Appunti poetici su un luglio trascorso nelle terre del Giarolo

Articolo e foto di Marco Grassano (da AlibiOnline, dove sono disponibili anche altre immagini dell’autore)

Come da’ nudi sassi
dello scabro Apennino
a un campo verde che lontan sorrida
volge gli occhi bramoso il pellegrino…

Giacomo Leopardi, Il pensiero dominante

9 LUGLIO
Quando la sera scende, il Giarolo è livido (vinoso) contro il cielo, che, da azzurro pallido a perpendicolo, si fa di un bianco spento, opaco – come le masoniti “recuperate” nelle opere di Anselmo Carrea – sopra la montagna, con lievi toni rosei sulla “costa” (il crinale tra la nostra vallata del Curone-Museglia-Arzuola e la val Borbera) a destra, mentre, sopra di essa, la luna brilla a metà sagoma. Le cicale continuano a frinire ritmicamente nel bosco inerpicato sopra casa, alle mie spalle. Poco prima, il sole tramontante dietro il Castello (che da qui non si vede) deve essere stato intercettato da piccole nubi, che gli hanno fatto proiettare in direzione della montagna come delle strisce di luce più scura, o dei fasci di ombra smorta.
Il cielo sul Giarolo diventa via via di un grigio bluastro, con una nuvolettina dalle sfumature bianche quasi alla fine del versante destro, più a destra di Pallavicino. Poi una nuvolettina ancor più piccola, ancora più a destra, tende a proseguire il suo movimento su quella linea. E poi non la si vede più. L’altra, invece, rimane al suo posto. Le cicale, in cima, man mano che si fa buio, si zittiscono. Se ne sente ancora una sugli alberi in basso, a bordo strada. Nel frattempo si sono accese le luci di Bregni e, su, di Pallavicino. Quindi tace anche l’ultima cicala e nell’aria sempre più fosca cominciano a scuotere i loro crotali, tutt’attorno, i grilli (ma forse, con questo verso da danza sudamericana, si tratta di un’altra specie di ortotteri, probabilmente le cavallette). E comincia a farsi sentire l’assiolo. La nuvoletta a destra di Pallavicino è ancora là, ma ora si stenta a vederla, nel crepuscolo. La luna è leggermente alonata, come se in alto indugiasse una vaga foschia. Poi, dallo zillare simile a uno scrollìo di maracas, si distaccano i primi cri-cri. Col buio, una ulteriore nuvoletta compare sopra la cima del Giarolo. Iniziano a palpitare fitte le lucciole, soprattutto verso l’alto, nel bosco di alberelli che si arrampica lungo la rupe: mi piace vederlo sfavillare tutto della loro mobile presenza. L’assiolo prende a inserirsi periodicamente fra i crotali delle cavallette e i sonagli dei grilli. Si odono cani abbaiare in lontananza e belati di pecore salire dal fondovalle, come in una stereofonia avvolgente.

14 LUGLIO
La luna, più paffuta, incombe sul Giarolo, smaltando di glassa pallida e sottile le superfici sporgenti, mentre quelle non raggiunte dal suo tocco impalpabile sprofondano in un opaco fuligginoso. Sembra di assistere alla traduzione materiale di un notturno greco, o leopardiano:

“Come quando nel cielo intorno alla luna lucente
brillano ardendo le stelle, se l’aria è priva di vento,
si distinguono tutte le balze, le vette dei monti
e le valli, nel cielo s’è franto l’etere immenso,
tutti si scoprono gli astri, e s’allieta in cuor suo il pastore…”

(Omero, Iliade, VIII)

“Le stelle intorno alla bella luna
nascondono il volto luminoso
quando, piena, molto sfavilla
sopra la terra…
… argentea…”
….
“Come quando il sole scompare
e la luna dalle dita di rosa
vince tutte le stelle,
la sua luce sfiora
il mare salato
e insieme i campi screziati di fiori,
gocciola la rugiada gentile,
germogliano rose
e i cerfogli teneri
e il meliloto fiorente.”

(Saffo)

“Dormono le cime dei monti e le gole,
i picchi e i dirupi,
le selve e gli animali, quanti ne nutre la nera terra,
le fiere montane e la famiglia delle api,
i pesci nel profondo del mare purpureo;
dormono le stirpi degli uccelli dalle lunghe ali.”
(Alcmane)

“Quale in notte solinga
sovra campagne inargentate ed acque,
la ‘ve zefiro aleggia,
e mille vaghi aspetti
e ingannevoli obbietti
fingon l’ombre lontane
infra l’onde tranquille
e rami e siepi e collinette e ville…”

“O graziosa luna, io mi rammento
che, or volge l’anno, sovra questo colle
io venia pien d’angoscia a rimirarti:
e tu pendevi allor su quella selva
siccome or fai, che tutta la rischiari…”

“Dolce e chiara è la notte e senza vento,
e queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
posa la luna, e di lontan rivela
serena ogni montagna…”

(Leopardi)

(Ma anche Emily Dickinson ha saputo dire la sua in proposito:
“Leggera s’avanzò una stella d’oro
al suo appartamento sontuoso –
la luna sciolse il cappello d’argento
dal suo volto lustrale –
e la sera s’accese dolcemente
tutta di luci come un’aula astrale –
Padre, io dissi al Cielo,
sei puntuale”).

29 LUGLIO
Poco prima delle sette del mattino, una nuvola – residua dell’abbozzo di temporale che minacciava ieri sera – impasta il paesaggio da metà monte verso destra, risalendo il declivio steso da Bregni fino alla “costa” e impigliandosi, come un velo sottile e diffuminante, negli alberi della parte di crinale sopra Vigana. Lungo la strada per San Sebastiano, altri straccetti umidi e nebulosi indugiano molli, flaccidamente abbandonati negli incavi; attraversandoli, appaiono grigi, a dispetto del sole che già li colpisce.
Alla sera, dopo che nel pomeriggio il temporale si è scaricato davvero, in due violente riprese – intervallate da un’apertura di arcobaleno – che hanno appannato le valli di acqua polverizzata, il Giarolo si disegna purpureo, violaceo e sempre più livido, analogamente alle nuvolette appena sopra di esso, che danno l’illusione ottica di toccarlo e che paiono brandelli di una cartina al tornasole messa a contatto con un ambiente basico – da rosa diventano bluastre, sempre di più, fino ad esserlo del tutto. Sotto il lividore della montagna si afferma però un verde cupo, lussuoso, come di una pineta in rigoglio, con gli ultimi, tenui bagliori rossastri che indugiano nelle aree prive di alberi a sinistra, sopra le stalle di Giarolo, e nelle chiazze tufacee emergenti, qua e là, più in basso. Le piogge di quest’estate anomala mantengono il paesaggio ricco di tonalità del verde (con aree marroni nei pochi punti in cui la terra è stata arata: in basso e, a destra, sul crinale).
Il cielo è di un bianco inerte tinto di rosa, soprattutto a destra: un rosa antico, lo definirei. Poi il rosa inizia a logorarsi, divorato dall’azzurro grigiastro che prepara il buio. E poi l’intera montagna appare toccata da un prolungato residuo di luminosità, e lo riflette verso un cielo ora tutto grigiazzurro. La vegetazione si direbbe emani barlumi di verde e di rossastro: finemente intrecciati, ma non mescolati in un colore ibrido; uniformi, ma distinguibili, come per veli (o strati) sovrapposti. Mentre l’oscurità alla fine si chiude, mi torna improvviso il ricordo dei pali del telefono che domenica scorsa (24 luglio), passeggiando sulla stradina del crinale, ho udito ronzare nel vento, come un motore lontano o uno sciame di imenotteri…
Marco Grassano

Note “geografiche”:
Il Giarolo è un monte, ma Giarolo è anche un paesino (frazione di Montacuto) sulle sue pendici. Pallavicino, Bregni e Vigana sono frazioni (rispettivamente, di Cantalupo Ligure la prima e di Dernice le altre due) della zona. San Sebastiano è, naturalmente, San Sebastiano Curone.

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