Bambini appesi a un filo

di Daniele Muriano

I rischi del wi-fi nelle scuole e l’elettrosensibilità

Il 22 aprile 2011 i ministri Mariastella Gelmini e Renato Brunetta hanno presentato il progetto “Scuole in Wi-fi”. L’obiettivo è di dotare le scuole pubbliche di connessioni a internet senza fili. Negli istituti si dovranno installare dunque antenne wi-fi che copriranno le aree adibite all’insegnamento.

“Il mio sogno è quello di dare il kit per tutti i bambini delle scuole elementari (ANSA)”, così il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, il 9 maggio scorso. In quella data già ottocento istituti si erano prenotati per avere il “kit”.

Il progetto prevede l’adozione del nuovo strumento didattico da parte di tutte le scuole entro il 2012.

Notizie

1. Il Wi-fi è “possibilmente cancerogeno”

Il 31 maggio l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come “possibilmente cancerogeni”. In particolare sono agenti possibilmente cancerogeni i campi elettromagnetici prodotti da telefonini, apparecchiature radar, ripetitori televisivi, per la telefonia mobile, router wi-fi.

Un Gruppo di Lavoro di 31 scienziati provenienti da 14 Paesi ha valutato i risultati di centinaia di ricerche scientifiche, prima di arrivare a questa conclusione, si apprende dal comunicato stampa di AIRC. Sono indagini epidemiologiche sull’uomo e studi sperimentali condotti sugli animali. La conclusione di AIRC è che l’esposizione prolungata e intensa ai campi elettromagnetici a radiofrequenza provoca un incremento del rischio di contrarre gliomi e neurinomi, rispettivamente tumori del cervello e del nervo uditivo.

“Il Gruppo di Lavoro non ha quantificato il rischio; tuttavia nel passato uno studio sui telefoni cellulari ha mostrato un incremento del 40% del rischi di contrarre gliomi nella categoria più elevata degli “heavy users”, si legge nel comunicato.

Tutti i giornali e telegiornali nazionali hanno dato la notizia.
Nel Fatto Quotidiano si legge il parere del professor Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di Oncologia Medica, dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Aviano .

“In attesa di ulteriori risultati, è chiaro che sarebbe opportuno prendere delle precauzioni. Soprattutto per quanto riguarda bambini e adolescenti. Si tratta di due categorie a rischio perché ancora in fase di sviluppo e dunque più vulnerabili a questo tipo di effetti sulla salute”.

Secondo l’oncologo, bisogna usare cautela per quel che riguarda i bambini e gli adolescenti.

2. Il parere del Consiglio d’Europa (“un potenziale pericolo”)

Il 18 maggio il Consiglio d’Europa ha rilasciato un parere a riguardo. (Il Consiglio d’Europa ha tra le sue finalità la “tutela dei diritti dell’uomo, della democrazia parlamentare e garanzia del primato del diritto”).

Secondo il Consiglio d’Europa le tecnologie wireless rappresentano un “potenziale pericolo” per la salute pubblica. Nelle scuole non dovrebbe essere permesso l’utilizzo di telefoni cellulari e dispositivi senza fili, ma dovrebbero venire promosse campagne per un “uso consapevole” di questi strumenti.

Le ricerche scientifiche non forniscono ancora delle certezze definitive. Tuttavia “aspettare prove certe potrebbe portare a grandi costi per la salute, come successo in passato per l’amianto, il fumo di sigaretta o il piombo nella benzina”, è il parere del Consiglio d’Europa. Per questo “bisogna rispettare il principio di precauzione e revisionare i limiti correnti all’esposizione”. (Fonte:INAIL; e anche Il Giornale).

Il parere del Consiglio d’Europa non è vincolante.

3. Alcuni fatti

– In Austria, a Salisburgo il wi-fi è vietato nelle scuole.
– L’anno scorso in Germania, a Francoforte il wi-fi è stato vietato in tutte le scuole pubbliche. Il governo Merkel ha chiesto ai tedeschi di privilegiare l’accesso via cavo.

– In Canada, il rettore dell’Università di Lakehead (Ontario) ha cablato con fibre ottiche il campus, disattivando tutte le centraline Wi-fi, “perché – si legge sul sito dell’ateneo – è provato che le onde elettromagnetiche provocano disturbi comportamentali, ostacolano le funzioni cognitive, favoriscono lo stress, interferiscono con le onde cerebrali”.

– A Parigi il wi-fi è stato disattivato in quattro biblioteche. Gli impiegati hanno cominciato a sentirsi male, in particolar modo quelli che lavoravano vicino ai ripetitori, installati sul tetto. “Nausea, vertigini, insonnia – spiega Stephen Kerckhove, direttore generale di Agir pour l’Environnement (Ape) – sono sintomi tipici da campo elettromagnetico nocivo”.
– Il comune di Herouville-Saint-Clair, cittadina di 24.000 abitanti, situata nell’agglomerato di Caen (Calvados) intende “applicare il principio di precauzione”. Eliminerà l’accesso a internet senza fili nelle scuole entro la fine dell’anno, ha annunciato la giunta. “Noi applichiamo il principio di precauzione. Il nostro ruolo è quello di proteggere la salute della gente”, così il sindaco Rodolphe Thomas.

In questa cittadina il wi-fi consentiva alle scuole di collegarsi alla rete attraverso il servizio del comune. La dozzina di siti interessati, ovvero di scuole che utilizzavano il wi-fi, avrà d’ora in poi un accesso individuale a internet, via cavo.

– In Germania, nel 2009 il Ministro dell’Ambiente ha affermato che l’uso del Wi-fi comporta gravi rischi per la salute e che pertanto questa tecnologia dovrebbe essere impiegata il meno possibile.
[Fonti: Corriere.it; Corriere.it; Punto-informatico; Liberation eeuropeanconsumers.it.]

Presunti danni dei campi elettromagnetici a radiofrequenza

1. L’elettrosensibilità

Secondo un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, fino al 3 per cento della popolazione di un buon numero di paesi occidentali, denuncia i sintomi dell’elettrosensibilità. Quindi, secondo l’OMS, alcune milioni di persone avvertono una relazione tra certi disturbi e l’esposizione ai campi elettromagnetici prodotti da telefonini, wi-fi, computer, ripetitori per la telefonia mobile, etc. Tuttavia l’OMS sostiene che non ci sono certezze scientifiche sull’esistenza di questa patologia.

Tra i sintomi dell’elettrosensibilità, nei racconti delle persone che affermano di essere elettrosensibili, figurano: emicranie, sudorazione, tachicardia, vertigini e stanchezza; ma anche disturbi del comportamento e dell’attenzione, ansia e stati depressivi. L’insorgenza e l’inasprimento dei sintomi si hanno con l’esposizione prolungata a fonti elettromagnetiche comuni, tra cui i dispositivi wi-fi.

In assenza di certezze scientifiche, questa patologia non è ufficialmente riconosciuta nella maggior parte dei Paesi.

Tuttavia in Canada, nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Svizzera si sta valutando l’ipotesi di ammettere l’esistenza di questa patologia. Mentre in Svezia l’elettrosensibilità è un fatto: dal punto di vista clinico, giuridico, sanitario. (Nel Regno di Svezia è considerata un’invalidità permanente. Le persone elettrosensibili ricevono dallo Stato il supporto e le cure necessari per migliorare le proprie condizioni).

Un resoconto più dettagliato della situazione generale si legge in questo articolo.

2. La storia di Janice

Janice Tunnicliffe ha avuto il cancro. Si è sottoposta ad un lungo ciclo di chemioterapia. Da allora manifesta una ipersensibilità ai campi elettromagnetici. L’esperienza di questa cittadina di Wellow, vicino a Nottingham, è stata raccontata dal Corriere della Sera, il 18 maggio 2011. Mrs Tunnicliffe, 55 anni, madre di due figli “è così allergica a elettricità e campi elettromagnetici che il suo vicino di casa ha dovuto smettere di navigare in internet con la connessione wireless. … Le provoca mal di testa, dolori al petto, nausea, formicolii a gambe e braccia.”

Le finestre di casa sono schermate in modo da riflettere le onde elettromagnetiche a radiofrequenza. “E durante i week-end Mrs Tunnicliffe scappa in campagna con il marito, per un «break» totale dai segnali elettrici. In mezzo alla natura sta meglio, come quando un black out, spegnendo la sua città, le ha regalato qualche ora di sollievo.”

In internet si possono trovare molte testimonianze come quella di Janice. Negli ultimi anni si sono costituite centinaia di associazioni intorno al problema dell’elettrosensibilità (per scopi di ricerca, mutuo aiuto e condivisione delle testimonianze). Molte persone di fatto vivono da “uomini del sottosuolo” nei Paesi in cui questa patologia non viene riconosciuta.

I soggetti elettrosensibili non possono usare computer, telefonini, televisori, forni a microonde e in generale apparecchi che emettono radiazioni elettromagnetiche a basse, medie, alte frequenze. Non possono rimanere a lungo nelle zone dove c’è un rilevante inquinamento elettromagnetico (quasi dappertutto nelle aree urbane).

A queste condizioni è quasi impossibile trovare un lavoro accettabile sotto il profilo sanitario. Oggi tutti i mestieri, salvo forse quelli rurali, implicano l’uso delle tecnologie elettriche ed elettroniche. E dunque gli ambienti di lavoro risultano “tossici” sotto questo punto di vista: contemplano computer, strumenti wireless, dispositivi anti-taccheggio, vari accessori che li rendono inadatti per le persone elettrosensibili.

Trovare una casa abitabile è difficile: la diffusione della telefonia, e dei servizi wireless ad uso domestico e aziendale e pubblicamente erogati, è capillare. Non ci sono complessi abitativi in cui almeno la metà dei residenti non usi reti wi-fi, sui cui tetti non siano installate antenne emittenti tra ripetitori per la telefonia e per le comunicazioni senza fili.

3. Un caso disperato

Come la donna britannica di cui il Corriere ha riportato l’esperienza, una cittadina italiana, residente a Pistoia, dopo un intervento medico – il trapianto di alcune placche metalliche – ha cominciato a avvertire disturbi simili in prossimità di telefonini, computer, vari strumenti elettrici. Come Janice Tunnicliffe, anche lei non potendo servirsi dei più elementari accessori, aveva grosse difficoltà sul lavoro e in casa.

Presto si è accorta di non poter vivere in un mondo in cui il lavoro e la casa sono immersi nella modernità. Una persona che non trova luoghi idonei in cui poter abitare e lavorare, può perdere le speranze. Senza casa e senza lavoro sanitariamente idonei, ma soprattutto senza che il Servizio Sanitario Nazionale riconosca il problema e se ne faccia carico almeno in parte, vivere è difficile. Questa signora di Pistoia di 49 anni si è tolta la vita. La vicenda è stata raccontata dal Corriere di Firenze.

Studi e pareri scientifici

Oltre agli studi del neuroscienziato Johansson, in base ai quali il Regno di Svezia ha riconosciuto l’elettrosensibilità dal punto di vista clinico e giuridico, sono centinaia i pareri medici e scientifici favorevoli.

Ci sono docenti universitari, scienziati e medici, tra cui neurobiologi oncologi biofisici e biologi, che affermano l’urgenza di considerare gli effetti nocivi dell’esposizione ai campi elettromagnetici.

Di seguito sono riportati alcuni pareri.

Nel giugno del 2008 più di cinquanta scienziati hanno firmato la “Risoluzione di Venezia”, con cui affermano:

“Riconosciamo il crescente problema di salute pubblica conosciuto come elettrosensibilità; che questa condizione di salute può essere molto invalidante, e che tale condizione richiede ulteriori urgenti indagini e riconoscimento.

E’ vivamente consigliato l’uso limitato di telefoni cellulari e altri dispositivi simili, da parte di bambini e adolescenti, e si richiede ai governi di applicare provvisoriamente il Principio di Precauzione, finché misure biologicamente più efficaci non saranno state sviluppate a protezione, non solo per quanto riguarda l’assorbimento del cervello di energia elettromagnetica, ma rispetto agli effetti negativi dei segnali sulla biochimica, sulla fisiologia e sui bioritmi elettrici.” (Sul principio di precauzione vedi la nota in fondo.)

Un parere simile era stato espresso due anni prima nella risoluzione di Benevento, il cui testo in italiano si trova a questo indirizzo.
Nel 2009, l’oncologo Dominique Belpomme, il professore di oncologia Lennart Hardell, con il neuroscienziato Olle Johansson, dichiarano pubblicamente:

“Noi, i medici, che agiscono sotto il giuramento di Ippocrate, noi, come ricercatori (…), affermiamo in completa autonomia di giudizio, che esiste un numero crescente di pazienti diventati intolleranti ai campi elettromagnetici che subiscono un grave danno per quanto riguarda la salute e la loro vita lavorativa e familiare, che non è possibile escludere l’evoluzione di una malattia degenerativa del sistema nervoso e anche alcune forme di cancro, e, pertanto, che il danno deve essere riconosciuto e considerato dai sistemi di protezione sociale nei vari Stati membri della Comunità Europea.

Mettiamo in guardia il governo che lo stato attuale delle nostre conoscenze, non esclude che dopo un periodo sufficiente di esposizione, questa intolleranza possa coinvolgere anche i bambini e quindi causare un problema di salute pubblica importante nei prossimi anni” (Qui si trovano i filmati degli interventi; qui il testo in francese della dichiarazione).

Conclusione in tre punti

1. Quel che è certo

I ministri Renato Brunetta e Mariastella Gelmini hanno avviato il progetto “Scuole in Wi-fi”.

Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il wi-fi è “possibilmente cancerogeno”.

Il Consiglio d’Europa ritiene che rappresenti un “potenziale pericolo”.

Esponenti autorevoli della scienza medica, tra cui il citato oncologo Umberto Tirelli, invitano a una cautela speciale per quanto riguarda i soggetti più vulnerabili: i bambini e gli adolescenti.

Nel mondo alcune importanti istituzioni hanno scelto di disattivare le connessioni senza fili per motivi sanitari e cautelativi.

2. Il ragionevole sospetto

Esiste il ragionevole sospetto che una minoranza di persone siano soggette a ipersensibilità ai campi elettromagnetici a radiofrequenza.

Se il sospetto fosse fondato, ci sarebbero alcuni soggetti tra cui bambini e adolescenti allergici a tali fenomeni. In questo caso l’allergene verrebbe diffuso anche dai dispositivi wi-fi.

Il progetto “Scuole in wi-fi” prevede l’installazione e l’uso didattico delle connessioni wi-fi in tutte le scuole pubbliche.

Bisogna considerare poi che una rete wi-fi a copertura di un intero edificio richiede l’utilizzo di antenne emittenti più potenti di quelle ad uso domestico. Oltretutto, data la scarsa consapevolezza diffusa rispetto all’uso di queste tecnologie (in pochi si preoccupano di posizionare le antenne emittenti a una certa distanza dai luoghi in cui soggiornano per la maggior parte del tempo, e innanzitutto lontane dagli organi vitali), anche in ambito scolastico se ne potrebbe fare un uso poco accorto. Al di là di queste considerazioni, il rischio è comunque rilevante.

Se questo ragionevole sospetto fosse fondato, tra gli alunni delle scuole ci sarebbero alcuni bambini e adolescenti elettrosensibili. Questi sarebbero esposti continuatamente (per tutto il tempo dell’orario scolastico, e per tutti gli anni della loro formazione) a un agente allergenico. Il che senza dubbio ne pregiudicherebbe lo sviluppo e la formazione.

Per meglio comprendere il rischio trasferiamolo in un ambito più familiare. Com’è noto, un bambino allergico al latte e ai suoi derivati non può assumere lattosio. Un progetto chiamato “Latte nelle scuole”, in base al quale tutti gli alunni delle scuole pubbliche – nessuno escluso – sarebbero costretti ad assumere lattosio quotidianamente bevendo il latte, prefigurerebbe un serio rischio sanitario per i soggetti allergici. La forzata somministrazione quotidiana di un agente allergenico comprometterebbe la crescita e la formazione di una parte degli alunni.

Uno scenario analogo si presenta con l’iniziativa “Scuole in wi-fi”.

Se l’elettrosensibilità fosse una patologia – come sostengono alcuni medici e scienziati, oltre naturalmente alle persone elettrosensibili – i soggetti più vulnerabili non troverebbero le condizioni sanitarie adeguate per poter crescere e formarsi normalmente nella scuola pubblica. Le istituzioni non garantirebbero a una minoranza di alunni l’idoneità sanitaria del luogo scolastico.

3. Domanda

Alla luce dei pareri scientifici, dei fatti e dei ragionevoli sospetti, si ritiene che il profitto didattico ottenibile grazie all’uso di questa tecnologia valga i rischi prospettati? In particolare: è una scelta positiva quella di adottare uno strumento didattico “possibilmente cancerogeno” (OMS e AIRC) e che rappresenta dunque un “potenziale pericolo” (il Consiglio d’Europa)?

Nota
Il principio di precauzione

Con l’espressione principio di precauzione “si intende una politica di condotta cautelativa per quanto riguarda le decisioni politiche ed economiche sulla gestione delle questioni scientificamente controverse.” (Wikipedia)

In altre parole, prima di compiere scelte socialmente rilevanti i decisori dovrebbero avere accumulato sufficienti dati scientifici per poter valutare gli effetti sulla salute. In caso contrario, si impone cautela.

Il principio di precauzione è citato, in materia di inquinamento ambientale, sia nel Trattato di Maastricht, sia nell’attuale Costituzione europea. Dovrebbe orientare le scelte dei legislatori di tutti i Paesi europei, incluso il nostro.

[dal sito www.danielemuriano.com]

13 pensieri su “Bambini appesi a un filo

  1. Premetto che sono una fervida sostenitrice dell’uso consapevole e limitato di alcune tecnologie, nel caso quelle descritte in questo articolo, e che sono lieta si faccia ancora informazione su questo ma basta fare una telefonata di qualche minuto e si capisce che il cellulare fa male. Così il pc: ci stai una giornata davanti e la notte si fatica a dormire e certamente il parere medico/scientifico è una conferma. E così i campi elettromagnetici vari. Ahimè i nostri figli sono esposti a questo “inquinamento” quotidianamente in dosi massicce. Soffro di emicranie e il medico che mi tiene in cura da 20 anni al centro emicranie di Roma ha detto chiaramente da quasi subito: “… a parte l’alimentazione, lo stress ecc… lei dovrebbe evitare il cellulare, il pc, la televisione, la sveglia, la radio, l’ipad, il DS … praticamente dovrebbe trasferirsi sulla luna ammesso che sia un luogo immune dallo sviluppo tecnologico…” Ripeto che sono d’accordo sul limitare l’uso e tenere i bambini “protetti” e cerco di proteggere i miei ma si riesce a fare se abbiamo antenne e ripetitori nonchè torri elettriche in ogni dove e via di seguito, come anche qui si ricorda? E’ vero il wi-fi nelle scuole espone i bambini ma quanto incide di più rispetto al’inquinamento a cui già sono esposti? e quale uso se ne farebbe? A scuola di mio figlio, seconda elementare, fanno due ore di informatica a settimana, sono tutti dotati di chiavetta per archiviare dati e si connettono in wi-fi, inevitabilmente, ma è limitato a quelle due ore. Molte mamme dotano i figli di cellulare così in ogni secondo possono chiedergli cosa stanno facendo … e non vado oltre.Tutto questo per chiedere a Daniele Murano: tutto bene quel che scrive ma lo fa per informare oppure è semplice strumentalizzazione politica per fare opposizione? a me sembra demagogia.
    Per salvare i nostri bambini ci sono due soluzioni, tornare ad almeno 2 secoli fa oppure metterli in una navetta e lanciarli su Marte o Giove o dove vi piace di più purchè sia come la terra di 5000 anni fa.
    Ora è sotto accusa il biologico (io lo dico da tempo non per il cancro, ancora, ma per altro), le coltivazioni varie, l’aria … forse l’unico modo per salvare i nostri figli è non metterli al mondo e naturalmente sto esagerando.
    SM

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  2. “Il governo Merkel ha chiesto ai tedeschi di privilegiare l’accesso via cavo.”

    Peccato che da noi non ci sia pari sensibilità, né da parte delle istituzioni, né, spiace dirlo, da parte degli utenti, i quali pur di partecipare massicciamente alle magnifiche sorti e progressive si accontentano di qualsiasi cosa.
    Grazie per il prezioso intervento e un saluto,
    Roberto

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  3. C’è una giusta via di mezzo in tutte le cose, gli estremismi non portano quasi mai a nulla.
    E’ palese che non si può nè “tornare ad almeno 2 secoli fa” o emigrare su altri pianeti, nè “partecipare massicciamente alle magnifiche sorti e progressive” a tutti i costi.
    Credo che una soluzione possibile sia “LIMITARE”: solo l’uso consapevole e responsabile delle tecnologie ne fanno un mezzo socialmente utile ed uno strumento di crescita personale.
    Io, grazie a mio marito che è sensibile a certi argomenti a causa del suo lavoro, a casa ho la connesione wi-fi, ma con la possibilità di accendere e spegnere il segnale: è sempre spento, tranne le volte in cui ne ho bisogno.
    Peccato che i vicini non facciano la stessa cosa…

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  4. Mah, è un discorso complesso. Io innanzitutto scinderei il discorso Wi-Fi da quello internet. In Italia siamo tutti (più o meno) critici verso il ‘progresso’, poi però abbiamo più cellulari di chiunque altro in Europa (bambini inclusi). E i cellulari usano il sistema wi-fi, non dimentichiamocelo.
    Le scuole poi fanno discorso a parte.
    In buona parte delle scuole estere (Germania inclusa) le lavagne sono elettroniche e gli insegnanti usano internet in classe come strumento didattico. In Italia abbiamo le lavagne coi gessetti e i libri di testo (vecchi). Che poi la Merkel passi dal wi-fi al collegamento via cavo non cambia la realtà dei fatti.
    Dovremmo cercare di capire come colmare il gap che ci distanzia dal resto dell’Europa (Usa, Uk, Canada, Australia ecc….) e non demonizzare ciò di cui in altre maniere (cellulari) facciamo quotidiano e felice uso. Cionondimeno il rischio c’è ed è giusto parlarne.
    Occorrerebbe, in primo luogo, inculcare la cultura dell’uso consapevole e responsabile delle tecnologie ai politici che dovrebbero legiferare a loro riguardo. Difficile farlo però, in un Parlamento dove gli onorevoli giocano all’iPad mentre a duecento chilometri di distanza i bambini si ammalano per patologie delle vie respiratorie collegate a montagne di rifiuti…

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  5. Stella Maria scrive:
    “A scuola di mio figlio, seconda elementare, fanno due ore di informatica a settimana, sono tutti dotati di chiavetta per archiviare dati e si connettono in wi-fi, inevitabilmente, ma è limitato a quelle due ore. Molte mamme dotano i figli di cellulare così in ogni secondo possono chiedergli cosa stanno facendo … e non vado oltre.”

    Non mi sembra sensato valutare i rischi sanitari di uno strumento didattico in base al numero di ore di utilizzo in un singolo caso, in una singola scuola, e nel tempo presente (anno 2011)

    Credo invece che non bisognerebbe adottare, soprattutto nelle scuole elementari, uno strumento didattico che le autorità europee e le istituzioni sanitarie di riferimento definiscono un “potenziale pericolo” e “possibilmente cancerogeno”.

    “Tutto questo per chiedere a Daniele Murano: tutto bene quel che scrive ma lo fa per informare oppure è semplice strumentalizzazione politica per fare opposizione? a me sembra demagogia.”

    Da Il treccani:

    “demagogìa s. f. [dal gr. δημαγωγία; v. demagogo]. – In origine, genericam., arte di guidare il popolo; in seguito (già presso gli antichi Greci), la pratica politica tendente a ottenere il consenso delle masse lusingando le loro aspirazioni, spec. economiche, con promesse difficilmente realizzabili.”

    Vorrei sapere gentilmente in che modo questi pareri scientifici e queste informazioni possano lusingare le aspirazioni, spec. economiche, con promesse difficilmente realizzabili, delle masse.

    dm

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  6. Robertorossitesta scrive: “Peccato che da noi non ci sia pari sensibilità, né da parte delle istituzioni, né spiace dirlo, da parte degli utenti”

    Finché i decisori politici hanno lo sguardo rivolto soprattutto al presente (e quindi troppo attento alle ragioni della propria sopravvivenza) è difficile che facciano scelte eticamente responsabili cioè preoccupandosi anche di cosa accadrà dopo, di come andrà a finire. Perché il “principio di precauzione” spesso riguarda dei possibili pericoli che sono ben oltre la scadenza del mandato di un politico. E questo vale per le decisioni in materia di economia, di politica energetica, di sostenibilità ambientale. Un po’ per tutto, mi pare.

    Matteo Lara scrive: “In Italia abbiamo le lavagne coi gessetti e i libri di testo (vecchi). ”

    Bisogna mettersi d’accordo su cosa significa migliorare la scuola pubblica.
    Per esempio io sono tra quelli che non vedevano rischi sanitari legati alle risorse didattiche tagliate con la cosiddetta riforma Gelmini.
    Penso anche che il capitale speso per l’iniziativa “Scuole in wi-fi” rende in termini di consenso molto più degli stessi soldi spesi in altri modi meno visibili.

    Sabina: “a casa ho la connesione wi-fi, ma con la possibilità di accendere e spegnere il segnale”.

    Ci sono quelli che non soltanto non sanno spegnerlo, ma nemmeno sanno di averlo, perché la trasmissione viene attivata di default. Essere consapevoli significa conoscere il funzionamento, i vantaggi e anche i rischi di una cosa. Quanto al funzionamento, in generale siamo ormai a buon punto, i vantaggi sono evidenti a tutti. I rischi li conoscono in pochi. Non è strano che possano avere un’idea dei rischi solo quelli che hanno avuto dei danni dall’uso di questi strumenti (e sono parecchi) e quelli che conoscono la storia di quelli che hanno avuto dei danni?

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  7. Premetto che Brunetta e Gelmini dovrebbero essere (per tanti altri motivi) deportati sulla luna.
    Ma questo è ridicolo. Prima si accusano di mantenere la scuola a quella di cento anni fa poi gli si dice il wifi no perchè ammazza i bambini.
    Domanda. Ma chi contesta questa cosa, ha prima buttato nel secchio cellulari, modem, cordless, microonde, radio e televisore? Ha piombato pareti soffitto pavimenti e carrozzeria della macchina? Acquistato scafandri schermati per quando i propri figli vanno a scuola (se ce li manda…).
    Mi viene da vomitare, a difendere Brunetta & Gelmini, ma pare che per fare polemica politica si arrivi a buttare la propria dignità nel cesso…

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  8. Salve Daniele,
    chiedo scusa per il ritardo nella risposta ma il tempo, per me come per tutti, è limitato ma lungi da me l’idea di sottrarmi al dibattito. Spero di riuscire a risponderle senza fare politica ne polemica.
    Non mi sembra nel mio intervento di aver valutato i rischi sanitari in base al numero di ore e nel tempo presente. Se nello specifico faccio l’esempio delle due ore della scuola di mio figlio è solo per sottolineare che il fatto che una tecnologia esista e sia fruibile, non vuol dire che se ne debba abusare. Anche il concetto dell’uso consapevole, nel significato che lei afferma nel suo secondo commento e in fondo allo stesso, e sulla necessità della limitazione mi sembra di essere già stata chiara e concorde con lei e con altri commentatori. Qui vorrei solo dire che sicuramente i vantaggi sono certi e li conosciamo tutti e tutti ne beneficiamo ma non sono d’accordo sul fatto che non si conoscano i rischi. Io credo che quasi tutti ne conosciamo gli svantaggi reali in termini di salute perché, ringraziando il cielo, esiste la comunità scientifica che ci informa. Forse solo i bambini piccoli ne sono ignari, non conoscerli è fare lo struzzo perché così è più semplice. Le sembra una frase fatta? Può darsi, io mi occupo di economia e finanza e come tutti gli “economisti” tendo a razionalizzare ogni comportamento e a spiegarlo con il vantaggio più o meno economico che ne deriva. Mi spiego generalizzando il pensiero umano, ahimè, sempre fatalista. Io, ovvero l’uomo in senso generico, ha uno strumento, nello specifico il wi-fi, ne conosce vantaggi certi e svantaggi probabili, ovvero potrebbe essere “possibilmente cancerogeno”. Vuol dire che da una parte ho un’indubbia certezza (vantaggi) e dall’altra una probabilità (quella di ammalarmi di cancro per uso indiscriminato di una tecnologia probabilmente cancerogena), accade, di conseguenza, nel comportamento razionale, che si sia consapevoli o meno della razionalità, che si accetti il rischio con tutto ciò che ne consegue in termini di statistiche, calcoli, gioco probabilistico e via di seguito, che il lessico popolare sintetizza così: “chissà se capita a me?” oppure “e perché dovrebbe accadere a me?” o ancor peggio “ogni morte cerca la sua scusa”, pensando di scaricare il rischio sugli altri.. Con questo non voglio sembrare cinica ne fatalista, ho già scritto nel commento precedente che sono molto accorta a problemi sanitari attuali e futuri. Per meglio comprendere queste logiche economiche della nostra quotidianità vi rimando a un vero economista, Tim Harford, che scrive qui: http://www.timharford.com e vi cito anche un suo libro che vale la pena leggere: La logica nascosta della vita.
    Cito qui quella che in gergo si chiama “miopia politica” ovvero l’incapacità (ma io preferisco la mancanza di volontà) dei governi di andare oltre la previsione a cinque anni (anche che i governi italiani durino così a lungo e degna di calcolo probabilistico!) che lei dice essere legata alla scadenza del mandato e, concordo, ma vado oltre: abbiamo una classe politica “vecchia”, con tutto il rispetto per le persone anziane che apprezzo, amo e stimo ecc.. e che devono essere rivalutate e non solo prese in considerazione se sono politici. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che ci governano persone (e mi riferisco alla classe politica in genere) che anche volendo non possono avere un’ottica di lungo periodo, è geneticamente umano. Se ci aggiungiamo che a fronte della probabilità di ammalarsi di cancro per via della eccessiva esposizione a ciò che è oggetto della nostra discussione, non c’è che da sottolineare che, con i loro patrimoni, si sono assicurati le migliori cure anche per i bisnipoti nell’eventualità del verificarsi dell’evento nefasto … credo di non dover aggiungere altro.
    Tornando alla scuola e ai bambini, nel mio primo intervento ed è passato inosservato io chiedo: E’ vero il wi-fi nelle scuole espone i bambini ma quanto incide di più rispetto al’inquinamento a cui già sono esposti? e quale uso se ne farebbe? E da qui parte l’esempio che lei cita per dire che ho un atteggiamento limitato al “qui e ora”.
    Sappiamo tutti che i tagli alla spesa pubblica riguardano principalmente scuola e sanità, non voglio farvi lezioni di economia ma il Fisher vivente, afferma che è inevitabile, purtroppo, nei paesi occidentali, insomma un “guaio” certo. Sappiamo anche in che condizioni si trova la nostra scuola e torno alla scuola di mio figlio per fare un esempio. La connessione è già wi-fi, viene accesa al bisogno, in classe ci arriva via cavo e hanno un modem wi-fi. La certezza: i bambini sanno usare il pc meglio di me e non per chattare o giocare, in internet vanno e si informano, mio figlio è preparatissimo sui danni “tecnologici” nonché su inquinamento e quant’altro, sanno come migliorare il loro futuro e sono “vittima” di rimproveri continui se sbaglio sul riciclaggio, come di apprezzamenti per avergli insegnato l’uso limitato della tecnologia. Partecipano a progetti del comune e della comunità economica europea a loro destinati. Un’isola felice? No, i bagni sono sporchi tranne il primo mattino, perchè si taglia sulle spese di pulizia, sui cancellini, sulla carta igienica … devo andare avanti? L’intervento economico dei genitori, quando possibile, è essenziale. Ritorno alla domanda ignorata: a fronte dei vantaggi di ottenere fondi per l’utilizzo che spero attento della tecnologia (e penso che nel disegno di legge si tiene in conto) possiamo assumerci il rischio di esporre i nostri figli? Questi fondi arrivati a scuola possono essere in minima parte utilizzati per cancellini o quant’altro che manca? I fondi alla scuola rispetto a un calcolo di probabilità di ammalarsi sono un evento così negativo? E’ vero, aumento l’esposizione al rischio (probabile) dei miei figli di ammalarsi ma ha un senso se i miei figli sono lo stesso circondati da tutti questi fattori, purtroppo inevitabilmente, rispetto alla certezza di non avere fondi con tutto ciò che ne consegue? Certo che se nel disegno di legge è scritto che serve per cablare la scuola affinchè le maestre possano tutte dotarsi o essere dotate di ipad per andare su FB e tutti gli alunni di iphone perché mamma li segua sul “grande fratello scolastico” certo mi opporrei, anzi scenderei in piazza.

    “Credo invece che non bisognerebbe adottare, soprattutto nelle scuole elementari, uno strumento didattico che le autorità europee e le istituzioni sanitarie di riferimento definiscono un “potenziale pericolo” e “possibilmente cancerogeno”.”
    Le autorità europee e le istituzioni … utenti poco sensibili e istituzioni italiane poco sensibili anzi, nient’affatto sensibili … Vorrei ricordare che oltre quel che dice Matteo tali autorità e istituzioni di cui l’Italia, popolo e governanti, non tiene conto sono le stesse che producono rifiuti nucleari, “sicuramente cancerogeni” come dimostra la comunità scientifica, e la storia, e che la pattumiera nucleare dell’Europa siamo noi, il bel Paese. Nello specifico della Germania, la signora Merkel ha detto che entro il 2022 tutte le centrali nucleari saranno chiuse, 2022 non 2012, e fino ad allora e oltre ci ritroveremo con scorie nucleari nei sassi di Matera, al largo della Maddalena e non ricordo dove. Vogliamo poi parlare dell’emissioni gassose, pesticidi e quant’altro “sicuramente cancerogeni”. Se vogliamo bacchettare il governo e il popolo italiano per favore non puntiamo il dito su un disegno di legge per fondi destinati a qualcosa di “probabilmente cancerogeno” mentre facciamo silenzio su leggi che autorizzano ciò che già ci uccide. La comunità scientifica, di fronte alla quale mi inchino ma che ogni 20 o forse anche 10 cambia idea grazie all’osservazione dei casi sulla metà delle cose che dice, ci ricorda da anni che l’uso indiscriminato di ormoni, in particolare di estrogeni, è la principale causa di sviluppo dei tumori. Conoscete colture che non vengano “alimentate” con ormoni per crescere più belle, rigogliose, colorite (be’ no, questa spetta ai coloranti ed edulcoranti altre sostanze cancerogene!) e soprattutto in grandi quantità? Le istituzioni europee cosa consigliano? E gli Stati si attengono ai consigli? A parte l’Italia disobbediente e popolo di ultimi della classe (in senso ironico).
    Quando parlo di demagogia, non faccio riferimento alle raccomandazioni della comunità scientifica che tutti gli Stati dovrebbero tenere in maggiore considerazione e anche noi cittadini ma al suo articolo, teso a far vedere quanto sono cattivi la Gelmini e Brunetta, che per carità non voglio far diventare le fatine buone della salute e della cultura dei nostri bambini. Riporto il testo: “tutto bene quel che scrive ma lo fa per informare oppure è semplice strumentalizzazione politica per fare opposizione? A me sembra demagogia.” Purtroppo non riesco a sottolineare ma cerco di porre l’accento su alcune parole:
    – Tutto bene quel che scrive
    – Semplice strumentalizzazione politica.

    Devo ringraziarla, io sul suo sito ci sono andata e devo dire che molte delle cose che scrive le condivido a volte però … mi interrogo sulla bontà dello scopo.

    Non riesco ad accedere allo Zingarelli online, perché non sono iscritta e quindi non pago per leggerlo, però non ignoro il significato del termine e anzi vado a rinfrescare la preparazione: “Demagogia è un termine di origine greca (composto di demos, “popolo”, e ago, “condurre, trascinare”) che indica un comportamento politico che attraverso la retorica e false promesse vicine ai desideri del popolo mira ad accaparrarsi il suo favore. Spesso il demagogo fa leva su sentimenti irrazionali e bisogni sociali latenti, alimentando la paura o l’odio nei confronti dell’avversario politico o di minoranze utilizzate come “capro espiatorio”. (Wikipedia)
    “Degenerazione del concetto di democrazia, in cui si ricerca il consenso delle masse popolari puntando sull’emotività, i pregiudizi e le suggestioni, piuttosto che sulla razionalità delle soluzioni.” (Hoepli)
    “La demagogia è una tecnica politica che consiste nel cercare il consenso delle masse popolari eccitandone i sentimenti più irrazionali puntando sull’emotività e facendo leva su pregiudizi e suggestioni piuttosto che su argomentazioni logico-razionali.
    Comportamento politico che attraverso la retorica e false promesse in relazione ai desideri del popolo mira ad accaparrarsi il suo favore.
    Nel linguaggio politico antico demagogia indica una vera e propria forma di governo che, secondo Platone, Aristotele e Polibio, derivava da una degenerazione della democraziadestinata a tramutarsi in tirannide o in anarchia.” (parolaio.it)

    “Vorrei sapere gentilmente in che modo questi pareri scientifici e queste informazioni possano lusingare le aspirazioni, spec. economiche, con promesse difficilmente realizzabili, delle masse.” “La demagogia è una tecnica politica che consiste nel cercare il consenso delle masse popolari eccitandone i sentimenti più irrazionali puntando sull’emotività e facendo leva su pregiudizi e suggestioni piuttosto che su argomentazioni logico-razionali.”
    Procedo per assurdo, ma chissà se lo è poi davvero: ho un sito web, denuncio ciò che va male in questo paese (pienamente schierata dalla sua parte) e che potrebbe andar peggio, non lo faccio a caso, ciò che dico è autorevolmente documentato, ho dato un servizio alla comunità. Però, sempre con il discorso della logica nascosta della vita che ci dimostra come il nostro cervello abbia sempre un comportamento razionale, involontariamente, forse, cosa faccio? Il disobbediente, colui che bacchetta e informa il popolo dormiente (perché è vero la quasi totalità lo è o fa finta perché gli conviene), si parla di me, le visite al mio sito crescono, divento noto, magari scrivo un libro, oppure mi do alla politica (e da disobbediente ahimè diventeresti obbediente) e faccio una bella carriera, oppure no, la politica per carità! Oppure … chissà finisco al posto di Travaglio o di Santoro. Vuole che le quantifichi il vantaggio economico?

    Onestamente credevo che questo post avesse una cassa di risonanza più ampia e si aprisse un bel dibattito, il tema che lei affronta è uno dei più importanti, la salute e il futuro dei nostri figli, indipendentemente che se ne abbiano o meno. Ripeto che la ammiro perché almeno lei denuncia, è solo che lo scopo non so se sia veramente così puro, io credo che i puri di cuore siano solo i bambini abbastanza piccoli, e onestamente non ce l’ho con lei anzi la seguirò più da vicino, è solo che sono stanca di strumentalizzazioni politiche di ogni tipo e vedere che una bella mente come la sua ci possa cadere è un vero peccato.
    Le chiedo scusa se posso averla offesa e la ringrazio per avermi dato l’opportunità di parlare e anche straparlare considerata la lunghezza del commento.
    SM

    ps: spero di essere riuscita a spiegarmi

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  9. Penso sia utile rispondere a tutte le obiezioni.

    Paolo scrive:

    “Domanda. Ma chi contesta questa cosa, ha prima buttato nel secchio cellulari, modem, cordless, microonde, radio e televisore? Ha piombato pareti soffitto pavimenti e carrozzeria della macchina? Acquistato scafandri schermati per quando i propri figli vanno a scuola (se ce li manda…).

    Nella seconda parte dell’articolo, precisamente nel capitoletto che si intitola “Presunti danni dei campi elettromagnetici a radiofrequenza”, ho descritto la condizione delle persone elettrosensibili, che è esattamente quella spiegata da Paolo.
    Cioè ci sono alcune milioni di persone – fino al 3% secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità – che denunciano una ipersensibilità ai fenomeni elettromagnetici, e ritengono pertanto di non poter usare o di aver molta difficoltà a usare, appunto, microonde router wi-fi telefonini eccetera.
    Poiché è una percentuale di popolazione rilevante, non è insensato ipotizzare la presenza, tra i banchi di scuola, di soggetti elettrosensibili, a loro insaputa trovandosi nella fase della formazione. E poiché la sintomatologia non è precisa, la materia è controversa e non abbiamo sufficienti evidenze a riguardo, è sensato usare cautela, evitando quindi di esporre tutti indiscriminatamente a possibili agenti tossici e allergenici.
    Il problema della elettrosensibilità non ha nulla a che vedere con gli effetti cancerogeni della tecnologia wi-fi. Sono due rischi distinti. Li ho evidenziati entrambi.
    Chi conosce la situazione delle persone elettrosensibili, e come questa ipersensibilità sia di difficile diagnosi – perché i sintomi possono essere i più vari, disturbi cognitivi e comportamentali inclusi – capisce al volo il peso del rischio.
    Gli altri – compreso Paolo – devono semplicemente immaginarselo.

    “Mi viene da vomitare, a difendere Brunetta & Gelmini, ma pare che per fare polemica politica si arrivi a buttare la propria dignità nel cesso…”

    Non ho intenzione di fare “polemica politica”. Nel mio articolo non ho espresso giudizi. Ho riportato fatti, notizie, resoconti.

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  10. Rispondo al lungo e articolato commento di Stella Maria, riportando alcune affermazioni che mi sembrano imprecise oppure non corrette. Preferisco non articolare un discorso generico, ma replicare puntualmente.

    “Qui vorrei solo dire che sicuramente i vantaggi sono certi e li conosciamo tutti e tutti ne beneficiamo ma non sono d’accordo sul fatto che non si conoscano i rischi. Io credo che quasi tutti ne conosciamo gli svantaggi reali in termini di salute perché, ringraziando il cielo, esiste la comunità scientifica che ci informa.

    Non è corretto che “quasi tutti ne conoscano i rischi”. Per far si che tutti conoscano i rischi di un prodotto, è necessario che:
    a) nelle istruzioni del prodotto questi rischi siano scritti;
    b) gli organi d’informazione parlino di detti rischi.
    Ora, la condizione (a) sicuramente non sussiste. Per quanto riguarda la condizione (b), invito a considerare il numero di articoli pubblicati nei quotidiani nazionali che trattano il problema dell’elettrosensibilità. Io ho un’idea precisa. E chi ne ha un’idea precisa, sa che la condizione (b) non sussiste.
    Per questo non è corretto dire che “quasi tutti ne conoscano i rischi”.

    “Tornando alla scuola e ai bambini, nel mio primo intervento ed è passato inosservato io chiedo: E’ vero il wi-fi nelle scuole espone i bambini ma quanto incide di più rispetto al’inquinamento a cui già sono esposti? e quale uso se ne farebbe?

    L’intensità dell’onda elettromagnetica diminuisce come l’inverso del quadrato della distanza. La matematica non rende conto precisamente dei rischi, certo. Ma è sensato dire che il fondo di inquinamento elettromagnetico a cui tutti sono esposti, danneggia in misura parecchio inferiore rispetto all’emissione che deriva dall’uso ravvicinato di uno strumento emittente. Nella fattispecie: per un bambino stare immerso nell’inquinamento elettromagnetico è molto diverso che usare da vicino un dispositivo wi-fi.

    “Sappiamo tutti che i tagli alla spesa pubblica riguardano principalmente scuola e sanità, è inevitabile, purtroppo, nei paesi occidentali, insomma un ‘guaio’ certo.”

    Non ho scritto che nelle attività dei governi occidentali non sono contemplati dei “tagli”. Ho lasciato intendere che il punto è: quali risorse tagliare, quali invece sostenere.

    “E’ vero, aumento l’esposizione al rischio (probabile) dei miei figli di ammalarsi ma ha un senso se i miei figli sono lo stesso circondati da tutti questi fattori, purtroppo inevitabilmente, rispetto alla certezza di non avere fondi con tutto ciò che ne consegue?”

    Ha un senso. Ho risposto poche righe sopra. Un conto è il fondo di inquinamento elettromagnetico, altra cosa è l’esposizione ravvicinata.

    “tutto bene quel che scrive ma lo fa per informare oppure è semplice strumentalizzazione politica per fare opposizione? A me sembra demagogia.” Purtroppo non riesco a sottolineare ma cerco di porre l’accento su alcune parole:
    – Tutto bene quel che scrive
    – Semplice strumentalizzazione politica.

    A me queste due affermazioni sembrano contradditorie. A meno che non sia un “bene”, secondo Stella Maria, la “strumentalizzazione politica”.

    “La demagogia è una tecnica politica che consiste nel cercare il consenso delle masse popolari eccitandone i sentimenti più irrazionali puntando sull’emotività e facendo leva su pregiudizi e suggestioni piuttosto che su argomentazioni logico-razionali.”

    Ho riportato la definizione del Treccani per dire che il mio articolo è impopolare. Il comprensibile bisogno di sentirsi al sicuro, il senso profondo del ruolo materno e tante altre componenti irrazionali fanno sì che questi argomenti vengano spesso rigettati a priori, irrazionalmente. Vedi ad esempio il tono del commento precedente.

    “ è solo che lo scopo non so se sia veramente così puro, io credo che i puri di cuore siano solo i bambini abbastanza piccoli”

    Io non mi preoccuperei dell’interiorità, né della purezza dell’autore di un testo argomentativo. Mi preoccuperei della validità e della attendibilità dei dati che riporta, e della razionalità delle conclusioni a cui giunge.

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  11. Salve Daniele,
    quel che dovevo dire l’ho ampiamente detto, potrei fare un altro articolo lunghissimo ma a cosa servirebbe.
    Ogni punto che lei mi contesta o chiarisce, a sua volta aprirebbe un altro dibattito. Ci sono frasi che non possono essere considerate fuori del contesto integrale di più periodi, potremmo scendere addirittura, in questo modo, a fare l’analisi logica o grammaticale. Potremmo parlare per ore e ore di un argomento enormemente complesso. Come già detto altre 2 volte la ringrazio dell’informazione e del fatto che almeno lei denuncia e comunica il suo punto di vista. Sulla purezza dell’informazione, o meglio, dello scopo del’informazione rimango della mia opinione perchè, ahimè, le sue argomentazioni non mi inducono a riflettere su qualcosa di diverso, sul dovermi ricredere. Per tutto il resto io mi fermo qui e le auguro buon lavoro, anche di informazione alla comunità.
    SM

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  12. Credo che “un articolo lunghissimo” non sia utile quanto può esserlo far notare le ragioni per cui certe affermazioni ci sembrano scorrette.
    Se non potessimo isolare degli argomenti da un discorso “lunghissimo” e analizzarli con gli strumenti della logica, non sarebbe possibile esprimere pensieri razionali.
    E’ invece utile e sensato isolare degli argomenti di un discorso, per dimostrarne l’infondatezza o la contraddittorietà. E’ quel che ho fatto.
    Il “punto di vista” dei ragionatori è secondario: importano le ragioni e la possibilità di dimostrare che sono sensate e razionali.
    E le disquisizioni sullo “scopo dell’informazione”, o più precisamente sul motivo individuale e recondito che spinge una persona a voler dare certe informazioni, hanno a che fare più che altro con l’esercizio della telepatia.

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