53. Giochi

da qui

C’è un contrasto suggestivo tra la sala dell’albergo-ristorante e la città antica che appare al di là della vetrata. Due epoche, due mondi che si studiano, come gli occhi di Avigail e di Ismail, seduti al tavolo coi bicchieri di cristallo e un mazzo di fiori bianchi che lanciano un appello profumato.
Hadas, Rabi e Tsion passeggiano nella zona delle case demolite, tra ragazzi che giocano a pallone ed erba selvatica mista a geranei e fichi.
Mi hai preso in giro?
E come potrei? Non penso che ai tuoi occhi.
Fino a quando la gente potrà sopportare tutto questo?
Non dirmi, Tsion, che sei divorato dagli scrupoli.
Solo ai miei occhi?
Mi vuoi provocare?
Non possiamo calpestare i diritti elementari.
– Mors tua, vita mea, dicevano i romani.
Ti è piaciuto qualcos’altro?
 Posso scendere nei particolari?
Bisognerebbe trovare un compromesso.
Sembra facile, Rabi: è uno scontro di civiltà, non solo politico o economico.
Lo sai che noi donne c’innamoriamo dei dettagli.
Da dove cominciare? Dalle colline lisce che si offrono alla luce azzurra dello sguardo?
Ma dentro le civiltà ci sono gli uomini, le donne, gli orfani e le vedove.
Bravo, sei andato a lezione da Yehochoua?
O dalla valle fertile che si prolunga nella macchia a sorpresa dei cespugli?
E’ giusto pensare solo a difendere o attaccare?
Se gli lasciamo campo libero ci spazzeranno via, con l’aiuto del mondo musulmano.
O dal canyon che scende fino ai monti vasti, separati da una striscia umida e scura?
E intanto noi li massacriamo, gli togliamo il necessario per vivere.
Occhio, Tsion, i discepoli del nazareno fanno danni.
O dalle colonne bianche che poggiano su piedistalli lunghi e affusolati?
Dobbiamo resistere alla tentazione della pena: gli dài un dito e si prendono il braccio.
Spostiamoci da qui: le macerie non aiutano a cancellare la coscienza.
Ismail, mi piacciono i tuoi giochi.
Avigail, sono giochi da bambini.
La città antica e la nuova sembrano toccarsi, ma un cristallo invisibile mantiene le distanze.

22 pensieri su “53. Giochi

  1. M&C

    Un contrasto davvero suggestivo, tra chi pensa alla guerra e chi pensa all’amore.
    Sono incantata da questa descrizione del corpo di Avigail, cosi’ sensuale e romantica, dolce e tormentata, come un desiderio mai appagato e che strazia l’anima, come un gioco di passioni struggenti.

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  2. Titti

    La struttura dei dialoghi è come quella di “Quel volo sono io” (di Paolo Migani – ex allievo al CET di Mogol) che si canta purtroppo poche volte, ma è davvero bella…

    Dai vieni qui, vicino a me e parliamo di noi, di me e di te, finché sei qui voglio domarmi a te.
    UOMO: Certo lo so
    DONNA: Qualcosa dentro di me
    UOMO: facile non è
    DONNA: mi fa paura lo sai
    UOMO: capire ciò
    DONNA: e dietro al buio che c’é
    UOMO: che Dio vuole da te
    DONNA: non so che cerco, se mi aiuti lo saprò
    UOMO: e se lo vuoi
    INSIEME: lo scopriremo insieme noi

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  3. alfonsonalfonsso

    “Date loro voi stessi da mangiare”.

    date tutto di voi, non solo la carne con dentro nervi ed ossa.
    date il braccio destro, l’anima, la vita, il cuore.

    se resta qualcosa di non dato,
    resta una protezione, una barriera, una distanza.

    tu, come già hai fatto e fai, sei corpo e sangue. ostia. lasciati bruciare ancora

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  4. M&C

    Quando saremo due saremo veglia e sonno
    affonderemo nella stessa polpa
    come il dente di latte e il suo secondo
    saremo due come le acque, le dolci e le salate
    come i cieli, del giorno e della notte,
    due come sono i piedi, gli occhi, i reni
    come i tempi del battito
    i colpi del respiro

    Quando saremo due non avremo metà
    saremo un due che non si può dividere con niente
    Quando saremo due, nessuno sarà uno
    uno sarà l’uguale di nessuno
    e l’unità consisterà nel due

    Quando saremo due
    cambierà nome pure l’universo
    diventerà diverso

    Erri De Luca

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  5. Stella Maria

    L’amore è un gioco da bambini, è vero, gli adulti hanno qualche problema. L’amore è così, inizia con un volo di farfalle nello stomaco, ti rapisce gli occhi che non possono fare a meno di incollarsi a quelli dell’altro, kenegdò, e poi ti muove le mani per il bisogno di toccarsi, sfiorarsi, stringersi è più forte dell’attrazione opposta dei poli. Sì, l’amore fa tornare bambini anche a 100 anni, ringiovanisce il cuore, la pelle, il sorriso e se eri diventato il più cinico e sprezzante degli esseri, il più cattivo e malvagio be’ è un qualcosa che appartiene al passato e non ti ci riconosci più. Nasce il desiderio di tornare a correre nei prati, fare un falò in riva al mare, scartare insieme il regalo, giocare a corda … e passare le ore come ebeti davanti a una birra a dire sciocchezze mentre il cuore parla, parla … all’altro che ascolta.
    E’ fatto di dettagli, occhi, mani, bocca e via via ogni particolare e parola rimane indelebile… strano che somigli a volte alla guerra, fatto di strategie più o meno inconsce, sotterfugi, tattiche, vittorie e sconfitte e alla fine sangue e dolore, … ma questo non è l’amore è il bisogno di dominare l’altro, possederlo, farne una vittima o un carnefice. L’amore è qualcos’altro che non si può spiegare a parole, a volte lo si incontra altre lo si cerca invano tutta la vita ma sai di averlo trovato quando ti innamori degli occhi, in essi ti specchi come in te e non ci sono parole ma solo emozioni forti di bambino che vede per la prima volta il mare.
    SM

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  6. Rashide

    “Due epoche, due mondi che si studiano, come gli occhi di Avigail e di Ismail, seduti al tavolo coi bicchieri di cristallo e un mazzo di fiori bianchi che lanciano un appello profumato.”

    Mi fa ricordare il mio primo amore e anche primo timore della fanciullezza, quell’emozioni che provavo appena vedevo il ragazzo che mi piaceva (Faber), arrossivo e il mio cuore impreparato vibrava come un cavallo senza briglie al galoppo. Se lui mi si avvicinava sentivo un brivido sulla mia pelle, la mia voce si spezzava e non sapevo cosa dirgli.
    Eravamo due innamorati che scoprivano con stupore di essere rapiti dal volo de nostri sguardi.
    Peccato che davanti a la morte il suo cuore si ha fermato, ma il mio cuore ancora custodisce il ricordo di suo profondo e silenzioso sguardo.
    Un abbraccio.

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  7. f@r

    Due epoche, due mondi che si studiano,[…]ma un cristallo invisibile mantiene le distanze.

    Non basta guardarsi negli occhi, non basta credere di aver visto l’altro perché lo abbiamo guardato negli occhi, non basta sentire il cuore che batte, prima deve cadere un velo, invisibile, dagli occhi, dalle orecchie, dal cuore, il velo della nostra immaginazione, di ciò che ci aspettiamo da quegli occhi, da quello sguardo, perché non dovremmo aspettarci nulla se non le profondità insondabili di pupille come abissi nei quali tuffarsi in silenzio, senza chiedere nulla di più.

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  8. Titti

    Fabry, mentre facevo l’accostamento di questo brano con la canzone di Migani, sapevo che avrei fatto lui felice per essere citato -si e’ lamentato che tu non lo faccia mai- ma anche che tu avresti potuto protestare…
    Beh, non si puo’ avere la botte piena e la moglie ubriaca, del resto!

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  9. M&C

    Credo che il nostro don Faber sia assolutamente unico ed eccezionale, impossibile paragonarlo a qualcuno, almeno io non ho mai conosciuto nessuno così.
    Anche P. Migani è inimitabile, nonostante diversi tentativi trovati su youtube, ed anche lui impareggiabile nel suo genere.
    Due personalità diverse e preziose, anche se con caratteristiche quasi agli antipodi.
    Non a caso sono grandi amici.
    Titti, sono sicura che sei d’accordo con me!

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  10. RossellaT

    Si fa fatica a definire prosa questo brano, la descrizione di Avigail e’ poesia. Si riesce ad immaginarla, la puoi vedere e lo sguardo si fa dolce come quello di Ismail. Le descrizioni, le parole, persino i profumi sono diversi tra chi pensa all’amore e chi pensa alla guerra. E’ proprio vero l’amore cambia il modo di guardare. 

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  11. Titti

    Al mondo siamo tutti unici, inimitabili ed irripetibili (non ci sono DNA esattamente uguali).
    Nessuna imitazione nè emulazione tra scrittore e cantautore…semmai -in modi diversi- applicano forme compositive (chi “alla Calvino” e chi “alla Mogol”) alla profondità della loro sostanza.

    il potere della guerra si contrappone alla potenza dell’Amore: quando anche le parole fanno la differenza!
    THE POWER OF LOVE non è dominio, non è possesso, ma rispetto reciproco, fiducia, libertà.

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  12. Barbye ;-)

    L’odio e l’amore sono come un epidemia, che invade senza pietà ogni ambiente, sconvolgendolo profondamente. Abbatte ciò che c’è e vi costruisce di nuovo a sua immagine. La differenza invece è in ciò che essa ci trasforma 😉

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  13. Roby (s.d a.)

    Uno sguardo, profondo ed intenso, le pupille si incrociano, e gli occhi brillano di una luce che abbaglia, il cuore trabocca di una gioia mai provata, che non riesci più ad arginare, che invade l’anima che vaga serena in quel mare dove la sciuma dell’onda l’accarezza delicata.
    E mentre vivi quell’attimo di magia, che vorresti non finisse mai, al di la del muro il fuoco della guerra distrugge vite e massacra coscienze, in nome di quella bandiera ambasciatrice di un meccanismo irreversibile, in cui potere e denaro non fanno altro che annientare la dignità e uccidere il pensiero

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  14. Ema

    GIOCHI OGNI GIORNO…

    Giochi ogni giorno con la luce dell’universo.

    Sottile visitstrice, giungi nel fiore e nell’acqua.
    Sei più di questa bianca testina che stringo
    come un grapolo tra le mie mani ogni giorno.

    A nessuno rassomigli da che ti amo.
    Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.
    chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?
    Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.

    Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
    Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
    Qui vengono a finire i venti, tutti.
    La pioggia si denuda.

    Passano fuggendo gli uccelli.
    Il vento. Il vento.
    Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
    Il temporale solleva in turbine foglie oscure
    e scioglie tutte le barche che iersera s’ancorarono al cielo.

    Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
    Tu mi risponderai fino all’ulitmo grido.
    Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
    Tuttavia qualche volta corse un’ombra strana nei tuoi occhi.

    Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
    ed hai persino i seni profumati.
    Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
    io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.

    Quanto ti sarà costato abituarti a me,
    alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
    Abbiamo visto ardere tante volte l’astro baciandoci gli occhi
    e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.

    Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
    Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
    Ti credo persino padrona dell’universo.
    Ti porterò dalle montagne fiori allegri,copihues,
    nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
    Voglio fare con te
    ciò che la primavera fa con i ciliegi.

    P.Neruda

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  15. lucia D.

    A Titti
    ah,ecco cosa mi ricordava il tuo modo di scrivere,Petrarca,che però ho letto poco.”Chiare e dolci e fresche acque/ove le belle membra/…”,scusami,ma io quando ho un buco di memoria,improvviso,e vado nei ricordi dell’infanzia.Un saluto,Lucia D.

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