49. Ancora vino

da qui

C’è una bottiglia di vino su ogni tavolo, come fosse il segnale decisivo, come se il dolore richiedesse una forma cilindrica con l’etichetta bianca del Kadesh Barnea, quella chiara e rossa del Ramot Naftaly, la nera del Sirah Reserve. Shime’on, Nathane ed Eleazar riempiono il bicchiere come ci fosse un solo modo per vincere il timore che li invade sempre più, una nebbia fitta cala nel locale dalle pareti beige, dagli archi che separano i tavoli all’ingresso da quelli  interni, dove è possibile parlare con più riservatezza.
Perché bevete tanto?
Beato te, Yehochoua, che non hai paura.
Non ho paura?
Dalla terrazza dell’albergo, Gad, Shaoul e Avigail contemplano la distesa bianca di Jerushalaim, il rosso di un tetto, l’oro della cupola.
Non ti farà male tutta questa birra?
Smettila di recitare la parte del nonnino, non farmi più domande.
 Di’ la verità, hai trovato il ganzo e ti ha fregato.
Il tavolo dove sono appollaiati Yousef e Ismail è in mezzo a una strada in cui si accavallano donne con bambini, commercianti in attesa di clienti, netturbini impegnati con rifiuti che si riformano in colori e odori sempre nuovi.
Basta bere, non ti sarai mica innamorato!
Non riesco a perdonarmi quello che è successo.
Non conosci le donne, avrà provato tenerezza.
L’impressione è che tu non conosca la paura, ti vai sempre a cacciare in mezzo ai guai.
Sono i guai, Shime’on, che si sono affezionati.
Nessuno mi fregato, ho la scorza dura, Gad.
Sei un essere umano, Avigail, anche se spari come giocassi al tiro a segno.
Dici che potrei ritornare, invitarla di nuovo in riva al mare?
Ma certo, amico, la donna vuole dare protezione, ha bisogno di un figlio, più che un uomo.
Mi prendi in giro, Yousef, non capisci quello che si prova.
Che non si affezionino troppo, Yehochoua, ci hanno rimesso la pelle due persone.
Se si crede in qualcosa, vale la pena rimetterci la vita.
Lo vedi cosa intendo?
Pensi che sia facile premere il grilletto? A volte si spara contro il dolore che si ha dentro.
Ti ha fregato, ti sei innamorata di qualcuno.
Non ti prendo in giro, voglio tirarti fuori dal letargo. L’unica è tornarci un’altra volta, fargliela vedere a quel pezzo di fica senza cuore.
La vita non ha senso, se non sei disposto a darla.
Hai una visione troppo dura, chi ti seguirà, Yehochoua, chi può reggere una tensione così forte?
Volete andarvene anche voi?
Non sono innamorata di nessuno, Gad, lasciami in pace.
Il mondo ha il colore del Kadesh Barnea, l’aroma del Ramot Naftaly, il fondo nero del Sirah Reserve, la rabbia e la dolcezza della Maccabee.

24 pensieri su “49. Ancora vino

  1. Credo proprio che l’amore insegni agli uomini ad amare: più si dona amore, più se ne riceve e più se ne riceve, più se ne vuole dare.
    E’ come il vino per l’ubriaco: più ne beve, più ne vuole bere.
    Una dipendenza forte.

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  2. “Se si crede in qualcosa, vale la pena rimetterci la vita”

    Palermo. La sera del 14 settembre 1993, nel giorno del suo
    cinquantaseiesimo compleanno Padre Pino Puglisi, parroco di Brancaccio,
    cade in un agguato di stampo mafioso. Quella sera, mentre rincasava, ad
    attenderlo trova un commando formato da Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo
    Nigro, Luigi Giacalone, Nino Mangano e Salvatore Grigoli.
    “Me l’aspettavo”, disse padre Puglisi ai killer. E fu per loro il suo ultimo sorriso.

    “Che senso ha dirsi cristiani se non si è disposti a morire per questa causa”? (Don Fabrizio Centofanti “Guida pratica all’eternità”)

    L’augurio a Fabrizio, però, è che stia a lungo tempo con noi, portando avanti i messaggi di chi la vita ce l’ha rimessa:-).

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  3. – Se si crede in qualcosa, vale la pena rimetterci la vita.

    Non credo si possa aggiungere altro!
    Purtroppo devo imparare a trasferire i CD

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  4. .- Non sono innamorata di nessuno, Gad, lasciami in pace.
    Il mondo ha il colore del Kadesh Barnea, l’aroma del Ramot Naftaly, il fondo nero del Sirah Reserve, la rabbia e la dolcezza della Maccabee.

    “Se infelice è l’innamorato che invoca baci di cui non sa il sapore, mille volte più infelice è chi questo sapore gustò appena e poi gli fu negato.”

    (Italo Calvino)

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  5. -C’è una bottiglia di vino su ogni tavolo…

    “In tutte le promesse disattese
    perdevo me e ritrovavo Dio
    è li la verità ora lo so
    io così scettico
    adesso so che la felicità non è un ostacolo
    sprecando quasi tutta l’energia
    convinto che il mio mondo fosse là
    per sempre disponibile e per sempre
    senza dolore e senza falsità!
    Un concerto dentro me
    la mia strada so qual’è
    Siamo foreste, montagne inviolabili ma poi
    a sorprenderci è il sole
    che dissolve le ombre intorno a noi!
    E impariamo a sperare un po’ di più,
    a camminare, a sognare insieme .
    A braccia aperte col sorriso e un po’ più di umanità!
    (“A Braccia Aperte” – Renato Zero)

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  6. La vita non ha senso, se non sei disposto a darla.

    siamo tutti in cerca di un motivo per cui vivere ma ciò che più conta è che sia lo stesso per il quale valga la pena anche morire.

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  7. La marca del vino dovrebbe esaltare le sue proprietà migliori , come il biglietto da visita di un professionista, il curriculum di un aspirante lavoratore, ma non sempre la qualità del prodotto è im comuine con la sua presentazione. Lo stesso vale per le persone: l’abito non fa il monaco; il lupo perde il pelo ma non il vizzio ecc… Siamo la finzione di noi stessi e per trovarci o ritrovarci, anneghiamo la mente in un bicchiere, convinti che sia la strada meno impervia o più risolutiva. Vizzi e vizzietti ci catturano, riducendoci a degli zombi che, ricercano una vita che è morte o che non è vita. Diffidate dai falsi profeti/idoli!
    Poverine, poi, queste donne che devo addossarsi le colpe di chi non ha il coraggio di prendersele. Beate le donne che hanno la fortuna di trovare uomini che le vedono come donne e non come madri 😉

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  8. No,morire non è mai bello.Tanto meno pensarci.Meglio farsi una sigaretta,finchè non passa.E se non passa,bè vuol dire che le avevi finite.Lucia

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  9. E trovarsi in una foresta,di notte,ti passa qualcuno a cui dai del tu,ma magari dovrebbe stare allo zoo,lo puoi chiamare con il nome di un vecchio amico di infanzia,ma è un lupo,o peggio un orso,tu insisti e ti accendi comunque una sigaretta,(ai cani da fastidio per esempio)il vino invece non ci proverei,a meno di non essere sicuri che è Caffè.Al bar,è facile fumare.Lucia

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  10. Vite parallele
    Destini incrociati
    una bottiglia di vino come denominatore comune (ma anche una birra Macabee non ci sta male) per
    Shime’on, Nathane ed Eleazar nel locale dalle pareti beige; per Gad, Shaoul e Avigail sulla terrazza dell’albergo; per Yousef e Ismail ad un tavolo in mezzo alla strada.
    il vino (=sangue) di Yehochoua tira tutti fuori dal letargo, perché scuote nel profondo (poi sta ad ognuno scegliere se seguirlo od ostacolarlo)…

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  11. Già,c’è Pluto per chi guarda i cartoni animati,e Yoghi il cugino simpatico del grizzli.Ma il mio preferito era Grisù,il futuro a pochi metri.
    Così,anche nei tempi passati,quando non c’erano i bar,c’erano comunque i falò degli indiani”.Si,ho capito,ciao”.Per fortuna poi fu inventata la scrittura,”C’è stato un incendio,non rispondermi più”.Etc etc.Lucia

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  12. C’è una bottiglia di vino su ogni tavolo, ubriacarsi per non sentire il dolore, la paura.
    La vita non ha senso, se non sei disposto a darla…
    Il senso della vita è in quel sangue versato, è nell’insegnamento dell’amore.
    L’amore insegna agli uomini a vedere i colori del mondo, a sentirne gli aromi.

    Metti in circolo il tuo amore
    come quando dici “perché no?”
    Metti in circolo il tuo amore
    come quando ammetti “non lo so” (L. Ligabue).

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  13. Bere un po’ di “quel vino”, per amare come non hai mai saputo e scoprire che non puoi più farne a meno, perché il cuore esplode di gioia, sei carico di energia, hai più paura, ti accorgi che è solo questo il modo per dare un senso alla vita… “Quel vino” c’è sempre, su ogni tavola apparecchiata, l’etichetta incollata sta a ricordare quanto dolore e sofferenza siano serviti, perché “quel vino” diventasse così prezioso; basta versarne un pò nel bicchiere, anche se sei astemio, per rendere il giusto sapore al cibo e apprezzarne appieno il gusto

    L’amore conta,
    conosci un altro modo per fregar la morte?
    Liga

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  14. Ma che marca di vino è-E per gli astemi?Il frutto dell’uva non è sempre e solo il vino.Ci sono anche i raspoli,lo scheletro.Ci fai la grappa,che ha il colore della Vodka,almeno quella pura.Ma questo è un altro stato,ad est.Lucy,un saluto

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