere veramente bene, e che crede molto (dote affatto comune) negli autori che pubblica…

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