Tappa vomito n. 2


-Come ti senti?- mi fa la nostra Brunetta.
-Bene-, la prima bugia di oggi.
Del resto se tra poco starò male è solo colpa mia. Mia, e del gelato Coppa dei Campioni. L’hanno fatta bicolore, bianco e nero, panna e cioccolato. Forse è per via dei colori della nazionale tedesca, quella che quest’anno ha vinto i Mondiali. Peccato, che a me piaceva di più l’Olanda e quei cappelloni dei suoi giocatori.
La nostra Brunetta me l’ha detto, che mi avrebbe fatto male. Ma io no. A insistere che lo volevo, quando ci siamo fermati al bar della pompa, con la foto del gelato nel cartello di metallo sul frigo.
D’ora in poi, ne sono sicuro, la nostra Brunetta si volterà in continuazione per chiedermi come sto. Ed io, sul sedile di plastica rossa, con l’asciugamano pronto accanto, a tornare a mentire.
Adesso che il Pilota ha imboccato l’autostrada della Morte, il gelato inizia a girarmi sullo stomaco. Noi dentro la centoventotto blu. Fuori il sole a cuocere il tetto.
-Pensa a qualcos’altro- mi fa la Brunetta.
Ecco, me l’ha detto un’altra volta. Che poi mi ero già distratto per conto mio, senza bisogno che me lo ordinasse lei, tanto l’Autostrada della Morte di distrazioni ne offre un sacco.
Per esempio, guardare le macchine che ci sorpassano sulla sinistra. Che a noi ci superano proprio tutti, perfino le seicento sferraglianti, perfino le ottoecinquanta tinta caffelatte. Tanto lo so che il Pilota potrebbe correre forte, ma quando è con noi fa finta di andare come una lumaca, che se volesse li potrebbe superare tutti. Perchè quando non è con noi fa il Pilota, invece quando ci siamo noi, zio tachigrafo, mai che supera i cento.
Visto che devo pensare a qualcos’altro, ho trovato un nuovo passatempo. Studiare il tracciato della strada, i curvoni, i viadotti, le gallerie. Immagino come sarebbero, se fossero fatte di sabbia, come se questo tracciato dell’autostrada diventasse la nostra prossima piste di biglie. Non vedo l’ora di arrivare al mare, di entrare nella nostra spiaggia, i Bagni Pechini, per sperimentare qualche nuovo tracciato, magari tipo questo dell’autostrada.

-Come va?-
Va che lo stomaco inizia a girare come una lavatrice. Allora mi concentro ancora sulla strada. Guardo un curvone. Le barriere di ferro dipinto di bianco. Strizzo gli occhi e diventa una parabolica. Ancora. Un rettilineo. Il calore crea sull’asfalto strani giochi di luce. Sembra che sia coperto da un velo d’acqua. Penso ai nostri rettilinei di sabbia, con le formine riempite d’acqua e sprofondate in mezzo al tracciato, come trabocchetti. Dovevi fare attenzione a non farci cadere la biglia. Se ti capitava, stavi fermo un turno. Le barriere di reti arrugginite sul lato dei viadotti sono come le sponde di sabbia bagnata. Che per fare bene la pista, la prima cosa è bagnare bene la sabbia. Per non parlare della Grande Innovazione. Il passaggio dalla pista a forma di chiappe a quella scavata con il pallone.
L’anno scorso c’era il sacrificato. Nella banda dei nostri bagni toccava sempre a Gattominchia, il più piccolo, praticamente il nostro schiavo. Lo chiamavamo così perché ruzzava sulla spiaggia come un gatto. Lo facevamo sedere sulla sabbia con le gambe raccolte, e lo prendevamo per i piedi mentre lui si teneva con i polsi sotto le ginocchia. Lo trascinavamo fino a completare il tracciato. Solo che la pista veniva sempre un po’ gobba, con un rialzo in centro, come se fosse divisa in due corsie. E poi la mamma di Gattominchia si lamentava con le altre che doveva ogni giorno cambiargli il costume. Poi l’anno scorso è arrivata l’innovazione. La palla per fare i tracciati, levigati come budelli. Scavati compatti nella sabbia bagnata, con ogni possibilità di variante.
-Come stai?-
Sto che è meglio se non ci penso, allo stomaco.
Guardo da dietro la testa della nostra Brunetta. La paragono alla brunetta dei Ricchi e Poveri. Provo a ricordarmi quand’è che lei è diventata la nostra Brunetta.
E’ andata che un giorno tornò a casa disperata, perchè Magda, la sua pettinatrice, le aveva tagliato i capelli corti corti. Spalancò la porta di casa urlando che le avevano fatto la testa come una strega, mentre il Pilota era alle prese con la schedina del sabato pomeriggio. La nostra Brunetta fece di corsa tutto il corridoio ululando, e allora il Pilota, con gesto degno del Corsaro Nero, abbandonò le schedine e si lanciò a calmarla, dicendo che no, non sembrava per nulla una strega, piuttosto ora assomigliava alla brunetta dei Ricchi e Poveri. E placò la tempesta.
Certo che i Ricchi e Poveri sono proprio il mio gruppo preferito, anche se sono sicuro che tra loro litigano. Ad esempio, è chiaro che le due donne non si sopportano. La loro brunetta cerca sempre di dimostrare che canta meglio della bionda, e in effetti fa degli acuti niente male. Eppure i suoi strilli non sono niente in confronto con quelli della nostra Brunetta. Se la mandiamo al Festival di Sanremo, sono sicuro che vince, batte anche la loro brunetta. Con quanto urla.

-Come va?
Ora che sento salire il gomitolo di lana in fondo allo stomaco, mi sa che dovremo anticipare la nostra solita pausa vomito. E mi sa che non sarà l’ultima, di tappa vomito, prima di vedere il mare, prima di arrivare a Spotorno.
Devo assolutamente concentrarmi su qualcos’altro. Guardo ancora le macchine che ci sorpassano. Queste giardinette con lo sportello posteriore di legno, cariche di giochi da mare. Chissà se in fondo al baule c’è anche una retina con le biglie. E chissà che biglie ci saranno quest’anno.
L’autostrada sale e si arrampica sui primi pendii che dividono il Piemonte dalla Liguria e io li paragono al tipo di piste dell’anno scorso. Il fatto è che nella nostra spiaggia stretta abbiamo poco spazio per i rettilinei, dobbiamo sviluppare delle montagne.
Ecco un viadotto. Mi ricorda i ponti che facevamo l’anno scorso. Ponte semplice. Ponte con trabocchetto nel centro. Ponticello doppio, per piste fatte ad otto, con il tracciato che passa sopra e sotto il ponte di sabbia.
Adesso c’è una sfilza di gallerie. Le guardo e penso a quelle nostre, scavate nella sabbia. Ci vuole la tecnica per costruire le gallerie. Scavi alle due estremità della montagnola umida che hai provveduto a compattare con paletta. Frughi nella sua pancia, prima da una parte e poi dall’altro finche con il dito con fai crollare l’ultimo velo di sabbia che divide i due scavi. Penso anche alla costruzione di una pista. Per prima cosa, ci vogliono secchiellate d’acqua a bagnare la sabbia. E poi arare la sabbia con il pallone, che deve essere piccolo.

-Come va?-
E’ la terza volta che me lo chiede. Più me lo chiede e meno mi sento bene.Che poi, dopo la prima tappa vomito, andava già meglio. Adesso, invece, sta tornando a salire il gomitolo in gola. E non so più come distrarmi. Provo a guardare il paesaggio oltre il finestrino. Osservo i paesi in fondo a questi burroni. Sono posti con nomi strani, tipo Cengio, Millesimo, Cosseria. Ma che faccia può avere la gente che abita in questi paesi? Per me, anche la gente di questi posti ha delle facce strane. Più che altro tristi, che qui fa sempre brutto. Anche oggi, che in pianura era sereno, qui sui colli hanno la loro bella nuvoletta. Dall’alto del viadotto si vede questo paese schiacciato lì sul fondo, manco un campetto da calcio per i bambini, te li figuri tristi, che piangono. E mi prende un senso di nausea e di vertigine, a guardare giù sul fondovalle. Me li vedo tutti in preda alla malinconia, a lamentarsi che piove sempre. E disperarsi, battere i pugni per terra, che non hanno manco un campetto da calcio. E continuare a ripetere che malinconia a Cosseria, che malinconia a Cosseria, che malinconia a Cosseria. La nausea cresce. Ora il gomitolo sale troppo, ma devo resistere almeno fino all’autogrill.
-Stai bene?-
No, non sto per niente bene e sento che non ce la faccio più a trattenere il gomitolo nello stomaco. Dai cerca di tenere, che tra poco siamo all’Autogrill mi fa la nostra Brunetta e io resisto, resisto, resisto, finchè la centoventotto non imbocca la corsia del parcheggio, finchè la macchina non si ferma che adesso siamo tranquilli per la nostra tappa vomito n.2 e finalmente io posso buttar fuori ‘sto maledetto gomitolo nello stomaco.

Adesso che ho rigettato, ora che ho risciacquato l’acido dalla bocca, adesso che siamo all’autogrill posso dedicarmi al reparto giochi e vedere le retine con le biglie dei ciclisti, che sono proprio curioso quest’anno che ciclisti mi propongono.
Adesso non vedo l’ora di arrivare ai nostri bagni. Dalla passeggiata gli ombrelloni fanno come un arcobaleno di colori. Visti dall’alto, sono cerchi di colore aperti sopra il blu del mare. Gli ombrelloni dei nostri bagni sono bianchi e blu. Quelli accanto dei Premuda sono gialli. Quelli dei Colombo rossi. Hanno la scritta del bagno stampigliata sul telo delle sdraio.
Io tutti gli anni mi spello sulle spalle. Prendo il sole unicamente lì, dato che passo tutte le giornate chino sulle piste delle biglie.
Il mio regno è quel pezzo di spiaggia che sta in fondo, dietro l’ultima fila degli ombrelloni, prima della cabina. Il Pilota sta sempre sotto l’ombrellone, anche lui odia il mare, in questo mi assomiglia. Ogni tanto lo accompagno a fare il bagno. Il nostro è il modo di fare il bagno più ridicolo del mondo. Lui entra in acqua fino alla panza. Poi finge di buttarsi contro un’onda, ma facendo attenzione a restare dove si tocca. Se ne sta ancora un po’ lì, con le mani sui fianchi, a scrutare l’orizzonte. Poi va a farsi la doccia.
Anch’io comunque non mi avventuro mai al largo, che nuotare mi fa paura. Mi spiace solo che non mi posso vantare di arrivare fino alla boa. Sembra che con le bambine questo abbia molto successo. Io più che altro fingo di nuotare, restando attaccato alle corde. Io mi attacco alle corde mi tengo con le braccia e lascio andare le gambe così sembra che so nuotare.
Adesso che sto meglio, mi è venuta di nuovo voglia di sgranocchiare un gelato. Come uno di quelli che andavamo a prendere al bar dei bagni Colombo, avventurandoci in territorio nemico. L’anno scorso avevano i gelati Toseroni. Il mio preferito era lo zio Tom, fatto a forma di faccia con il cappello e un farfallino al collo; c’erano due lati, uno di panna e una di cioccolato, insomma gli stessi gusti della Coppa dei Campioni. Anche il Nembo Gel non era male, era come il volto di un Supereroe con la mascherina.
Spero che quest’anno mi lascino ancora giocare alle biglie. Spero di non essere troppo grande. Tanto lo so che prima o poi dovrò imparare a nuotare. Essere di quelli che si vantano di arrivare fino alla boa.
Sì, ho voglia di rivedere la spiaggia e il mare e i miei amici. Ma mi dispiace che questo viaggio con la Brunetta e il Pilota finisca. Non vorrei più uscire da questa macchina. Adesso che ci sono ancora più macchine intorno a noi. Anche se adesso, in fondo al rettilineo, sorgono le ciminiere a strisce bianche e rosse che annunciano Savona. E dietro, per la prima volta, compare quella sterminata cosa blu. Le due torri si alzano, diventano sempre più grandi, come due sentinelle del mare, intanto che apro il finestrino e annuso l’odore.

6 pensieri su “Tappa vomito n. 2

  1. Un flash, e tornano i ricordi di quando ero bambina, andando in vacanza proprio in Liguria, con il 1100 colore carta da zucchero…
    Mio padre mi portava a fare il bagno , anche fino alla boa – che non era poi così lontana-
    era bella quella semplicità
    se posso, in ricordo di mio padre

    "Mi piace"

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