114. Un suo segreto

da qui

La conferenza virtuale ha qualcosa di piacevole, forse perché l’interlocutore è un ologramma inoffensivo, il volume si può alzare e abbassare a seconda delle voci in causa ed è sempre  possibile azionare il tasto dello spegnimento.
Dobbiamo tirare le somme del discorso.
Le possibilità sono due: eliminarlo o metterlo a tacere.
I giovani suonano al mercato: c’è il sassofono, il banjo, la chitarra. La gente intorno li fotografa col cellulare.
Le sue parole hanno riempito il mondo; è sempre più gravoso far valere i princìpi, tenere a bada le popolazioni, soprattutto i poveri, che non hanno niente da perdere in queste congiunture.
Il problema è il veleno che inocula: le gerarchie che cercano il potere, la ricchezza, i donativi e il loro utilizzo poco cristallino; ci vuole poco a screditare una classe dirigente.
La musica è ritmata; il suonatore di sassofono ha un cespuglio di capelli al vento e baffi d’altri tempi.
Sta sollevando un’ondata di fanatismo inaccettabile; mette in crisi il possesso della terra, denuncia la violenza legittima, indispensabile per la disciplina.
Il solito vizio dell’interpretazione letterale: beati i poveri, gli ultimi saranno primi, non chiamate nessuno padre o maestro. Non capisce che la teologia ha smontato questi equivoci, ha ricondotto la dottrina a un programma realizzabile?
Un omone trasporta un vassoio di pane sulla testa calva; due fidanzati si guardano intorno sgranocchiando un cono.
All’inizio sembrava un personaggio folcloristico: poi la folla ha cominciato a prenderlo sul serio, a tradurre il messaggio nell’attualità, ficcando il naso dappertutto per trovare imbrogli e privilegi.
Ci mette in ridicolo; critica il fasto delle liturgie, la mania delle adunate oceaniche, l’intrusione nella politica e nell’economia.
Un guida istruisce un crocchio di persone sulla cucina tipica, promettendo assaggi e voluttà, col fascino del pifferaio magico di Hamelin.
Se tutto fosse finito in un corteo, avremmo potuto sorvolare: ma si formano circoli, organizzano riunioni, studiano piani per attuare le sue idee.
La nostra forza si basa sul consenso, sugli slogan: se il fronte si sgretola, rischiamo di sparire in men che non si dica.
La bancarelle è piena di cipolle, zucchine, peperoni. Un ragazzo solleva in alto un pesce fresco di almeno mezzo metro.
Stiamo organizzando una rete di media che discrediti la sua predicazione: vogliamo darne l’immagine di un imbonitore da fiera di paese.
Forse non basta: i poveri hanno trovato il loro paladino, vogliono andare fino in fondo, a costo di rimetterci la vita.
Il suk dai mille prodotti è lo specchio delle etnie, le voci, le culture di una città senza confini.
Dobbiamo coinvolgere tv, radio, quotidiani: ogni mezzo allineato deve lanciare un messaggio di disprezzo per l’impostore e i suoi discepoli.
Ci mancherebbe che mandasse tutto all’aria, dopo venti secoli di lotte e di fatiche.
Tutti i cibi del mondo approdano a questa baraonda, come se il piatto ideale spuntasse quando ognuno ha proposto un suo ingrediente, un segreto che sboccia solo se viene condiviso.

19 pensieri su “114. Un suo segreto

  1. – … un segreto che sboccia solo se viene condiviso.

    “.. E ti prendono in giro
    se continui a cercarla
    ma non darti per vinto perché
    chi ci ha già rinunciato
    e ti ride alle spalle
    forse è ancora più pazzo di te”

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  2. – Le sue parole hanno riempito il mondo; è sempre più gravoso far valere i princìpi, tenere a bada le popolazioni, soprattutto i poveri, che non hanno niente da perdere in queste congiunture.

    Le “povertà”….sono viste come corpi estranei in un sistema dove vige un’ideologia del benessere… ecco perchè spesso si è portati a stendere un velo di silenzio,un’incapacità sostanziale della nostra emotività..di essere solidali,attenti a recepire i messaggi fondamentali che ci consentirebbero innenzitutto di riconoscere le “nostre” povertà,e divulgare parole di speranza,carità e amore trà tutti gli uomini..

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  3. -Stiamo organizzando una rete di media che discrediti la sua predicazione……

    Basta poco per poter screditare una persona, anche una parola di troppo e per la gente non sei più quello di prima.
    E’ proprio in queste circostanze che la nostra Fede viene messa alla prova.
    Quando ascolti un’altra verità ,devi poter continuare la tua strada seguendo un unica rotta, senza farti influenzare dalle altre persone.
    Tutto questo è difficile da affrontare ,soprattutto quando hai tutti contro , ma non è impossibile.

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  4. Il suk dai mille prodotti è lo specchio delle etnie, le voci, le culture di una città senza confini.
    Tutti i cibi del mondo approdano a questa baraonda, come se il piatto ideale spuntasse quando ognuno ha proposto un suo ingrediente, un segreto che sboccia solo se viene condiviso.

    Proposte dal mondo, in un mercato pieno di essenze e colori
    Società multietnica, la nostra, anch’essa ricca di essenze e colori, nella quale, però, si fa fatica a convivere; difficile è accettare e condividere lo spazio fisico, interessi e abitudini socio-culturali differenti non sempre si integrano con i nostri, anzi, invece di arricchirne la formazione personale, molte volte, diventano barriere indesiderate, destinate ad essere scavalcate,o, ancor peggio, ignorate.
    Eppure, i nostri cibi nazionali, spesso, sono insaporiti da spezie e aromi ‘extracomunitari’ che, guarda un po’, sono necessari per rendere unico e insuperabile il sapore della pietanza cucinata

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  5. “La conferenza virtuale ha qualcosa di piacevole, forse perché l’interlocutore è un ologramma inoffensivo, il volume si può alzare e abbassare a seconda delle voci in causa ed è sempre possibile azionare il tasto dello spegnimento.
    – Dobbiamo tirare le somme del discorso.”

    E’verissimo; anche quando guardiamo gli avvenimenti al tg, sembra tutto inoffensivo, non ci riguarda e, peggio ancora, è possibile azionare il tasto dello spegnimento…
    Questo può succedere anche quando l’interlocutore ci è davanti in carne ed ossa, non solo nel mondo virtuale; allora è necessario rendersi conto del dolore che viene trasmesso ai nostri occhi, condividerlo con il cuore, imparare a “tirare le somme del discorso”, perché si può abbassare il volume dell’apparecchio non quello della voce interiore.

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  6. “Non capisce che la teologia ha smontato questi equivoci, ha ricondotto la dottrina a un programma realizzabile?”

    A proposito di utopie realizzabili…

    Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza.

    “I have a dream”
    (di Martin Luter King)

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  7. Il suk dai mille prodotti è lo specchio delle etnie, le voci, le culture di una città senza confini.

    Che bello questo accostamento tra cucina e comunità: anche attraverso la condivisione del cibo passa l’Amore.
    Mi viene in mente un film che mette in luce questo concetto, con tavole imbandite di rigogliosa frutta (ma non solo) e con un gioco di luce alla Caravaggio che irrompe nella quotidianità anestetizzata…

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  8. – Dobbiamo coinvolgere tv, radio, quotidiani: ogni mezzo allineato deve lanciare un messaggio di disprezzo per l’impostore e i suoi discepoli.

    Ancora sul potere dei media:

    “Che cosa fanno i media?
    Mostrano la realtà, raccontano i fatti reali.
    Ma solo porzioni di realtà, alcuni fatti selezionati con cura.
    E’ come se illuminassero con uno spot – il sottile e potente faro di luce – soltanto quei dettagli, lasciando nella penombra o nel buio totale tutto il resto; a forza di mostrarci solo quelli potremmo finire per convincerci che in quel fascio di luce sia racchiusa tutta la verità.
    Perchè solo ciò che viene mostrato dai media, in particolare dalla televisione, esiste davvero.
    I media, o meglio la televisione, “medium principe”, non mostrano i fatti ma sono loro a crearli: video, ergo sum!
    I media sono dunque protagonisti assoluti e indiscussi delle ondate di panico…
    Se non siete criticamente abili, ci cascate.”
    (Umberto Folena)

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  9. “Tutti i cibi del mondo approdano a questa baraonda, come se il piatto ideale spuntasse quando ognuno ha proposto un suo ingrediente, un segreto che sboccia solo se viene condiviso.”

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  10. “La nostra forza si basa sul consenso, sugli slogan”

    Slogan deriva dal gaelico sluagh-ghairm, composto da sluagh (“nemico”) e ghairm (“urlo”), e originariamente significava “grido di guerra”.

    La cosa si commenta da se.

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  11. – “Le sue parole hanno riempito il mondo; è sempre più gravoso far valere i princìpi, tenere a bada le popolazioni, soprattutto i poveri, che non hanno niente da perdere in queste congiunture.”

    Salmo118,8
    “Más vale refugiarse en el Señor que confiar en los poderosos”

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  12. LA RICETTA DELL’AMORE

    INGREDIENTI:

    1 bocca e 2 orecchie, per ascoltare il doppio e parlare la metà
    2 occhi, per guardare ovunque sempre e immediatamente
    1 testa e 2 mani, perchè con più forza tu possa scoprire e reggere, prendere e lasciare, accarezzare e parlare, invece di blaterare
    1 petto forte e 2 gambe svelte, per seguire i suoi passi in giro per il mondo senza stancarti, e per avvolgere e proteggere, come in un nido antico.
    1 sogno e 2 parole, perchè puoi dire solo: ti amo, il resto è da vivere.
    1 fede e 2 scusa, perchè sai già che non sei perfetto e dovrai perdonare di più
    1 indice e 4 dita, perchè ricordi che quando accusi, 3 altre dita sono rivolte verso te, e un altro verso il perdono.
    1 noi e 1 vita, perchè ricordi che il noi è più di ‘io’ e più di ‘tu’, ma per viverlo basta 1 sola vita.
    1 verbo per 1 cuore e 1 testa, perchè ‘credere’ è l’unico verbo che mette d’accordo la testa e il cuore.

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  13. All’inizio sembrava un personaggio folcloristico: poi la folla ha cominciato a prenderlo sul serio, a tradurre il messaggio nell’attualità, ficcando il naso dappertutto per trovare imbrogli e privilegi.

    Yehochoua è un rivoluzionario, un’anticonformista, si ribella alla mentalità autoritaria di tutti i potenti, lui parla di individui, parla agli individui li obbliga a mettere in discussione la propria mentalità, la propria vita. Il suo messaggio non è solo un messaggio religioso ma anche etico, morale, economico. E’ capace di risvegliare la coscienza dei poveri, degli ultimi ai quali chiede di non rassegnarsi.

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  14. – Il solito vizio dell’interpretazione letterale

    Ci si ferma troppo spesso alla superficie: e’ come un non darsi mai pienamente, un non compromettersi mai, mai lasciarsi coinvolgere. Che si parli, si scriva o si legga e’ sempre tutto troppo frettoloso, lascia una scia di incomprensioni dietro se che diventano fatali portando all’incomunicabilità. Il problema e’ qui, anche il messaggio non entra nel cuore per questa chiusura al mondo. L’ingrediente segreto, come nelle ricette di cucina, spesso non c’ e’, non esiste: e’ solo l’amore, il tempo e la pazienza messe nel fare quella cosa curando ogni particolare anche il minimo invisibile agli occhi che fa di quella pietanza un qualcosa di straordinario mai assaggiato prima.
    SM

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  15. “denuncia la violenza legittima”

    “Nonviolenza e codardia si accompagnano male. Posso immaginare un uomo armato fino ai denti che sia, in cuor suo, un codardo. Il possesso di armi implica un elemento di paura, se non di vigliaccheria. La vera nonviolenza è invece impossibile ove non si possegga un indomito coraggio.”

    Gandhi (dottrina della resistenza passiva)

    Quanta paura sulla terra…

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  16. Per vivere in armonia con gli altri dobbiamo condividere un ingrediente segreto.
    Ma qual’è questo ingrediente segreto? Secondo me siamo noi,perchè soltanto noi possiamo rendere speciale la pietanza della vita.

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  17. “Il piatto ideale ” è quello che si gusta alla Mensa di Dio dove sentirsi uniti non significa negare le differenze ma superarle.
    Davanti a Lui non ci è richiesto di essere uniformi ma uniti e capaci di reinventare un linguaggio; pena …la perdita del posto alla Mensa.

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