Il cantico dell’essere

(Il connubio fra la verità del soggetto e la verità dell’ essere)

di Adelio Valsecchi

Abitiamo un mondo e viviamo in una cultura dove si sono insinuati sentimenti di delusione verso la nostra intelligenza. Ci troviamo nelle condizioni di un segugio che non è più in grado di seguire la scia olfattiva della sua preda. E così l’uomo disorientato si abbandona all’inettitudine e vive il suo presente nell’inerzia del pensiero. In continua frenata. Come se avesse paura di vivere. Talvolta è confinato dalle consuetudini del tempo ai margini della vita, abbagliato dalla cultura dell’apparire, per incorrere poi in una sorta di regressione l’intellettiva. Negli anni ’60 era ammesso fra i precursori della civiltà Prometeo, autore del furto del fuoco agli dei, simbolo del primato del fare sull’essere. Il profeta degli anni ’70 era invece Sisifo condannato alla fatica inutile di spingere un masso fino alla vetta di una montagna per poi rotolare a valle. Egli era l’archetipo emblematico del pensiero negativo, del pensiero debole. Continua a leggere

Svaniloquio.

di Franz Krauspenhaar

E questa strana tristezza che ti prende, e poi sei come un campione dietro la sua sconfitta. Lassù qualcuno mi ama o mi amerebbe, lo vedrebbe anche stecchito il mio occhio chiuso, con la benevolenza che si dà ai cani e ai cretini. E magari succede, ai vaniloqui alcolici, di dare pezza a moti bassi, lo stomaco che grida disimpegno fino a strazio, finchè si preme perchè questa giornata si sformi nel buio della cessione, della notte.

[Immagine: FK – Gold pedals gold medals.]

STORIA CONTEMPORANEA n.83: Storiella omosessuale. Franco Buffoni, “Zamel”

Storiella omosessuale. Franco Buffoni, Zamel, Milano, Marcos y Marcos, 2009

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di Giuseppe Panella*


Zamel è un insulto. Vuol dire omosessuale solo passivo (per usare una terminologia neutra e gentile al riguardo ma i termini in italiano sarebbero altri). Aldo, un gay maturo e trasferito da tempo in Tunisia, usa questo termine per interpellare Nabil, un giovane che frequenta ormai da tempo e con il quale ha avuto nutriti rapporti sessuali. Per tutta risposta, il giovane lo uccide e infierisce sul suo corpo, lasciandolo senza vita nella vasca da bagno della casa, poi simula una rapina e fugge. Catturato dopo poco tempo, sarà condannato a vent’anni di carcere per omicidio conseguente a un furto e non per aver ucciso perché è stato provocato. Il tunisino preferisce così perché aver commesso un furto non è disonorevole come aver compiuto atti contro natura con un uomo. Edo, più giovane e disinibito omosessuale militante “liberato”, abita nella casa di Aldo durante il processo a Nabil, ne scrutina i libri, ne commenta i gusti letterari. Il morto, infatti, appartiene a un’altra generazione di omosessuali – quelli che amano definirsi al femminile e rifiutano l’idea di rapporti con loro altri simili piuttosto che con “uomini veri”.

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In uscita “Le OroVie”, un libro da leggere, vedere e… cercare

LE OROVIE (Lubrina Editore, 2011)
ANDREA ASCHEDAMINI – DAVIDE SAPIENZA

In uscita da lunedì 3 ottobre

Da alcuni anni Aschedamini e Sapienza girano insieme le Prealpi Orobie e particolarmente la zona di appartenenza del loro immaginario: la Presolana e le zone di confine rivolte alle Alpi. E qui, si sono conosciuti. Un giorno, proprio su queste frontiere immaginate dagli uomini, durante una magica escursione nel parco Adamello, i due vedono l’OroVia. Continua a leggere

18. L’aratro

da qui

Quando arrivai, mi giocai la carta vincente, il cavallo di battaglia.
Non sai cosa significhi sedersi in fondo all’autobus, nascosti, separati dalla luce del consesso umano.
Parlai della lunghezza, della larghezza e dell’altezza.
Anche se tu, Martin, eri più in alto, il figlio del pastore, rispettato e amato dalla comunità, nel mondo alla rovescia della gente dalla pelle nera. Continua a leggere

La sfuriata di Bet

Christian Frascella, La sfuriata di Bet, Torino, Einaudi, 2011.

di Guido Michelone

“Le scene finale valgono tutto il film” oppure “l’ultima canzone giustifica l’acquisto dell’intero cd”; così si esprimono i critici rispettivamente di cinema e di musica e così, analogamente, si è tentati di affermare giungendo alle ultime magistrali quattro-cinque pagine di questo nuovo romanzo, pagine che, dopo un colpo di scena, commuovono sino alle lacrime, come di rado succede a un giovane libro italiano: c’è in questo happy end costruttivo, un atteggiamento finalmente positivo, sereno, pacificato con l’esistenza umana: l’odio si trasforma in amore per la vita, il prossimo e se stessi; per far ciò il perno attorno a cui ruota l’intera vicenda architettata costruito su due livelli esegetici, due estremi che poi arrivano a toccarsi e congiungersi. Continua a leggere

17. Parigi o cara

da qui

Il fascino ti entra dentro, come un profumo o una musica: la città ha le sue dita, che toccano le corde più sensibili.
Mi venne in mente il profeta Isaia nel momento in cui dice eccomi, manda me. Io non chiesi nulla e rimasi allibito quando appresi la notizia.
Le chiese ricamate all’uncinetto, la torre che sfida il cielo come una bestemmia, le piazze sospese tra nuvole e fontane. Continua a leggere

Tra Tolkien e Bach. Tra Luce e Ombra. A Firenze

INCONTRO CON L’AUTORE
Il Meykadeh LibreriaCafè ospita Giovanni Agnoloni
Giovedì 29 settembre, ore 18

Via dei Pepi 14/r
50122 Firenze

Giovanni Agnoloni presenta Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (Galaad Edizioni), inedito accostamento tra J.R.R. Tolkien, l’autore del celeberrimo Il Signore degli Anelli, ed Edward Bach, il medico che selezionò le essenze curative denominate “Fiori di Bach”, e Tolkien. La Luce e l’Ombra (Senzapatria Editore), raccolta di saggi di cui ha curato traduzione ed edizione. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.79: KINDERTODENLIEDER. Maria Rita Bozzetti, “Sulla soglia”

KINDERTODENLIEDER. Maria Rita Bozzetti, Sulla soglia, Roma, Lepisma, 2010

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di Giuseppe Panella*

Fin dalla soglia di questo libro il tono tragico si presenta elevato anche se, forse un po’ improvvidamente, ad aprirlo (e ad invitarne alla lettura) ci sono ben sei testi di presentazione che forse allontanano il lettore dall’impatto con la liricità dell’evento poetico. Da essi citerò soltanto una frase di Raffaele De Giorgi, non a caso un filosofo e sociologo del diritto:

«La nostra società è violenta in modo diverso dalle altre e la sua barbarie è anch’essa soltanto diversa. Entrambe, violenza e barbarie, sono tipicamente moderne e, più che con le coscienze, hanno a che fare con la dimensione temporale della produzione di senso in questa società e quindi con la rappresentazione di sé che essa appresta a se stessa. Questa società, infatti, si rappresenta come società del mondo perché in ogni comunicazione il mondo è presente come orizzonte della produzione di senso. Questo orizzonte rende accessibile un eccesso di informazioni che ci inondano di ridondanza: è come se sapessimo già che cosa significa ciò su cui di volta in volta comunichiamo» (p. 13).

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Perchè Ibra dovrebbe inchinarsi al mitico Egidio Calloni.

di Jacopo Guerriero.

L’ultimo romanzopoema di Krauspenhaar:
Un affresco di quando il calcio – e l’Italia – erano in bianco e nero.Uno spunto ironico(e malinconico) pertornare con i “tacchetti per terra” in un’epoca di campioni bizzosi,stadi ipertech e scioperi della domenica.

Il libro
La passione del calcio,
di Franz Krauspenhaar,
è edito da Perdisa Pop,
160 pp., 10 euro

«San Siro era allora un catino a cielo aperto, fatto di gradinate sulle quali si metteva il cuscinetto di gommapiuma con i colori della squadra del cuore. Non stavi al caldo, coperto da un cerchio di ferro.
San Siro era una specie di monumento che richiamava divinità guerresche, che esprimevano il loro volere sul campo per mezzo delle squadre».
Come in un sogno, c’è un’età del cuore che sbiadisce (bianco e nero, poco colore) a segnare La passione del calcio, l’ultima narrazione di Franz Krauspenhaar. Più che un racconto, l’anatomia di una religione perduta. La rievocazione rapsodica, dagli anni 60 ad oggi, di episodi minori, momenti chiave e svolte, gioie, vittorie, sconfitte, colpi di follia, colpi di fulmine, amori e tradimenti, folgorazioni della domenica, dissimulazioni. Filtrati dal ricordo e dall’esperienza personale,mai dalla cronaca. Perché l’autore, milanese, cinquantenne, milanista, poi, a inizio millennio, convertito all’interismo integralista per amore «della sfortuna, degli sforzi inutili, della facciada gregario ostinato di Hector Cuper», previene l’accusa di sentimentalismo e chiarisce: «Certo, preferisco l’elegia a un calcio del tutto devitalizzato». Continua a leggere

Al di là del cancro

IL GRUPPO RECITAL 2010
della Biblioteca “Casa della Pace”
Centro di formazione giovanile “Madonna di Loreto”

presenta il libro

Al di la’ del cancro
di
Augusto Benemeglio

Giovedì 29 settembre 2011 – ore 18

nei locali della Biblioteca del Centro
(Via di Macchia Saponara, 106 – 00125 Roma – www.centromadonnadiloreto.it)

INTERVERRA’ L’AUTORE Continua a leggere

16. Credi nel destino?

da qui

Non era facile fare la scelta giusta: Nord e Sud, la terra dei ricchi e della libertà e la terra della schiavitù, dell’odio razziale.
Mi sarebbe piaciuto parlare con papà, me l’hanno ucciso che avevo dieci anni, ero un bambino, quante cose ci saremmo detti, quanto sarei cambiato e come sarebbe il mondo, se fosse ancora qui. Continua a leggere

Vincenzo Pardini, “Il viaggio dell’orsa”

Vincenzo Pardini, Il viaggio dell’orsa, Fandango 2011, euro 18.

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di Marino Magliani

C’è un ritorno alla bestia nella letteratura italiana? Forse un vero e proprio abbandono non c’è mai stato, “Fabio” è di un paio d’anni fa, scoperta di un ragno, di Voltolini, e dallo sviluppo di “Fabio” è nata Zoo, la bella collana “bestiale” di Duepunti edizioni, curata appunto da Giorgio Vasta e Dario Voltolini. Librini eleganti, le cui copertine sono realizzate con escrementi di elefanti. Una collana che ospita le voci della narrativa italiana contemporanea, dove vedrei molto bene Pardini.
Poiché Vincenzo Pardini è un altro che a raccontare le bestie ci riesce dar par suo, attentissimo, laddove il precipizio della banalizzazione è sempre in agguato, Pardini percorre a passo sicuro lo spartiacque, cosciente del pericolo, scarta le vie difficili, quelle impossibili, come fanno le bestie selvatiche nel bosco, che seguono sempre le stesse piste, e lasciano solchi nell’erba.

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15. L’unica eresia

da qui

Dovrei raccontare quella storia orrenda.
C’è un uomo seduto in terra, con le gambe rinsecchite, la faccia tumefatta, lo sguardo fisso sull’apparecchio fotografico: che vuole dire? Ha ancora la forza di comunicare?
Il lavorio per i permessi di soggiorno, il tentativo di salvarne il più possibile coi salvacondotti vaticani, la mobilitazione per sostenere i ricercati con aiuti materiali di ogni tipo. Continua a leggere

14. Cosa avevano le tue parole

da qui

Bisognava decidersi. Lessi tutti i libri su quella che sarebbe stata la mia scelta, l’unica possibile.
Se volete dare di nuovo un messaggio all’Occidente, deve essere un messaggio di amore, un messaggio di verità.
Fui conquistato dalla sua orazione, i brividi percorrevano il corpo, li sento ancora adesso. Continua a leggere

Vivalascuola. La marcia dei 42.000

Sapete “in quale norma è previsto un piano programmatico per migliorare il sistema scolastico“? “Nella legge 6 agosto 2008 n. 133, art. 64” (sì, quella dei tagli nella scuola di 8 miliardi e 140.000 posti di lavoro) (Concorso a preside, area 2, quesito 159).
Sapete quando si parla di “apprendimento attivo“? Quando gli studenti apprendono “muovendosi e facendo qualcosa piuttosto che stare seduti ai loro banchi a leggere, completare compiti o ascoltare l’insegnante(Concorso a preside, area 4, quesito 615).
Sapete il compito storico del ministro Gelmini? “Italian Education Minister, Mariastella Gelmini, claims new reforms save millions of euros” (Concorso a preside, Inglese, quesito n. 231).

La marcia dei 42.000
di Giovanna Lo Presti

Cosa spingerà circa 42.000 docenti ad affrontare le prossime – e discusse – preselezioni per il concorso a dirigente scolastico? Penso che i moventi principali siano due: a) guadagnare di più; b) cercare una via di fuga dal duro lavoro dell’insegnante. Continua a leggere

Gian Filippo Pizzo interviene sui saggi di Giovanni Agnoloni

Dall’articolo “La fantacritica” di Gian Filippo Pizzo apparso sul n. 475 di settembre 2011 de “Il Giornale dei Misteri”, riporto questo riferimento a Nuova letteratura fantasy (ed. Sottovoce, 2010) e Tolkien e Bach: dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (Galaad Edizioni, 2011), di Giovanni Agnoloni

 

“Dal particolare all’universale: Nuova letteratura fantasy di Giovanni Agnoloni (ed. Sottovoce) tratta, come si evince dal titolo, del fantastico moderno, ma con un approccio del tutto particolare: dopo un capitolo introduttivo in cui vengono evidenziate differenze e affinità (sono tutte espressioni della fantasia) tra neo-fantasy, fiaba e fantascienza, l’autore passa ad esaminare una serie di scrittori che normalmente non sono ascritti al novero di quelli “fantastici” – o almeno non lo sono in modo preponderante: Hesse, Saramago, García Márquez, Coelho, Vázquez Montalbán, Yoshimoto e altri. Continua a leggere

13. Una domanda

da qui

Di tutti, quello che m’inguaiò di più fu Boris, re di Bulgaria.
Le damigelle sono in fila, a scala, coi vestiti bianchi e in testa corone floreali.
Com’ero finito lì? Tutto, piuttosto che in ufficio.
Il sovrano era coperto di medaglie e guardava di sottecchi alla sinistra. Continua a leggere

IL PARLAR FRANCO. Recensione di Marco SCALABRINO

“Per anni sono andato in giro con il registratore o un taccuino in tasca, e quando sentivo qualcuno parlare in dialetto mi avvicinavo, gli facevo delle domande, mi mettevo a chiacchierare, e poi a casa trascrivevo tutto, mettendolo in poesia.” Così Franco Loi in un’intervista rilasciata a Luigi Mascheroni del maggio 2007.

Un nuovo numero de IL PARLAR FRANCO, la Rivista di cultura dialettale e critica letteraria, edita da Pazzini Stampatore Editore in Verucchio (RN), http://www.pazzinieditore.it. Un numero, il 10 del Marzo 2011, sottotitolato AL TRAGUARDO DEGLI OTTANT’ANNI, interamente dedicato a FRANCO LOI. Un numero prezioso, sia nella accuratissima veste grafica, che consegna in copertina una bella foto in bianco e nero del Poeta, sia nelle fitte righe delle oltre centottanta pagine, che ne costituiscono di fatto una monografia. Continua a leggere

“Carnage” – una ‘operetta morale’ che ci dice cosa siamo diventati.

Carnage, il film di Roman Polanski (tratto dall’opera teatrale di Yasmina Reza) è quella che una volta si sarebbe chiamata operetta morale.
Bastano poco più di 70 minuti per mettere in scena, con una efficacia tragica e comica insieme, la disperazione della condizione umana, di occidentali all’alba del terzo millennio.

Il pretesto narrativo è noto: in una lite al parco, un ragazzino di 11 anni colpisce un coetaneo al volto con un bastone. I genitori, due coppie di Brooklyn, decidono di incontrarsi per discutere del fatto e risolvere la cosa da persone civili. Gli iniziali convenevoli si trasformano però subito in battibecchi velenosi e il comportamento delle due coppie degenera in situazioni paradossali. Continua a leggere