116. Al posto mio

da qui

Yehochoua non è mai stato in una sala così ricca: pavimenti in marmo, tavolo in legno pregiato, sedie imbottite con braccioli in noce. L’uomo vestito di bianco fa gesti lenti con le mani, come volesse descrivere qualcosa.
Per cui sono curioso di conoscerti meglio, di capire dove vuoi arrivare.
I militari si schierano con gli scudi trasparenti; sullo sfondo, oltre il muretto, la moschea di Omar.
Il nostro interesse è l’annuncio del messaggio, la realizzazione della Parola di Dio fin da questo presente tormentato.
Hanno visiere calate su uno sguardo duro, che squadra il nemico, ne studia le mosse e le intenzioni.
Facciamo il possibile perché tutti i popoli siano raggiunti dal soccorso materiale, dalla nostra sollecitudine paterna.
Le camionette scorrono lente, in fila indiana, precedute e affiancate dai soldati con i mitra.
So che vorresti una maggiore sobrietà, una rinuncia ai segni del potere.
Un elicottero sorvola la zona, come un uccello rapace in cerca della preda.
Non ti piacciono i titoli, perché ritieni che gli uomini e le donne siano uguali.
Cominciano a correre, tra le case bianche, le strade impolverate.
Sogni che l’oro dei palazzi, gli istituti religiosi, i beni sparsi nel mondo siano destinati a sfamare coloro a cui non resta che il vangelo.
Dall’altra parte, uomini e ragazzi dal volto coperto lanciano pietre piegandosi in due, per arrivare più lontano.
Sarebbe bello riempire queste sale di gente che non ha riparo, di disperati che consumano ancora sotto i ponti gli ultimi spiccioli di vita.
La ragazza ha qualcosa tra le mani, la stringe, fra gli agenti che la conducono via a forza, in quattro, in cinque.
So che cambieresti tutto, al posto mio, che scioglieresti la curia, ti circonderesti di volontari richiamati dalle zone calde della terra.
Un giovane è steso nella strada, mentre gli danno colpi sulla testa.
Mi hanno detto che apriresti le porte dello Stato a quelli che non hanno Stato, banditi da ogni luogo e privati dei diritti elementari.
Corrono tra i falò accesi, scavalcano le barriere improvvisate, accerchiano chi non è rapido a fuggire.
Pensi che non sia d’accordo, Yehochoua di Nazaret, pensi che mi diverta a pesare le parole, a sopportare l’etichetta di palazzo, a frenare i sentimenti?
La ruspa ha abbattuto la casa, non rimane che un mucchio di macerie.
Non credi che vorrei anch’io predicare per le strade, parlare con la gente, accarezzare il capo dei bambini, stare a contatto con la vita?
C’è qualcosa che brucia: ma cos’è che non brucia, cosa c’è di integro, se ancora qualcuno non ha cibo, o casa, se guarda impotente i figli che agonizzano?
Perché non parli, Nazareno, cosa vuoi che faccia? Non capisci che c’è una tradizione, un sistema che mi tiene prigioniero e la mia croce è non uscire dalla gabbia dorata che mi angoscia?
Cos’è che non brucia se qualcuno non può coltivare i propri campi o deve chiedere il permesso per spostarsi da una città all’altra o assiste senza potersi ribellare alla distruzione della propria casa?
Perché non rispondi, Nazareno? Che cosa diresti, cosa faresti al posto mio?

30 pensieri su “116. Al posto mio

  1. Non ti piacciono i titoli, perché ritieni che gli uomini e le donne siano uguali.[…]
    Non capisci che c’è una tradizione, un sistema che mi tiene prigioniero, e la mia croce è non poter lasciare la gabbia dorata che mi angoscia, che mi toglie il respiro?

    Se l’uomo vestito di bianco, se tutti gli uomini vestiti di bianco da due millenni a questa parte avessero davvero avuto a cuore il messaggio di Y, la tradizione sarebbe stata diversa, sarebbe stata tramandata la memoria viva dello spezzare il pane nel senso più concreto dell’aprire la porta di casa allo straniero, anzi, del vivere senza porta in attesa di un Dio da accogliere ogni giorno.

    Ma la storia ci dice che non è così e che fasto, ricchezza e potere fanno gola a tutti, anche all’uomo vestito di bianco.

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  2. – Perché non rispondi, Nazareno? Che cosa diresti, cosa faresti al posto mio?

    Mi pare che la risposta del Nazareno sia chiara ed evidente a tutti: ha risposto con i fatti, quando si è fatto uno di noi, si è messo “al posto mio” sul serio, e, facendosi carico di tutte le nostre imperfezioni, incapacità, debolezze e colpe, si è lasciato uccidere senza ribellarsi, per poi dimostrarci che in Lui si risorge a nuova vita e si diventa uomini nuovi.

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  3. – Perché non rispondi, Nazareno? Che cosa diresti, cosa faresti al posto mio?

    C’è poco da rispondere. Il silenzio è più eloquente di tante parole.

    C’è chi in silenzio è capace di dare lezioni di vita a chi è sempre stato soltanto capace di essere uno schiavo della religione vissuta come somma di regole e divieti, ma priva di cuore, INGREDIENTE fondamentale.

    Qualcuno, cinematograficamente, questa lezione l’ha data semplicemente cucinando, come Babette.

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  4. Il problema non e sistema,ma le persone con suo egoismo. Non importa quale sistema mettiamo per governare- sara` sempre uguale finche` la gente non cambia la sua mentalita`. Ho sopravisuto rivoluzioni- non ha cambiato niente. Dobbiamo cambiarsi NOI ,nostri cuori,nostra mente,dobbiamo metterci altro po` di amore. Tutto qui.

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  5. @FeR

    Un Finardi sempre grande per immagini del bel film “7 km da Gerusalemme” (proprio in questi giorni, dicevamo con mio marito che lo rivedremmo volentieri).
    Quanti che si definiscono atei in realtà precederanno Lassù altrettanti cosiddetti cristiani!

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  6. “Perché non parli, Nazareno, cosa vuoi che faccia? Non capisci che c’è una tradizione, un sistema che mi tiene prigioniero e la mia croce è non uscire dalla gabbia dorata che mi angoscia?”

    Sembra di vederla la scena…Pilato che si tormenta davanti a Gesù, disperato perchè pur conoscendo la verità deve attenersi alle “regole”, lui saprebbe cosa fare ma non lo fa, intuisce perfettamente cosa direbbe Gesù ma cerca con tutto se stesso di non saperlo; tenta di lavare la colpa che lo divora bagnando le mani con un’ acqua che non è più in grado di lavarle….

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  7. …. e sulle biciclette verso casa, la vita ci sfiorò
    ma il re del mondo ci tiene prigioniero il cuore.
    (Il re del mondo F. Battiato).

    La spensieratezza, la felicità dell’antisistema e il sistema che tiene prigioniero il cuore.

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  8. E va sempre così…
    che tanto indietro non si torna
    E va sempre così…
    che parli ma nessuno ascolta
    E va sempre così…
    che vuoi cambiare ma non servirà soltanto una promessa…

    E va sempre così…
    che credi di aver tempo e invece è già
    invece è primavera….

    Salvami e allunga le tue mani verso me
    Prendimi e non lasciarmi sprofondare
    Salvami ed insegnami ad amare come te
    e ad essere migliore …

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  9. ….Non capisci che c’è una tradizione , un sistema che mi tiene prigioniero e la mia croce è non uscire dalla gabbia dorata che mi angoscia?

    Si è schiavi della propria scelta di vita soltanto se lo vogliamo.
    Infatti se la nostra vita non ci piace ,si ha sempre la possibilità di poterla cambiare,ed in questo Yehochoua ci dà l’opportunità di poterlo fare.
    Lui è sempre difronte a noi,che aspetta la nostra richiesta d’aiuto, per poterci tendere la mano.
    Noi, non dobbiamo fare altro che prenderla e dirgli di si.

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  10. A proposito di silenzio…
    Quello più assordante, lo specchio dell’anima, la voce amica…

    Volevo stare un pò da sola
    per pensare e tu lo sai
    ed ho sentito nel silenzio
    una voce dentro me
    ***
    Ci sono cose in un silenzio
    che non m’aspettavo mai,
    vorrei una voce
    ed improvvisamente
    ti accorgi che il silenzio
    ha il volto delle cose che hai perduto

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  11. L’UGUAGLIANZA (Trilussa)

    Fissato ne l’idea de l’uguajanza
    un Gallo scrisse all’Aquila: – Compagna,
    siccome te ne stai su la montagna
    bisogna che abbolimo ‘sta distanza:
    perché nun è nè giusto nè civile
    ch’io stia fra la monnezza d’un cortile,
    ma sarebbe più commodo e più bello
    de vive’ ner medesimo livello. –

    L’Aquila je rispose: – Caro mio,
    accetto volentieri la proposta:
    volemo fa’ amicizzia? So’ disposta:
    ma nun pretenne’ che m’abbassi io.
    Se te senti la forza necessaria
    spalanca l’ale e viettene per aria:
    se nun t’abbasta l’anima de fallo
    io seguito a fa’ l’Aquila e tu er Gallo.

    – Che superbia che cià! Chi sarà mai!
    – disse er Gallo seccato de la cosa –
    Lei nun se vô abbassà’! Brutt’ambizziosa!
    L’ommini, in questo qui, so’ mejo assai.
    Conosco, infatti, un nobbile romano
    che a casa se dà l’aria d’un sovrano:
    ma se je serve la democrazzia
    lassa er palazzo e corre all’osteria.

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  12. “L’uomo vestito di bianco fa gesti lenti con le mani”

    Tanti uomini vorrebbero vestire di bianco…esiste però il bianco-sepolcro e il bianco come la neve…
    Conosco un altro uomo che, al pari di questo scrive poesie d’amore e le dedica ad altri uomini…chissà che anche lui presto non vestirà quella veste bianca.

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  13. Tu che faresti al posto mio?
    E’ una di quelle domande da “rischiatutto”, in cui rimpiangi aver scelto “quella” busta e suderesti freddo in cabina e con le cuffie mentre il timer fa da cassa di risonanza al tuo cuore agitato e a rischio infarto.
    Ora se sei Dio e/o Gesù, è facile ma se sei un uomo non è così semplice. Non voglio dare una risposta che considero anche scontata, dico solo che ci si deve calare perfettaemnte nei panni dell’altro, valutare tutto ma proprio tutto e poi decidere. Certo se sei Gesù chi meglio di te è nei panni dell’altro ma se sei un uomo? siamo così certi che risposta è così scontata? riusciamo veramente a calarci nei panni dell’altro? E la nostra risposta è veritiera o è facile perchè in fondo è un altro che deve fare? noi ci limitiamo a suggerire ciò che è etico e coerente con il messaggio, di fatto il cambiamento e relative conseguenze sono a carico di un altro.
    Allora il silenzio può essere interpretato in due modi:
    1- coerenza a ciò che dico e quindi dopo essermi calato nei panni dell’altro il mio silenzio parla e ti lascia la liberta di fare secondo coscienza e messaggio in cui credi;
    2- mancata risposta perchè ad essere onesti non si vestono i suoi panni e quindi non c’è risposta.

    Se torniamo a Gesù il suo silenzio è sicuramente quanto scritto nei commenti precedenti.
    ma se sei un uomo? sei certo che sei pronto al capovolgimento? all’ottica di Dio?
    SM

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  14. 1 Corinzi 4

    1 Ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio.
    Lc 12,42-44

    2 Ora, quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele.
    3 A me però, poco importa di venire giudicato da voi o da un consesso umano; anzi, io neppure giudico me stesso,
    4 perché anche se non sono consapevole di colpa alcuna non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore!
    2 Cor 5,10-11

    5 Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, finché venga il Signore. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio.

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  15. Mi scusi don Fabrizio di commento di prima, pero` mi hanno fato arrabiare le parole: “cosa vuoi che faccia? Non capisci che c`e una tradizione,un sistema…” come ci forse voleva dire:perche` io, sono altri che devono fare quolcosa,non io. E questo guardare ad altri senza fare un minimo di sforzo da parte sua verso prossimo mi fa arrabbiare.Scusa.Comunque continua cosi don Fabrizio,e perfetto!

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  16. “ma cos’è che non brucia, cosa c’è di integro, se ancora qualcuno non ha cibo, o casa, se guarda impotente i figli che agonizzano…..
    Pensi che non sia d’accordo, Yehochoua di Nazaret…?”

    Forse concordi sul fatto che esiste un paradiso (e non è certo merito tuo) e questa è anche l’ unica meschina consolazione per un uomo incapace di rispondersi.

    Non si deve.
    Non chiedete.
    L’albero di Natale non ci sarà.
    Ma come
    nel bosco
    avete mandato il babbo?
    Gli tendono,
    dal bosco,
    le schegge dei proiettili,
    per afferrarlo,
    la zampa rapace.

    E’ impossibile.
    Oggi ci saranno
    sull’albero,
    sull’ovatta,
    scintillanti lustrini.
    Laggiù,
    milioni di canne mortifere
    pungono,
    e l’ovatta non basta ai feriti.

    No.
    Non si accenderà.
    Non ci saranno candele.
    Nel mare
    frugano mostri di ferro.
    e da questi mostri
    uomini malvagi
    aspettano
    di veder brillare una finestra.

    Non parlate.
    Si dicono sciocchezze,
    che il nonno è venuto,
    con un mucchio di giocattoli.
    Il nonno non c’è.
    Il nonno è in fabbrica.
    In fabbrica?
    Sì, in quella che fa polvere da sparo.

    Non ci sarà musica.
    Dove trovare
    le mani?
    Nessuno suonerà.
    Vostro fratello,
    adesso,
    è un martire senza braccia,
    che varca, raggiante, le porte del paradiso.

    Non piangete.
    A che serve?
    Non accigliate i visini.
    Che importa,
    se non ci sarà?
    Presto tutti,
    intrecciando le voci
    in richiami gioiosi,
    andranno incontro a un nuovo Natale.

    L’albero ci sarà.
    E tale
    da non poterlo abbracciare.
    Si appenderanno all’albero
    splendori di ogni sorta.
    Ci sarà un Natale ininterrotto.
    Tanto che
    festeggiarlo
    verrà persino noia.

    1916 – Conifere – da Guerra e Universo – Majakovskij

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  17. – Sogni che l’oro dei palazzi, gli istituti religiosi, i beni sparsi nel mondo siano destinati a sfamare coloro a cui non resta che il vangelo.

    Yehochoua scatena una vera e propria guerra di riflessioni..denuncia una realtà ingiusta,chiedendo il riscatto delle minime dignità negate agli uomini..Anche oggi sarebbe necessario portare avanti questo discorso…chiedere esplicitamente agli ordini religiosi che gli “ultimi” potessero disporre di una parte delle loro strutture,di un pizzico del loro patrimonio…Forse, questo, potrebbe generare una serie di cambiamenti ed essere la spinta giusta per tutta l’umanità di cercare in ogni uomo l’immagine di Cristo e contraddire chi pensa che gli uomini non possano cambiare la terra sulla quale sono stati chiamati a vivere.

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  18. La ruspa ha abbattuto la casa, non rimane che un mucchio di macerie.

    Le nostre macerie, dalle quali non se ne viene fuori, ci cadono addosso ogni giorno, regalandoci punti nella classifica del consumismo, dell’arroganza e della superficialità; vittime e carnefici di pubblicità e modelli insignificanti, che lavano il cervello e addormentano le coscienze

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  19. “C’è qualcosa che brucia: ma cos’è che non brucia, cosa c’è di integro, se ancora qualcuno non ha cibo, o casa, se guarda impotente i figli che agonizzano?

    Cos’è che non brucia se qualcuno non può coltivare i propri campi o deve chiedere il permesso per spostarsi da una città all’altra o assiste senza potersi ribellare alla distruzione della propria casa?”

    “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti:accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui:cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio” (Italo Calvino, Le città invisibili, Marco Polo e Kublai)

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  20. @Titti

    Un ateo dal cuore puro: apprezzo tanto il commento. Spesso anche chi si definisce ateo, o magari laico, oppure non-cattolico (la sottoscritta), vive e crede, seppur i presupposti e i percorsi siano differenti, negli stessi valori umani propri della cristianità.
    Il messaggio e la vita di Gesù sono molto amati anche dai laici. L’errore che sovente si tende a commettere, fra laici, è di non credere o smettere di credere perché non in grado di distinguere l’amore di Dio, il messaggio di Gesù, da tutto quello che nel corso del tempo è stato frapposto fra Dio, Gesù e gli uomini.

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  21. @ Pamela

    Grazie. Concordo pienamente: tutto sta nel superare questo limite, a volte interno a volte esterno.
    Cristo non ha fatto altro che svelare l’uomo all’uomo, partendo dai valori fondamentali che sono condivisibili da tutti gli uomini di buona volontà: cattolici, atei, laici, non-laici che dir si voglia.
    Bellissima la tua citazione di Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”
    E’ quello che ci si trova a fare ogni giorno al lavoro, in famiglia, nella società, nelle parrocchie di periferia e non solo, perché no!

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