111. Tradimento

da qui

I tre quadri coi profeti danno sicurezza: nel bailamme di avvenimenti che incalzano senza un ordine preciso, ricordano che c’è un filo da tenere fra le dita, una logica tenue da non abbandonare.
Dicono ci sia un appello degli insorti su un canale privato.
Quando?
 Adesso.
E’ strano vedere Shlomstione sullo schermo: gli occhi di vetro azzurro sembrano bucare l’apparecchio, le labbra si aprono e chiudono come le porte di un’alcova.
Pensare alle strade, ai pavimenti, alle pietre calpestate dal Mashiah.
Amici, cittadini del mondo, operai, contadini, marinai.
Si potrebbe immaginare come fosse allora quella casa, l’angolo di muro.
Siamo a una svolta storica. Gli ultimi baluardi della conservazione, del potere cieco, della tirannia economica e politica, stanno cedendo di fronte alla coscienza chiara che la democrazia è una necessità vitale.
E’ una marcia incantata nelle viscere misteriose di Yerushalayim.
I mezzi di comunicazione consentono al grido degli ultimi di raggiungere gli angoli più oscuri della terra.
Una caverna enorme, dove gli uomini sono insetti che esplorano guardinghi il territorio.
E’ il momento di dire basta ai regimi autoritari, a chi ha creduto di poter imbavagliare la stampa e la voce della gente.
La cittadella di Davide è un ordito di pietre che ha visto i fasti e le miserie della storia.
E’ l’ora in cui dobbiamo smascherare gli interessi delle potenze nazionali, i retroscena degli affari equivoci, le collusioni con le agenzie mondiali della criminalità.
Com’era ai tempi del Mashiah? E’ possibile contemplare il mondo come apparve ai suoi occhi, venti secoli fa?
Bisogna inalberare i valori della solidarietà e della cultura, appropriarsi delle leve della finanza e dell’industria, perché non siano più preda di sciacalli senza scrupoli.
Ammirare il tempio di Erode, le grandi scalinate, lo splendore accecante dell’architettura.
– Scrivere la parola fine in calce ai compromessi coi governi corrotti, liberare le energie fresche di generazioni che credono nelle potenzialità nascoste della storia.
Ci sarà un motivo se la vita del Mashiah si è dipanata in queste strade, in queste piazze, se ha compiuto miracoli proprio alle piscine di Siloah o Betzaetà.
Contraddire gli allarmismi di chi agita lo spauracchio del fanatismo religioso per soffocare l’anelito irrinunciabile alla libertà.
Ci sarà una ragione se il Mashiah è stato ebreo, se la città, oggi, è sepolta nel ventre della terra e non è quella dei muri e dei reticolati, delle perquisizioni e dei check point.
Ma, soprattutto, bisogna finirla con chi predica la misericordia e propone le armi della pace, del perdono, con chi prende a pretesto termini insulsi come amore per frenare gli ideali democratici. Bisogna finirla con Yehochoua, anche se i moti li ha ispirati lui. Riprendiamoci la rivoluzione!
Distruggerò il tempio e lo ricostruirò in tre giorni.
Papà, che vuol dire tradimento?
Figlio, è quando senti una cosa e ne racconti un’altra.

16 pensieri su “111. Tradimento

  1. Interessante caro Fabry, pone delle domande.

    E poi sono qui al pc che sto ricopiando un testo lungo scritto a penna, e attivo i video che hai messo nei vari post, uno dopo l’altro. Una bella colonna sonora di classica, grazie.

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  2. “Papà, che vuol dire tradimento?
    Figlio, è quando senti una cosa e ne racconti un’altra.”

    La parola tradimento di solito fa venire in mente almeno due persone: il tradito e colui che tradisce…il tradimento peggiore però credo sia quello fatto a se stessi ogni volta che il nostro cuore ci dice cose diverse da quelle che vogliamo raccontarci…

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  3. “c’è un filo da tenere fra le dita”

    Oltre il filo della logica da non abbandonare, ce n’è anche un altro, fatto di “perle di campagna, di legno scuro, da contare lentramente, dieci alla volta, fino alla fine del mondo” (Non superare le dosi consigliate – ed.Effatà)

    Shlomstione sullo schermo:…la democrazia è una necessità vitale…E’ il momento di dire basta ai regimi autoritari…Bisogna inalberare i valori della solidarietà e della cultura…Bisogna finirla con Yehochoua, anche se i moti li ha ispirati lui.”
    Papà, che vuol dire tradimento?
    Figlio, è quando senti una cosa e ne racconti un’altra.

    “… e in questa primavera l’Europa cambierà / la gente è più sincera / la pace arriverà …”

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  4. Il cuore non mente appunto…di seguito il bellissimo salmo cantato dal coro di M.Frisina

    “Effonde il mio cuore liete parole,
    io canto al re il mio poema.”

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  5. “Scrivere la parola fine ”

    La parola fine, mi da un senso di smarrimento e di vuoto….tutto ciò che pensavi fosse un tuo punto di forza svanisce con questa parola….è come se mancasse la spinta andare avanti; un attimo prima avevi tutto fra le mani ed un attimo dopo sei a mani vuote.

    Con la crocifissione di Gesù hanno cercato in tutti i modi di mettere la parola fine ed “archiviare” il caso ma….

    “Le tue mani son piene di fiori
    dove li portavi, fratello mio?
    Li portavo alla tomba di Cristo
    ma l’ho trovata vuota, sorella mia.”

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  6. “le labbra si aprono e chiudono come le porte di un’alcova.”

    “Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: «Quello che bacerò, è lui”
    Marco 14

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  7. “Le possibilità di perversione del cuore umano sono davvero molto.
    L’unico modo di ovviare ad esse consiste nel non coltivare una visione delle cose soltanto individualistica, autonoma, ma al contrario nel mettersi sempre e di nuovo dalla parte di Gesù, assumendo il suo punto di vista.”
    Papa Benedetto XVI

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  8. E comunque, essere traditi fa male…
    Umanamente, è difficile, se non impossibile, perdonare un tradimento e dimenticarlo per ricominciare dall’inizio, come se non fosse mai accaduto.
    E’ difficile soprattutto se non è un tradimento fisico, ma se ad essere traditi sono i sentimenti più intimi, le idee ed i principi sui quali abbiamo fondato tutta la nostra vita.
    Un tradimento così profondo porterebbe a perdere la speranza e la fiducia negli altri, a chiudersi in sè stessi: solo la dolcezza e la “carezza” di un Amore che va al di là delle nostre capacità e delle nostre forze, può sanare una ferita tanto profonda.

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  9. Com’era ai tempi del Mashiah? E’ possibile contemplare il mondo come apparve ai suoi occhi, venti secoli fa?

    Già, com’era? Non rimane che lasciar correre la fantasia guidata dall’aiuto dei libri di storia o dal vangelo, da tutte le ricostruzioni tentate dall’uomo per dare un significato all’unico evento conosciuto in tutto il mondo e all’unico messaggio che non si è riusciti a stravolgere e seppellire sotto le rovine della storia, come la vecchia Yerushalayim, sepolta nel ventre della terra.
    Ma pur cambiando lo sfondo, la scenografia e i costumi non è difficile credere che la trama fosse la stessa, quella di oggi fatta di lotte di potere, egoismi, oligarchia, ricchezza mal distribuita e via di seguito. Sono cambiati i mezzi di comunicazione, non c’era internet e la bomba atomica, armi capaci di uccidere più persone contemporaneamente, ne veleni chimici e guerre biologiche, ma c’erano veleni potenti, crudeltà di spada contro spada, torture e flagellazioni le cui immagini rievocate non sono meno cruente di quelle che appaiono in tv.
    Di secolo in secolo è cambiata la cornice ma il quadro è lo stesso come lo stesso è il particolare che cattura lo sguardo, rimane negli occhi incurante del tempo che passa senza perdere il suo splendore e la sua capacità di fissarsi nel cuore e sulle labbra di chi lo riesce a vedere: il messaggio del Mashiah. Quell’unico particolare che da un senso alla vita e alimenta la speranza di salvezza: Gesù.
    Quando quel particolare, Signore, diventerà così importante e visibile per tutti fino ad essere l’intero quadro?
    SM

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  10. Si, è possibile contemplare il mondo come apparve a Lui venti secoli fa, tu mi insegni che basta capovolgere il punto di vista o di osservazione per avere la visione di Dio delle cose e degli uomini. Se fossimo capaci di fare questo allora vedremmo il mondo come 20 secoli fa e come ancor oggi Lui lo vede.
    Quando Signore, i nostri occhi si apriranno e saranno capaci di vedere come vedi Tu?
    SM

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  11. Pensare alle strade, ai pavimenti, alle pietre calpestate dal Mashiah.
    Si potrebbe immaginare come fosse allora quella casa, l’angolo di muro.
    E’ una marcia incantata nelle viscere misteriose di Yerushalayim.

    La fine della storia – da Non superare le dosi consigliate (F. Centofanti)
    Arrivammo di giorno e trovammo una spessa coltre di terra, o di sabbia, che copriva tutto. Cominciammo a scavare, augurandoci di trovare qualcosa di riconoscibile, di resistente alle ingiurie del tempo. La prima scoperta fu un’aula che ricordava gli antichi teatri greco-romani, ma gli scranni erano in legno. Estraemmo un biglietto…. c’era scritto Ordine del giorno del Parlamento…. si potevano ricostruire alcuni termini: immunità/impunità; immigrazione… Qualche centinaio di metri oltre, dissotterrammo una specie di tempio; ricuperammo un minuscolo foglietto…. si leggeva, faticosamente, poveri, coraggio, fedeltà. Nel mondo sepolto da un cataclisma inesorabile, solo alcune parole tenevano duro, contendevano tenacemente con la fine della storia.

    Si può provare a tradire, stravolgere, seppellire il messaggio di amore, misericordia e pace, ma sarà inutile finché ci sanno uomini disposti a scavare faticosamente e tenacemente.

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  12. Quando, si viene traditi per un amore o per un ideale, ci sentiamo comunque feriti nell’animo.
    Il difficile in questo caso è perdonare chi si è veramente pentito.
    Per poterci riuscire dovremmo amare come Gesù, infatti ogni volta che gli chiediamo scusa(dopo avergli voltato le spalle) lui ci perdona,perchè siamo stati ingannati da una luce che non era la sua.

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  13. nel bailamme di avvenimenti che incalzano senza un ordine preciso, ricordano che c’è un filo da tenere fra le dita, una logica tenue da non abbandonare.

    Chissà se esiste una logica nelle cose, nei fatti, negli eventi, o se il filo che si dipana è nelle nostre mani e siamo noi a doverlo intrecciare nel modo migliore, perché la storia, la nostra e quella del mondo, abbia finalmente un senso?
    Se il destino non è già scritto e siamo liberi possiamo distruggere o costruire, essere fedeli o tradire, anche noi stessi, e non possiamo non scegliere

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