112. Il sicomoro

da qui

Dall’orto degli ulivi si scorge la distesa bianca delle tombe, la città dei morti, invidiabile per il silenzio intangibile e sovrano, l’atmosfera di accordo, di rispetto, come se solo la fine potesse abbattere il muro dell’orgoglio, la tensione infinita di vendette e antagonismi.
Pagare o non pagare? E’ giusto che il peso della crisi ricada su quelli che non possono difendersi? La gente si rivolge a noi, c’interpella per scegliere una linea di condotta.
Oltre le tombe ci sono gli alberi, la terra, la natura che palpita e respira, la città delle linfe e della resina, degli insetti e della polvere, che condivide con il cimitero l’agitarsi frenetico dei vermi, il logorio del tempo che attorciglia i tronchi, strappa le foglie dai rami all’apparire dell’autunno.
Dovremmo chiedere a Yehochoua.
Oltre la zona verde c’è la città dei vivi, il pullulare di case, vicoli, negozi, uomini e donne che rosicchiano dall’osso della vita un brandello di armonia, un’ombra incerta di felicità.
Non essere ingenuo, Matityahou, l’hai preso per un economista? Lui s’intende di spirito, la finanza è nostra.
Solo dall’orto degli ulivi si può avere la visione esatta degli strati della vita, dell’inizio e la fine delle cose.
Non mi piacciono le separazioni: l’uomo completo ha un’idea sul mondo nella sua interezza.
I tronchi contorti suggeriscono che nell’inizio c’è la fine e la fine è un nuovo inizio.
Dobbiamo agire, Andreas. Bisogna cogliere il momento opportuno della storia, la presa di coscienza dei giovani, che vogliono toccare con mano il rovesciamento delle sorti promesso dai profeti.
Qui si concentra l’energia che si propaga alla distesa dei sepolcri, alla cinta di alberi, al brulichio della città.
Non hai torto, Yehouda: il rischio è che i potenti della terra si coalizzino per troncare sul nascere l’emergere del nuovo.
E’ come il cartello sul Nebo che indica la direzione per Gericho, Ramallah, Hebron, il Mare Morto.
Ben detto, Yaacov, è l’ora dell’azione. Ricordi cosa disse il Mashiah? Chi ha un mantello, lo venda, e si compri una spada.
Come il Muro Occidentale, che contiene la mappa di tutti i desideri.
Ma disse anche: rimetti la spada nel fodero.
Come Qubbet-es- Sakra, nei cui mosaici si può leggere l’ordito di ogni sogno.
Shime’on, sei più realista del re. Dicono che il Mashiah preparasse la rivolta nelle ultime ore della vita. Allora fallì, e noi dobbiamo riprendere l’impresa, portarla finalmente a termine.
Come il sicomoro su cui salì Zaccai, imparando che per alzarsi in volo bisogna scendere nel cuore della terra.

22 pensieri su “112. Il sicomoro

  1. – Dobbiamo agire, Andreas.

    L’unica cosa saggia da fare è scendere subito dal sicomoro della nostra vita.
    Siamo tutti appollaiati sul nostro albero, arroccati sulle nostre sicurezze, eretti in alto sopra le nostre superbie, perché siamo piccoli di cuore.
    Dobbiamo accettare la nostra piccolezza ed umilmente scendere.
    E rimetterci in piedi solo quando l’Amore entrerà nella nostra casa, nel nostro cuore.
    Solo allora sarà possibile la salvezza del mondo, “il rovesciamento delle sorti promesso dai profeti”.

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  2. Quando sali in alto per guardare e non è con gli occhi che vuoi vedere ma con il cuore…vuoi capire la situazione, vuoi conoscere chi o cosa hai difronte;
    quando l’impegno a salire porta con se questi sentimenti, la conoscenza viene a noi;

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  3. “Non essere ingenuo, Matityahou, l’hai preso per un economista? Lui s’intende di spirito, la finanza è nostra.
    ……….
    – Non mi piacciono le separazioni: l’uomo completo ha un’idea sul mondo nella sua interezza.”

    “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.”
    Mt. 6

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  4. “Oltre le tombe …la natura che palpita e respira, ….., che condivide con il cimitero l’agitarsi frenetico dei vermi”

    “Un uomo può pescare con il verme che ha mangiato un re e mangiare il pesce che ha mangiato quel verme.”

    William Shakespeare

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  5. “Oltre la zona verde c’è la città dei vivi, il pullulare di case, vicoli, negozi, uomini e donne che rosicchiano dall’osso della vita un brandello di armonia, un’ombra incerta di felicità.”

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  6. …nell’inizio c’è la fine e la fine è un nuovo inizio.

    Quando tutto sembra ormai perduto ,non significa che si è arrivati alla fine del nostro cammino; ma soltanto di un breve periodo, soprattutto se si vuole ricominciare a vivere una nuova vita,riconoscendo gli errori che abbiamo commesso.

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  7. “dobbiamo riprendere l’impresa, portarla finalmente a termine.”

    ROTOLA I DADI

    Se vuoi provarci,
    fallo fino in fondo.
    Altrimenti non iniziare.
    Se vuoi provarci,
    fallo fino in fondo.
    Ciò potrebbe significare
    perdere ragazze, mogli,
    parenti, lavori
    e forse la tua mente.
    Fallo fino in fondo.
    Potrebbe significare
    non mangiare per 3 o 4 giorni,
    potrebbe significare
    gelare in una panchina nel parco,
    potrebbe voler dire prigione,
    potrebbe voler dire derisione,
    scherno, isolamento.
    L’isolamento è il regalo.
    Tutti gli altri sono
    per te una prova della tua resistenza,
    di quanto realmente desideri farlo.
    E lo farai,
    nonostante il rifiuto
    e le peggiori avversità.
    E sarà meglio di qualsiasi altra cosa
    tu possa immaginare.
    Se vuoi provarci,
    fallo fino in fondo,
    non ci sono altre sensazioni
    come questa.
    Sarai solo con gli dei
    e le notti
    arderanno tra le fiamme.
    Fallo.
    Fallo.
    Fallo.
    Fino in fondo.
    Fino in fondo.
    Guiderai la vita fino alla
    risata perfetta.
    È l’unico buon combattimento che c’è.

    (Charles Bukowski)

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  8. ‘’La città dei morti

    La città delle linfe e della resina

    La città dei vivi

    Solo dall’orto degli ulivi si può avere la visione esatta degli strati della vita, dell’inizio e la fine delle cose’’

    L’orto degli ulivi è il punto di vista di una ricerca che si è innalzata e completata, che è diventata amore per l’uomo e la natura e che vede le tre città come strati del ‘’mondo nella sua interezza ‘’ e continuità

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  9. Ci può essere amore senza giustizia ? Portare a termine ciò che Lui ha iniziato è il rovesciamento di questo nostro modo di vivere, fondato, appunto, sull’ingiustizia.

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  10. E’ come il cartello sul Nebo che indica la direzione per Gericho, Ramallah, Hebron, il Mare Morto.

    Le direzioni sono tante e a volte ci vorrebbe veramente un cartello per indicarti la via ma non c’è mai, non rimane che affidarsi completamente, imboccare la strada e andare fino in fondo, rischiando a volte di sbagliare e non poter tornare indietro. Ciò che conta, spesso, è procedere in “direzione ostinata e contraria” come fece il Mashiah, la direzione di Dio.
    SM

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  11. – Dovremmo chiedere a Yehochoua.
    – Non essere ingenuo, Matityahou, l’hai preso per un economista? Lui s’intende di spirito, la finanza è nostra.
    – Non mi piacciono le separazioni: l’uomo completo ha un’idea sul mondo nella sua interezza.
    – Dobbiamo agire, Andreas…

    Matteo, Giuda, Simone/Pietro, Andrea e Giacomo si interrogano sul come agire, come rispondere agli interrogativi che la gente pone loro. Cercano risposte a fatti di vita concreta: ecco perché la religione è anche politica, economia; determina scelte ben precise, nel dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio.
    Allora come ora, i discepoli di Gesù sono chiamati ad essere “sale della terra e luce del mondo” per dare sapore ed illuminare la vita propria e altrui.

    «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli».

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  12. -…nell’inizio c’è la fine e la fine è un nuovo inizio.

    Due amanti felici fanno un solo pane,
    una sola goccia di luna nell’erba,
    lascian camminando due ombre che s’unisco,
    lasciano un solo sole vuoto in un letto.
     
    Di tutte le verità scelsero il giorno:
    non s’uccisero con fili, ma con un aroma
    e non spezzarono la pace né le parole.
    E’ la felicità una torre trasparente.
     
    L’aria, il vino vanno coi due amanti,
    gli regala la notte i suoi petali felici,
    hanno diritto a tutti i garofani.
     
    Due amanti felici non hanno fine né morte,
    nascono e muoiono più volte vivendo,
    hanno l’eternità della natura.

    (P. Neruda)

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  13. Come il sicomoro su cui salì Zaccai, imparando che per alzarsi in volo bisogna scendere nel cuore della terra.

    «Non sono profeta io né figlio di profeta; io sono mandriano e incisore di
    sicomori. Il Signore mi prese da dietro il gregge, e il Signore disse a me: Va’,
    profetizza al popolo mio Israele» (Am.,7,15)

    Il sicomoro è uno dei simboli che preferisco:
    sicomoro=shiqmàh=ficus sycomorus= albero che può arrivare fino a 15 mt di altezza i cui rami bassi arrivano fino a terra(così il basso Zaccai non ebbe difficoltà ad arrampicarsi), sempreverde dal fogliame folto fa molta ombra, per questo veniva piantato lungo le strade; i suoi frutti sono simili ai fichi ma più piccoli e meno pregiati a meno che non li si incida in un momento preciso della maturazione, allora diventano più grandi e succosi.
    Ecco cosa fa un incisore di sicomori: osserva la maturazione e sa quando è il tempo di incidere il frutto perché divenga buono da mangiare. Più precisamente il frutto va punto, allora, forse, per incidere nella storia non servono rivoluzioni rumorose ma gesti capaci di penetrare a fondo nella vita per far emergere il buono che c’è e deve crescere e maturare.
    (S. Basilio diceva qualcosa del genere:-)

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  14. Nella mitologia egizia, il sicomoro era un albero consacrato alla dea Hator, detta anche la “Signora del sicomoro”. Simbolo di immortalità, serviva per consolidare il terreno e il suo legno era usato per la fabbricazione dei sarcofagi.

    Quello con Zaccheo e’ l’ultimo incontro che Gesù fa con una persona particolare prima della sua Passione. Il racconto è parallelo a quello della guarigione del cieco (Lc 18,35-43), avvenuta prima che entrasse a Gerico. Adesso invece Gesù sta attraversando la città, nota per i suoi peccati.
    Zaccheo, il cui significato è “il puro”, è un ebreo che ha una posizione privilegiata rispetto agli altri: a servizio dei romani è un riscossore delle tasse. La reazione che ha la folla sembra essere simile a quella della chiamata di Levi/Matteo, evidentemente entrambi non godevano buona stima.
    Zaccheo non è curioso di vedere Gesù, ma vuole conoscerlo, desidera incontrarlo, ma a causa della sua condizione è costretto a mettersi su un albero, forse per farsi notare da Gesù, ma anche per evitare che la folla lo linciasse.
    (Il Sicomoro è la pianta che permette a Zaccheo – questo piccolo esattore – di andare oltre, di vedere meglio Gesù e di convertirsi, è lo strumento di un progetto di conversione. I frutti del Sicomoro – in greco gelso che produce fichi – così come le foglie, possiedono un notevole valore.)
    Anche Gesù, desidera incontrarlo, egli stesso dirà che è venuto a cercare chi era perduto.
    L’uno cerca l’altro, ma tra Zaccheo e Gesù c’è la folla, cioè c’è un contesto sociale, politico, morale: Zaccheo è un escluso, tutto e tutti lo separano da Gesù.
    Il suo rango sociale, lo spingerebbe ad essere più riservato e invece ha come una forza interiore che lo spinge a comportarsi come un bimbo.
    Chiamato da Gesù si affretta a scendere dall’albero. Qualcuno, e proprio colui che desiderava incontrare, adesso lo sta chiamando per nome.
    La misericordia di Dio accorcia e sopprime le distanze.
    La richiesta di Gesù non è sorprendente ma scandalosa non solo per i farisei ma per tutta la folla: il Santo di Dio sceglie la casa di un pubblico peccatore, l’amico dei poveri va ad abitare nella casa di un ricco.
    Zaccheo fa esperienza dell’amore gratuito di Dio e pare deciso a mettere ordine nella sua vita.
    Incontrare Dio vuol dire trasformazione di pensiero, di modo di vivere. Zaccheo sceglie di ripagare il danno arrecato secondo il diritto romano. Non cambia professione, ma è esplicito nel far intendere che da oggi il suo lavoro lo svolgerà onestamente.
    La parola OGGI, nel vangelo di Luca è caratteristica. Indica l’attualità della salvezza e la necessaria sollecitudine a non lasciarsi sfuggire l’occasione.
    La casa non indica tanto le mura, quanto tutta la famiglia di Zaccheo.
    L’espressione Figlio di Abramo, vuole intendere che la salvezza promessa ad Abramo consiste nella adesione a Cristo Gesù. E’ Gesù che ristabilisce, ridà la dignità a Zaccheo come ad ogni uomo.

    [10]il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

    Questo versetto rimanda all’ultimo annuncio della Passione (Lc 18,31) che i discepoli non avevano compreso. Adesso gli apostoli iniziano a comprendere qualcosa del grande mistero che avvolge Gesù di Nazareth. Egli accetterà di perdere la sua dignità, la sua vita, come un maledetto, per salvare i peccatori.

    (Non è farina del mio sacco, ma reminiscenze della lectio divina di don Fabrizio)

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  15. “il rischio è che i potenti della terra si coalizzino per troncare sul nascere l’emergere del nuovo.”

    FORSE IL CUORE

    Sprofonderà l’odore acre dei tigli
    nella notte di pioggia. Sarà vano
    il tempo della gioia, la sua furia,
    quel suo morso di fulmine che schianta.
    Rimane appena aperta l’indolenza,
    il ricordo d’un gesto, d’una sillaba,
    ma come d’un volo lento d’uccelli
    fra vapori di nebbia. E ancora attendi,
    non so che cosa, mia sperduta; forse
    un’ora che decida, che richiami
    il principio o la fine: uguale sorte,
    ormai. Qui nero il fumo degli incendi
    secca ancora la gola. Se lo puoi,
    dimentica quel sapore di zolfo,
    e la paura. Le parole ci stancano,
    risalgono da un’acqua lapidata;
    forse il cuore ci resta, forse il cuore…

    S.Quasimodo

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  16. Dicono che il Mashiah preparasse la rivolta nelle ultime ore della vita. Allora fallì, e noi dobbiamo riprendere l’impresa, portarla finalmente a termine.

    Difficile comprendere la logica di chi ha elevato l’amore al punto più alto.
    “Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?”
    “Tutto è compiuto”

    Dostoevskij, commentando le grida di scherno di quanti sfidavano Gesù a scendere dalla croce, scriveva: “Ma tu non scendesti dalla croce perché, una volta di più, non volevi asservire l’uomo con il miracolo e avevi sete di fede libera, non fondata sul prodigio. Avevi sete di un amore libero, e non dei servili entusiasmi dello schiavo davanti alla potenza che l’ha per sempre riempito di terrore”.

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  17. Come il sicomoro su cui salì Zaccai, imparando che per alzarsi in volo bisogna scendere nel cuore della terra.

    Sporcarsi le mani, compromettersi, affrontando tutti i rischi del caso, prestare braccia e fatica per portare la croce di chi soffre, accettare l’altro quale che sia, bello o brutto, perché ognuno di noi ha bisogno del prossimo; dunque provare ad avere fiducia di chi abbiamo vicino, per vivere una libertà che ci permette di sentire quella voce che in quel momento ci sta chiamando, proprio con il nostro nome

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