Archivio mensile:giugno 2011

52. Date loro

da qui

Da questa prospettiva si vede tutta la città: le mura chiazzate come un formaggio andato a male, le case ammucchiate le une sulle altre come frammenti di un grande minestrone, la bottiglia di vino del campanile bianco, il gelato al limone della moschea di Omar.
E’ la prima volta che leggo qualcosa dal quaderno, una frase colta per caso, mi si è inchiodata nella mente. Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.32: Le epifanie del gatto. Marina Alberghini, “All’ombra del gatto nero”

Le epifanie del gatto. Marina Alberghini, All’ombra del gatto nero, Milano, Mursia, 2011

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di Giuseppe Panella*

Apparentemente il gatto nero e le sue vicissitudini non sembrerebbero il soggetto adatto per una ricostruzione così a vasto raggio della cultura occidentale (fa eccezione il bel saggio che ricostruisce Il grande massacro dei gatti, opera di Robert Darnton, un pregevole storico dell’Illuminismo che rievoca questo episodio realmente avvenuto a Parigi a metà del Settecento). Eppure Marina Alberghini è riuscita, attraverso una vertiginosa carrellata che parte dall’antico Egitto e finisce praticamente ai giorni nostri, a trasformare la figura del gatto in una sorta di magico psicopompo che accompagna gli uomini e la loro esistenza dagli albori della loro storia fino ad alcune delle sue manifestazioni più recenti. Continua a leggere

In horas

Segnalo il Festival di avanguardie artistiche interdisciplinari “In Horas” (Luserna San Givoanni, Torino), il 25 e il 26 giugno, nella cui cornice ci saranno dei reading e delle performance di musica elettronica di Luca “Kremo” Baroncinij, scrittore connettivista ed editore di Kipple Officina Libraria (nonché, al suo interno, co-curatore, con Sandro Battisti e Francesco Verso, della collana connettivista “Avatar”).

Il Tempo prende, il Tempo dà… Ivano Mugnaini, “Il Tempo salvato”

Il Tempo prende, il Tempo dà… Ivano Mugnaini, Il Tempo salvato, prefazione di Luigi Fontanella, Piacenza, Blu di Prussia, Editrice, 2010

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di Giuseppe Panella*

Posto sotto il segno salvifico di una citazione beckettiana (da En attendant Godot – p. 49), Il Tempo salvato di Ivano Mugnaini, scrittore pisano e già autore di molti testi in verso e in prosa, si confronta con la necessità di utilizzare il tempo che rimane della vita nella prospettiva di un suo riscatto mediante la poesia.

Considerare il Tempo come il nemico da sconfiggere durante la propria esistenza non è certo possibile ma non ci si può neppure affidare ad esso in modo totale, rinunciando a cercare una via di scampo o provare a gestirne l’angoscia e la sua prorompente volontà di azzerare ciò che è già accaduto confinandolo nell’oblio.

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51. L’elemento umano

da qui

Sono di nuovo qui, davanti a un quadro che ha il centro in un cerchio di fuoco, perché torna così spesso questa immagine? una striscia di sole circondata da nuvole al tramonto, con i raggi come braccia, o parole, le braccia e le parole di Yehochoua, che ora si tendono verso Magdalenne, cosa vedi sopra la città? Continua a leggere

Passaggi tra le righe caravaggesche di Mario Lunetta

di Antonino Contiliano

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Più il corpo è potente più la mente è libera.
Spinoza
Grande è il disordine sotto il cielo,
ma la situazione è ottima.
Mao

Leggere Invasione di campo. Proposte, rifiuti, utopie (Lithos, Roma 2002), e Depistaggi /fra critica e teoria (Onyx Editrice, Roma 2010) di Mario Lunetta – poligrafo lo dice Francesco Muzzioli che cura una nota a “Invasione di campo” – è come trovarsi, compagno “alieno”, davanti la devastante bellezza delle opere di Caravaggio: gli squarci lasciati dall’ascia della dialettica dello scontro tra luce ed ombra, i taglienti cromatici (variamente graduati e incrociati) che fanno terra bruciata, giustamente, di ogni camuffamento sublimante dei corpi offesi, quasi ai crocicchi dell’ingiuria, con tutto il peso e lo spessore della verità nuda della loro umana e terrena materialità.

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Donato Salzarulo, “Meteo”: le previsioni della poesia

Una lettura di Meteo di Andrea Zanzotto
di Donato Salzarulo

1. Innanzitutto il titolo. Tratto di filato dalle note rubriche televisive di previsioni del tempo. Ma anche ME-TEO, ME-DIO, conoscendo il presupposto teorico di base della ricerca zanzottiana che, a partire da La Beltà, istituisce il significante come produttore e depositario in proprio di senso. Evidente l’intento di instaurare un legame tra l’atto poetico e quello scientifico-conoscitivo del fare previsioni. Poesia come meteorologia, quindi. Come presa diretta, dal vivo, live delle alte e basse pressioni affettivo-sociali, dei loro nuclei di condensazione, della loro distribuzione, dei loro moti e precipitazioni. Continua a leggere

Non temere. Versi come consolazione : Poesie scelte di Hilde Domin

 

La voce della poetessa Hilde Domin (1909-2006) ci giunge da tempi remoti: versi apparentemente semplici, essenziali, colmi di esperienza vissuta. Poesie di vita e di morte, di gioia e di dolore che con un tono laconico, quasi sottovoce, girano intorno agli eterni temi della poesia.

La Domin, come lei stessa testimonia, è arrivata alla poesia quasi per caso. Infatti racconta di aver scritto i suoi primi versi subito dopo la morte della madre, quando si trovò in esilio insieme a suo marito – e grande amore della sua vita! – lo studioso e scrittore Erwin Walter Palm. Di origine ebraica, all’inizio della seconda guerra mondiale Domin aveva dovuto lasciato la Germania, trasferendosi dapprima in Inghilterra e, successivamente, nella Repubblica Domenicana, dove sarebbe vissuta per quattordici anni, prima di tornare in Germania nel 1954. Continua a leggere

La Multa

All’incrocio c’è la pantera della stradale con una preda fra le fauci. Mi fermo allo stop, con religioso scrupolo, e osservo.

L’incrocio in questione è di quelli strategici, più centro che periferia, ma nel cuore della città sembra improbabile che possano verificarsi grosse mancanze da parte degli automobilisti. Il traffico congestionato limita le follie di piloti in delirio di onnipotenza.

In questo punto tuttavia ci sono una pista ciclabile, a ostacoli, un senso di marcia obbligato, segnalato da una freccia bianca in campo azzurro nel tempo diventata invisibile agli esseri umani, una rotatoria che sembra stare antipatica ai più e che quindi viene di regola snobbata, e un passaggio a livello per trenini fantasma transitanti per gli stessi binari delle auto nelle ore di punta. Non bastasse, nel quartiere dimora stancamente la sede dell’azienda sanitaria locale, uffici e ambulatori. L’umanità sofferente e affaccendata ogni giorno si reca all’appuntamento con una burocrazia che, nel tentativo di essere generosa, spesso è solo kafkiana.

Insomma, volendo, qualcuno un’occasione di peccare, automobilisticamente parlando, la potrebbe sempre trovare. Continua a leggere

Anna Maria CURCI – Inciampi e marcapiano

“Non si può scrivere/per salvarsi l’anima./Lei, data per persa, passa avanti e canta” è scritto nell’esergo di Maria Luise Kaschnitz, che apre la raccolta di Anna Maria Curci “Inciampi e marcapiano” (Lietocolle, 2011); mentre di quest’ultima leggiamo: “Ormai soltanto questa m’è rimasta/la libertà del folle, del giullare./Col cranio raso o le trecce da rasta/non può, non sa far altro che cantare” (Narrenfreiheit). Non si scrive dunque “per salvarsi l’anima”; il poeta, come il folle, canta perché “non sa fare altro che cantare”. Continua a leggere

Presentazione de “Il bambino che sognava i cavalli”, di Pino Nazio

Alla biblioteca Liber di Roma, mercoledì 22 giugno alle 17,30 viene presentato il libro di Pino Nazio Il bambino che sognava i cavalli – 779 giorni ostaggio dei corleonesi (Sovera Edizioni)

Dal 7 giugno scorso il libro di Pino Nazio dedicato alla storia del piccolo Giuseppe Di Matteo, si può trovare anche nei 107 punti vendita dell’Unicoop Tirreno. Una iniziativa che risponde non tanto a una esigenza commerciale, quanto a quella di fornire un supporto alla diffusione di una storia drammatica e –per certi versi- dimenticata, come quella che ha avuto come protagonista un ragazzino di appena 13 anni. Anche per questo la sezione soci della Coop Laurentino ha organizzato una presentazione alla biblioteca Liber di Roma (supermercato Coop – via Laurentina, 748), mercoledì 22 giugno alle 17,30. Continua a leggere

Provocazione in forma d’apologo 200

Un giorno mi sveglio e trovo tutto di una perfezione eccessiva, altamente sospetta. Ne indago pertanto le cause, e in primo luogo constato che i colombi, che lordavano i balconi le strade le auto e contro cui si è combattuto vanamente a lungo, sono completamente scomparsi.
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Volontà, desiderio – di Franz Krauspenhaar

Vorrei essere il masso, il gradino e l’atlantica sedia,
il materasso, il divano tuo rosso e la ciliegia dei seni
scollinati dalle mani dei due bracci e braccioli sfiniti.
Vorrei essere di saliva sulla tua lingua, vorrei essere le tue mutandine, le tue scarpe, vorrei essere il tuo reggiseno
e le tue calze, per avvolgerti e salire fino allla tua femminilità, scavezzacollo, mistura e aria di nembi verso atlantico, e scortecciarle, e reggerne le foglie eterne. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.72: Il viaggio nel mondo eventuale. Menotti Galeotti, “Versi e racconti”

Il viaggio nel mondo eventuale. Menotti Galeotti, Versi e racconti, con un’ Introduzione di Rodolfo Tommasi, Firenze, Polistampa, 2010

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di Giuseppe Panella*

Scrive simpateticamente Franco Manescalchi nella quarta di copertina dell’ultimo libro congedaro da Galeotti che in esso prosa e poesia hanno l’identica trasparenza, la stessa tessitura:

«Indubbiamente, Galeotti conosce il segreto che guida, romanticamente, l’homo viator nel divenire spazio-temporale della sua identità. Ma non c’è mai, qui, una identificazione narcissica, perché il poeta è mosso e commosso dalla tensione montaliana del “più in là”. La dialettica dell’altrove e verso l’altrove trova dunque una sua “onesta declamazione” – per dirla con una cifra stilistica secondo-novecentesca – e il lettore viene felicemente coinvolto in tratti di meta-storia condivisa o condivisibile».

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50. Pietra

da qui

Sono davanti a una pietra rossastra su cui calano lampade eleganti, prepararono il corpo per la sepoltura in questo punto, due ceri a guardia su ambo i lati, non ho mai creduto a queste cose, sullo sfondo un’immagine in cui spicca l’oro fino del cielo, dicono ci siano gocce del suo sangue, Continua a leggere

C’era una volta il grande cinema italiano #5 – I bambini ci guardano

Questa pellicola è tratta dal romanzo Pricò (1924) di C.G. Viola. E’ la storia di un bambino di 7 anni che vive con i suoi occhi lucidi e disperati la storia del rapporto in crisi dei genitori. Il quinto film di De Sica, girato nel 1942, è il primo in cui il “Maestro” fa i conti non soltanto col “sociale” e con le ipocrisie del mondo della piccola borghesia, ma anche con la dimensione interiore dei personaggi. E’ la dimostrazione di come anche dal più banale soggetto si possano trarre spunti di grande cinema (o di grande letteratura). Difatti sarebbe potuto passare per un fotoromanzo, se non fosse per lo sguardo di Pricò (e per la cinepresa di De Sica che lo guida) che toglie la maschera a una pace e a un ordine soltanto apparenti. Inoltre segna l’inizio del sodalizio con Zavattini, e la mano dello sceneggiatore si vede, eccome. Continua a leggere

Perché la stupidità umana non torni più a pensare

(dall‘ individualismo all’etica della responsabilità)

di Adelio Valsecchi

Il nostro tempo è caratterizzato dal venir meno di criteri etici culturalmente condivisi.

La secolarizzazione che ha dilagato nel XX secolo, è l’erede fedele di un vorticoso cambiamento sociale, politico e culturale. Nel suo dinamismo ha travalicato quei valori che nel bene e nel male, hanno costituito i paradigmi della moderna civiltà, lasciando nell’uomo la malaugurata convinzione di essere misura di se stesso. Continua a leggere

L'”Italo Calvino” di Fabrizio Centofanti al Gabinetto Vieusseux

Lunedì 20 giugno, alle ore 15:30, a Palazzo Strozzi, in Sala Ferri, Via Strozzi 1, Firenze, si terrà un seminario del Centro Romantico del Gabinetto Vieusseux sul saggio di Fabrizio Centofanti “Italo Calvino – Una trascendenza mancata (ed. Clinamen, 2011). Introdurrà Giovanni Agnoloni e presenterà il Prof. Giuseppe Panella.

L’opera contiene un affascinante percorso alla scoperta del “limite” della razionalità calviniana, di quella “zona d’ombra”, o forse “di luce”, in cui la componente intuitiva e trascendente dell’essere umano sembra affacciarsi, minacciosa e insieme foriera di promesse. Un’interessantissima lettura in controluce, che il fondatore di “La Poesia e lo Spirito” conduce con un stile suadente e coinvolgente.

49. Ancora vino

da qui

C’è una bottiglia di vino su ogni tavolo, come fosse il segnale decisivo, come se il dolore richiedesse una forma cilindrica con l’etichetta bianca del Kadesh Barnea, quella chiara e rossa del Ramot Naftaly, la nera del Sirah Reserve. Shime’on, Nathane ed Eleazar riempiono il bicchiere come ci fosse un solo modo per vincere il timore che li invade sempre più, una nebbia fitta cala nel locale dalle pareti beige, dagli archi che separano i tavoli all’ingresso da quelli  interni, dove è possibile parlare con più riservatezza. Continua a leggere

La Qabbalǻh

Religioni senza frontiere

La Qabbalǻh

125 gradini per arrivare all’infinito

Di Mara Macrì

Presidente ACTA POPULI – Istituto di Comunicazione Ricerca e Giornalismo www.actapopuli.net

In Italia è conosciuta soprattutto per le clamorose conversioni di Madonna e Demi Moore, donne per le quali i giornali scandalistici hanno speso intere pagine, paragonando quest’antica conoscenza ad una sorta di scienza magico-esoterica distorcendone i contenuti. Continua a leggere