101. Ora è già tardi

da qui

Ho bisogno di parlarti.
Le auto sono parcheggiate in fila indiana, di fronte alla banchina.
Ti ho vista sotto l’ulivo, con l’amico che hai ucciso.
Il transatlantico ha la ciminiera gialla e nera che sembra infilarsi nelle nuvole.
Vi siete accorti di quello che è successo?
Hadas ha gli occhi fissi sul muro della Knesset.
Sono arrivati alle soglie della città vecchia.
So che sei un veggente. Ma non è il motivo per cui ti sto cercando.
Non siamo ciechi, Hadas: un bagno di folla ha acclamato il nazareno.
A guardarla da qui, sembra un’aula d’università: se chiudi gli occhi, puoi scorgere il vecchio professore, la ragazza bionda che prende appunti a pochi centimetri da te.
Cosa vuoi, Avigail?
Dal parapetto si contempla la distesa infinita delle tombe.
Ce ne siamo accorti: il predicatore folle comincia ad avere troppi amici.
Non hai il coraggio di chiamarla: la vedi scrivere sul quadernone, vorresti decifrare le parole.
Sono confusa: non ho mai avuto scrupoli, neanche di fronte all’assassinio. Ora non so che mi succede.
I sepolcri sono tasti di un pianoforte immenso.
Ho istruito la squadra: il congegno dev’essere perfetto. Guai a commettere errori in questi casi.
Perché è così bella, e perché è capitata lì, vicino a te?
Yoh’anan e Nathane, invece, sanno bene che è successo. E anche il caro Gad.
C’è una donna che suona in mezzo ai tumuli: ha i capelli lunghi e un abito di foggia superata, che scopre una spalla.
Non sono convinto che sia la cosa giusta.
Dài, toccala col gomito, poi le chiedi scusa.
Yehochoua, ho bisogno di qualcosa, ma neanch’io so cosa stia cercando.
I capelli arrivano al fondo della schiena, scossi dalla luce che atterra di traverso.
Bravo, Tsion, ricomincia con gli scrupoli.
Ti segue con la coda dell’occhio, aspetta che le parli.
Non posso dirti che cosa devi fare: è il desiderio del cuore che ci spinge.
Il corpo dondola a un ritmo costante, come quello degli oranti al Muro Occidentale.
Non abbiamo tempo per pensare, ma uccidere quell’uomo è ingiusto anche per me.
Se ti sporgi, puoi vedere il seno che si affaccia dalla camicia azzurra.
Desidero qualcosa che non ho mai sperimentato: come dargli un nome o riconoscerlo?
Le mani spingono più forte, la tastiera le asseconda, come avesse un’anima.
Rabi, ci manchi solo tu: ci pensi a cosa può fare quella folla?
Si è mossa a bella posta, per lasciarsi guardare, per sentirti più eccitato?
 Ascolti il grido di Yoh’anan, l’urlo soffocato di Nathane?
Ora anche la testa si lancia indietro e torna avanti, come in un orgasmo.
Hai ragione, Hadas, ma basta per condannare un innocente?
Non ti accorgi che sorride, che scrive lentamente, anzi, si è fermata?
Mi stai facendo male, giri e rigiri il dito nella piaga.
Fa una sosta, guarda verso l’alto, inseguendo un’immagine, un’ombra che le sfugge.
Dobbiamo salvarci dalla rivoluzione e tu pensi alla sorte della singola persona.
Tra poco alzerà il capo, i vostri occhi s’incroceranno all’improvviso.
E’ il dolore che devi sentire: un dolore insopportabile, che bisogna avere il coraggio di guardare, per riuscire a liberarsene.
La spalla è nuda, il seno si allarga e si contrae.
Quanto tempo, abbiamo?
Ho capito, Yehochoua, tornerò.
La ragazza si gira lentamente.
Ora è già tardi.

34 pensieri su “101. Ora è già tardi

  1. “Se è tardi a trovarmi, insisti, se non ci sono in un posto, cerca in un altro, perché io son fermo da qualche parte ad aspettare te.”

    Walt Whitman

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  2. Le persone vengono nella nostra vita per una ragione…bisogna capire quale…molto spesso è perché vogliamo vedere realizzato un sogno.

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  3. “Non abbiamo tempo per pensare…Quanto tempo, abbiamo?…Ora è già tardi.”
    Ma il tempo di Dio è un’altra cosa…

    Avigal ancora una volta strumentalizzata per uccidere…ma forse riesce a distogliere qualcun altro dal proposito rinunciando alla salvezza della propria anima (per il momento)…

    Trovo bellissimo questo intreccio di destini incrociati fra Avigail e Yehochoua…molto calviniano

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  4. Basta un niente un nome una calligrafia
    perché ogni cuore ha una memoria tutta sua
    si vede sempre dove strappi via una pagina
    come ti fissa una fotografia di ieri
    la stagione delle piogge arriva qua
    alla stazione della mia malinconia
    e scende il tiepido acquazzone di una lacrima
    sull’ultima tua voce che ho in segreteria…

    Chiudo gli occhi e faccio buio dentro me
    e la mia mente è come il treno delle sei
    con cui ritorna a casa la tua cara immagine
    in un silenzio che non puoi far stare zitto

    Non è tanto questa fine tra noi due
    ma quanto quelle sue rovine dietro me
    e accanto ai passi con cui pesto ombre di nuvole
    quando esco a buttar via gli avanzi di poesie

    Mai più come te
    nessun’altra mai
    perché dopo te
    io sì che m’innamorai
    sempre più di te
    quanto fu non sai
    e anche senza te
    c’è qui la tua assenza ormai
    che amo come te

    E com’è sempre tardi per amare
    e l’amore è la pena da scontare
    per non volere stare soli
    e meglio è amare e perdere
    che vincere e non amare mai

    (C. Baglioni – Mai più come te)

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  5. A guardarla da qui, sembra un’aula d’università: se chiudi gli occhi, puoi scorgere il vecchio professore, la ragazza bionda che prende appunti a pochi centimetri da te.
    Non hai il coraggio di chiamarla: la vedi scrivere sul quadernone, vorresti decifrare le parole.
    Perché è così bella, e perché è capitata lì, vicino a te?
    Dài, toccala col gomito, poi le chiedi scusa.
    Ti segue con la coda dell’occhio, non aspetta altro che le parli.
    Non ti accorgi che sorride, che scrive lentamente, anzi, si è fermata?
    Tra poco alzerà il capo, i vostri occhi s’incroceranno all’improvviso.
    La ragazza si gira lentamente.
    – Ora è già tardi.

    Ora è già tardi ma è presto se tu te ne vai…

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  6. ORA E’ GIA’ TARDI

    Quando nasce un amore NON E’ MAI TROPPO TARDI
    scende come un bagliore da una stella che guardi
    e di stelle nel cuore ce ne sono miliardi
    quando nasce un amore, un amore.

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  7. Avigail é ancora una volta confusa e spaventata, non capisce che quello che sta cercando veramente é solo Ame e che il suo cuore sta cercando di aprirsi.
    C’é del buono anche in lei, come c’é del buono in tutti, basta scavare, guardare bene in fondo dritto fino alle sofferenze più nascoste, e finalmente liberarsi.

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  8. scusate, volevo scrivere Amore e non Ame…

    ed aggiungo che non é mai troppo tardi per iniziare ad amare, perché “la carità é paziente” e sa aspettare il momento giusto per ognuno di noi.

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  9. Il romanzo, ora giallo ora rosa, ora introspettivo ora erotico, adesso si fa socio-politico.

    Vite parallele di Avigail – recatasi da Y, perché desidera qualcosa che prima d’ora non aveva mai provato – ed i suoi. Nel contempo, infatti, HADAS (qui, figura simbolica che sta ad indicare il Movimento islamico costituzionale) ha gli occhi fissi sul muro della Knesset (il parlamento israeliano).
    Dopo l’ingresso trionfale di Y a Gerusalemme, meditano un attentato. Non c’è tempo da perdere, specialmente ora che Avigail sta dando segni di cedimento..

    – Vi siete accorti di quello che è successo?
    – Non siamo ciechi, Hadas: un bagno di folla ha acclamato il nazareno.
    – Ce ne siamo accorti: il predicatore folle comincia ad avere troppi amici.
    – Ho istruito la squadra: il congegno dev’essere perfetto. Guai a commettere errori in questi casi.
    – Bravo, Tsion, ricomincia con gli scrupoli.
    – Non abbiamo tempo per pensare, ma uccidere quell’uomo è ingiusto anche per me.
    – Hai ragione, Hadas, ma basta per condannare un innocente?
    – Dobbiamo salvarci dalla rivoluzione e tu pensi alla sorte della singola persona.
    – Quanto tempo abbiamo?
    – Ora è già tardi.

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  10. Spunti per il proseguimento del romanzo

    TSION Ben-Judah, detto anche “Sion”, è un personaggio della serie LEFT BEHIND , è un Ebreo , uno studioso rabbinica, e allievo di Chaim Rosenzweig .
    Ben-Judah è stato incaricato dal governo israeliano di intraprendere uno studio su come gli ebrei avrebbero riconosciuto il Messia al suo ritorno….

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  11. “Non ti accorgi che sorride, che scrive lentamente, anzi, si è fermata?”

    Il tempo non è nostro , non è una penna che abbiamo in mano e che possiamo decidere di usare o meno…

    “Per tutto un momento, per ogni evento un tempo sotto il cielo:
    tempo per generare e tempo per morire
    tempo per piantare e tempo per spiantare
    tempo per uccidere e tempo per sanare
    tempo per abbattere e tempo per costruire
    tempo per piangere e tempo per ridere
    tempo per far lutto e tempo per danzare
    tempo per scagliar pietre e tempo per raccogliere pietre
    tempo per abbracciare e tempo per respingere
    tempo per cercare e tempo per perdere
    tempo per custodire e tempo per buttare
    tempo per strappare e tempo per ricucire
    tempo per tacere e tempo per parlare
    tempo per amare e tempo per odiare
    tempo di guerra e tempo di pace”.

    Qoelet

    Qualcuno poi dona incessantemente il proprio tempo mettendolo a completo servizio degli altri proponendo continui time out di riflessione … ce n’è bisogno e non è mai abbastanza …

    Grazie (è poco ma la lingua italiana offre solo parole così).

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  12. -Non posso dirti che cosa devi fare: è il desiderio del cuore che ci spinge.

    Per trovare la strada giusta lungo il nostro cammino,è necessario ascoltare il proprio cuore,perchè in lui ci sono tutte le risposte.

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  13. La capacita’ di amare e la liberta’ di farlo sono doni insiti in ogni uomo, sta a noi ascoltare e alimentare quel desiderio. Accade a volte di non esserne capaci… Perché è così bella, e perché è capitata lì, vicino a te?…. Dài, toccala col gomito, poi le chiedi scusa…. Sicuramente anche in Hadas c’e’ il germe dell’amore che pero’ non e’ stato alimentato, Avigail e’ diversa, lei si e’ lasciata confondere dall’incontro con l’amore. Sono confusa: non ho mai avuto scrupoli, neanche di fronte all’assassinio. Ora non so che mi succede… Peccato pero’ che non sia abbastanza forte da riuscire a trascinare gli altri, ci vorrebbe del tempo ma – Ora è già tardi.

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  14. Spesso le nostre coscienze ci mormorano frasi che poi nascondiamo dentro di noi e ci sentiamo colpiti per come veniamo cambiati parole nascoste non escono mai. No, il tempo non torna più…. (F. Mannoia)

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  15. Il sapere delle cose della vita è frutto di lunghi patimenti, di lunga osservazione, che ad un tratto si condensa in un istante di lucida visione.
    Tale sapere si rivela dietro un’evento estremo, un fatto assoluto, come la morte di qualcuno, la malattia o la perdita di un amore.

    Maria Zambrano

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  16. Quando si mette per cosi dire :il dito nella piaga,si sente un grande dolore dentro l’anima.
    Ammettere di aver sbagliato,è difficile e tante volte si pensa che è ormai troppo tardi per chiedere perdono.
    Non è mai troppo tardi,se si trova il coraggio di farlo; ma prima dobbiamo riuscire a perdonare noi stessi ,se vogliamo essere perdonati dagli altri.
    Soltanto cosi ,potremmo sentirci liberi ed amati.

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  17. “E’ il dolore che devi sentire: un dolore insopportabile..”

    PRENDI IL MIO CUORE E PORTALO LONTANO

    Prendi il mio cuore
    e portalo lontano,
    dove nessuno ci conosce,
    dove il tempo non esiste ,
    dove possiamo incontrarci,
    senza etá e ricordi,
    senza passato.
    Con una luce che nasce all’orizzonte
    e un domani sereno e silenzioso.
    Prendi il mio sguardo
    e portalo lontano,
    dove possa vederti ogni giorno
    e darti mille baci
    e quindi’ cento
    e dartene altre mille
    e quindi cento
    quindi mille continui
    e quindi cento.
    Perché a me pare uguale agli dei,
    chi siede a te vicino
    e il dolce suono ascolta
    mentre parli, e ridi …amorosamente.
    Subito a me il cuore si agita in petto
    sol che appena ti veda,
    e la voce non esce.
    E la lingua si spezza.
    Un fuoco sottile sale rapido alla pelle,
    e gli occhi piú non vedono,
    e rombano le orrecchie,
    e tutto in sudore
    e tremante com’ erba patita scoloro.
    E morte non pare lontana a me,
    rapito di mente.

    Saffo

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  18. Ci sono cose che nascono con noi sono nella nostra natura e non ci accorgiamo dell’effetto che hanno sugli altri, non su tutti. Cosi’ e’ la sensualità, la capacita’ di sedurre a attrarre l’altro e anche quella di rispondere al richiamo dell’istinto anche sessuale. Dicono che sia l’antico gioco di preda e predatore, innato manon solo a volte coltivato e affinato nelle armi. L’istinto di uccidere e’ una di quelle altre cose che geneticamente ci si porta dentro ma c’ e’ che se ne astrae chi invece lo coltiva e diventa un’arma sempre carica a esplodere il suo colpo. Questo pero’ non fa venir meno la capacita’ di discernere il bene dal male e capire che non sempre il fine giustifica i mezzi soprattutto se c’ e’ di mezzo un innocente. Può accadere allora che qualcosa esploda in noi e l’accumulo di detriti e macerie diviene un peso insopportabile. Ci sono due esseri soli che conoscono il cuore fin in ogni anfratto più remoto e nascosto: se stessi e Dio. Il dolore allora e’ l’unica via per liberarsi, togliere gli strati di polvere sedimentati, i cumuli di rovine a mettere a nudo il muscolo perché Dio possa tornare a casa, fin in quell’angolo nascosto a tutti, aprire levfinestrecal mondo e dare pace. E’ come quando il tumulto dell’attrazione ci pervade fin nella più piccola cellula e liberarsi vuol dire assecondare l’istinto, il richiamo del corpo, guardare negli occhi chi ti siede accanto e non saper più resistere alla sensualità del fisico e dichiarerai, far entrare l’altro in noi. A quel punto il dado e’ tratto e non ci sono più vie per tornare indietro si può solo procedere in avanti a meno il prezzo non sia la vita, propria, la dannazione, o dell’altro, vittima innocente sacrificata sull’altare del controllo umano del potere.
    SM

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  19. Il tempo non torna ma c’è un tempo che arriva, fino all’ultimo respiro c’è un tempo che viene, fino a che abbiamo una goccia di sangue nelle vene c’è un tempo che aspetta di essere vissuto… e se abbiamo sbagliato, indugiato, atteso inutilmente, mancato l’istante e ci pare che il mondo sia crollato per la nostra distrazione o o per il tormento del cuore che non riesce a leggere la trama della vita… siamo vivi: c’è tempo, il tempo di dire: perdonami e quello per dire eccomi, finalmente, ci sono.

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  20. E’ il dolore che devi sentire: un dolore insopportabile, che bisogna avere il coraggio di guardare, per riuscire a liberarsene.

    Non sarà la fine del mondo se ho toccato il fondo…
    Capita di perdersi,di rimanere ancorati ad un dolore che ci morde l’anima…
    Poi ti rialzi,solo quando hai compreso che puoi farcela a cambiare,a vederlo sotto un’altra prospettiva
    e allora te ne puoi liberare.. per cominciare a vivere davvero..

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  21. Grazie F@R, condivido quello che hai scritto. Anche il tempo su questo blog e’ tempo per cambiare, migliorare.

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  22. Sono daccordo Raf, perdonare e mettere da parte il proprio orgoglio è il primo passo importante da fare, non solo per Avigail.

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  23. Ragazze, compratevi una tastiera USB 🙂
    Per l’ipad esiste addirittura una fodera che ne ha una inglobata!
    (ovviamente il mio tono è scherzoso :-)))

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  24. I dialoghi fra Hadas e Tsion ed Avigal e Yehochoua sembrano l’uno lo speculare negativo dell’altro, anche se in entrambi c’è la zona di chiaroscuro del dubbio (quello che forse potrebbe spingere qualcuno a dissociarsi ‘basta per condannare un innocente?’ o forse potrebbe dissuadere Avigail dal tornare da Yehochoua una seconda volta ‘Mi stai facendo male, giri e rigiri il dito’)

    Nel dialogo ‘della morte’, tra Hadas e Tsion:
    -Il tempo preme, è serrato, ‘ora è tardi’, non si può e non si vuole più pensare;
    -la vita dell’individuo viene dopo il fine ‘dobbiamo salvarci dalla rivoluzione e tu pensi alla sorte della singola persona’ (e forse, non a caso, Hadas e Tsion sono riferimenti a due movimenti radicali, estremisti, non progressisti);
    -i calcoli sono freddi e perfetti ‘il congegno dev’essere perfetto’

    Nel dialogo ‘della vita’, tra Avigail e Yehochoua:
    -C’è un tempo per maturare, ‘ho capito, Yehochoua, tornerò’
    -la vita dell’individuo viene posta al centro ‘Ascolti il grido di Yoh’anan, l’urlo soffocato di Nathane?’
    -‘la voglia di vivere e di amore è un sentire del cuore che si presenta inspiegabile, senza calcoli ‘Yehochoua, ho bisogno di qualcosa, ma neanch’io so cosa stia cercando’

    Avrei postato anche io ‘C’è tempo’ di Ivano Fossati. Buon segno, la lunghezza d’onda è simile:-)

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  25. – Non posso dirti che cosa devi fare: è il desiderio del cuore che ci spinge.

    Libertà, senza vincoli e obblighi, solo le parole del cuore, e magari si riesce ad ascoltare una voce mai sentita prima , una voce che sconvolge per la sua semplicità, rovescia gli equilibri, mostra quanto bella sia la vita un dono meraviglioso. Dunque, provare a capire quale sia la vera felicità, quella delle piccole cose, dei piccoli gesti, quella che spesso viene scambiata con una più effimera, che nel tempo ti abbandona e ti priva di ogni emozione, la felicità del potere

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